sabato 16 maggio 2026

PRECISAZIONI STRINGATE SU MARIO E MARCELLO

Mario : Un tempo ero orgogliosissimo di questo nome per il fatto che apparteneva alla persona che ho stimato e amato piu’ di tutti : Mario Nardulli nato il 25 novembre 1888 e che in quanto nipote fu dato anche a me (9 giugno 1948), ma poi avverse, anzi diciamo proprio sgradite e sgraditissime situazioni legate a personaggi che avevano questo nome hanno finito per disamorarmi delle accezioni prettamente nominalistiche  del termine, e ho quindi deciso di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote, ovvero da Mario prendo il nome Marcello  La prima disillusione era stata quando mi sono reso conto che il mio nome non era affatto quel prototipo di originalita’ che avevo creduto nell’infanzia – caso curioso nella via dove abitavo appunto nell’infanzia, via nicolo’ V, a ridosso delle Mura Vaticane e dominate dalla mole “der Cuppolone” non c’era nessuno, ma proprio nessuno che si chiamava Mario; una marea di Giuseppe, Paolo e Franco a profusione, persino piu’ di un Filippo e poi Luigi, Sergio, ma
di Mario neppure l’ombra, sicche’ ricordo che nel 
 periodo piu’ “animistico” dell’infanzia, quando si tende a considerare tutte le manifestazioni della natura e anche del sociale, strettamente correlate a te stesso,  (il sole sta in cielo per farti giocare, il mondo e’ sotto il balcone a portata della tua mano che basta allungare per prenderlo tutto, quell’albero sta proprio la’ per farti ombra quando sei sudato  e hai bisogno un po’ difrescura, etc.), mio padre per premiarmi che sapevo benbrogliarmi nella lettura, mi aveva fatto l’abbonamento a Topolino a partire dall’agosto del  1952 e la cosa da allora era continuata negli anni “ecco visto che Mario oramai e’ un provetto della lettura  gli faremo questo dono “ aveva detto e la cosa era andata avanti mese dopo mese , anno dopo anno, per cui mi ero andato convincendo che la parola “som-mario” che stava

 sempre nella prima pagina del giornaletto,  stesse li’ in mio onore, dato che mi arrivava sempre ogni 10 e 25 del mese, appunto i giorni in cui all’epoca usciva  il Topolino da 80 lire. L’infanzia si sa, un bel giorno decide di andarsene e improvvisa- mente il tempo ha una accellerata vertiginosa, quel giorno che sembrava durare un’eternita’ complice quel sole che in cielo non ne voleva proprio di sapere di tramontare, di colpo se ne andava oltre la siepe, ed eccoti al buio, e  mannaggia… quella mano che un tempo sembrava proprio che riuscisse ad afferrare tutto, ora la ritraevi tutta vuota, senza niente, che magari per caso, le rimanesse appiccicato.  Proliferano i Mario appena si esce da quel piccolo paradiso terrestre che e‘ l’infanzia ( un detto da Freud, non da me)  ed io mi sento sempre piu’ pressato da questo tempo frettoloso e tiranno, e sempre in debito di quella originalita’ che era stata una mia peculiarita’ dei primi dieci, undici anni di vita. C’è Mario Monicelli il regista, e va bene,  Mario Girotti che quando faceva Cerasella e non era ancora  Terence Hill,mentre Bud Spencer si chiamava Carlo Petersoli ed era intimo amico di mio  padre che lo chiamava
 Carletto dato che erano stati insieme nella squadra nazionale di pallanuoto;  si insomma parecchi Mario anche vieppiu’ a scuola e persino tra gli amici, ma nessuno a demeritare, 
 per cui ci poteva stare solo quella  perdita di originalita’;  certo avrei voluto chiamarmi Galvano o Lodovico, ma tutto non si puo’ avere, e quindi avevo cominciato a farci il callo a tutte queste persone che  si chiamavano come me.  Non piu’ anni, ma decenni si erano andati accavallando, senza che avessi a ritornare su tale questione; certo magari qualche insofferenza per persone che non mi piacevano granche’,  tipo un personaggio della radio che si era deformato il nome in Marione che parlava ossessivamente solo di calcio  (sia la radio sia il calcio sono cose che ho sempre aborrito) , un comico che giocava un po’ sul 
piano dell’assurdo 
 che non mi era congeniale, ma che qualcuno aveva alluso che mi somigliasse non solo per il nome e perche’ fosse un architetto come me “ma tu sei scemo “ rispondevo piccato  quello sara’ alto uno e settanta, io sono un metro e ottantasei” . insomma, ci sta messo che non tutti quelli che si chiamano come te, una volta che ne hai constatato una notevolissima diffusione, non potessero essere tutti di tuo gradimento. Si era quindi arrivati alla vecchiezza , magari non proprio estrema come quella di oggi, ma insomma bella che pronunciata:  sessantaquattro anni  2012 e chi ti nominano capo del governo ? un iperneoliberista, euoropeista  convinto quindi filo UE, professore alla Bocconi, legato a tutti i gruppi speculativi di alta finanza del mondo, cioe’ stante la mia cultura, :  il peggio del peggio, sulla scia degli ultimi personaggi proposti dalla nostra politica i Prodi, i Ciampi,
 i Napolitano, che pero’ non si chiamavano Mario.  Ecco con quel  primo Mario a capo del governo e’ allora che il mio nome  comincia a starmi  proprio stretto.  Passano quasi dieci anni, febbraio 2021 nel pieno della piu’ grande farsa mai perpetrata in tutta la storia del genere umano ed ecco viene nominato  a capo del Governo, il rappresentante piu’ convinto di tutto quel mondo di bottegai,  di inganni, di farse ed anche di veri e propri carnefici di liberta’, e questo figuro si chiama Mario.
Ecco capite perche’ a questa seconda onta non ce l’ho fatta a resistere , tanto piu’ che oramai la mia vecchiezza si era fatta davvero estrema ( quasi 73 anni e fino a passare i 74, nel luminosissimo giorno del 21 luglio 2022 delle dimissioni 
 del soggetto in questione ) e ho maturato la decisione di non chiamarmi piu’ Mario, ma cambiarlo in Marcello.  Un nome che ho sempre adorato, per via della appartenenza all’unico attore che mi sia sempre piaciuto 
e abbia anche ammirato Marcello Mastroianni, per qualche altro bel soggetto frequentato nella vita, ma soprattutto per essere il nome di mio nipote Marcello Gruia Nardulli nato il 23 febbraio 2019. Mi ha divertito l’idea di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote: se non e’ simmetria questa , anzi direi proprio una super simmetria come quella che governa le stringhe in fisica quantistica secondo la M-Theory di Witten (1995) e che asseconda anche il famoso inconscio come insiemi infiniti dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco

 

MANIPOLAZIONE E NUMERI IMMAGINARI DI NOME E DI FATTO

E' assodato che questi nostri tempi sono la quintessenza della farsa, del recitare parti a copione prestabilito e questo,  specie da quando e’ stato inventato il cinematografo, ha assunto una peculiarita’ assoluta…che poi neppure questo e’ vero.... pensiamo chesso' a Pirandello che piu' che al cinema si rifa' al teatro, ma pensiamo anche alla storia vera, quella che chiamano realta' :  guarda quello che furono capaci di fare con Napoleone, un modesto ufficialetto di artiglieria fatto passare per un genio della guerra, sia strategico che tattico, che logistico, neppure fosse stato chesso’ un Scipione, un Cesare, al limite un Eugenio di Savoia  : il Direttorio e quell’anima persa di Barras valsero sul finire del XVIII secolo, grosso modo come Twitter, Facebook e vari altri “social” piu’ magari un paio di testate giornalistiche belle che addomesticate tipo Repubblica, la Stampa o Il Corriere della Sera (mi limito a citare l’Italia dato che seguo poco la stampa in genere), e questo valse anche  negli anni successivi, dopo Jena per ntervento addirittura di Hegel, che potremmo valutare come uno Zuckberg  dell'epoca, ma anche dopo Eylau disastro fatto passare per vittoria  (e qui raggiungiamo la mistificazione dei telegiornali della televisione). Stessa pappa cogli indiani d’america negli Stati Uniti, un genoicidio mascherato e contrabbandato a posteriori (vedi i vari John Waine e compagnia, perlomeno fino a “Soldier blu”)  e del Risorgimento Italiano ne vogliamo parlare ? Quattro massoni al soldo della massoneria inglese e dei Rotschild in particolare che prima ti coinvolgono un Reuccio indeciso e titubante a far guerra all’Austria (un disastro)  e poi con il figlio di quello
e un capo del governo ancora piu’ al soldo dei soliti Rotschild (per chi non lo avesse capito lo squallidissimo Camillo Benso di Cavour, infingardo, falso, addirittura lenone come lo apostrofo’ Garibaldi al 
Parlamento Subalpino  nel 1861, e a ragione dato il caso della famosissima Contessa di Castiglione forse quella a cui piu’ di ogni altro andrebbe ascritta l’unificazione italiana,  tanto da fargli venire un colpo apoplettico che in un paio di giorni lo porto’ alla tomba) e riescono a far fuori la monarchia del Regno delle Due Sicilie servendosi di una sorta di avventuriero rubagalline (il gia’ citato Giuseppe Garibaldi che con il supporto inglese conquisto' prima la Sicilia e poi 

LA CONTESSA DI CASTIGLIONE
LA VERA ARTEFICE DELL'ITALIA  UNITA
tutto il meridione d’Italia, dando il benservito alla dinastia dei Borbone per soppiantarla con quella dei Savoia molto ma molto piu’ docili esecutori dei voleri economici  del solito spirito  bottegaio anglosassone. Le parti si recitavano dunque anche molto tempo fa, certo non nella stessa entita’ e soprattutto capillarita’ che ha contraddistinto  il passaggio dal secondo al terzo millennio, grazie alla spaventosa diffusione dei mezzi di comunicazioni, la tecnologia, l’informatica, la rete di cui pero’ bisogna dirla il cinema e’ stato il principio, direi l’Arche’ appunto:  “ arche’ – techne’ nel senso che tramite una tecnica che magari e’ stato facile spacciare anche per arte oltre che per abilita’, un po’ rifacendosi al significato precipuo della parola archetechne, inl nostro famigliare architetto che ti ha appunto architettato questo mondo fondato sulla recita e quindi sulla manipolazione sulla menzogna, dove niente e’ piu’ vero, niente, diciamo,  e’ piu’ reale se non nei termini di una piu’ o meno 
DALL'IMMAGINARIO AL CONIUGATO
complessa operazione di mercato e di opinione
che ricorda un po' il procedimento matematico della ideazione dei numeri immaginari del XVII secolo:  servirsi  di proiezioni di numeri negativi (ovvero mancanze, carenze, passivi debiti) che poi con il meccanismo dei  numeri coniugati  potevano essere riportati allo stato di fruizione  del registro della realta'  che quindi oltre che reale era decisamente complessa . Ho voluto anche io adeguarmi alla pratica corrente e collaudata di sostituire proiezioni di negativi al posto della realta' e tramite ritrasformazione in positivi (coniugati) pervenire ad un registro immaginario che sara' di certo piu' complesso dell'originario, ma nel contempo conformarsi ad un simbolico che accogliera’ quella componente desiderante che canonicamente dovrebbe far parte dell’inconscio. Stiamo parlando dell'inconscio  sia di quello freudiano che Junghiano ed anche di quello lacaniano e o per insiemi infiniti di Matte’ Blanco che con la sua bilogica rigorosamente simmetrica, tende a farsi beffe della logica aristotelica, o meglio costituirne un'altra, che magari qualcuno puo' anche chiamare inconscia in quanto intrisa di quel desiderio che in maniera non canonica, ma con sue specifiche modalita' per lo piu' sfuggenti al pensiero razional/logico della coscienza, si affianca alla realta'. Sto parlando del mio ripudio del nome Mario stante l'orrore di condividere tale nome con i due peggiori capi del governo della nostra storia  nazionale e del cambiamento di data di nascita e di onomastico e compleranno D'altra parte tenere il 19 gennaio come onomastico, cioe' san Mario,  era del tutto impossibile per via della forte vergogna di condividere tale nome con i due figuri sopracitati e cioe' due persone cosidette "di potere"  due squallidi banchieri, bottegai cioe' agli ordini dei meccanismi di compravendita del mercato, ragionerucoli, dico io, che fanno parte di quella schiera di ronzini del pensiero, che ha cercato di dare lustro alla vecchia pratica del conto della serva chiamandola pomposamente economia e cercando di assicurarle la qualifica di scienza, due persone che pervenendo ai vertici del potere politico hanno fatto il peggior male al Paese (specialmente il secondo dei due Mario che ha operato nel contesto di quella ulteriore farsa della pandemia,  ovviamente
del tutto inventata)  facendo impallidire la fama sia dei Barbari che dei Barberini. Facile dunque  eliminare quel nome e passare invece a Marcello che non solo e' il nome di mio nipote - quindi inversione del solito schema del dare il nome del nonno, e fare il netto contrario, ma anche un nome che mi e' sempre piaciuto infinitamente di piu', nome di antica tradizione romana, come Mario d'accordo, ma meno comune e poi diamine.... era il nome dell'unico attore che mia sia piaciuto
malgrado il mestieraccio :  Marcello Mastroianni. L'unica cosa che mi dispiaceva  nel lasciare quel Mario era la omonimia perfetta con mio nonno Mario Nardulli nato pero' nel 1888 un anno magico del mio immaginario desiderante inserito nel pieno della Bella Epoque, un anno prima del Piacere di D'Annunzio, regnante l'unico Savoia passabile Umberto I con quei suoi meravigliosi baffoni, le canzoni napoletane dell'immortalita', mentre dall'Inghilterra la truculenta cronaca degli omicidi di Jack losquartatore,  e poi sai gli abiti, i colletti inamidati, i baffi imperanti, le uniformi sfavillanti, i gradi degli ufficiali detti a fiore sulle maniche, il Cafe' Chantant e la dominante assoluta delle volute dello stile Liberty ma veniva  presto compensata dalla nascita 

non a Roma ma a Salo' sul Garda paesetto che mio nonno aveva eletto a sua residenza nel 1905 scappando di casa per contrasti col padre e mettendosi a lavorare per una ferrovia locale, cosa che poi aveva determinato il suo richiamo nei corsi ufficiali degli alpini nell'aprile del 1915 in vista della mobilitazione per la guerra. Salo' sul Garda significa anche la capitale della Repubblica Sociale e gennaio 1945 come data ascrive la paternita' ad un sottotenente della X MAS caduto nel maggio combattendo contro i partigiani .Come vedesi di numeri immaginari ne ho  fatto larghissimo uso (proiezione di negativi, ovvero mancati di desiderio ) , tutti con il loro compendio di simmetria che ne fanno simboli per la coniugazione di un inconscio , che sono l'unica spiegazione plausibile di quella frase di Freud "il sogno e' la realizzazione di un desiderio" Il perche' e' presto detto:  correlando sogno e inconscio nell'accezione di un desiderio che pero' non e' quello banale semplice del " voglio " o "vorrei" ma e' una precisa equazione di perfetta simmetria tra proiezioni negative (reali)  e positive (immaginarie)
si realizza quell'unita' del pensiero psichico che non solo la psicoanalisi, ma tutta la ricerca della ragione umana ha cercato sempre di raggiungere 

martedì 12 maggio 2026

M TEORIA TUTTA SUPER

 

A rivitalizzare stringhe e superstinghe negli anni novanta venne il matematico Edward Witten, il quale trovò le prove che le differenti teorie delle superstringhe altro non sono che diverse formulazioni di una teoria ancora più basilare, chiamata M-teoria. .Quando Witten la chiamò M-teoria, non specificò che cosa fosse la M, forse perché non si sentiva in diritto di denominare una teoria che non era in grado di descrivere interamente, e indovinare che cosa significhi la M è diventato un gioco tra i fisici teorici. Essa di volta in volta è stata interpretata come Mistero, Magia, Madre, Matrice o Membrana. Qualunque sia il significato della M, la M-teoria si basa su una generalizzazione del concetto di superstringa, la p-brana dove p sta ad indicare il numero di dimensioni coinvolte. Di conseguenza la zero-brana è una particella puntiforme, la uno-brana coincide con una superstringa, la due-brana è una sorta di "membrana"; e così via: ogni p-brana ha una linea di universo in (p +1) dimensioni che si propaga attraverso lo spazio-tempo. Sviluppando i lavori di Witten, Joseph Polchinski fece notare che, in certe situazioni, particolari tipi di superstringa non sarebbero in grado di muoversi in tutte le dimensioni a loro disposizione, e sarebbero incapaci di staccarsi da certe regioni dello spazio-tempo, sebbene assolutamente libere di muoversi in esse: Polchinski dimostrò che tali regioni erano proprio delle p-brane. Ma non tutte le superstringhe sono confinate all'interno delle brane: l'esistenza di stringhe chiuse riesce a spiegare anche l'estrema debolezza della gravità rispetto all'elettromagnetismo. Infatti la particella elementare responsabile della forza gravitazionale, il gravitone, corrispondendo ad una stringa chiusa, non è in alcun modo legato ad una brana, ed è per questo motivo che riesce a sfuggirle, facendo così sembrare meno intensa la forza di cui è responsabile! In seguito l'americano Andrew Strominger e l'iraniano Cumrun Vafa hanno dimostrato che la teoria delle p-brane può essere usata anche per conteggiare i microstati quantici associati alle diverse configurazioni dei buchi neri, e il risultato si è mostrato in buon accordo con le previsioni di Stephen Hawking. Il corrispettivo della teoria delle p-brane nelle approssimazioni a bassa energia sarebbe la già descritta teoria della supergravità.n particolare, da tale teoria è possibile dedurre il cosiddetto principio olografico, proposto dall'olandese Gerardus 't Hooftdall'americano Leonard Susskind, secondo il quale e' 

è possibile descrivere ciò che avviene in un volume di spazio semplicemente usando una superficie. Il nome viene dall'analogia con i famosi ologrammi: per produrre un'immagine olografica si investe un oggetto tridimensionale con luce laser, la luce riflessa subisce interferenza con un raggio laser non perturbato, e la figura di interferenza viene registrata su una lastra fotografica. Colpendo quest'ultima con un raggio laser è possibile riprodurre la figura tridimensionale, pur partendo da uno schermo bidimensionale. Ebbene, 't Hooft e Susskind hanno dimostrato che la teoria delle p-brane presenta molte soluzioni di tipo olografico. Un esempio è costituito dalla cosiddetta corrispondenza AdS/CFT (acronimo di Anti de Sitter/Teoria di Campo Conforme): la teoria delle superstringhe in 10 dimensioni è equivalente a una teoria di campi di gauge in uno spazio di Minkowski a quattro dimensioni, il che vuol dire, in un linguaggio meno ermetico, che l'informazione contenuta nella teoria delle superstringhe in dieci dimensioni si può tradurre in una teoria di campo quadridimensionale e viceversa. L'importanza di tutto ciò è enormemente maggiore dei paroloni dietro cui questa teoria si nasconde, poiché permette di interpretare il nostro universo quadridimensionale come immerso in un universo molto più ampio, a dieci dimensioni. Per descriverlo abbiamo due possibilità: o lo descriviamo come risultato delle oscillazioni delle superstringhe in dieci dimensioni, con tutta la complessità matematica del caso, oppure lo trattiamo come una teoria di campo a quattro dimensioni, a noi certamente più familiare. Ad esempio, la fisica delle particelle che cadono in un buco nero può essere registrata su uno schermo bidimensionale senza perdere informazione. I suoi sostenitori sperano che il principio olografico, applicato a problemi cosmologici tuttora aperti, ci possa svelare qualcosa di più sull'origine e sul destino del nostro universo. A prima vista la teoria delle stringhe, principale candidato a diventare la teoria quantistica della gravitazione, si trova a dover fare i conti con questo principio. Come una corda di chitarra pizzicata, una stringa quantistica elementare ha un'infinità di armoniche superiori, che corrispondono a campi di spin più elevato; ora questo ragionamento è valido solo quando la gravità è insignificante e lo spazio-tempo non è curvo. In uno spazio-tempo incurvato, i campi di spin elevato possono esistere. Supponiamo di avere un ipotetico spazio-tempo tridimensionale (due dimensioni spaziali, una temporale) saturo di particelle che interagiscono unicamente attraverso una versione potenziata della forza nucleare forte, in assenza della forza di gravità. In un simile contesto, gli oggetti di una certa grandezza possono interagire solo con oggetti di grandezza paragonabile, esattamente come gli oggetti che possono interagire solo se sono spazialmente adiacenti. La grandezza svolge esattamente lo stesso ruolo della posizione spaziale; si può pensare alla grandezza come a una nuova dimensione dello spazio, che si materializza dalle interazioni delle particelle come una figura di un libro pop-up. L'originario spazio-tempo tridimensionale diventa il limite di uno spazio-tempo quadridimensionale, con la nuova dimensione che rappresenta la sua distanza da quel limite. La struttura di questa teoria dà luogo alla dimensione del tempo, che sorge in modo intrinsecamente asimmetrico, e questo spiegherebbe la "freccia del tempo", cioè la sua unidirezionalità. Secondo la teoria di Vasiliev-Fradkin i campi di spin elevato sono in possesso di un grado di simmetria ancora più elevato del campo gravitazionale, e maggiore simmetria significa meno struttura: anzi, troppo poca struttura per soddisfare anche le funzioni più elementari, come per esempio le relazioni di causa-effetto coerenti. Materia e geometria dello spazio-tempo sono così profondamente intrecciate che diventa impossibile considerarle separatamente, e la nostra familiare immagine della materia come residente nello spazio-tempo diventa completamente insostenibile. Nell'universo primordiale, dove regnava la teoria di Vasiliev-Fradkin, l'universo era un ammasso amorfo. Quando le simmetrie di spin più elevate si sono rotte  è emerso lo spazio-tempo nella sua interezza. La M-teoria presuppone però un altro e ancor più incredibile sviluppo. Secondo i suoi autori, infatti, l'universo osservabile sarebbe formato solo da quattro delle undici dimensioni esistenti che si sono espanse al momento del Big Bang a differenza delle altre, rimaste arrotolate al modo di
Kaluza-Klein ovvero quella teoria  che 
 rappresentava  un tentativo di unificazione del campo gravitazionale, descritto dalle equazioni della relatività generale, con il campo elettromagnetico, descritto dalle equazioni di Maxwell, attraverso l'introduzione di una quarta dimensione spaziale in aggiunta alle tre conosciute più una temporale, per un totale di cinque dimensioni. se ne evincerebbe che il nostro universo sarebbe una 3-brana tridimensionale immersa in un iperspazio ad 11 dimensioni. La materia presente nell'Universo non può "uscire" da esso per entrare nell'iperspazio, poiché le superstringhe aperte tendono ad avere entrambe le estremità collegate ad una p-brana. Ma allora esisteranno altri universi paralleli, allocati in 3-brane adiacenti alla nostra e si ritorna quindi al  al concetto di multiverso, .

L'ABOMINIO BOTTEGAIO

La rivoluzione industriale è stata  la quintessenza dell’abominio della nostra civilta’ e lo stesso dicasi di tutta la  pratica e il teorico ad essa correlati - illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, massoneria, cosidetta scienza economica e vari pseudo teorici tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, etc. Tutto questo va considerato come una sorta di  ciarpame, un  derivato da quell’unica mentalita’ mercantile che io preferisco chiamare bottegaia. Si obiettera’: ma come tu ritieni la rivoluzione industriale un passo indietro dell’umanita’ e anche la Rivoluzione Francese, il principio dei diritti e della liberta’, dell’eguaglianza dell’uomo,  un abominio? In realta’ io dico e sono in grado di dimostrare con lo studio, la conoscenza e un po’ di capacita’ di ragionamento, che a proposito de la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese del 1789, fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente che per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo  del contesto:  “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere,  marcia del sale,  primavera di Praga”….e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato  obiettivo e veritiero sulla storia  e questo non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il progressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore :  il denaro, il mercato, lo scambio.

Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma  e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era,  tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche  a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato,  può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’????
In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge  la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ;  così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. 
 Assunto quindi il principio che alla origine di ogni sovvertimento sociale  c’è sempre un potere costituito  e organizzato secondo ferrei dettami di precisi interessi economici, e che il tanto ipocritamente e buonisticamente  strombazzato popolo conta, ed e’ sempre contato meno del due a briscola, torniamo ai nostri interessi di fisica teoretica nell’accezione quantistica  per vedere se siamo in grado di stabilire una sorta di continuum con quelle forze che al potere bottegaio con relativi garzoni si e’ sempre opposto. In eta’ prebottegaia abbiamo figure come gli Imperatori germanici che lottarono sopratutto contro il Papato Federico Barbarossa, Federico II detto lo Stupor mundi,
ma con l’avvento del potere mercantile (i banchieri, i commercianti, l’emergente borghesia) trovata una nazione guida l’Inghilterra e poi strutturatosi in una vera setta la Massoneria, la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, di cui abbiamo precisato il ruolo di acutizzazione del principio economico, realizzando il connubio con un altro elemento che diverra’ indissolubile al suo spirito : il tecnicismo con l’esaltazione del ruolo della macchina come nuovo paradigma a cui riferire la stessa essenza umana, e’ un qualcosa, non a caso di  primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una originaria localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra  che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa,  attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il  proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Le opposizioni al galoppante spirito bottegaio vengono unicamente da quei popoli, quelle civilta’ che si rifanno alla tradizione e pongono alla base del loro vivere sociale un certo conservatorismo dello spirito appunto di tale tradizione, venendo tuttavia ampiamente a contatto soprattutto con il tecnicismo dei tempi. E’ il caso dei Grandi Imperi della terra, quello Russo, quello austro ungarico e ultimo quello Germanico dopo l’unita’ sotto la guida prussiana di tutti i regni e ducati tedeschi. Un quarto Impero ma in grande decadenza e’ quello cinese, che tornera’ alla ribalta mondiale solo con l’adesione alla teoria comunista di cui ne elaborera’ una versione di carattere orwelliano . Un ulteriore Impero potrebbe essere annoverato nel Giappone, ma non nel XVIII e XIX secolo;  la sua rilevanza comincera’ ad essere pronunciata  solo con l’inizio del XX secolo, prima nel contrasto con un altro Impero, quello Russo , ma successivamente venendo a trovarsi in rotta di collisione con il piu’ ipocrita degli imperi,  quello statunitense che rifugge da tale epiteto e contrabbanda parole di untuoso buonismo : liberta’, democrazia, ma  è in verita’ l’erede piu’ che legittimo della bottegaia Inghilterra della quale ha fortemente  esasperato i principi,  sviluppando come mai prima si era visto, un consumismo dilagante ed un tecnicismo spersonalizzante, dandosi anche quel lustro teorico che gia’ l’Inghilterra si era accaparrata prezzolando pseudo intellettuali come i gia’ citati Smith, Say, Malthus e compagnia. In tutto questo complesso assunto si ravvede il distinguo tra popoli di terra e popoli di mare  operato dal filosofo geo politico Carl Schmitt  nel lontano 1942 . Liberalismo era stata chiamata alludendo ipocritamente alla liberta’ questa sotto teoria e con la solita mancanza di originalita’ l’america si e’ andata stringendo sotto l’etichetta di “neo Liberalismo.  Comunque sia contro questi Imperi le forze bottegaie , ovvero l’  Inghilterra coadiuvata prima dal suo impero coloniale  ed anche abilmente coinvolgendo nelle sue camarille  altre nazioni europee meno rilevanti come  Francia, Italia, Belgio, Olanda, Serbia, Grecia ed infine passando totalmente il testimone agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre visceralmente e spasmodicamente combattuto. Si crede ingenuamente che il grande nemico dell’Inghilterra sia stato Napoleone, assolutamente non e’ così Napoleone ha rappresentato solo una forma di esasperazione di un movimento, la Rivoluzione francese, che la Massoneria inglese aveva perfettamente contemplato nei suoi piani di egemonia mondiale, e che proprio l’imprevedibilita’ dell’ascesa al potere di un parvenu,  aveva costretto a correre ai ripari. Sconfitto Napoleone a Waterloo, piu’ pero’ da Radetzski e da Blucher che da Wellington, la palma del potere europeo era stata colta da quel personaggio eccezionale che fu il Principe Metternich e finche ‘ fu operativo lui, l’Inghilterra dovette rinfoderare le sue mire egemoniche europee. Un periodo alquanto lunghetto perlomeno fino al 1848/49, quando
  non a caso l’inghilterra tramite i suoi faccendieri, tipo i  Rotschild, prese a fomentare le varie aspirazioni nazionaliste dei popoli  (Sicilia, Lombardo Veneto in Italia,  Ungheria, Boemia ) ed anche a creare discordie e contrasti nello stesso Impero austriaco. Con il 1849 si registrano le ultime vittorie di reazione degli Imperi conservatori e tradizionalisti, ma ecco che appena qualche anno dopo i bottegai tornano alla carica sfruttando la crisi dell’impero turco ottomano (non contemplato nella precedente elencazione per la poca rilevanza del suo impianto) e l’occasione della guerra di Crimea: perfino il risibile regno di Sardegna viene coinvolto nel conflitto fidando sulla compiacenza di uno dei piu’ solerti faccendieri dei Rotschild : quel Camillo Benso di Cavour annoverato tra i padri della patria unitamente ad un esaltato visionario (Mazzini) un brigante arruffapopoli (Garibaldi) ed un re cialtrone tipo Miles gloriosus. La miccia torna a riaccendersi e nel giro di due anni (1859- 1861) l’Inghilterra riesce a sconvolgere in suo favore non poco l’equilibrio europeo. Crea difatti  una nuova nazione sua vassalla (l’Italia) indebolisce sensibilmente l’Impero Asburgico che fa scrociare con la Francia, indebolendo anche quest’ultima (Solferino) , ratifica e afferma la sua influenza in Sicilia anche in virtù di profique iniziative commerciali (i famosi principi sotto il vulcano Ingham, Woodhouse, Whitaker),  propizia di li’ a poco uno scontro fratricida tra Austria e Prussia, non puo’ impedire pero’ l’affermazione della Prussia  nello scontro contro la Francia (1870). Tornera’ all’assalto nel 1914  favorendo una guerra fratricida dell’Europa e anzi riuscendo a coinvolgere gli Stati Uniti e ingenerare la Prima Guerra Mondiale che fara’ piazza pulita degli Imperi del territori europei . Come spesso avviene nella legge del mondo, il paradosso si insinua nei suoi anfrattie difatti il trionfo verso i Paesi Europei deve passare il
testimone agli USA che diventano i nuovi iper bottegai del mondo e l’Inghilterra passa da
padrone a garzone  in una dialettica che un filosofo tedesco aveva dato per scontato (fenomenologia dello spirito di Hegel) e che un altro tedesco Karl Marx ha cercato di tradurre in termini prettamente economici (non a caso sotto parcella di un industriale con spiccati interessi in Inghilterra  Friederic Engels)

mercoledì 18 marzo 2026

FISICA E CONOSCENZA

 

Svincolata dal noioso iter, diciamo cosi’ Newtoniano, la fisica diviene  una materia molto simile alla filosofia ed ecco allora che scatta l' interesse : Heisenberg, Pauli, Schrodinger, Dirac, Bell, poi quella nuova definizione “fisica quantistica”, che magari si rifaceva piu’ a Leibniz che a Newton, ovvero la “vis viva” promanante da noi e non da fuori, in-sistente e non ex-sistente, applicata in quel calcolo infinitesimale con proiezioni di numeri negativi, rendeva il tutto anche per il passato, infinitesimamente piu’ stimolante. L’effetto della doppia fenditura, l’entenglement, l’effetto farfalla, il principio di indeterminazione su particella e flusso, l’equazione d’onda e il suo collasso e poi dai, quel gatto vivo o morto riferito giustappunto al collasso d’onda: i campioni della nuova fisica Heisenberg, Schrodinger, avevano tutti i crismi per assurgere ai nuovi campioni della conoscenza, assieme a quelli piu’ collaudati della vecchia filosofia da Leibniz a Kant, saltando a pie’ pari l’improponibile Hegel (improponibile per chi come me ritiene la rivoluzione industriale la quintessenza dell’abominio della nostra civilta’ e altresi considera tutta la pratica e il teorico ad essa correlato - illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, massoneria, cosidetta scienza economica e vari pseudo teorici tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, etc. del ciarpame derivato da quell’unica mentalita’ mercantile che io preferisco chiamare bottegaia) Si obiettera’ : ma come tu ritieni la rivoluzione industriale un passo indietro dell’umanita’ e anche la Rivoluzione Francese, il principio dei diritti e della liberta’, dell’eguaglianza dell’uomo un abominio? In realta’ io dico e sono in grado di dimostrare con lo studio, la conoscenza e un po’ di capacita’ di ragionamento, che a proposito de la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese del 1789, fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente che per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo  del contesto:  “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere,  marcia del sale,  primavera di Praga”….e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato  obiettivo e veritiero sulla storia  e questo non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il progressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore :  il denaro, il mercato, lo scambio.

Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma  e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era,  tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche  a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato,  può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’????
In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge  la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ;  così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. 
 Assunto quindi il principio che alla origine di ogni sovvertimento sociale  c’è sempre un potere costituito  e organizzato secondo ferrei dettami di precisi interessi economici, e che il tanto ipocritamente e buonisticamente  strombazzato popolo conta, ed e’ sempre contato meno del due a briscola, torniamo ai nostri interessei di fisica teoretica nell’accezione quantistica  per vedere se siamo in grado di stabilire una sorta di continuum con quelle forze che al potere bottegaio con relativi garzoni si e’ sempre opposto. In eta’ prebottegaia abbiamo figure come gli Imperatori germanici che lottarono sopratutto contro il Papato Federico Barbarossa, Federico II detto lo Stupor mundi,ma  l’avvento del potere mercantile (i banchieri, i commercianti, la
 emergente  borghesia) trovata una nazione guida l’Inghilterra e poi strutturatosi in una vera setta la Massoneria, la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, di cui abbiamo precisato il ruolo di acutizzazione del principio economico, realizzando il connubio con un altro elemento che diverra’ indissolubile al suo spirito : il tecnicismo con l’esaltazione del ruolo della macchina come nuovo paradigma a cui riferire la stessa essenza umana, e’ un qualcosa, non a caso di  primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una originaria localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra  che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa,  attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il  proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Le opposizioni al galoppante spirito bottegaio vengono unicamente da quei popoli, quelle civilta’ che si rifanno alla tradizione e pongono alla base del loro vivere sociale un certo conservatorismo dello spirito appunto di tale tradizione, venendo tuttavia ampiamente a contatto soprattutto con il tecnicismo dei tempi. E’ il caso dei Grandi Imperi della terra, quello Russo, quello austro ungarico e ultimo quello Germanico dopo l’unita’ sotto la guida prussiana di tutti i regni e ducati tedeschi. Un quarto Impero ma in grande decadenza e’ quello cinese, che tornera’ alla ribalta mondiale solo con l’adesione alla teoria comunista di cui ne elaborera’ una versione di carattere orwelliano . Un ulteriore Impero potrebbe essere annoverato nel Giappone, ma non nel XVIII e XIX secolo;  la sua rilevanza comincera’ ad essere pronunciata  solo con l’inizio del XX secolo, prima nel contrasto con un altro Impero, quello Russo , ma successivamente venendo a trovarsi in rotta di collisione con il piu’ ipocrita degli imperi,  quello statunitense che rifugge da tale epiteto e contrabbanda parole di untuoso buonismo : liberta’, democrazia, ma  è in verita’ l’erede piu’ che legittimo della bottegaia Inghilterra della quale ha fortemente  esasperato i principi,  sviluppando come mai prima si era visto, un consumismo dilagante ed un tecnicismo spersonalizzante, dandosi anche quel lustro teorico che gia’ l’Inghilterra si era accaparrata prezzolando pseudo intellettuali come i gia’ citati Smith, Say, Malthus e compagnia . Liberalismo era stata chiamata alludendo ipocritamente alla liberta’ questa sotto teoria e con la solita mancanza di originalita’ l’america si e’ andata stringendo sotto l’etichetta di “neo Liberalismo.  Comunque sia contro questi Imperi le forze bottegaie , ovvero l’  Inghilterra coadiuvata prima dal suo impero coloniale  ed anche abilmente coinvolgendo nelle sue camarille  altre nazioni europee meno rilevanti come  Francia, Italia, Belgio, Olanda, Serbia, Grecia ed infine passando totalmente il testimone agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre visceralmente e spasmodicamente combattuto. Si crede ingenuamente che il grande nemico dell’Inghilterra sia stato Napoleone, assolutamente non e’ così Napoleone ha rappresentato solo una forma di esasperazione di un movimento, la Rivoluzione francese, che la Massoneria inglese aveva perfettamente contemplato nei suoi piani di egemonia mondiale, e che proprio l’imprevedibilita’ dell’ascesa al potere di un parvenu,  aveva costretto a correre ai ripari. Sconfitto Napoleone a Waterloo, piu’ pero’ da Radetzski e da Blucher che da Wellington, la palma del potere europeo era stata colta da quel personaggio eccezionale che fu il Principe Metternich e finche ‘ fu operativo lui, l’Inghilterra dovette rinfoderare le sue mire egemoniche europee.
Un periodo alquanto lunghetto perlomeno fino al 1848/49, quando non a caso l’inghilterra tramite i suoi faccendieri, tipo i  Rotschild, prese a fomentare le varie aspirazioni nazionaliste dei popoli  (Sicilia, Lombardo Veneto in Italia,  Ungheria, Boemia ) ed anche a creare discordie e contrasti nello stesso Impero austriaco. Con il 1849 si registrano le ultime vittorie di reazione degli Imperi conservatori e tradizionalisti, ma ecco che appena qualche anno dopo i bottegai tornano alla carica sfruttando la crisi dell’impero turco ottomano (non contemplato nella precedente elencazione per la poca rilevanza del suo impianto) e l’occasione della guerra di Crimea: perfino il risibile regno di Sardegna viene coinvolto nel conflitto fidando sulla compiacenza di uno dei piu’ solerti faccendieri dei Rotschild : quel Camillo Benso di Cavour annoverato tra i padri della patria unitamente ad un esaltato visionario (Mazzini) un brigante arruffapopoli (Garibaldi) ed un re cialtrone tipo Miles gloriosus. La miccia torna a riaccendersi e nel giro di due anni (1859- 1861) l’Inghilterra riesce a sconvolgere in suo favore non poco l’equilibrio europeo. Crea difatti  una nuova nazione sua vassalla (l’Italia) indebolisce sensibilmente l’Impero Asburgico che fa scrociare con la Francia, indebolendo anche quest’ultima (Solferino) , ratifica e afferma la sua influenza in Sicilia anche in virtù di profique iniziative commerciali (i famosi principi sotto il vulcano Ingham, Woodhouse, Whitaker),  propizia di li’ a poco uno scontro fratricida tra Austria e Prussia, non puo’ impedire pero’ l’affermazione della Prussia  nello scontro contro la Francia (1870). Tornera’ all’assalto nel 1914  favorendo una guerra fratricida dell’Europa e anzi riuscendo a coinvolgere gli Stati Uniti e ingenerare la Prima Guerra Mondiale che fara’ piazza pulita degli Imperi del territori europei . Come spesso avviene nella legge del mondo, il paradosso si insinua nei suoi anfratti e difatti 
il trionfo verso i Paesi Europei deve passare il testimone agli USA che diventano i nuovi iper bottegai del mondo e l’Inghilterra passa da padrone a servo in una dialettica che un filosofo tedesco aveva dato per scontato (fenomenologia dello spirito di Hegel) e che un altro tedesco Karl Marx ha cercato di tradurre in termini prettamente economici (non a caso sotto parcella di un industriale con spiccati interessi in Inghilterra  Friederic Engels)

L' ALPINO MONUMENTO

 

Questo alpino che ebbi modo di conoscere personalmente nel 1963 ad un raduno degli alpini a Milano : credo sia l’unica persona al mondo che si sia visto dedicare un monumento da vivo (esclusi ovviamente i vari Lenin,  Stalin, Bokassa) e che monumento : quello di un massiccio alpino, lui appunto, che solleva un enorme masso per lanciarlo contro i nemici che in un furioso combattimento stavano oramai conquistando un ridottino  denominato “Ridotta Lombardia”  in Cirenaica,  precisamente presso Derna nella notte tra l’11 e il 12 febbraio  1912 -  azione, dettata dal fatto che i difensori del ridottino erano rimasti senza munizioni e stavano oramai soccombendo, quando quell’alpino che era in quell’ottobre di tanti anni dopo, li’ avanti a me in totale  ammirazionecon  un bel bicchiere di vino,  a raccontare ancora una volta quel suo  impulsivo gesto di utilizzare i grandi massi come estrema difesa contro gli assalitori,  gesto che fu  presto imitato dagli altri commilitoni del btg, Edolo del 5° alpini, e che  porto’ al respingere il nemico e salvare così la posizione.

 La medaglia d’argento col suo un po’ stinto nastrino azzurro  spiccava sul bavero della giacca del vecchio signore che aveva una lunghissima  barba a due punte  facendolo somigliare ad un personaggio preso da qualche antica favola, e per la verita’ mi venne da pensare che quella sola medaglia d’argento era ben poca cosa per uno che aveva segnato una così eroica reazione, addirittura inscritta nella pietra di un monumento;  altro che la stampella di Enrico Toti che nessuno, a pensarci bene,  avrebbe mai potuto notare nella enorme confusione di un attacco sul Carso (ho anzi letto da qualche parte a proposito del gen.Cigliana, comandante dell’XI Corpo d’armata, unita’ che assieme al VI Corpo di Capello in  quell’agosto del 1916 stava avanzando nell’ambito dell’offensiva verso Gorizia, che mentre stava esaminando l’entita’ dei caduti verso la zona di quota 85 sopra Monfalcone, un ufficiale gli fece “e qui pare sia anche morto, sa quel bersagliere senza una gamba, di cui molti anche la stampa hanno parlato, certo Enrico Toti, non un militare effettivo, ma una specie di mascotte, andava all’assalto assieme alle truppe combattenti con la stampella  ….”  “come come ? “pare ribadisse il Generale “e me lo dice così? -  quella stampella… diamine facciamo lanciaglierla in faccia al nemico” ”Ma signor generale” osservo’ il subalterno “ chi vuole che possa aver fatto caso nel corso di un assalto di migliaia di uomini, con gli shrapnels, le pallottole, i gas, alla  stampella di un singolo, tra l’altro neppure un militare di linea?” “Ci abbiamo fatto caso noi! “ Sentenzio’ imperioso il Generale “mi trovi il comandante del reparto dove questo Toti si appoggiava e gli faccia preparare la motivazione di una medaglia d’oro al valor militare sul campo”) - come Enrico Toti probabilmente anche tante altre
medaglie d’oro con motivazioni quanto mai stiracchiate e spesso e volentieri anche inventate, magari ecco in relazione al grado e all’importanza del personaggio in questione. Ricordavo che anni prima quando ero alle elementari la maestra Marinelli ci porto’ ad una conferenza di un grandemutilato di guerra Carlo Delcroix cieco e  senza mani, e rimasi stranito che anche lui avesse solo la medaglia d’argento, mentre mi pareva che altri che l’avevano avuta d’oro non avessero poi questi grandi meriti in piu’;anche Menini il cte del battaglione alpini d’africa fu decorato solo di medaglia d’argento mentre un suo sottoposto e non altrettanto conosciuto come 
 nome, 
anzi quasi del tutto  sconosciuto ai piu’, il capitano Pietro Cella, la ebbe d’oro. Diciamo che puo' esserci una sorta di fortuna anche nella concessione delle medaglie, a volta in crescendo , ma a volte anche a decrescere di  valore Questa pero’ dell’alpino Antonio Valsecchi da Civate (Como)  cl.1888divenuto poi Sergente  era forse la piu’eclatante;  c’era li’ in piena Milano il monumento in bronzo che lo rappresentava  scolpito dallo scultore Emilio Bisi nel 1914, e ristrutturato nel 1948,  di cui negli anni successivi ne avrebbero eretto altre copie a Merano (1938) a Edolo (1954), quindi un qualcosa di estremamente concreto quasi un aggiornamento dell’oraziano “Exsegi monumentum aere perennius”perche’ qui oltre al bronzo del monumento  c’era il personaggio  vivente che 
parlava e scherzava, e poteva infiammare noi che gli eravamo dappresso e in ispecie un ragazzetto come me, innamorato della storia militare, di quella degli alpini in particolare per una questione di familiarita’ stante l’appartenenza a tale Corpo del proprio nonno e omonimo Mario Nardulli cl. 1888, come Valsecchi ma che non era vissuto cosi’ a lungo. Per quel che ne ho saputo Antonio Valsecchi mori’ due anni dopo quell’incontro nel 1965 a settantasette anni, ma di certo nessuno piu’ di lui ha incarnato l’eroismo così come me lo ero costruito io nella mia familiarita’ con la figura di mio nonno, anche lui alpino, anche lui con quella medaglia d’argento  che non esauriva e forse neppure testimoniava adeguatamente tutto il vissuto di un eroismo che magari poteva anche rifarsi alla teoria di Junger sull'idealismo eroico ed anche alle concezioni in tal senso di Evola. Il punto e’ che in quell’ottobre del 1963 tutto in me  aveva come una interazione, che saltellava a mo’ di diavoletto di Maxwell tra il Monumento e il Personaggio , una sorta di 
applicazione di “vis viva” leibneziana nel calcolo infinitesimale, per la misurazione non di uno stato, ma di un flusso,  in cui si muovevano limiti, derivate e integrali, frammentandosi in tanti cammini che erano tutte possibilita’ di realizzare la probabilita’ piu’ opportuna. Discorso molto complesso e presa di posizione su di  una certa direzione, suscettibile pero’ di grande cambiamento, un cambiamento  indotto da fatti esterni, dall'evoluzione ovviamente in peggio della situazione sociale (quindi una involuzione, una decadenza) venuta in luce quasi improvvisamente,  quasi sessant’anni dopo (2020)  quando i metri di giudizio a causa di una diversa 
Junger e Evola
emergenza avevano cambiato i termini del contendere : il cammino eroico di Junger ed Evola che era stato anche il mio, specie nella giovinezza, che avevo respirato nella casa di via Nicolo’ V alimentato da sciabole, medaglie, cappello d’alpino con penna bianca (mio nonno dopo la seconda guerra mondiale era stato nominato 
 Colonnello del Ruolo d’Onore) tempestata dei segni di rossetto dei baci delle ragazze come si addice ad un vecio, ora assumeva tutt’altri parametri, il cappello con la penna bianca senza segni di rossetto e tutto azzimato, senza pieghe e rientri, con l’aquila generalizia bordata rosso e tre stelle stava dalla parte della paura, del conformismo, del pecoronismo, mentre l’eroismo quello vero, quello che rievocava il masso di  Antonio Valsecchi, era dalla parte di un uomo che correva sulla spiaggia a fronte mare per sfuggire alle infami persecuzioni del potere e dei suoi servi e volenterosi carnefici.
 Eroismo e liberta’, senza neppure quella modesta attestazione di riconoscimento, ma un atto degno, anzi superiore a tutte le Medaglie d’oro,Victorie cross, Legion d’Onore, Pour le merite' proprio come il monumento di Valsecchi, che nella fattispecie  si fa dinamico e assume l'aspetto dei passi di corsa del fuggitivo che merita un elogio con il titolo del 
libro di un famoso saggio di Henry Laborit "Elogio della fuga" che puo ' divenire la piu' alta forma di eroismo, non un idealismo eroico, ma un vero e proprio pragmatismo eroico 
 

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...