mercoledì 5 ottobre 2022

CABALA ORDITA PER FAR BOTTEGA DEL PUBBLICO SPAVENTO

 

A proposito di inizio, ma di un inizio di verita’ nella storia, dovremmo far piazza pulita di non meno del 99% di quello che  in questi quasi ultimi sette secoli abbiamo appreso - partire non a caso da quel 1347/48 ovvero da quella pandemia denominata peste bubbonica e poi peste nera fino a  pervenire alla attuale   pandemia con tutta probabilita’ ancora piu’ falsa e inventata di quella antica, in quanto veicolata con maggiore efficacia dai mezzi di comunicazione piu’ evoluti. Menzogna ieri,  come menzogna oggi  e un percorso preferenziato nel corso dei secoli che richiama una sorta di integrale sui cammini , del tipo di quelli ideato da Richard Feynman, laddove quella che dovrebbe essere opportunita’di scelta  si  e’ sempre sposata alla menzogna, alla macchinazione, all’inganno e soprattutto al perseguire l’interesse di pochi (ricchi bottegai) a scapito dei molti (poveri e gente comune non coinvolta in meccanismi di mercato): vale, come esemplificazione di massima, la  lapidaria osservazione di un famoso scrittore Alessandro Manzoni a proposito della descrizione di  uno dei tanti regurgiti (quello della peste degli anni trenta del ‘600 nell'Italia settentrionale) di questo ricorso alla pandemia e alla conseguente  paura di massa,  come garanti di diffusione di straordinaria efficacia :  “Cabala ordita per far bottega del pubblico spavento”  - “far bottega” eccolo il principio informatore di ogni azione di ogni pensiero della nuova classe sociale che si e’ cominciata ad affermare giustappunto grazie ad una mobilitazione della paura, quella dei Mercanti o bottegai, che hanno deciso di uniformare il contesto sociale ad una enorme bottega, dove si muovono loro come padroni e manovratori di ogni manifestazione, grazie anche al servile ausilio di garzoni o servi, ricompensati con briciole di potere e di pecunia (politici, intellettuali, poliziotti e soldati, comunicatori prezzolati, etc). Oggi quindi che ancora non abbiamo attraversato del tutto la terribile penombra (per la verita' tenebre oscurissime) dell'ultima pandemia ascritta ad un improbabilissimo virus denominato covid 19, proprio se vogliamo ricostruire o meglio costruire ex novo un nuovo, diverso, piu' corretto sapere, improntato alla verita' e non alla menzogna e alla manipolazione, dobbiamo disporci con animo sereno, ma nel contempo attento, rispetto a tutta la narrazione della storia così come ci e' stata propinata.  Cominciamo magari con uno degli eventi piu’ dirompenti del racconto storico : una rivoluzione. Rivoluzione e’  un termini usato per parecchi eventi, molto spesso con diverse accezioni, qualche volta a sproposito, ma si intende in genere un sovvertimento di principi ed anche di modi di essere : c’è stata una rivoluzione industriale, una rivoluzione scientifica, una rivoluzione sociale, una rivoluzione politica, insomma un po’ chi piu’ ne ha piu’ ne metta.
c’e’ stato anche chi ha, su questo  tema della rivoluzione vi ha  costruito  una sorta di paradigma piu’ o meno ineluttabile come il caso di Thomas Kuhn con il suo saggio  “la struttura delle rivoluzioni scientifiche” del 1962, che al di la’ delle patetiche critiche di un ronzino del pensiero come il mediocre Popper, resta a tutt’oggi l’analisi piu’ dettagliata e piu’ precisa della rivoluzione, limitata pero al cambiamento anche di opinione in campo scientifico;  nell’accezione del presente articolo intendiamo dedicarci al concetto piu’ rappresentativo della rivoluzione con tanto di movimento di opinione e anche di masse, non scevro di episodi di violenza e di vero e proprio terrore :  Indubbiamente la rivoluzione diciamo così canonica per questo tipo di immaginario collettivo e’ la Rivoluzione Francese

MACCHE' FINE DELLA STORIA, SEMMAI UN INIZIO SENZA MENZOGNE

 

Abbiamo detto che la peste bubbonica del 1347 non uccideva, quella che comincio’ ad uccidere fu la peste nera, ovvero una seconda ondata dell’affezione, che comincio’ a verificarsi l’anno seguente nel 1348 e che aveva un carattere polmonare, colpiva cioe’ l’apparato respiratorio e gli organi ad esso preposti, ovvero polmoni, bronchi, alveoli e i relativi tessuti interstiziali. Ora tale fatto per la medicina di allora , ma anche per quella odierna riduzionista e iatrogena, era del tutto inspiegabile salvo a tirare in ballo animaletti di varia fatta, in genere sempre piu’ piccola: ratti, scarafaggi, mosche, pidocchi per passare nel XIX secolo a animaletti ancora piu’ piccoli non visibili all’occhio umano scoperti solo grazie all’invenzione del microscopio e denominati microbi. Nel XX secolo con l’invenzione di microscopi sempre piu’ sofisticati tipo il microscopio a scansione elettronico di particelle, grazie alle ricerche della fisica quantistica si arrivo’ a ipotizzare un ulteriore tipo di microbi, i cosidetti virus che si univano, sia pure in una dimensione davvero infinitesimale e pertanto rappresentabili solo attraverso immagini computerizzate,  ai molto piu’ abbordabili batteri, funghi e micobatteri, tutti indistintamente giudicati responsabili della stragrande maggioranza delle affezioni che colpivano l’essere umano, anche se a rigore la loro tossicita’ e’ stata ben lungi dall’essere mai esplicata con chiarezza in special modo per i moto piu’ piccoli e ultimi arrivati virus che a rigore non si potevano neppure piu’ definire esseri viventi e quindi neppure microbi, in quanto neppure provvisti di organizzazione cellulare, senza citoplasma, senza attivita’ metabolica, privi di DNA e quindi non ascrivibili alla categoria di materia vivente, tutt’al piu’ a quella di un capside parassita del tutto dipendente dalla cellula in cui e’ ospite. L’unica cosa che un virus sembra  condividere con i piu’ accreditati predecessori  microbici ovvero funghi, batteri e micobatteri, e’ la sua carica  di infettivita’ e dannosita’ per gli esseri viventi (non a caso il termine virus deriva dal latino e ha il significato di veleno) ma anche questa si rivela una questione tutta da dimostrare .
Certo per un cialtrone impostore come Pasteur pronto a vendersi al miglior offerente, la situazione era piu’ che palese “sono loro i responsabili di tutte le nostre affezioni”  diceva ; ovviamente ce l’aveva con i microbi, non certo con i virus di cui ignorava non solo l’esistenza (quella la mettiamo in dubbio anche noi che abbiamo studiato Bernard, Bechamp e altri studiosi seri le cui ricerche non erano congeniali ai vari Rockfeller, Carnegie, Flexner e a tutte le emergenti lobbies farmaceutiche ) , ma anche limitandoci ai microbi riconosciuti, la loro pericolosita’ per la salute e’ ben lungi dal dimostrarsi. Certo  batteri, micobatteri, funghi sono presenti quando c’è una alterazione corporea che può essere descritta come malattia, ma in verita’ sono presenti solo dopo che una infezione si e’ manifestata e scompaiono quando questa e’ avviata al suo termine (viene chiamata guarigione), il Dr. Rick Geerd Hamer che ha completamente ribaltato la conoscenza della medicina ha utilizzato in tal senso la metafora dei pompieri: 
anche i pompieri sono presenti solo dopo che un incendio e’ scoppiato e se ne vanno quando questo e’ sedato, ma a nessuno verrebbe in mente di sostenere  che sono i responsabili dell’incendio. Il punto e’ che dobbiamo risalire ad uno studioso che proprio per sfatare la leggenda che topi, scarafaggi, pidocchi e anche funghi, batteri potessero essere i responsabili di una malattia e vieppiu’ di una epidemia:  Paul Bernard il piu’ grande fisiologo dell’ottocento, un  quasi contemporaneo di Pasteur che al contrario di lui affermava che “il terreno e’ tutto, il microbo niente” e quindi faceva piazza pulita dell’assurdita’ che degli innocenti animaletti, di qualsiasi foggia potessero essere responsabili di cataclismi epocali quali giustappunto una pandemia. Cosa significa questo assunto?  che semmai accade che animali di diversa foggia siano attratti da un ambiente sporco, malsano in quanto trovano con facilita’ nutrimento, ma di certo non sono loro i colpevoli, così come non lo sono i pompieri rispetto ad un incendio. Il punto e’ che se continueremo a credere alle balle della medicina ufficiale, riduzionista e iatrogena non potremo mai capire nulla della malattia e del suo decorso; come per la fisica quantistica occorre cambiare non solo punto di vista, ma proprio di stato, farsi parte del fenomeno, utilizzare ora la particella ora l’onda come insiste il principio di indeterminazione di Heisenberg e fare un integrale di ogni cammino valutando le diverse possibilita’ integrare, come ci ha edotto Feynman. Nell’articolo precedente e’ stata analizzata la prima accreditata grande pestilenza del nostro mondo occidentale, quella del 1347/48 passata alla storia come “peste nera” che di nero pero’ non aveva niente, semmai ecco si poteva definire trasparente, impalpabile come la paura che andava a inibire l’aria  che l’apparato respiratorio coi suoi organi avrebbe dovuto  far circolare per il corpo. Ora abbiamo ciitato Hamer come unico riferimento per una conoscenza corretta della medicina: e’ stato lui per primo a sistemizzare quello che parecchi studiosi e scienziati avevano postulato in termini pero’ non sistematici,  ovvero una correlazione e perfetta sintonia tra corpo e pensiero e quindi una stretta dipendenza tra sintomi e vissuto, la cui estremizzazione e drammatizzazione va messa alla base di ogni affezione…. altro che topi o pidocchi o microrganismi invisibili, neppure iscritti nell’ordine del vivente, quindi riecco la formula di Bernard e con lui Bechamp, ma anche, come fatto cenno quella di illustri scrittori e pensatori di ogni epoca : dall’Iliade di Omero al cavallo di Ippocrate e le origini delle emorroidi, al Don Chisciotte di Cervantes, la filosofia di Schopenauer e di Nietzsche, piu’ di un passo di Sigmund Freud nella sua formulazione dell’inconscio ed ancora George Groddeck ascritto come ideatore della psicosomatica, tutti antesignani di Rick Geerd Hamer che sara’ tuttavia il primo e l’unico a  dare un corpo e uno spirito a tutto questo sotteso del pensiero umano, inquadrandolo in 5 straordinarie Leggi definite, non a caso, biologiche. Avevamo sostenuto, con dati alla mano,  che in realta’ il primo apparire della peste bubbonica nel 1347 non era una affezione mortale, ecco poteva essere sgradevole, financo disgustoso e terrificante vedere la gente piena di pustole e bubboni, ma in quanto a mortalita’ niente di allarmante. Fu la seconda ondata quella del 1348 ad avere come suo correlato una elevata mortalita’, gia’ ma il suo carattere era totalmente cambiato : non si manifestava piu’ con bubboni, ma con tosse e problemi di respirazione sia a livello polmonare che bronchiale ed ecco quindi farsi illuminante il ricorso ad Hamer e alle sue Leggi Biologiche : quando una persona si trova in una situazione che qualcuno ha fatto credere disperata, o comunque di estremo pericolo per la salute, tipo una malattia sconosciuta, inespiegabile  ecco che comincia a manifestare problemi dell’apparato respiratorio perche’ e’ entrata in ballo la paura di morire.   Ecco il punto “qualcuno ha fatto credere….” Ravvisiamo oggi a proposito della farsa pandemica denominata Covid 19, precisi soggetti che hanno non solo cavalcato la tigre della paura della gente, ma la hanno fomentata a bella posta (ovviamente non tutti, anzi una esigua minoranza che e’ riuscita malgrado tutto a conservare la ragione e il discernimento e non si e’ fatta irretire dal terrore sparso a bella posta, da politici corrotti e  dagli infami Media, servi di lobbies farmaceutiche e di interessi finanziari), eh si! i vari Soros, Gates, Schwab, Rotschild, Fauci,  i grandi Gruppi finanziari e multisocietari tipo Vanguard, Blackrock, che hanno guadagnato cifre mai viste dalla pandemia e dalla messa sul mercato di vaccini eminentemente iatrogeni, ma settecento anni fa ed anche per tutti i secoli successivi chi e’ che poteva trarre vantaggio da una messa in crisi del vigente sistema sociale ? Semplice! sempre loro:  i Mercanti, che io chiamo Bottegai, ovvero tutti quei gruppi di potere emergente che traevano vantaggio dall’eliminare lo status quo, coincidente con la mentalita’ corale e di trasmissione delle esperienze. Torna prepotente l’istanza delle diverse  Eta’ del mondo descritta da noi in Occidente da Esiodo nel suo testo “Le Opere e i giorni” con correlati in tutte le tradizioni del pianeta, che individua tale passaggio nel subentrare appunto dei Mercanti /Bottegai ovvero una concezione fondata sul denaro, sugli scambi commerciali, sul Mercato, sul valore di scambio, alla Eta’ dei Guerrieri, che possiamo grosso modo individuare con il periodo greco/romano fino alle sue manifestazioni della Rinascita Carolingia del Sacro Romano Impero e quelle delle lotte  contro il Papato e gli ultimi grandi Imperatori:
Enrico IV, Federico Barbarossa, Carlo IV,  ma soprattutto Federico II di Svevia detto lo Stupor mundi, e che ha probabilmente il suo manifesto piu’ celebrato nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Come ho piu’ volte rilevato da un punto di vista di critica artistica con la grande pandemia del 1348 si assiste ad un repentino cambiamento di prospettiva (tra l’altro uno strumento inventato proprio in quel periodo) : in nome di un contesto urbano da ristrutturare con urgenza,  giustappunto per i presunti danni e lo spopolamento  della pandemia,  viene rigettato quel codice fondato sulla coralita’ e la trasmissione delle esperienze di cui il simbolo piu’ appariscente era la Cattedrale Gotica, e al suo posto applicato,  praticamente in tutte le contestualita’ del costruire,  come mera pellicola un codice desunto da pochi ritrovamenti di antiche vestigia - in particolare stralci del De Architectura” di Vitruvio  per nulla verificato, non trasmettibile, ma anzi generato da una “reductio” che ogni singolo artista poteva applicare a seconda della bisogna (progettazione di una chiesa, di un palazzo, di una strada, addirittura di una intera citta’ come fece il Rossellino a Pienza su commissione del Papa Pio II Piccolomini). E’ così che nasce prima il cosidettlo Umanesimo e subito dopo il Rinascimento, in verita’ un unico grande movimento aristico ma subito dopo anche culturale ed in maniera onnicomprensiva, su impulso di una mentalita’ bottegaia fondata sul denaro che si affretta a far piazza pulita di tutti valori che ancora nella cultura medievale venivano scambiati (nella coralita’ delle cattedrali, nelle tradizioni spirituali ed anche nelle organizzazioni di casta ad esempio la Cavalleria, in nome di un unico valore , quello di scambio che fondato sul mercato e sul denaro, costituira’ il solo elemento di distinguo per una umanita’ sempre piu’ irretita da pochi “Mercanti” che andra’ sempre piu’ sprofondando verso l’abominio.
Un qualcosa questo, che nessuna storia, o meglio nessun racconto/farsa sulla storia ha mai affrontato, e poi spuntano fuori idioti totali come Hegel, precursore degli attuali covidioti che nella sua Fenomenologia dello Spirito,  parla di “fine della storia” prendendo a motivo l’incontro casuale dopo la battaglia di Jena  con uno dei piu’ “costruiti” parvenu di ogni tempo quel Napoleone Bonaparte la cui vittoria in qualche scaramuccia, non considerando però il numero molto piu’ rilevante di brucianti sconfitte (tutta la campagna d’italia del 1796/97, Marengo - vittoria solo per Desaix ed il suo “una battaglia e’ perduta? C’e’ il tempo di vincerne un’altra” Eylau, Campagna di Russia, Lipsia, Waterloo – lo ha fatto passare per un genio militare. Altro che fine della storia, come altri sulla scia di Hegel, hanno insistito (Marx, Engels, Popper, Koyeve, Fukuyama) semmai bisognerebbe cominciare a pensare ad “un vero inizio della storia”, un qualcosa che solo pochissimi pensatori hanno correttamente posto alla base del loro lavoro (Schopenauer, Nietzsche, Freud, Hamer, Jaynes, Guenon, Evola, Eliade) e ai quali dovremmo fare al piu’ presto affidamento e rigettare tutte le menzogne che anni,  anzi secoli,  di predominio dei bottegai e dei loro garzoni  ci hanno propinato.

giovedì 29 settembre 2022

NULLA E' MAI SUCCESSO DAVVERO (in particolare UNA PANDEMIA)

 

Si si ! e' proprio così: Napoleone, il Titanic, l'uomo sulla luna , "nulla e' mai successo così come ce lo hanno raccontato , e questo vale al massimo grado per la attuale pandemia, anzi per tutte le pandemie. Tra le altre cose questa falsa pandemia (ma ci sono mai state pandemie vere?) ha reso quanto mai assoluto un principio al quale credevo anche prima, sia pure in una accezione piu’ personalistica, ma che ora ha assunto un significato, una validita’ direi universale :  un principio espresso, or non mi ricordo con precisione, se da Paul Watzlavitch del Gruppo di Palo Alto o piuttosto da Bandler e Grinder in qualcuno dei loro primi libri di Programmazione neurolinguistica (PNL)….. “NULLA E’ MAI SUCCESSO DAVVERO” Ecco si …“nulla e’ mai successo davvero….” con la precisazione necessaria “nulla e’ mai successo davvero, così come crediamo che sia successo” Tutto, ma proprio tutto e’ ed e’ stato sempre artefatto, costruito, sfalsato, gonfiato. Bhe! magari il "sempre" e’ un tantino esagerato, ma di certo gli ultimi seicento, settecento anni sono improntati a questo principio, che guarda caso si rivela coincidente  con una pandemia (quella del 1348) molto  simile a quella di  oggi, una spudorata  menzogna opportunamente perseguita e gonfiata dalle cosidette classi  al potere che e’ indicata con quell’eta’ del bronzo riportata per la prima volta nella “Opere e i giorni” di Esiodo  e nei testi indu’ dei vari yuga, e riproposta da studiosi seri come Guenon, Evola 
 e non ronzini della cosidetta filosofia come Hegel o Marx, in quanto coincidente con l’ascesa al potere dei mercanti  (ovvero la borghesia che io magari con un po’ di enfasi in negativo definisco “eta’ dei bottegai”). Non e’ certo il primo articolo che scrivo su tale tema, ne’ sono il primo a farlo : illustri pensatori , tutti pero’ rigorosamente pensatori della cosidetta  destra e nessuno della razzaffonata e velleitaria cultura sinistrorsa che ha un solo vero  referente, giustappunto quel Giorgio Hegel della dialettica e della idiozia somma “cio’ che e’ reale e’ razionale e cio’ che  è razionale è reale”, ne hanno fatto il caposaldo del loro costrutto ; Schopenauer, Nietzsche, Freud, Guenon, Evola, Eliade, Heisenberg, Schrodinger, Jaynes, tutti hanno perfettamente capito e denunciato l’ascesa dei mercanti e la messa in crisi della cosidetta eta’ dell’argento che fu quella dei guerrieri, come il predominiodella mentalita’ mercantile, del commercio,  dei mercati, del denaro, 
 del valore di scambio, ma non degli scambi di valore, come meccanismi di potere e di oppressione verso la stragrande massa dell’umanita’. Quale fu la causa, ma anche lo strumento specifico di questa messa in crisi di una determinata classe a favore dell’ascesa di un’altra? Ebbene si! Fu una pandemia o meglio, il racconto, la  gonfiatura di una pandemia. Si comincio’ a dire che era stata portata in occidente da mercanti genovesi provenienti dall’oriente, poi furono tirati in ballo topi, mosche , scarafaggi, pidocchi, tutti animali che in effetti proliferano quando sussistono condizioni igieniche molto ridotte, gia’ ma il tipo di affezione la cosidetta peste bubbonica, che in prima battuta si era diffusa nelle citta’ (molto meno nei paesi quasi sconosciuta  nelle campagne ) non e’ che uccidesse questo gran numero di persone, insomma niente su cui si potesse far leva se si voleva incidere sul corpo sociale delle comunita’, era piu’ che altro una affezione  superficiale del derma, che provocava sgradevoli bubboni sottocutanei, ma di certo non mortali (per intenderci un misto tra una psoriasi  ed una lebbra) la tragedia, ovvero i morti a grappoli,  arrivo’ colla seconda ondata della pestilenza che non interesso’ piu’ la pelle e le parti ben in vista del corpo, bensì il sistema respiratorio:  ecco questa si e’ passata alla storia come peste nera e il suo bel numero di morti la fece, parecchi si, ma niente a che vedere con il numero stratosferico che fu contrabbandato a bella posta e che e’ arrivato fino a noi.
Tutte le cosidette pandemie sono state delle marchiane gonfiature e guarda caso hanno sempre contrassegnato un forte cambiamento sociale, così in quella meta’ del trecento, come nei  secoli successivi anche se con un andamento piu’ localizzato e circoscritto, tipo a Roma nel 1528 subito dopo il famoso sacco e le scorribande dei Lanzichenecchi, nel ‘600 la peste di Milano e Lombardia tramandata da Manzoni nel suo “I Promessi Sposi” con quella lapidaria osservazione “cabala ordita per far bottega del pubblico spavento” Una frase che specie oggi si rivela quanto mai attuale e
 dovrebbe farci riflettere sulle vere ragioni di una diffusione di una malattia; ed ancora, trovata la scusa la si ripete all’infinito,   sempre con epicentro in zone colpite da qualche contrarieta’ tipo una carestia, una guerra, un assedio, tutti eventi che con il disagio derivante e soprattutto con la paura diffusasi,  mettono in crisi il sistema di difesa del corpo umano e che qualcuno in alto, molto in alto e con potere emergente decide di sfruttare per i propri interesse e il proprio  tornaconto. Ecco prendiamo la prima e piu’ famosa pandemia, quella iniziata nel 1347 cui si diede colpa prima ai mercanti genovesi proveniente dall’oriente (un po’ il tristemente noto mercato di Wuhan in Cina ) e poi ad animaletti vari (piu’ avanti con il progredire  degli strumenti di indagine, i microscopi si scendera’ a funghi e batteri e oggi con i microscopi a scansione particellare, si e’ arrivati ai fantomatici virus si da addurre la responsabilita’ sia dell’affezione che del contagio)
In realta’ qual’era il contesto sociale di quella meta’ del XIV secolo? Quello che per tutti gli anni quaranta del trecento c’era stata una persistente siccita’ con conseguente carestia,  e quindi un massiccio abbandono delle campagne che aveva inurbato in maniera parossistica le citta’ specie quelle piu’ grandi, dove la manovalanza dei contadini oramai senza piu’ terra da lavorare poteva trovare un parziale sbocco in attivita’ di servaggio che aveva però la controparte di esigue ricompense e quindi condizioni di vita estremamente compromesse cui si aggiungeva un sensibile aumento della popolazione cittadina con conseguente esplosione della situazione igienico/sanitaria. In parole povere la situazione di tutte le maggiori citta’ di quel periodo era veramente al collasso e non c’è da stupirsi che in capo a poco tempo cominciassero a sorgere problemi non solo di disagio, ma anche di salute (le affezioni dermatologiche hanno sempre una motivazione di forzata convivenza). Come fatto cenno pero’ le affezioni della pelle solo moltissimo tempo dopo e in presenza di gravissime malattie tipo lebbra o vaiolo, possono uccidere, al contrario delle affezioni del sistema respiratorio come polmoniti, bronchiti, broncopolmoniti, tumori e enfisemi. E qual’e’ la origine, l’essenza sessa delle malattie dell’apparato respiratorio?
Una sola : la paura! Ed e’ sempre la paura, irrazionale, immotivata, assurda, il sentimento che le classi di potere emergenti, o meglio che vogliono emergere, che perseguono l’interesse di sovvertire l’ordine costituito non piu’ rispondente ai loro magheggi, cercano di diffondere : nel 1348 come nel 2020 : e’ rimasta la Cina, come suggestione topica, mentre  i ratti e pidocchi si sono fatti piu’ piccoli, invisibili all’occhio nudo, ma non a quello di una tecnologia di raccatto, che al microscopio a scansione adduce il compito di vedere anche quello che non esiste, come appunto e’ il famigerato virus

martedì 20 settembre 2022

SCONVOLGIMENTI DA DISTOPIA

L’attuale distopia mondiale che da oramai 30 mesi ci opprime ha prodotto nella gente tutta una serie di sconvolgimenti, che nel mio caso si sono appuntate su differenti modalità di conoscenza e comportamento. La prima più vistosa e permeante è quella di una sorta di “eterno ritorno”, con tanto di implicazioni più mitiche ed emozionali che storiche, alle idee, convinzioni e anche passioni della primissima giovinezza, quasi infanzia (14-17 anni) ovvero una visione filosofica di destra, estrema destra, reazionaria e aristocratica, a volte anche esoterica, che specie ora fattomi più grandicello(inverti quel 17 e aggiungici anni qualche altro anno : 71 + 2 ) e arricchita di più di uno specifico all’impostazione originaria (filosofia, psicoanalisi, calcolo infinitesimale, fisica quantistica, pragmatica comunicazionale) si compiace di una aggiunta del prefisso “super” ad ogni sua manifestazione : SUPER DESTRA quindi e non estrema o altra definizione (meno che mai fascista), ma proprio quel “super” tanto diffuso proprio negli specifici di mio maggior interesse e dedizione - il famoso Super-io della psicoanalisi da me arricchito da un contrastante Super-es, per chiudere lo schema della seconda topica freudiana quella di Al di là del principio del piacere fondata sulla scoperta della pulsione di morte, il Super attribuito alle stringhe in fisica quantistica, ipotizzate da Gabriele Veneziano nel 1968 e quindi la Super Simmetria che, qualche annetto più tardi, va a comporre la sconvolgente M-Theory (Susskind-Greene-Witten), per intenderci quella che pone l’affascinante ipotesi dei multiuniversi, quindi il Super uomo di Zarathustra , ovvero Nietzsche con Schopenauer da sempre uno dei filosofi da me prediletto, ancora il Super man del fumetto che però ai miei tempi era stato italianizzato in Nembo Kid (anni cinquanta) , le Super Nove della fisica astronomica, financo la benzina SuperCorteMaggiore, col suo cane a sei zampe che incanalava la mia scelta di rifornimento anche per via dell’associazione con un personaggio come Enrico Mattei da sempre uno degli uomini d’azione da me più stimati. Super destra di recupero quindi, recupero dopo tanti anni anche di quella istanza politica, che dopo la uccisione di Kennedy nel novembre 1963 e la sconfitta di Barry Goldwater nelle elezioni del novembre 1964 era stata negletta e aveva portato ad una pronunciatissima e diffusa indifferenza di tale istanza ( a mò della demondizzazione professata da Carl Gustav Jung) anche per non incorrere in quella sindrome di Mephisto esposta da Klaus Mann nel suo famoso romanzo che ha contaminato la quasi totalità della intellettualità e anche artisticità di tanti illustri esponenti in relazione ieri al Fascismo, Nazismo e regimi dittatoriali in genere, oggi, e c’è da dire con ancora maggiore diffusione e partecipazione, rispetto alla distopia in atto del potere economico e finanziario con l’avallo incondizionato di tutta la mentalità cosidetta di sinistra. Un’altra componente di scoperta indotta dall’attuale cattività è stata quella di una profondissima revisione di tutto il fenomeno della storia, intesa nel senso proprio di una storiografia, laddove galeotto e’ stato il ritrovamento di un vecchio libro che parlava della campagna d’Italia del 1796/97 del Generale Napoleone Buonaparte : un saggetto di uno storico molto poco conosciuto Guglielmo Ferrero che con dati alla mano e profonda conoscenza elencava dati e battaglie di quella campagna dove veniva fuori senza ombra di dubbio che tutte le strombazzate vittorie sul territorio italiano altro non erano state che dei veri e propri falsi, marchiani errori dell’inesperto generale che aveva avuto il comando dell’Armata solo per “meriti di letto” avendo sposato Josephine Beauharnais l’ingombrante amante del più influente membro del Direttorio Barras, errori tattici e strategici rimediati sul campo di battaglia solo dalla perizia dei suoi Generali sottoposti, ma molto più esperti, ovvero soprattutto Massena, ma anche Augereau e Serurier e sostenuti da un Piano studiato dal Direttorio gia’ dal 1795 e commissionato a uno stuolo di Generali, di cui Buonaparte faceva parte parte, ma che di certo se non avesse ottemperato ai desideri di Barras di togliergli dai piedi l’amante , mai più ne sarebbe stato incaricato di eseguire; piano si badi bene dal quale Napoleone non si discosterà in nessuna delle sue indicazioni (in questo Ferrero fornisce delle prove inconfutabili) cambiate solo da eventi inaspettati e spesso fortuiti, tipo la defezione e resa del Piemonte che in verità non aspettava altro che togliersi dall’alleanza con l’Austria o tipo la piena adesione di Napoleone alle teorie piuttosto rivoluzionarie di un ufficiale di qualche decennio prima Guibert che propugnava una guerra senza orpelli tipo magazzini, salmerie, artiglierie pesanti, improntata alla massima rapidità d’azione e soprattutto al principio di una guerra che si alimentava da se’ , ovvero rifornirsi tramite razzie, saccheggi, un po’ a somiglianza delle compagnie di ventura di trecento quattrocento anni addietro. Una teoria controcorrente alla concezione stanziale dei grandi eserciti del recente passato, quella per interderci del Principe Eugenio di Savoia ed anche di Federico il Grande, teoria di cui uno dei sottoposti dell’Armata d’Italia il Generale Serurier era uno dei maggiori esperti e in tal senso aveva catechizzato Napoleone, di cui, in questo bisogna convenirne, il giovane Generale fu un esecutore esemplare, come d’altronde la condotta delle operazioni soprattutto della seconda fase della campagna, dopo gli scontri sul Mincio e le proditorie violazioni di neutralità della Repubblica di Venezia e altri Statarelli, dimostrarono in maniera lampante .

Eh si ! lo devo ammettere:  il libro di Guglielmo Ferrero che si chiama “Avventura”  e che cominciai a rileggere con maggiore attenzione  nel giugno 2020, riportandone impressioni e una sorta di riassunto in parecchi articoli del blog capotesta lenardullierblogspot,com. è stato la primigenia occasione per una capillare ri-lettura di tutta una serie di testi volti aduna profonda 
ri-assunzione di originarie e archetipiche istanze culturali e direi 
 anche di vera e propria impostazione  ideologica e caratteriale.  Tale istanza unita a determinate peculiarità fisiche - il ritrovamento di una forma eccellente, il peso di 35 anni prima – a miglioramenti caratteriali, a acquisizione di recenti impostazioni teoriche di carattere scientifico e culturale tipo la teoria di Hamer, gli studi di calcolo infinitesimale e una vera e propria passione per la fisica quantistica, e quant’altro che faceva come da contrappasso alle distopia sociale dilagante , cominciato a prendere in seria  considerazione la tesi di un “vantaggio secondario” si da bilanciare in soggettiva quanto perduto in collettività

mercoledì 17 agosto 2022

TRA DESTRA E SINISTRA....

 

La distinzione tra Destra e sinistra  origina ancor prima dell'evento simbolo  della Rivoluzione Francese : la Presa della Bastiglia del 14 luglio:  per l'esattezza al 20 giugno 1789, quando i membri dell’Assemblea Nazionale (nata tre giorni prima) trovarono chiusa la solita sala riunioni del Palazzo di Versailles. Fu deciso allora di effettuare le riunioni i in un’altra sala, di solito dedicata al gioco della pallacorda, da cui il famoso Giuramento della pallacorda , che sanciva solennemente che mai si sarebbe sciolta l’assemblea prima di aver scritto una nuova Costituzione. 
 E' in questo contesto che nascono la destra e la sinistra.
Sin dalle prime riunioni, infatti, si schieravano alla destra del Presidente i membri dell’Assemblea con posizioni più moderate, più inclini al compromesso e alla trasformazione graduale del vecchio ordine; nella parte sinistra, invece, sedevano i membri più rivoluzionari; al centro quelli con posizioni intermedie. Pur nelle numerose declinazioni che le parole “destra” e “sinistra” hanno assunto da allora, l’idea che la prima fosse più tradizionalista e la seconda più favorevole al cambiamento sociale ha costituito una costante della vita politica sociale e non soltanto politica andando a caratterizzare un modus vivendi sia individuale che collettivo  Nel corso dell”800, con la graduale diffusione del parlamentarismo, destra e sinistra sono difatti diventate parole comuni nel lessico politico e non politico.  I due campi si delinearono meglio a cavallo tra 800 e 900, con l’estensione del suffragio e la nascita dei partiti popolari e in particolare di quelli socialisti  poi comunisti (o il laburista nel Regno Unito), che diventarono gradualmente la nuova “sinistra” in opposizione alla destra liberale e conservatrice, mentre i partiti “popolari” (di ispirazione cattolica) si posizionano al centro. Come ho fatto cenno, la attribuzione di destra o sinistra caratterizzava un certo tipo di atteggiamento e pensiero che solo approssimativamente rispecchiava la distribuzione politica di questo o quel Parlamento ; se cio' non era vero nel contesto della Rivoluzione Francese nella ben nota opposizione tra girondini e giacobini, e' pur vero che in ispecie nel nostro Paese quella contrapposizione si fece, quasi da subito,  assai sfumata : alla destra cosidetta storica dei primi anni del Regno e che detenne il potere per un quindicennio appartenevano personaggi perlopiu' conservatori, ma severi e spesso e volentieri molto piu' preparati e rigorosi  dei colleghi della Sinistra; penso rispettivamente ad un Ricasoli, ad un Sella, ad un Lanza e di converso all'arruffonismo di un Cairoli, al celeberrimo trasformismo di un Depretris e soprattutto a quel vero e proprio cesarismo in deteriore di un Crispi (Scandalo Banca Romana, Fasci Siciliani, guerra d'Africa)  che era stato il piu' virulento facinoroso dei deputati della sinistra .
Stessa parabola per un Mussolini, fino all'attuale indistinzione che pero' ha oramai solo un carattere politico e per di piu' con continui cambiamenti di bandiera, per non menzionare il fattore economico che dovrebbe incidere in maniera rilevante nella formazione di un pensiero e di una prassi di intervento sociale e che invece si e' ridotto ad essere una semplice etichetta di rappresentazione di certe elites di potere commerciali e di consumismo, quando non di puro mercimonio.  Eppure la distinzione tra Destra e sinistra a parte le oramai sfocatissime sfumature storiche e la totale inesistenza di fattori di scelte economiche  (assistiamo oggi a personaggi cosidetti di sinistra che inneggiano a soluzioni di neo liberismo, tipo privatizzazioni e imposizioni forzate, sindacalisti da burletta come Landini che seguono docilmente un gran comis di banche e gruppi finanziari internazionali come Draghi .... e questo non e' da addurre alla 
solita lamentela di "laudator acta temporis" ma ad un vero e proprio orientamento generale, probabilmente enfatizzato dall'abnorme sviluppo dei Media e dell'informazione digitalizzata), ha oggi un valore, diciamo così, caratteriale sia a livello soggettivo che collettivo . In proposito trascrivo un gustoso pamphlet, che un mio amico mi ha mandato per posta elettronica, giustappunto sulla distinzione oggi e forse ieri, ma non l'altro ieri, tra destra e sinistra : 
Quando un tipo di destra non è cacciatore e non gli piacciono le armi, semplicemente non va a caccia e non compra armi. 
Quello di sinistra invece chiede che sia proibita la caccia e la vendita di armi.
Quando un tipo di destra è vegetariano, semplicemente non mangia carne.
Quello di sinistra invece fa una campagna contro gli alimenti di carne e gli piacerebbe che si proibisse di mangiare carne.
Quando un tipo di destra è omosessuale, fa una vita normale.
Quello di sinistra invece fa apologia dell’omosessualità, va alle manifestazioni “gay pride” e accusa di “omofobia” tutti quelli che non la pensano come lui.
Quando un tipo di destra perde il lavoro, pensa a come uscire dalla situazione e fa di tutto per trovare un nuovo lavoro.
Quello di sinistra invece va a lamentarsi col sindacato, spende fino all'ultimo giorno e va a tutte le manifestazioni e scioperi sia contro la destra e sia contro gli imprenditori.
 Quando a un tipo di destra non piace un programma televisivo, cambia canale oppure spegne il televisore.
Quello di sinistra invece se ne lamenta coi giornali, denunciandolo sui quotidiani, alle radio, alle televisioni, ai partiti politici di sinistra ed infine promuove un'associazione perché chiudano il canale televisivo che trasmette quel programma.
 Quando un tipo di destra è ateo, semplicemente non va in Chiesa.
Quello di sinistra invece perseguita tutti quelli che credono in Dio, denuncia la scuola che esponga un crocifisso, protesta contro ogni segno di identità religiosa, chiede che si esproprino i beni della Chiesa, che si proibisca la settimana Santa e ogni processione o pellegrinaggio.
 Quando un tipo di destra ha problemi economici, cerca il modo di guadagnare di più e tende a risparmiare.
Quello di sinistra invece ne dà la colpa alla destra, agli imprenditori, alla borghesia, al capitalismo, ai neoconservatori ecc. ecc., poi si mette in un sindacato sperando di fare un salto in un partito politico.
Quando un tipo di destra legge questo scritto, ride e lo manda ai suoi AMICI 
Quello di sinistra invece si infuria e dà del fascista e del retrogrado a chi l’ha scritto e glielo ha mandato.
MORALE DELLA FAVOLA , UN PO'  ALLA  CAVALIERE BIANCO E IL CAVALIERE NERO DI PROIETTI, LA DESTRA E' IL CAVALIERE NERO, LA SINISTRA E' QUELLO BIANCO 

sabato 16 luglio 2022

IL MALE PURO

Popper e Soros : Il Male puro 
George Soros e' non solo il sinistro multimiliardario che e' tra i principali artefici dell'attuale distopia , ma e' anche uno che si spaccia per  intellettuale il cui punto di riferimento è  quel ronzino della filosofia di  Karl Popper Il quale sognava una «società aperta» in cui vi fosse tolleranza per tutti… tranne per chi crede nella verità, da lui negata. E oggi Soros, con la sua Open Society, sta realizzando il sogno del suo docente, accantonando il Logos in favore di una società informe e senza identità, dove ogni realtà, perfino la più immorale, è ben accetta. Anche coloro che si ritengono fieri difensori della democrazia appellandosi all’eroismo partigiano, liberatore dal Nazifascismo, non si rendono conto che oggi stanno diventando o sono già diventati gli strumenti di un potere autoritario e dittatoriale molto più esteso e feroce dello stesso Nazifascismo. E’ qualcosa che pare inconcepibile, ma i fatti parlano sempre più chiaro in tal senso. La dittatura sanitaria instauratasi in Italia e nel mondo intero a partire dall’inizio di questa cosiddetta pandemia è solo un assaggio della miseria antidemocratica che ci aspetta se tante persone continueranno a credere che il nemico incombente sia il razzismo tradizionale dei “bianchi” nei confronti dei “neri”, il “sessismo” degli uomini nei confronti delle donne o l’omofobia nei confronti delle differenti identità sessuali. Questi problemi esistono ma non sono i primi all’ordine del giorno; anzi vengono strumentalizzati abilmente dalle forze oscure che operano nel mondo per distogliere l’attenzione dalla principale minaccia oggi incombente. Il razzismo del terzo millennio è rappresentato dagli ideali eugenetici transumanisti coltivati dai promotori delle vaccinazioni forzate di massa, primo tra tutti un Bill Gates, onorato, riverito e finanziato anche con i nostri soldi dall'attuale Governo Italiano

Tali ideali rappresentano quella che è l’evoluzione del Nazismo. Non si tratta più di ricercare il nemico in una razza ritenuta inferiore, ma di crearne una in laboratorio: manipolando il codice genetico degli esseri umani tramite i vaccini di ultima generazione e al tempo stesso inoculando nei loro corpi nanotecnologie atte a renderli automi perennemente controllati e costretti ad obbedire al regime vigente, pena l’annullamento della loro identità ridotta a bioritmi virtuosi o viziosi, premiati o puniti da remoto come crediti o come debiti. Questa non è fantascienza, bensì quanto contenuto nel brevetto depositato da Bill Gates con il numero di protocollo 060606. Per ottenere questo ambizioso risultato gli eredi del Nazismo hanno trovato alleati essenziali negli eredi del Comunismo. Questa alleanza Nazicomunista anche se non proprio inedita nella Storia, rappresenta idealmente un’intesa spirituale tra hitlerismo e stalinismo. Il termine “globalismo” non indica altro che l’obiettivo di estendere al mondo intero ciò che si è preparato nel laboratorio cinese: che non è il virus di Wuhan, ma piuttosto il sistema dei crediti sociali, necessari per mantenere il diritto di esistere. Di fronte a tutto questo, se si vuole oggi battersi per la Libertà, bisogna di necessità schierarsi dalla parte dei movimenti cosidetti sovranisti: non per isolarsi in un tronfio orgoglio autocratico di stampo fascista, ma per salvare le identità dei popoli e la sovranità degli individui contro la tirannia neoliberista/consumista/comunista filo-cinese, che vede alleate le élites della finanza globale, tutti i partiti di area sinistrorsa (qui da noi PD e Movimento 5 Stelle sono interamente proni al progetto diabolico appena descritto) E’ per questo che concordo con chi considera oggi Trump il maggiore argine alla deriva autoritaria che sta prendendo il mondo intero. E’ per questo che gli uomini liberi, di fronte al pericolo di un’eugenetica rovesciata (non più volta alla selezione di una razza superiore ma alla creazione di una razza inferiore, automatizzata, robotizzata, del tuto simile ad una macchina) ) non vedono più un senso di attualità nella contrapposizione storica tra destra e sinistra. Il globalismo tecnocratico è una caricatura deforme e disumana del cosmopolitismo autentico, che si realizza nell’accordo tra i cuori degli uomini. . siamo circondati da false notizie : il giornalismo e i mass media, sono arrivati davvero alla menzogna di non ritorno, oramai totalmente inaffidabile. quello che mi secca è che spesso e volentieri, anche le notizie apparentemente buone, sono dei falsi, per cui non si sa proprio come raccapezzarsi ; . bisognetrebbe richiamarsi alla Programmazione neurolinguistica PNL, quella però degli inizi di Bandler e Grinder inventata negli anni 1981-1985, dove si utilizza  Milton Erickson e il suo "Milton Model" con tutti i modelli appunto del grande terapeuta di Phoenix, la cancellazione, la performativa perduta, la ricerca transderivazionale: ecco partiamo dalle cosiddette “cancellazioni” - cosi' definisce Milton quei pezzi di informazione omessi (involontariamente o dolosamente) da un discorso, così da renderlo più "povero" e più facilmente fraintendibile. Una tipica cancellazione, è quella costituita dal cosiddetto “comparativo mancante”. Significa utilizzare un comparativo relativo (ad es. “meglio”, “più”, “meno”, ecc.) a cui manca il termine di paragone. Se dico che “è meglio” fare o non fare, dire o non dire, scegliere o non scegliere una certa cosa, una certa parola, una certa strada, ma non specifico rispetto a cosa “è meglio”, sono incappato in quella peculiare violazione che la PNL cataloga sotto la specie di cui stiamo trattando: il comparativo mancante, appunto. Lo stesso ovviamente può valere per avverbi come “più” o “meno” oppure “peggio” o per aggettivi comparativi come “migliore di” o “peggiore di” o per superlativi assoluti come “il migliore” o “il peggiore”. Tutti gli elementi linguistici in grado di evocare un confronto devono metterci in allarme, da un punto di vista comunicazionale , rispetto alla “pietra di paragone”. Se quest’ultima non c’è, ci troviamo davanti a un “comparativo mancante” anche se sarebbe più corretto definirlo “comparativo carente”; per la precisione, carente del suo termine di paragone. Accade spesso, nel linguaggio comune, di imbattersi in una affermazione “monca”. Per esempio: “Bisogna migliorare questa situazione”. Al che andrebbe replicato: “Va bene, ma migliorarla rispetto a cosa?”. Oppure: “Ti stai comportando sempre peggio”. E qui si potrebbe rispondere: “Peggio in che senso? Rispetto a chi, o a cosa?”. se si dice "CI VUOLE PIU' EUROPA (e molti sopratutto di quella che un tempo era la sinisra , lo dicono) ecco in questo caso dovremmo chiederci – e chiedere a chi ci rivolge tale esortazione – di essere più preciso: più Europa in che senso? “Più” rispetto a quale Paese dell’Unione? Oppure “più” rispetto a quale livello (ritenuto evidentemente scarso)? E soprattutto, quando finirà l’era del “Ci vuole più Europa?”. Ci sarà un momento in cui questa “Europa” sarà bastevole, sufficiente, adeguata per le aspettative di chi ne chiede sempre di più? La potenza di questo slogan sta, ancora una volta, nella sua assoluta genericità e la prova di quanto esso sia radicato nel dibattito pubblico italiano è la nascita di un partito i cui fondatori hanno scelto proprio questo nome, e il corrispondente suo programma, qualunque esso sia: “PIÙ EUROPA”. Di fronte ai comparativi mancanti dobbiamo esigere dettagli, precisazioni, dati, statistiche, argomentazioni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati – e cioè a una quasi estinzione di quella entità nazionale che risponde al nome di Repubblica italiana – è proprio per questa ragione: abbiamo accettato per troppo tempo, senza fiatare e senza reagire, di farci raccontare il tema dell’unificazione attraverso un linguaggio povero e mistificante come quello indagato, in PNL, dal filtro del metamodello. Infatti, nel processo di unificazione europea è stato fatto ampio uso del “Milton Model” anche rispetto al comparativo mancante. Ci riferiamo – ormai dovrebbe essere chiaro – al deliberato impiego di un linguaggio impoverente (proprio perché generico, quindi a-specifico, e pertanto fortemente suggestivo e manipolatorio). Non dobbiamo mai sottovalutare l’importanza del linguaggio. Il linguaggio è lo strumento attraverso il quale noi filtriamo il mondo, lo raccontiamo a noi stessi e agli altri, e ce lo facciamo raccontare. Un uso distorsivo del linguaggio può essere frutto non solo di negligenza e insipienza del soggetto comunicante, ma anche – come abbiamo già più volte sottolineato – di una scelta strategica di chi (magari dietro le quinte dei media generalisti) ha deciso di imporci una certa "road map" della Storia, oltre che una ben precisa “mappa del mondo”.Proprio il concetto di “mappa del mondo”, in PNL, riveste un ruolo cruciale. Ma che cos’è la mappa del mondo, in fin dei conti? È il modo singolare e irripetibile, proprio di ciascuna persona, di raffigurarsi la vita, le cose, gli eventi, gli ambienti, gli altri. Significa, né più né meno, che non esiste solo “un” mondo. Esistono tanti mondi quante sono le teste degli abitanti di questo pianeta. Ciascuno vede la realtà attraverso la “griglia” dei suoi cinque sensi,(i famosi sistemi rappresentazionali dettagliati nei precedenti libri di PNL di Bandler e Grinder La Struttura della magia, La metamorfosi terapeutica, PNL e Ipnosi e trasformazione) e un pò tutto delle sue esperienze, dei suoi valori, dei suoi interessi, delle sue credenze, del suo patrimonio culturale e linguistico, e quindi anche del bagaglio semantico e sintattico di cui dispone. La mappa del mondo è fondamentale perché, in verità “la realtà non esiste”.e questo lo diceva sopratutto Paul Watzlavitch uno dei principali protagonisti del famoso
Gruppo di Pragmatica della Comunicazione di Palo Alto, che ovviamente era strettamente collegato sia a Milton Erickson che alla PNL Non c’è un solo mondo, una sola realtà. Ci sono, piuttosto, tanti “mondi” e tante “realtà” quante sono le mappe delle persone: vale a dire, in definitiva, quante sono le teste pensanti sparse per il globo..
Da come guardi il mondo, tutto dipende. Lo cantava qualche anno fa Jarabe de Palo ed è la sintesi perfetta di questo concetto della PNL. Ora, se le mappe sono tante quante le persone, è anche vero che – lavorando adeguatamente con i sistemi di comunicazione di massa, attingendo alla forza evocativa dei simboli e a quella del linguaggio – è possibile creare, letteralmente, delle mappe collettive sulle quali convergano le “adesioni” e il “consenso” di migliaia, o addirittura di milioni, di persone. Ed ecco perché oggi va tanto ti moda la parola “storytelling”, soprattutto in politica. Lo storytelling è il “racconto”, il modo in cui il mondo ti viene “narrato”. Cioè il modo in cui si può intenzionalmente generare una nuova mappa collettiva..... e qui io mi viene da rifarmi ad un mio studio sulla prima campagna d'Italia condotta dal Generale Napoleone Bonaparte, completamente falsa e costruita a tavolino e con l'impiego di manipolazioni a livello di comunicazioni di massa, vittorie inesistenti, o perlomeno inconsistenti, tipo Cairo Montenotte, Ceva, Lodi, Arcole, veri e propri abbagli del giovane generale, fatte passare per epocali vittorie e semmai dovute al provvidenziale intervento di Generali più esperti del Bonaparte tipo Massena o Augereau o Serurier. Per questa ragione, i detentori del potere politico, economico, finanziario sono così attenti all’uso dei media e della comunicazione, oggi anche anche digitale. Sanno benissimo che conta molto più dei nudi fatti (ma esistono davvero, poi, i “nudi fatti”?) il racconto di essi; cioè il “rivestimento” linguistico posato sul corpo spoglio di quei poveri fatti. Con lo scopo, magari, di trasformarli in una interpretazione funzionale agli obbiettivi di chi governa il mondo. Già Nietzsche, alla fine dell’Ottocento, sosteneva che non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Anche in questo, oltre che nella sua visione nichilista della società e dell’uomo, il filosofo tedesco è stato un precursore dell’epoca corrente. Tornando all’espressione “Ci vuole più Europa” e al comparativo mancante, si tratta di una straordinaria forma di contaminazione della nostra esperienza soggettiva, quindi della nostra personale mappa del mondo. Ricordiamoci che il linguaggio generico e poco preciso infarcito di generalizzazioni, distorsioni, cancellazioni (quindi, il “Milton Model”) determina, sempre e comunque, l’impoverimento della mappa del mondo di una persona ed è quindi un riduttore di complessità. Il che può tradursi in un considerevole aumento delle libertà individuali se lo strumento è usato da un bravo psicoterapeuta nei confronti del proprio paziente; ma anche in una drastica diminuzione di libertà collettive se esso è impiegato con finalità manipolatorie in altri settori del vivere. Se ci abituiamo a pensare per slogan, ad accettare gli slogan, a cantilenare gli slogan anche in ambito politico (“Ci vuole più Europa”, “Ce lo chiede l’Europa”, eccetera eccetera) così come facciamo con le pubblicità (“Non ci sono paragoni”, “Persone oltre alle cose”, eccetera eccetera) allora ci predisponiamo a essere manipolati. Il comparativo mancante, nel caso di specie, è veramente tutto. Quest’ultima, nel caso non lo aveste notato, è per esempio una generalizzazione. Ed è anche una cancellazione sotto forma di comparativo mancante. Ho scritto che il comparativo mancante è veramente tutto: ma perché mai – repetita juvant – il comparativo mancante è veramente tutto? Dovremmo chiedercelo. E, ancora: rispetto a che cosa esso “è tutto”? Accettiamo la sfida delle domande di precisione appena formulate e proviamo a rispondere. Intanto, il comparativo mancante è tutto perché è precisamente quanto servirebbe per capire (e invece manca). Insomma, la mutilazione contenuta nell’esortativo (“Ci vuole più Europa...”) è il fattore dirimente: la parte taciuta del monito potrebbe fungere da pietra di paragone rispetto a quell’Europa che ci incitano a chiedere in dosi sempre più massicce. “Ci vuole più Europa...”: riempite i puntini. Come comparativo mancante potremmo inserire, tanto per esser chiari, “... piuttosto che Italia”. Già messa così, la frase è più esplicita e ci suscita anche una resistenza, o addirittura una ripugnanza, ben maggiore. Molti di noi sono disposti ad accettare l’idea che “ci vuole più Europa” proprio perché non gli è mai stato detto (e non si sono mai chiesti) rispetto a cosa “ci vuole più Europa”. È uno slogan che non impegna, che va bene con tutto, come i vestiti delle mezze stagioni, a tinta neutra. Abbatte i nostri sacrosanti pre-giudizi e consente all’europeismo di farsi strada nel modo in cui si è sempre fatto, tradizionalmente, strada: all’insaputa, o quasi, del cittadino elettore e quindi decisore e pertanto titolare della cosa pubblica .Occhio: quello di procedere “all’insaputa” non è altro che lo stratagemma del cavalcare il mare senza che il cielo se ne accorga.(anche qui un ulteriore seguace della Scuola di Palo Alto il nostro Giorgio Nardone, che pone tale espressione a titolo di un suo famoso saggio incentrato sugli stratagemmi di una terapia sistemica breve, che però possono essere indifferentemente usati anche per la nostra rovina )
Ancora una volta, torniamo alla filosofia di fondo degli stratagemmi e di qualsiasi tecnica di manipolazione. Si tratta sempre di strumenti miscelati e utilizzati insieme. L’uno rafforza gli altri e tutti si rafforzano a vicenda.
Riassumendo, anche il comparativo mancante è un’arma a doppio taglio. La usiamo inconsapevolmente nei nostri discorsi di tutti i giorni, senza grossi problemi, ma ci viene poi ritorta contro come strumento di “educazione civica europea” o, meglio, di “formazione” di una nuova massa di cittadini filoeuropeisti. Io ritengo che sia fondamentale cominciare a farsi domande, ad essere più precisi nelle modalità di formazione delle domande e nelle risposte che se ne ottengono, si da non essere costretti a trovarci a fare i conti con una mappa che non è la nostra. E con un mondo che non avremmo mai voluto, se ce lo avessero chiesto. E' quanto mai ovvio che quanto detto in quest'ultimo riferimento può essere tranquillamente applicato un pò in tutto quello che stanno cercando di farci accettare : un virus che non ammazza nessuno, o perlomeno ammazza come ammazzava una influenza e altre patologie in tutti i precedenti anni, una pandemia senza alcuna percentuale di diffusione se non quella di giudicare ammalati i sani (invenzione del termine asintomatico) , l'imposizione di un terrorismo sanitario fondato sulla paura di questi temini inesistenti per farci accettare vaccini e procedure di reclusione e di catalogazione per renderci per davvero tutti simili ai più famosi romanzi distopici di Orwell, Huxley, Breadbury, Dick e ridurre allo stato di anomalia colui che si oppone a tale stato - il famoso I am Legend di Matheson - ovvero in un mondo di tutti vampiri, l'anomalia sono Io.

martedì 28 giugno 2022

PARADOSSO E BASTA COSI'

 

Mi è piaciuto veramente tanto il presente articolo di un iscritto membro del social Russo  VK : Andrea Zoch  sulla figura di Biden come epiteto di una figura tragica, che esprime perfettamente l’intima crudeltà e l'impietoso cinismo della politica liberale, che le linee generali le riporto sul mio blog, magari integrandole con alcune mie considerazioni. Come dice il suddetto Andrea Zoch le situazioni imbarazzanti e tragicomiche in cui  Biden è coinvolto con cadenza quotidiana, in mondovisione, travalicano il concetto di “gaffe” - si tratta difatti di impudiche esibizioni di un anziano, gravemente senescente, con una manifesta condizione di avanzato deperimento mentale, qualcosa che meriterebbe solo la pietà dei suoi cari; nonno Biden meriterebbe di trascorrere i suoi ultimi anni con dei cani da compagnia o magari dei nipotini, che, se sufficientemente piccoli, potrebbero trovarsi perfettamente a loro agio, invece no, ce lo troviamo quotidianamente spiaggiato in un’atroce esibizione di sfaldamento, che ci rammenta mestamente l’inesorabile trascolorare del tempo e di ogni gloria mondana, ma anche il grado di perversione del capitalismo avanzato odierno con la sua prassi di liberismo mescolato al piu’ rigido comunismo (per intenderci di stampo cinese o al limite del leninismo della rivoluzione bolscevica e del regime staliniano) 
In un’epoca che mostra sempre più apertamente l’essenza del liberismo reale, così come i precedenti trenta anni avevano messo alle corde il sistema del comunismo reale, Biden è l’epitome del modo in cui il liberismo va a braccetto con il comunismo riassumendo le due cosidette ideologie nel melange del consumismo di mercato, laddove emerge la considerazione che questa unica prassi considera la politica: una manipolazione di fantocci i cui fili sono tessuti e tenuti fuori scena dagli interessi del capitale e mantenuti in vita con gli sgherri della sinistra, da sempre piu’ che venduta al dio denaro.  Già, perché il fatto che Biden fosse un pupazzo era chiaro come il sole da ben prima delle elezioni a chiunque avesse gli occhi per vedere Lo sapevano tutti…  si anche quelli del PD e del buonismo sinistrorso, e ovviamente anche lo stuolo sempre disponibile dei servi tipo  gli addetti ai mezzi di informazione di massa e a quelle specifiche professioni che potevano trarre enormi vantaggi economici dallo schierarsi senza onore e pudicizia dalla parte dei detentori di denaro e potere. In quell’unica medaglia con le due facce, quella lustrata dei bottegai e mercanti (liberismo)
e quella oscura sempre corrosa dall’invidia e dalla frustrazione dei comunisti e sinistrorsi in genere, il problema del merito, del valore, della dignita’ ed anche della semplice competenza ed efficacia sono non solo sconosciuti ma addirittura sistematicamente avversati. Per il liberalismo come per il comunismo il problema del merito e della competenza
  non si pone, perché il politico idealmente è semplicemente un prestanome, eventualmente con doti attoriali
attori e consimili come politici 

(da Reagan a Cicciolina, a Grillo a Zelensky esiste anche una brillante tradizione di trasferimenti diretti dallo schermo alla scena politica).
Ecco quindi spiegata la persistenza di Biden sulla scena del mondo : un individuo menomato e stolido  messo lì a recitare la parte  de “L’UOMO PIU’ POTENTE DEL MONDO”, “IL COMANDANTE IN CAPO” dell’impero americano. Possiamo dire “Paradosso e basta così “ - senza contro paradosso, che era un po’ la controparte di un mondo vissuto con quella certa alternanza tra  arbitrio e ragione. Un Biden, forse figura un po’ piu’ tragica di altri epigoni di questa perversa prassi di potere nella melanconia della estrema vecchiezza debilitante, tipo chesso’ il nostro Draghi , un vile usuraio scelto come Capo del Governo e una marea di comprimari ognuno con una peculiarita’ fortemente debilitante (la sicumera pretestuosa di un Conte, la ignoranza di un De Maio, la psicopatologia ipocondriaca di uno Speranza,  l’inconsistenza di tutti gli altri membri del Governo e a corollario una serie di pseudo esperti fin troppo palesemente interessati solo alla mercede di un frequente apparire sui mezzi di comunicazione, a mo’ dell’eterno verso carducciano sul tirar le quattro paghe per il lesso” . Un Biden come punta massima di perversione del sistema capital/comunista, questo perche’ per il liberale così come per il comunista, che per il servo interessato solo alla mercede, è semplicemente l’ultimo dei problemi, visto che il politico è solo l'ultima rotella di una catena di trasmissione dell'interesse del capitale alla propria moltiplicazione - anzi, se qualcuno dovesse avere delle idee proprie, questo potrebbe rappresentare un grosso  problema: si creerebbe difatti  un attrito nel passaggio dei contenuti dalla sorgente al ricevitore. Il ruolo del politico liberale è idealmente quello di megafono stipendiato dei desiderata di chi paga il conto delle elezioni. Il nocciolo della politica liberale sta infatti nel trovare i finanziamenti, canalizzarli, e garantire che chi paga veda tutelato il proprio investimento. Il resto, elezioni, discussioni, ecc. è vissuto con fastidio, come superfluo folclore. Ed è precisamente questa cosa che, altri stipendiati dagli stessi datori di lavoro, chiamano sui giornali "liberaldemocrazie occidentali", i  cui valori dichiarati ipocritamente eterni, siamo tutti chiamati a difendere costi quel che costi. Finche’ magari qualcuno non esca dal gregge e cominci a pensare con la sua testa, uscendo da quel sonno piu’ che dogmatico, che altro non nha fatto che generare i mostri del nostro quotidiano, impersonati giustappunto dalla melanconica figura di un Biden o dalle poco umane persone dei suoi padroni, i bottegai che da quasi settecento anni a questa parte (pongo ab origine di questa era, non a caso, una supposta gonfiatissima pandemia , quella del 1348, che come quella odierna e’ stata di veicolo per un cambiamento epocale del mondo : la fine della coralita’ medioevale, lo sfrenato individualismo dell’Umanesimo e del Rinascimento


L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...