venerdì 19 dicembre 2025

LA VERGOGNA DI LA REPUBBLICA

COME AVEVO PREMESSO, TRASFERISCO SUL BLOG QUESTA LUCIDISSIMA ANALISI DI MARCELLO VENEZIANI SULLA  DELETERIA  INFLUENZA DI CERTI GIORNALI , LUI CITA LA REPUBBLICA E LA STAMPA, IO SENTO MOLTO PIU' IL DISGUSTO PER LA PRIMA ANCHE PERCHE' LA SECONDA FRANCAMENTE CREDO DI NON AVERNE MAI LETTO UNA COPIA. MA COME NON HAI DETTO  COMMENTANDO PROPRIO QUESTO POST SU FB CHE TI VANTI DI NON AVER ACQUISTATO UNA COPIA NEPPURE DI REPUBBLICA ?  ECCO SI QUESTO E' VERO, PERO' DI LEGGERLO SPESSO,  PER VIA DEL FATTO CHE ERA IL GIORNALE CHE COMPREVA SEMPRE MIO PADRE E ALCUNI AMICI, ANZI EX AMICI ADDIRITTURA SI FACEVANO CHILOMETRI QUANDO SI ERA ALL'ESTERO PER ACQUISTARNE L'EDIZIONE QUOTIDIANA,QUESTO NON POSSO NEGARLO (di sconcezze e menzogne, ho sempre detto io, anche in anni che ancora non si erano fatti sconciamente paladini di farse pandemiche, terrorismi sanitari, obbligatorieta' di vaccini e in ultimo persino di apologia della guerra ) . COMUNQUE ECCO PASSIAMO ALL'ARTICOLO IN QUESTIONE: "IL tramonto inglorioso de la Repubblica e de La Stampa è il fallimento di un lungo matrimonio tra la sinistra venuta dal comunismo e il padronato convertito al progressismo per convenienza. Dal loro matrimonio nacque la sinistra postcomunista, radical più che liberal, imperniata sull’antifascismo e
su un suprematismo ideologico spesso sconfinato nel razzismo. Il giornale di Eugenio Scalfari e di Carlo Caracciolo fu il laboratorio e il battistrada della mutazione genetica della sinistra, il passaggio dal comunismo proletario e operaio al laicismo radicale, progressista, neo-borghese e neo-illuminista, con tratti di snobismo ideologico e pose ormai conosciute come radical chic (espressione venuta a noia, ormai, ma aveva un’iniziale ragion d’essere). Augusto del Noce vedeva in quel giornale l’avamposto di una trasformazione del vecchio Pci in Partito radicale di massa, frutto di un incontro tra sinistra e capitale, che all’epoca battezzammo Fiat & Martello. Nell’alleanza erano compresi i cattolici progressisti e i laici, liberali e repubblicani di supporto, più tronconi della magistratura, della chiesa e della Confindustria. L’operaio veniva sostituito dal professore, la fabbrica dalla scuola. Quel giornale contribuì alla trasmutazione chimica e antropologica della sinistra, dai compagni trinariciuti del dopoguerra con la loro “obbedienza cieca, pronta e assoluta”, come scriveva Giovannino Guareschi, ai professorini con la puzza sotto il naso e il ditino accusatore permanentemente puntato contro chi non la pensa come loro. Di mezzo c’era stato il ’68 e in Italia era avvenuto il passaggio dell’egemonia culturale dal vecchio gramscismo in versione togliattiana al gramsciazionismo di estrazione radical-borghese: la nuova sinistra strizzava l’occhio alle icone di Berlinguer, di Gramsci e di Che Guevara ma sposava l’ideologia piemontese dell’azionismo e dell’antifascismo, in una linea che da Piero Gobetti arrivava fino a Norberto Bobbio e alla “scuola torinese” (come la definirono Giacomo Noventa e lo stesso Del Noce). Il nemico non era più il capitalismo ma il fascismo, elevato poi da Umberto Eco a categoria perenne e male assoluto; di conseguenza fu sostituito l’anticapitalismo con l’antifascismo. Poi nel passaggio dall’operaismo al femminismo verrà sostituito il padronato con il patriarcato e il nemico diffuso diventerà la famiglia tradizionale (che invece non dispiaceva al vecchio Pci).
In quel passaggio fu portata a compimento l’annessione de La Stampa a quel gruppo editoriale; una testata peraltro ormai organica all’universo laicista, antifascista e progressista. La parabola padronale de la Repubblica compiva il suo “radioso” cammino interno al capitalismo: De Benedetti, Benetton, Agnelli, fino a Elkann, il distruttore finale di quella galassia. Una parabola che peraltro passava dalla produzione industriale alla speculazione finanziaria. Nel ventennio scalfariano, La Repubblica era diventato il primo giornale italiano o quantomeno contendeva il primato al Corriere della sera, da anni collocato tra il centro e la sinistra, ma dentro il perimetro filo governativo, in linea col salotto della finanza e col Quirinale. Dopo aver emancipato la sinistra dal comunismo, la Repubblica avrebbe potuto avere un’evoluzione diversa e sarebbe stato un vantaggio per la sinistra ma anche per il nostro paese: c’erano le condizioni e c’era il clima nell’Italia di quegli anni, che stava scoprendo l’alternanza democratica tra destra e sinistra, per proiettare la cultura civile e politica di cui era portatrice verso una nuova sintesi, oltre gli steccati dell’antifascismo, dell’antiberlusconismo e dell’anticattolicesimo: era l’epoca di Papa Woytila, inviso alla Repubblica di Scalfari che parlava di cesaropapismo e puntava il dito contro Comunione e Liberazione, considerata come la mosca cocchiera dell’alleanza tra Craxi, Fanfani (poi Forlani) e Andreotti, con apertura anche alla destra. Eppure era il momento propizio per ridisegnare con l’informazione anche la cultura civile e politica di una nuova sinistra, salvando da un verso il tratto sociale, lavorista e nazional-popolare della sinistra e dall’altro aprendosi – come allora si stava profilando – a nuovi incontri, in cui realmente Nietzsche e Marx potessero darsi la mano e dialogare. Ma i nuovi assetti proprietari, l’arrivo del piemontese Ezio Mauro alla direzione de la Repubblica e la guida ideologica di Umberto Eco e di altri officianti dell’episcopato progressista, portarono quel mondo a percorrere all’indietro il cammino della sinistra, mentre annunciava di andare avanti: e così regredirono dall’anticapitalismo all’antifascismo degli anni quaranta, fino a un rigurgito settario di chiusura e intolleranza da guerra civile che ancora perdura. Schizofrenico fu l’atteggiamento nei confronti degli Usa: quando guidava la Casa Bianca un presidente conservatore si riscopriva l’antiamericanismo sessantottino; quando invece c’era un dem alla sua guida, l’America diventava la terra del domani e il paradigma a cui adeguarsi. Succede ancora oggi… Ancora più paurosa l’oscillazione su alcuni temi sensibili, passando di recente da un appiattimento totale filo-israeliano con la direzione Molinari a un goffo tentativo di cavalcare l’onda pro-pal dell’attuale gestione. Il tutto sempre immerso nella pappa woke.
Così si è giunti alla fase discendente dei nostri giorni, fino alla riffa natalizia per la svendita delle due testate che non sono più strategiche al gruppo Elkann e costano troppo, per una famiglia piena di guai, anche giudiziari. Nel frangente perdura nei due quotidiani lo schema manicheo e censorio e la finzione d’inesistenza di idee, autori, opere che non rientrano nel loro cono di luce. Per poi osservare che sul piano culturale non esiste alcuna alternativa alla loro compagnia di giro. Ma il teatrino nel frattempo si è svuotato e loro continuano la recita sul palcoscenico abbagliati dalle luci sulla ribalta : in entrambi i giornali ma vieppiu' ne La Repubblica che rappresenta nel suo triste declino la parabola di una intera classe sociale che si sarebbe voluto costruire, la linea editariale nel suo complesso non è nemmeno premiante sul piano dei lettori e delle vendite, in
quanto rappresentante di quel sinistrismo settario che anche politicamente si traduce nell’era delle Schlein e nell’annuncio di essere sempre alla vigilia di una svolta autoritaria e un ritorno del nazifascismo.
NON E' SOLO UN DECLINO QUELLO DI LA REPUBBLICA, DELLA STAMPA , E IO CI METTEREI ANCHE ALTRE TESTATE , SOLO APPARAENTEMENTE PIU' PRESTIGIOSE IN QUANTO GRATIFICATE DA QUEL PO' DI TRADIZIONE CHE PERO' OGGI SI VORREBBE ABROGARE, TIPO IL CORRIERE DELLA SERA, IL RESTO DEL CARLINO, IL MESSAGGERO, E' UN DECLINO CHE CONTRADDISTINGUE UN PO' TUTTA LA STAMPA ITALIANA CHE SI E' IDENTIFICATA CON LA POLITICA DELLA SINISTRA E QUELLA CHE VIENE DEFINITA (con un termine di cui non voglio neppure stare a arzigogolare sul suo significato) CULTURA WOKE, e che grazie a personaggi come Trump, come Putin , come Orban, Fico Luckacensko e da noi, con ancora qualche riserva per via del suo ambiguo comportamento di solidarieta' a personaggi cialtroneschi come Zelensky e di mantenimento nella UE, Giorgia Meloni e anche Roberto Vannacci e Marco Rizzo, sperando che presto entrino nel Governo, ci aspettiamo venga messa in definitiva liquidazione

domenica 7 dicembre 2025

IL CAPOVOLGIMENTO DEL FUTURO ANTERIORE

il Wall Street Journal ha riportato un rapporto del governo Usa dove si afferma che "GLI STATI UNITI STANNO CAPOVOLGENDO LA STORIA, DIPINGENDO L'EUROPA, NON LA RUSSIA, COME IL CATTIVO DELLA LORO NUOVA POLITICA DI SICUREZZA E' la prima volta che gli USA stanno dalla parte della ragione e della giustizia....aveva timidamente cominciato John Kennedy nei primi anni sessanta, ma oggi Trump sta effettuando una Marcia Trionfale. Altro che premio Nobel
per lui, io proporrei di contare il tempo dal giorno della sua seconda vittoria (5 novembre 2024)...a suffragio del detto che contraddice l'imbecille di Marx che parlava di propedeuticita' tra dramma e farsa. D'altronde sono parecchie le seconde volte che sono state meglio della prima, possiamo anche chiamarle revisione, mi viene in mente così d'acchitto e come
precedente piu' che probante la seconda topica di Freud, (1921), cioe' quella che mise nel cassetto la teoria dela libido per sostituirla con quella della pulsione di morte come specifico dell'essenza non solo umana, ma della vita in genere. Un cambiamento epocale di prospettiva dovuto in quel caso ad un libello " al di la' del principio del piacere e che oggi invece nel campo della politica e della socialita' e' da addurre appunto ad un uomo, un solo uomo e al suo diverso modo di fare politica e di intendere la socialita' . Trump e' inutile che si cerchi di negarlo non sta sconvolgendo solo l'EUROPA evidenziandone le sue magagne e facendo emergere la pochezza di un progetto farlocco di unificazione, ma sta cambiando il corso della storia, la sua concezione di prassi e di strategia difatti non menziona più Cina e Russia come avversari strategici, dato il linguaggio più duro e severo è rivolto ai paesi europei, o meglio non tanto ai paesi europei nella loro entita' nazionale, quanto alla innaturale struttura sociale denominata UE. E' uscito un documento di 30 pagine dove la UE viene descritta come potenza imbelle e in declino, che nella sua pretestuosita' si e' fatta paladina degli interessi piu' retrivi del capitalismo bottegaio di stampo anglosassone e quindi si e' messa ad appoggiare politiche belliciste, reprimendo altresì .qualsiasi forma di vera democrazia con la messa a tacere di tutte quelle opposizioni che non appoggino le sue scelte (un esempio lampante di tale assunto lo abbiamo avuto giusto sul finire dello scorso anno con l'annullamento delle elezioni in Romania, uno dei suoi stati membri, dove si stava registrando una marchiana affermazione del candidato antieuropeista Calin Georgescu e non solo , ma anche ad una vera e propria persecuzione dello stesso candidato fino a escluderlo dal ripresentarsi alle elezioni, con futilissimi pretesti. Il rapporto riportato dal Wall Street Journal conclude che il continente europeo potrebbe diventare troppo debole per rimanere un 'alleato affidabile' degli Stati Uniti" e pone un ilteriore accento sulla minaccia di "estinzione" e di "cancellazione della civiltà" dovuta alle migrazioni di massa, che potrebbero rendere l'Europa "irriconoscibile" tra vent'anni, poiché alcuni stati membri della NATO saranno dominati da popolazioni "non europee".
Questo documento è stato un duro colpo per le capitali europee. I leader europei che lo leggono dovrebbero 'dare per scontato che le tradizionali relazioni transatlantiche siano morte'", ha affermato Katja Bego, ricercatrice senior presso il think tank londinese Chatham House*. Timothy Garton Ash, rinomato storico britannico, ha definito questo documento "la madre di tutti i campanelli d'allarme per l'Europa", si legge nella pubblicazione. Si nota inoltre che le dure critiche rivolte all'Europa contrastano con l'approccio nei confronti della Russia. La Russia non viene mai menzionata come una potenziale minaccia per gli interessi statunitensi. La sezione sull'Europa evidenzia anche i disaccordi sulla guerra in Ucraina, accusando i funzionari europei di nutrire 'aspettative irrealistiche' riguardo alla guerra. È importante sottolineare che gli Stati Uniti si posizionano più come arbitri tra Europa e Russia, piuttosto che come alleati dell'Europa che si oppongono alla Russia, come è stato il modello degli Stati Uniti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Il documento chiede anche la fine della NATO come 'alleanza in continua espansione'", e si legge anche come una sorta di riassunto/speculare della posizione di Putin e del suo consulente storico/filosofico Aleksander DUGIN, di smetterla di inseguire velleita' irrealizzabili tipo la sconfitta della Ucraina (come dimenticare le affermazioni dell'allora capo del governo italiano "le sanzioni che abbiamo imposto a Mosca hanno avuto un effetto dirompente sulla macchina bellica russa" , ma piuttosto a riprendere la cooperazione con la Russia e cercare di perseguire la realizzazione di quel mondo multipolare che rappresenta il maggiore sforzo sia teorico (Dugin) che pratico (Putin e Trump) dei nostri tempi a venire nella ripresa delle tradizioni delle singole entita' socio/culturali delle nostre civilta' . Si ripropone quella istanza di modalita' temporale di un FUTURO ANTERIORE

FISICA E CONOSCENZA

  Svincolata dal noioso iter, diciamo cosi’ Newtoniano, la fisica diviene  una materia moto simile alla filosofia ed ecco allora che scatta ...