lunedì 14 settembre 2026

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

 

Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le originarie teorie di Pauli e Jung sulla sincronicita', il famoso effetto di entenglement e le teorie di  Bell, Bohm, Schrodinger, fino alle stringhe di Veneziano e le superstringhe di Witten, potrebbero andare  a braccetto con quell'inconscio come insiemi infiniti, postulato dallo psicoanalista cileno Ignacio Matte' BLANCO  che  ipotizzo' appunto un nesso tra funzionamento simbolico che alberga nell'inconscio e la simmetria . La simmetria come osserva Mattè Blanco è strettamente interrelata al funzionamento dei meccanismi dell'inconscio (ES), da cui se ne evince che tutta la logica aristotelica e i suoi principi (Identità, non contraddizione e terzo escluso) se ne vanno a farsi benedire e emerge una nuova modalità di funzionamento dell'apparato psichico, che nei suoi meccanismi inconsci tratta le cose, tutte le cose simmetricamente  Nel 1962 lo storico e filosofo della scienza Thomas Kuhn pubblicò il saggio " La struttura delle rivoluzioni scientifiche", in cui sosteneva che ogni rivoluzione scientifica è caratterizzata da un momento di crisi, dal quale sorge una nuova visione scientifica, ovvero un nuovo paradigma, secondo la terminologia di Kuhn.

È curioso come proprio negli anni della pubblicazione del saggio di Kuhn, stava nascendo in fisica un nuovo paradigma, frutto di un'autentica rivoluzione scientifica. Mi riferisco alla comprensione del ruolo chiave che giocano le simmetrie nelle leggi fondamentali della natura e, in particolare, ai diversi modi in cui le simmetrie possono manifestarsi. Il premio Nobel per la fisica assegnato a Francois Englert e Peter Higgs celebra appunto la scoperta di un particolare modo in cui una simmetria può essere presente nelle leggi fisiche che descrivono certi tipi di forze, pur non essendo per nulla evidente nelle proprietà delle particelle che risentono di queste forze. Questo fenomeno avviene quando lo stato di minima energia, cioè quello che i fisici chiamano vuoto, non gode del medesimo grado di simmetria delle leggi fisiche. In questo caso, la simmetria si manifesta in modo più complesso dal punto di vista matematico, più recondito dal punto di vista fisico, ma altrettanto efficace nel determinare la struttura delle leggi fisiche. In gergo tecnico, si dice che siamo di fronte a una rottura spontanea di simmetria.
All'inizio degli anni sessanta si pensava che la rottura spontanea di simmetria implicasse per forza l'esistenza di particolari particelle di spin zero e massa nulla, di cui però non vi era traccia in natura. Per complicare le cose, i fisici di allora si erano convinti che le particelle capaci di trasmettere forze, nel contesto delle cosiddette teorie di gauge, fossero necessariamente di massa nulla. Entrambi i risultati rappresentavano seri ostacoli alla possibilità di utilizzare la simmetria per descrivere le forze nucleari e subnucleari. I successivi studi di Schwinger, Anderson, Brout, Englert, Higgs, Guralnik, Hagen e Kibble mostrarono che i due problemi si annullavano a vicenda. In una teoria di gauge in cui il vuoto non rispetta le stesse simmetrie delle leggi fisiche (cioè in presenza di rottura spontanea di simmetria) non esistono le problematiche particelle di massa nulla, e i mediatori delle forze sono particelle massicce. I due problemi avevano trovato una soluzione comune.

Questo risultato aprì nuove opportunità per l'utilizzo delle simmetrie in fisica, che sono state utilizzate prima da Weinberg e poi da un'intera generazione di fisici per svelare i segreti dei principi della natura e affermare il paradigma delle simmetrie (per usare un linguaggio alla Kuhn). Infatti, oggi sappiamo che tutte le forze in natura - la gravità, l'elettromagnetismo e le altre interazioni che agiscono a livello nucleare e subnucleare - sono espressioni di un unico principio che poggia sul concetto di simmetria. Inoltre, la simmetria della forza nucleare debole è realizzata con rottura spontanea, ovvero non è rispettata dallo stato di vuoto. Speculazioni teoriche più recenti sostengono che il fenomeno della rottura spontanea di simmetria sia molto più vasto. Anziché coinvolgere solo la forza debole, il vuoto potrebbe nascondere nelle sue pieghe simmetrie molto maggiori, forse legate a una completa unificazione di tutte le forze in natura. La scoperta del bosone di Higgs è stata un coronamento del paradigma delle simmetrie, ovvero della concezione che le simmetrie governano le proprietà delle forze fondamentali. Va sottolineato però che, nonostante un nuovo elemento fosse necessario per il completamento della teoria della forza debole, l'esistenza di una particella con spin zero, quale il bosone di Higgs, non è una necessaria conseguenza della rottura spontanea di simmetria in una teoria di gauge. Per esempio, la superconduttività è un esatto analogo del fenomeno presente nella forza debole, pur senza coinvolgere alcuna particella con spin nullo. La conferma che il completamento della teoria della forza debole è realizzato da un semplice bosone di Higgs rappresenta un successo del paradigma delle simmetrie ma, al tempo stesso, ne apre una falla. Infatti, spingendo all'estremo il paradigma delle simmetrie, i fisici teorici si attendevano che nuovi fenomeni e nuove particelle dovessero accompagnare il bosone di Higgs. Le ricerche attuali non hanno, per il momento, messo in evidenza i fenomeni aspettati, anche se la questione è ancora sotto indagine sperimentale : Il premio Nobel per la fisica a Englert e Higgs è un riconoscimento alle prime fasi di una rivoluzione scientifica che ci ha fatto comprendere un profondo principio della natura: il paradigma delle simmetrie. Secondo Kuhn, a una rivoluzione scientifica segue un fase di lento progresso che poi sfocia improvvisamente nell'affermarsi di un nuovo paradigma. Forse oggi siamo di fronte ai primi indizi che favoriranno l'emergere di un nuovo, e ancora sconosciuto, paradigma. 
Questo vale per la fisica dove di certo ha una sua pregnanza la confluenza nella ricerca della la Teoria delle stringhe (1968) e poi delle Super Stringhe con la misteriosa M-Theory (1995) e dove si registra il riaccostamento alla equazione d'onda di Schrodinger , cercando di mettere 
al servizio del famoso collasso dell'equazione quella famosa funzione PSI e l'ancor più famoso gatto dello stesso Schrodinger col suo "vivo o morto" che potrebbe anche essere una sorta di disvelamento dell'asterisco posto sulla lapide del fisico, che potrebbe anche intendersi come l'uso incondizionato sia di numeri immaginari "i" (proiezioni di numeri negativi), sia di loro coniugati dove non ci sarebbe più traccia di immaginario, e si tornerebbe si ad un reale, ma di certo non razionale come voleva Hegel, anzi decisamente irrazionale

venerdì 11 settembre 2026

PRASSI HAMERIANA e LOGICA LACANIANA

 

Quando  ci sentiamo presi da una malattia, dobbIamo far attenzione al sintomo che esprime questa malattia e risalire sintomo per sintomo secondo l'accezione paradigmatica  che al processo della malattia da' Hamer, ma anche valutare tale impatto secondo l'impianto metaforico e quindi  simbolico che gli fornisce Lacan    e quindi partire dai  foglietti embrionali. Anche su questa faccenda dei foglietti embrionali e il loro ruolo nella specificita' delle varie affezioni che colpiscono il corpo, l'opera di Hamer è ineccepibile:  gli embriologi tradizionali hanno suddiviso  lo sviluppo embrionale secondo i tre cosiddetti foglietti embrionali: l’endoderma, il mesoderma e l’ectoderma, dai quali derivano tutti gli organi ed ogni cellula del corpo. Per la precisione  la medicina ufficiale non si era mai interessata in modo particolare a questi foglietti embrionali,  nessuno ne aveva intuito la loro importanza e difatti anche nelle universita' ai corsi di medicina l'embriologia e' una materia complementare. Questa è la causa del perché nessuno era riuscito ad applicare un sistema alle cause del cancro, e non solo del cancro, ma di tutte le affezioni che ci colpiscono nel nostro essere in relazione con un mondo che ci impegna.

La 3^ legge di Hamer cioè "il sistema ontogenetico dei tumori e degli oncoequivalenti", classifica tutte le malattie secondo l’appartenenza ai foglietti embrionali, classificandole secondo la loro storia evolutiva o secondo i criteri dei vari foglietti embrionali. Si può costatare che le malattie che appartengono allo stesso foglietto embrionale presentano anche altre caratteristiche e particolarità comuni. Ad ognuno di questi foglietti embrionali appartiene una specifica zona del cervello, a causa dalla storia evolutiva, una particolare istologia, specifici microbi imparentati al foglietto embrionale e oltre a questo anche ogni cosiddetta malattia, meglio nominata programma speciale biologico sensato della natura (SBS), secondo un senso biologico comprensibile alla luce dei parametri della storia evolutiva.Le cellule o gli organi che si sono evoluti dal foglietto embrionale interno hanno i relè, cioè i punti di comando dai quali vengono diretti, nella parte più antica del cervello. Anche lì troviamo una locazione sistematica che inizia dorsalmente a destra con le malattie della bocca, della cavità naso-laringea e prosegue in senso antiorario seguendo il tratto digerente per finire con il sigma e la vescica. Dal punto di vista istologico, in queste zone, tutti i carcinomi sono adenocarcinomi senza eccezioni. Gli organi appartenenti a questo foglietto embrionale fanno in caso di cancro aumento cellulare con tumori compatti di tipo adenoidale, come per esempio nel fegato, nell’intestino, e nel polmone (a focolai rotondi).Tutte le cellule o gli organi che si sono sviluppati dal foglietto embrionale esterno hanno i loro relè nella corteccia cerebrale, la parte più giovane del nostro cervello. Tutti loro fanno in caso di cancro diminuzione di cellule sotto forma di ulcere o diminuzione funzionale al livello organico, come per esempio nel diabete o nella paralisi. Nel foglietto embrionale medio differenziamo tra un gruppo più antico ed uno più giovane. Le cellule o gli organi appartenenti al gruppo più antico del foglietto embrionale medio, hanno i loro relè nel cervelletto, cioè appartengono al cervello antico e creano anche loro in caso di cancro tumori compatti di tipo adenoidale nella fase di conflitto attivo, per esempio nel seno, nei melanomi, nei mesoteliomi del pericardio, della pleura, e del peritoneo.Le cellule o gli organi appartenenti al gruppo più giovane del foglietto embrionale medio, hanno i loro relè nella sostanza bianca cerebrale e fanno, in caso di cancro, nella fase 
di conflitto attivo, necrosi o buchi nei tessuti, cioè diminuzione di cellule, per esempio nell’osso, nella milza, nel rene o nell’ovaio.La 4° legge di Hamer cioè "il sistema ontogenetico dei microbi", classifica i microbi secondo la loro appartenenza ai tre foglietti embrionali, in quanto ogni gruppo di organi correlato ad un dato foglietto embrionale si associa anche a microbi specifici per lo stesso foglietto embrionale. Insieme alla programmazione dei nostri organi da parte del nostro computer cervello sono stati programmati anche i nostri fedeli lavoratori specializzati: i microbi.
Questo comporta che i microbi più antichi: funghi e  micobatteri sono responsabili per l’endoderma, ed in parte per ilmesoderma del cervelletto, e in ogni caso solo per gli organi governati dal cervello antico, quelli più recenti, cioè i batteri, sono responsabili per il mesoderma e per tutti gli organi da esso formati, e che i microbi più giovani, cioè i virus, che in senso stretto non sono veri microbi, e quindi non veri e propri esseri viventi, sono responsabili esclusivamente per l’ectoderma o per gli organi governati dalla corteccia cerebrale.Essere "responsabile" vuol dire in questo contesto che ogni gruppo di microbi elabora solo un determinato gruppo di organi, che appartengono allo stesso foglietto embrionale, cioè si sono evoluti da esso. Forma un eccezione la "zona limitrofa" degli organi governati dal cervelletto mesodermale, che vengono elaborati sia (prevalentemente) dalle micosi e dai micobatteri ma anche (meno di frequente) dai batteri, che normalmente sono responsabili per gli organi governati dalla sostanza bianca cerebrale. Il momento, da quando possono attivarsi i microbi, non dipende da fattori esterni, come si era supposto finora, ma viene comandato esclusivamente dal nostro computer cervello. La 2° legge di Hamer, "la bifasicità di tutte le malattie in caso di soluzione del conflitto", dice che tutti i microbi, senza eccezioni, lavorano esclusivamente nella seconda fase, cioè nella fase di guarigione (fase pcl), iniziando con la soluzione del conflitto e terminando alla fine della fase pcl. La fase di guarigione è molto differente nei tre foglietti embrionali. Con l’inizio della fase pcl gli organi governati dal cervello antico demoliscono i loro tumori con l’aiuto dei microbi specializzati, mentre sempre dall’inizio della fase pcl, i buchi e le ulcere degli organi governati dal neoencefalo vengono riempiti con l’aiuto di virus e batteri comportando edemi. Tutti i microbi sono più o meno specializzati, non solo per quanto riguarda gli organi che devono riparare, ma anche riguardo al lor modo di lavorare Più si avanti nell’evoluzione filogenetica, più si sono evoluti e complicati i programmi del nostro cervello. Siamo arrivati dai programmi più antichi, arcaici del tronco encefalico, attraverso i già più complicati contenuti dei conflitti del cervelletto, passando per i programmi già abbastanza complicati della sostanza bianca cerebrale, fino ai contenuti dei conflitti corticali, che vengono governati dalla nostra corteccia cerebrale. Il famoso schok biologico (La DHS) comprende non solo lo schok conflittuale acuto e drammatico, che ci ha colto "sul piede sbagliato", ma nello stesso istante tutto è già programmato. In caso di una DHS, si forma un focolaio di Hamer (HH), una cosiddetta configurazione a bersaglio cerebrale, le zone organiche corrispondenti a questo HH reagiscono con un processo pertinente al foglietto embrionale cui appartengono: o con aumento di cellule o con diminuzione di cellule, buchi o ulcere (tumori scavati nella pelle o nella mucosa) o con un disturbo funzionale, nel caso dei cosiddetti oncoequivalenti. Tutto ciò che non è cancro è oncoequivalente, simile al cancro, e vengono così considerate tutte le cosiddette "malattie" della medicina, in quanto la nostra parola "malattia" mostra sempre solo o una fase di conflitto attivo o una fase di conflitto risolto. Anche dalla locazione degli HH possiamo riconoscere con esattezza di che tipo di contenuto biologico di conflitto si deve trattare. Dal cervelletto in poi diventa importante la lateralità per stabilire su quale lato del cervello il paziente lavora. Perciò vale per tutti i relè del cervelletto e dell’intero neoencefalo che la correlazione dal cervello all’organo è crociata. Nel tronco encefalico la lateralità non ha importanza. Ogni SBS contiene un senso biologico comprensibile alla luce dell’evoluzione che dipende pure dall’appartenenza al foglietto embrionale. Questo è molto importante se non addirittura una colonna portante per la comprensione dell’intera teoria di Hamer.  La soluzione dell’enigma del "perchè ci ammaliamo" stà nel prendere in considerazione l’appartenenza ai foglietti embrionali e la localizzazione specifica dei relè cerebrali per ogni organo.
Così troviamo un vero e proprio ordine per tutti i cancri e gli oncoequivalenti, che erano ogni volta solo una singola fase del processo, e troviamo anche i sintomi e la correlazione con la fase complementare. Diciamo, che si potrebbe finalmente comprendere che la causa del processo di una malattia, che agisce all'unisono su tutti i livelli (psiche, cervello, organo) e possiamo costatare che, non tanto la natura, quanto la vita organica, ha sviluppato un sistema/processo, proprio per conservare se stessa nel suo relazionarsi con un mondo/natura che non sembra prenderci nella debita considerazione: Conviene, quindi prestare una particolare attenzione a questa nostra specificità di essere viventi in relazione ad un mondo che ci ignora e non ci conosce e dare la debita importanza appunto ai nostri foglietti embrionali, perchè, comincio proprio a pensare che alla fin fine, si trova lì la chiave di comprensione per i processi e le leggi biologiche del nostro organismo, come anche per la comprensione delle correlazioni biologiche necessarie tra l’organismo umano ed il mondo che ci ospita, ribadisco, non conoscendoci. Facciamo insomma in modo, perlomeno di conoscerci noi!

lunedì 7 settembre 2026

GATTO RIFLESSO

 

Nel 1935, Erwin Schrödinger, uno dei piu' originali e geniali fisici quantistici, di nazionalita' austriaca classe 1883 , ideo' l'esperimento mentale del suo controverso gatto nel contempo vivo e morto, non immaginava certo che tale "divertissement" sarebbe divenuto una delle piu' famose icone culturali di ogni epoca e nel contempo l'enigma filosofico per eccellenza sulla scia dei vari "essere o non essere" o " Rosencratz e Guildstern sono morti" tanto per rimanere in ambiro Shakesperiano. L'esperimento e' noto : Schrödinger immaginò un gatto chiuso in una scatola, intrappolato in una situazione alquanto inusitata e concettualmente assurda , e cioe' vivo e morto allo stesso tempo, almeno fino a quando un osservatore non avesse aperto il coperchio della scatola. In ambito non strettamente pertinente di fisica quantistica il paradosso può sembrare un’assurdità, che significa essere vivi o morti nel contempo? Be' erano passati otto anni dal famoso congresso di Bruxelles della Solvay dove si erano scontrate le tesi di Einstein e Bohr e c'era stata quella famosa affermazione di Einstein "Dio non gioca a dadi con l'universo" Gli anni a venire avevano decretato la prevalenza della tesi di Bohr che si basava sul principio di indeterminatezza del suo allievo Heisenberg che era un vero e proprio fumo negli occhi per il nostro Erwiin Schrodinger che, voglio essere maligno, per me, quando aveva ideato la sua famosa equazione del collasso della funzione d'onda di cui tutto sommato l'esperimento del gatto era una sorta di conseguenza paradossale, pensava proprio al suo acerrimo rivale di pensiero. Suggestivo immaginare che il gatto di Schrodinger potrebbe avere il pelo rossiccio dei capelli di Heisenberg. La verita' e ' che in quel 1935 a 52 anni suonati, Schrodinger non pensava affatto a formulare un nuovo principio fisico, per quello c'erano stati le sue ricerche sulla meccanica ondulatoria e sopratutto la funzione "psi" per descrivere un'onda di materia nello spazio, e qiuindi il collasso di tale funzione come principio dell'accadere fenomenico della realta' ; quello che gli premeva era di sottolineare le strane conseguenze giustappunto di tale collasso ove Il "suo" gatto, collocato al limite tra due stati opposti, si caricasse di valenze talmente composite da riflettere i paradossi dell'intera percezione della realta' .

Uno specchio! ecco uno specchio di riflessione della nostra percezione fatta di continui collassi, come quelli del mito di Narciso che si trova al limitare del ruscello che innesca la riflessione e quindi il collasso che sprofonda nel nulla (o forse solo del mistero) della morte . Ed eccoci quindi ricondotti per tutt'altro cammino al crocicchio freudiano della pulsione di morte in Al di la' del principio del piacere di 15 anni prima (1920). Un ben diverso crocicchio di quello, tutto sommato banalotto, della Focide, in cui si consuma l'incontro/scontro di Edipo con il padre Laio che inneschera' il famoso complesso di Edipo e la figura simbolica, ma poco metaforica che Freud non aggiornera' mai, neppure dopo il ribaltamento della sua concezione strutturale della percezione psichica, rimanendo quindi fermo con le sue tre costruzioni dell'accadere psichico Io , Es e super Io, ma non avendo avuto la forza di aggiungere una quarta figura quella di un "Super Es" correlata alla morte e quindi al mito di Narciso e non a quello di Edipo. Ecco che Schrodinger che fa affondare il suo
paradosso nella teoria della sovrapposizione quantistica, una proprietà descritta dall’equazione di Schrödinger stessa, ovvero nel mondo dell'infinitamente piccolo, si affianca non si sa quanto consapevolmente alla teoria della pulsione dio morte di Freud dove il paradosso del suo gatto potrebbe anche essere inserito nei termini freudiani del trovarsi al cospetto di quel diaframma di riflessione tra vita e morte (Narciso) ove particelle come elettroni e fotoni non "sono" in un solostato, ma in una combinazione di stati insieme ove tale
bizzaria sembra scomparire nel mondo macroscopico: un gatto non viaggia istantaneamente in due luoghi diversi né appare contemporaneamente vivo e morto.
Il paradosso, quindi, solleva una domanda essenziale: quando avviene il passaggio dal microcosmo al nostro mondo quotidiano? È merito dell’osservatore? Del nostro modo di interpretare la realtà? Oppure della natura stessa della realtà, che forse è molto più "sfumata" di quanto immaginiamo? Immanuel Kant, secoli prima che Schrödinger formulasse il suo paradosso, aveva sostenuto che la realtà non è mai accessibile direttamente. Esiste sempre una "mediazione" della nostra mente, che organizza ciò che percepiamo secondo categorie come spazio e tempo. Ma la fisica quantistica sembra spingerci oltre il pensiero kantiano, suggerendo che la realtà stessa potrebbe dipendere dal nostro atto di osservarla. Va evidenziato come la metafora del gatto di Schrödinger si è insinuata ovunque: dai manuali di psicologia ai romanzi di fantascienz, da video musicali, fino alle rubriche che circolano sui social. Dietro questa leggerezza, però, si nasconde un pensiero complesso e provocatorio: il gatto incarna l’incertezza della nostra conoscenza e la fragilità del nostro modo di pensare alla realtà.
Il gatto non appartiene solo a fisici e filosofi. In un certo senso, Schrödinger ha creato uno strumento che ci invita a vedere le connessioni tra discipline diverse: fisica, filosofia, arte, psicologia. La sua scatola diventa una metafora del nostro stesso universo, in cui rimangono più domande che risposte. Per esempio, nel campo della psicologia moderna, il paradosso del gatto è a volte usato per spiegare il concetto di ambiguità cognitiva. Accettiamo facilmente l’idea che alcuni eventi possano avere più di un'interpretazione, ma è molto più difficile accettare che qualcosa possa "essere" due cose contemporaneamente.
Racchiudere il Gatto di Schrödinger in una singola interpretazione è impossibile, ma forse questo è il vero significato che il paradosso ci offre. È un invito a pensare in modo diverso. Un incoraggiamento a spingerci oltre i confini delle nostre certezze. Un promemoria che l'universo è infinitamente complesso e che, come il gatto, anche la nostra visione del mondo è
LEIBNIZ E IL CALCOLO INFINITESIMALE 
una sovrapposizione di ipotesi, punti di vista e misteri ancora da esplorare.
In fondo, il vero protagonista di questa storia non è solo il gatto, ma noi stessi. Quanto siamo disposti ad accettare che il nostro modo di guardare la realtà potrebbe essere soltanto una delle tante versioni possibili? È questo il lascito del paradosso. Non la risposta, ma la domanda. una domanda formulata in termini reali, ma anche immaginari , sia con pensieri che con numeri e in un diverso calcolo infinitesimale, che magari si rifa' a quella "vis viva " del filosofo e matematico Leibnniz, che piu' che a integrali e a derivate si sofferma in limiti, limiti con coefficiente a infinito. Una curiosita' infinitesimale.

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...