Eh si! ci sono anche una serie di rivolte, sommosse, rivoluzioni e rivolunzioncine di cui la matrice massonica e’ meno evidente, come ho detto ad esempio a proposito della rivolta del sette e mezzo a Palermo o di quella dei Fasci siciliani del 1894, anzi forse del tutto inesistente e alcune volte addirittura antitetica. Se ad esempio nel processo di unificazione dell’Italia, l'intromissione della Massoneria e’ fin troppo palese, non altrettanto puo’ essere rimarcato per quello della Germania, dove una classe di potere egemonica ha poco o nulla a che spartire con la mentalita’ commerciale e bottegaia dell’Inghilterra e dei Paesi ad essa correlati - l’Italia tra le prime in Europa, ma anche gli Stati Uniti, specie quelli che si affermeranno dopo la vittoria della coalizione nordista – sono state dei banchi di prova in quel decennio sessanta dell'influenza massonica . ma non la Germania che ancora fa mostra di una sorta di retaggio guerriero, ovvero “l’eta’ dei guerrieri” alla Esiodo, così le folgoranti vittorie militari, il piglio della sua classe militare, la valenzia della nazione battistrada la Prussia, di cui lo stesso cancelliere Bismarck non disdegna di rivestire spesso fogge militari. Su tale falsariga e’ l’Impero austriaco che nel 1867 diviene austro-Ungarico, anche se sotto tutela prussiana che l’ha battuta in guerra a Sadowa l’anno precedente . L’odio, la repulsione della Massoneria e della loro patria bottegaia per questi retaggi di spirito guerriero nelle nazioni d’Europa centrale, che a tratti e con accezioni assai spesso contrastanti, si dilata anche all’Impero russo e’ feroce e attraversa tutto il XIX secolo con una vera e propria esplosione deflagrante nel 1914: in tale anno difatti la Massoneria non perdera’ occasione per operare un deciso salto di livello, non piu’ con una rivolta, neppure piu’ con una rivoluzione, ma con una guerra mondiale di proporzioni ed entita’ quali non si erano mai viste in tutta la storia dell’umanita’.Si ! qui lo dico e qui lo affermo: e’ la massoneria la vera sobillatrice dell’ordine costituito in quell’estate del 1914, la massoneria che si serve della piu’ bottegaia delle nazioni che e’ pronta a riversare tutta la sua influenza commerciale nei campi di battaglia, e trascina abilmente i suoi razzaffonati alleati sfruttando abilmente certe discrasie spesso e volentieri di vecchia data : uno spirito di revanche della cocente sconfitta di Sedan del 1870 per la Francia, la Russia puntando sulla sua eterna rivalita’ con gli imperi teutonico e aburgico, e ultima, un po’ per il colletto, una Italietta di scarsa affidabilita’ sia per i suoi voltafaccia sia visti i suoi non esaltanti precedenti militari (la sconfitta del ’66, la farsa della presa di Roma nel ‘70 e anche una debacle coloniale addirittura in una battaglia campale contro gli abissini nel 1896 ). I Guerrieri teutonici si rivelano però ossi duri da spolpare e solo per una serie di disgraziate circostanze non colgono specie nei primi mesi di guerra quella folgorante vittoria che probabilmente avrebbe decretato il fallimento di tutta la bottega ed allora ecco ricorrere all’aiuto oltre oceano degli apprendisti nuovi capi bottega . Mai come in quel 1917, dopo tre anni di logoranti battaglie e milioni di morti, i Maestri Massoni debbono essersi compiaciuti della scelta dei loro antenati di favorire l’indipendenza degli Stati Uniti d’America, una nuova entita’ staccata dalla madre patria, ma sempre unita da vincoli piu’ forti di quelli nazionali: sara’ infatti la scesa in campo degli americani a far pendere la bilancia dalla parte della Intesa di Inghilterra, Francia e Italia , anche se deprivata dell’alleato russo a causa di una rivoluzione. Rivoluzione di febbraio e soprattutto Rivoluzione di ottobre cosidetta bolscevica, per la quale non mi sento di attribuirle una matrice massone, ma anzi questa volta organizzata proprio dalla parte avversa, la parte riconducibile ai “Guerrieri” desiderosi con ogni mezzo di staccare dalla contesa pezzi della coalizione nemica. Sono d’accordo che la Massoneria soprattutto di etnia ebraica era contrarissima al potere dello Zar e da parecchi anni fomentava rivolte contro la Russia favorendo altresì altre nazioni contro di essa, come ad esempio con la guerra russo-giapponese, pero’ nel 1914 aveva per ragioni di stato e di opportunita’ strategica dovuto accettarne l’alleanza nel conflitto. L’atavico odio della massoneria ovvero di quella borghesia sempre piu’ elitaria in senso mercantile e commerciale, contro la concezione stessa dell’Impero che vedeva in tale istituzione solo un ostacolo al suo spirito mercantile e commerciale legato al profitto, doveva per il momento scendere a patti e operare un distinguo, pero’ quando nel 1917 l’Alta Finanza Germanica su commissione dello Stato maggiore tedesco comincio’ a finanziare la rivoluzione in seno alla Russia, molto probabilmente l’Alta Finanza Inglese ed ebrea si mantenne neutrale, dedicando la sua attivita’ a favorire il pronto intervento nel conflitto degli USA ovviamente dalla loro parte: è una tesi questa non condivisa dall’autore dell’accennato libro” Rivelazioni non autorizzate”, Marco Pizzuti, che anche per la Rivoluzione Bolscevica da’ gli stessi finanziatori e organizzatori, prendendo a sostegno il fatto che per la appena precedente rivoluzione di febbraio il suo protagonista Alexander Kerensky fosse sia un ebreo che un massone . Ma a mio parere un conto e’ la rivoluzione di Kerensky che aveva tratti socialdemocratici e quindi in linea con l’interesse commerciale ed economico dei Paesi dell’Intesa e soprattutto dell’alta finanza ebrea pilotata sempre dalla massoneria , un conto e’ la rivoluzione d’ottobre che da subito aveva fatto mostra di quei caratteri di estremismo esasperato , che lasciava intendere chiaramente che mai piu’ una rivoluzione capitanata da un fanatico ideologo e demagogo come Lenin avrebbe continuato la guerra a fianco di Paesi capitalisti . E’ difatti cosa fin troppo nota che Lenin prigioniero dei tedeschi per le sue attivita’ sediziose in germania non solo venne liberato, ma fu fatto viaggiare su un vagone blindato di un treno protetto da truppe tedesche con meta esclusiva la frontiera russa, proprio per sobillare con tutta la sua consumata abilita’ la rivoluzione e favorire un esito estremo che portasse alla defezione della Russia dalla guerra.Un po’ la stessa musica per il secondo grande protagonista della rivoluzione d’ottobre Leone Trotsky, che viveva a New Jork in quanto espulso dalla germania e che la comunita’ Germanica d’America fece imbarcare segretamente per San Pietroburgo nel marzo 1917. Il mio parere e’ che se la massoneria di cui sembra che sia Lenin che Trotzsky facevano parte, aveva investito su tali personaggi era piu’ una questione di anni passati, per intenderci ai tempi della guerra Russo Giapponese, dell’ammutinamento della corazzata Potemkin, ma in quel 1917 la palla di un simile complotto era passata all’alta finanza germanica su commissione dello Stato Maggiore germanico, che diede avvio appunto alla operazione di favorire una rivoluzione con il movente specifico di far defezionare dal novero dei nemici una componente di primissimo piano. Facciamo una ulteriore riflessione: le cose della vita, specie quando ci sono in gioco grandi interessi, non sono mai bianco e nero, ma hanno una varieta’ illimitata di grigi, così anche io penso che la massoneria, l’alta finanza internazionale quasi tutta di etnia ebraica , abbiano avuto parte in complotti di ogni genere soprattutto nel favorire quello spirito falsamente democratico, larvatamente buonista, apparentemente propenso alla emancipazione delle masse, che specie ai giorni d’oggi e’ diventato dominante: ovvero un po’ l’aggiornamento del “pecunia non olet” dell'Imperatore Vespasiano ovvero il denaro non puzza, questo significa che da qualunque parte vengano i profitti, saranno sempre ben accetti, il danaro non ha odore e non ha personalita’, piu’ aperta sara’ la societa’ e tollerante di tutte le posizioni, anche le piu’ estreme, piu’ ampio sara’ il consumo e quindi il guadagno; ecco quindi la spiegazione del perche’ sia Massoneria che l’alta finanza e i notabili ebrei, abbiano sempre caldeggiato emancipazione e le idee liberali e perseguito, o meglio fatto perseguire da pensatori prezzolati le piu’ avanzate e cosidette progressiste, idee e movimenti di totale apertura ad ogni istanza come uno dei piu’ famosi ronzini di tale tendenza karl Popper ha cercato di condensare nel suo ignobile saggio “La societa’ aperta e i suoi nemici” un testo che non a caso e’ divenuto una sorta di bibbia e di manuale d’uso delle lobbies internazionali di industrialismo e consumismo esasperato in questi primi decenni del terzo millennio, grazie anche al suo allievo George Soros, che proprio grazie alla farsa di una presunta pandemia, all’inganno e alla manipolazione perpetrata con un impiego massiccio di danaro e la mobilitazione della quasi totalita’ dei mass media , è a tutt’oggi in primissimo piano nel tentativo di asservire in maniera totale l’umanita’ ai principi di un iper capitalismo che ha gettato ogni maschera e si è finalmente congiunto con la faccia fino a poco fa tenuta oscura della sua stessa medaglia, quella del socialismo progressista, giustappunto di una societa’ aperta dove ogni diversita’ venga appianata in nome del feticcio del consumo globalizzato, ma pilotato da ristrettissime elites
sembra una modalità di coniugazione spazio/temporale laddove ci si muove tra futuro anteriore e calcolo infinitesimale ove limiti, derivate e integrali sono proiezioni di numeri negativi (ovvero numeri immaginari)
martedì 18 ottobre 2022
lunedì 17 ottobre 2022
LA MASSONERIA E L'ITALIA
Nei precedenti articoli si è tanto parlato di massoneria a proposito di rivoluzioni e si e' anche fatto qualche veloce cenno all'esplicarsi di essa nel nostro Paese: in questo articolo focalizziamo l'attenzione giustappunto alle vicende italiane e vedremo che tutto quello che i libri di storia ed anche la comune accezione piu' o meno accreditata, ci hanno propinato e' solo una lunga congerie di menzogne. Probabilmente le nostre logge massoniche non hanno la stessa rilevanza e neppure lo stesso prestigio di quelle inglesi e probabilmente neppure di quelle francesi o americane, pero’ la Massoneria ha recitato anche da noi e da tempo immemorabile la sua ingombrante influenza. Non sto parlando di Logge piu’ o meno deviate tipo la P2 di Licio Gelli degli anni settanta del novecento, ma della massoneria piu’ rinomata, quella inglese di cui le nostre confraternite sono state sempre delle derivate con un altissimo grado di sudditanza. Chi fu a finanziare la campagna sia pure rovinosa di Carlo Alberto nel 1848 contro l’Austria? C’è da chiederlo? Un esponente della potentissima famiglie ebrea e massone dei Rotschild : il potere imperiale austriaco così come quello, sia pure nella meta’ ottocento ancora frammentato, della Germania, sono stati sempre visti come il fumo negli occhi dalla Massoneria: di certo per quel rifarsi ancora a quello spirito dell’Impero e per quel non volersi sottomettere al volere anche pseudo etico del denaro come collante di tutto. Se difatti leggiamo le pagine dei Buddendrock di Thomas Mann e vediamo la figura dei commercianti tedeschi, noteremo che hanno delle caratteristiche molto differenti dai loro colleghi anglosassoni : accanto al denaro vi sono altri elementi tipo la signorilita’ l’onore, il decoro…insomma in qualche maniera siamo ancora in una accezione di eta’ dei guerrieri e solo con una certa riluttanza la etnia germanica e mitteleuropea e’ scesa a patti con lo spirito bottegaio tipico dell’ascesa dei mercanti . Insomma lo abbiamo detto anche Giulio Cesare indulgeva alla potenza del denaro, ma fino ad un certo punto, lui non sarebbe mai divenuto un Crasso e così un prussiano, un bavarese, un austriaco non sarebbe mai divenuto un inglese. La monarchia francese era stata come abbiamo visto eliminata e anche se dopo la rivoluzione era tornata in una accezione molto piu osservante del potere economico, tant’e’ che quando il Re Carlo X aveva manifestato tratti non in linea con le direttive del potere massone ecco che era stato fatto fuori nella solita maniera con rivolte tipo rivoluzione e al potere era salito quel Philippe Egalite’ che era stato favorevole alla decapitazione di Luigi XVI ed era un maestro massone di antichissima data. Cosi’ Napoleone III che doveva arrivare al potere prima come Presidente di una nuova Republica nel 1848 e poi come Imperatore ricalcando il suo famoso zio. E comunque i Rorschild tornarono a piu’ riprese nel finanziare il velleitario Regno di Sardegna specie quando al suo governo era salito il conte Cavour un docile esecutore delle loro direttive.Così finanziarono per intero la ridicola spedizione in Crimea nel 1855 a favore di inglesi e francesi nella famosa guerra di Sebastopoli, per poi ammettere il piccolo Stato al congresso di Plombiers e stringere quindi la discussa e pochissimo onorevole alleanza con la Francia di Napoleone III. L’Imperatore francese ci mise faccia e proprie truppe in cambio di Nizza e la Savoia , ma a tessere le fila dell’intera operazione fu ancora una volta la Massoneria inglese, che smise di appoggiare l’intera campagna solo dopo la carneficina della battaglia di Solferino tra Francesi e austriaci e non certo dopo la scaramuccia di San Martino con protagonisti i savoiardi dove solo nella nostra storia nazionale si mettono insieme le due localita’ quasi si fosse trattato di una stessa battaglia: meglio molto meglio finanziare la scalcinata spedizione dei mille capitanata dal noto brigante internazionale Giuseppe Garibaldi per la conquista di uno Stato da burla dove il capitale inglese controllava praticamente tutte le leve del potere economico, ma anche militare, come ben si vide in tutte le fasi di tale campagna, dallo sbarco delle due navi di garibaldini di cui una si incaglio’ nel porto di Messina e solo l’intervento di una fregata inglese impedi’ che la flotta borbonica potesse profittare dell’occasione “ se una palla borbonica sfiora le vele di questa nave” fece sapere il comandante della fregata “voi siete in guerra con Sua Mesta’ la regina Vittoria” Stessa storia nella prima battaglia campale tra garibaldini ed esercito borbonico nella piana di Calatafimi. Il Gen. Landi che era stato comprato con piastre d’oro turche , aveva assicurato che appena uno solo dei garibaldini avesse raggiunto il settimo terrazzamento della collina a fronte di Calatafimi, avrebbe ordinato la ritirata dell’intero esercito borbonico . Purtroppo questo settimo terrazzamento sembrava maledetto, perche’ non un solo uomo di tutta la compagine garibaldina riusciva a raggiungere tale obietttivo concordato per la ritirata dell’avversario e questo non perche’ ci fosse un qualche fuoco di interdizione, ma proprio per la fatica di superare i diversi terrazzamento. Forse poteva riuscire qualcuno degli scavezzacolli arruolati dal duo RosolinoPilo-Giovanni Corrao, nelle famose bande, poi denominate “picciotti” ragazzi giovani e forti foraggiati da una sorta di proto mafia, che però Garibaldi aveva disposto che attaccassero di lato, ripeto giovani forti e svelti di mano,probabilmente anche di gambe, ma totalmente digiuni di guerra e combattimenti, che malauguratamente per loro, si ritrovarono contro un reparto di uno dei pochissimi ufficiali che forse per il suo basso grado non era stato comprato, il Maggiore Sforza, il quale ordino’ il fuoco disperdendoli all’istante, Fu probabilmente a quel punto che Garibaldi pronuncio’ il suo famoso “Bixio qui si fa l’Italia o si muore “Nino Bixio e’ stato spacciato per un generale indomito e coraggiosissimo; in effetti lo era , ma era anche un individuo collerico, severissimo coi sottoposti e anche sanguinario - sembra che durante il viaggio da Quarto avesse sparato in faccia ad un suo ufficiale che non lo aveva prontamente ubbidiito e non e’ un caso se pochi mesi dopo gli inglesi pretesero che fosse lui a guidare la repressione per dei fatti incresciosi accaduti a Bronte una cittadina sotto giurisdizione inglese (la ducea di Bronte di proprieta’ degli eredi dell’Ammiraglio.Nelson ) dove la rabbia contadina sperando in una improbabile liberazione da servitù millenarie aveva ucciso alcuni notabili e proclamato la annessione delle terre – comunque sia, li’ a Calatafimi Bixio era comandante in seconda e dipendevano da lui i Colonnelli dei tre settori centrali a fronte della collina, senza dubbio le parole di Garibaldi dovettero spingerlo ad usare parole molto piu’ forti verso i suoi subalterni non scevre di tremende minacce, sicche’ in uno di questi settori finalmente un trafelato colonnello Sirtori raggiunse il fatidico settimo terrazzamento: come da copione scatto’ l’ordine di ritirata del comandante borbonico Gen. Landi che aveva bellamente ignorato le richieste del maggiore Sforza di passare al contrattaco dopo lo sbandamento dei picciotti delle colonne laterali, Testimoni oculari, ovviamente ignorati o messi a tecere, riferirono che i soldati borboni piangevano all’idea di ritirarsi, imprecando contro i loro generali che impedivano loro di cogliere una sicura vittoria. Stesso copione per le fasi successive della campagna, che i libri di storia continuano a dirci gloriosa, ma che fu invece dall’inizio alla fine una campagna sotto tutela della massoneria inglese che aveva tra l’altro in Sicilia tutta una serie di grandi famiglie di imprenditori, con le mani in pasta in vari settori commerciali: l’estrazione dello zolfo, la commercializzazione del sale, tutta una serie di tonnare con locali e macchinari atti alla pesca e alla conservazione e inscatolartura del tonno con relativa spedizione in Inghilterra e persino negli Stati Uniti, grandi coltivazione di terreni agricoli con uliveti e vite a scopo di diffusione di olio e vini e financo la produzione di uno speciale liquore fatto con uve della zona di Marsala, particolarmante gradito dagli anglosassoni in quanto molto simile allo Cherry : stiamo parlando degli Ingham, dei Woodhouse, dei Whitaker, i famosi “principi sotto il vulcano”, che da numerosi anni (piu' di sessanta, al seguito della donazione del re Ferdinando III Borbone, della Ducea di Bronte all’ammiraglio Orazio Nelson per ricompensarlo del soffocamento della Repubblica Partenopea) si erano trasferiti e stabiliti in Sicilia e avevano avviato le diversificate attivita’ di cui fatto cenno. Furono proprio questi “ principi “tutti strettamente implicati nella Massoneria che cominciarono a lamentarsi con la Madre Patria dell’intrusione della famiglia reale dei Borbone nei loro affari, gia’ negli anni subito dopo il ’48: probabilmente e’ proprio da tali lamentele che comincio’ da parte del Governo inglese una vera e propria campagna denigratoria del regno delle Due Sicilie che ebbe il suo clou nel 1851 in due lettere scritta dal politico inglese William Gladstone ad un suo collega parlamentare George Hamilton Gordon, dove c’era quell’espressione “la negazione di dio eretta a sistema di governo” riferita appunto al Governo borbonico, che fece il giro del mondo e il suo eco non si del tutto spento neppure ai nostri giorni: era una frase che in realta’ si riferiva al sistema carcerario, ma non e’ questo il fatto importante, il fatto davvero importante e’, che come qualche anno dopo lo stesso Gladstone in visita a Napoli oramai facente parte del regno d’Italia, ammise, che tale frase fu abilmente sfruttata dal leader liberale John Temple conosciuto come Lord Palmerson, che tra l’altro gli aveva anche commissionato la stesura delle due lettere, per orchestrare una gigantesca campagna denigratoria del Regno delle Due Sicilie.Per la cronaca Gladstone era stato si a Napoli nel 1850, ma non aveva visitato alcun carcere e si era invece limitato a riferire delle livorose impressioni dei liberali napoletani a seguito dei fatti del ’48. Superflo sottolineare che tutti e tre i personaggi protagonisti di questa ante litteram “fake news” erano influenti Maestri Massoni.
I Principi sotto il Vulcano furono costanti interlocutori e consigliori (e detto per inciso qualcosa di piu’) durante la campagna di Sicilia, di Garibaldi e di tutto il suo Stato maggiore : Bixio, Sirtori, Crispi, La Masa, Turr, Corrao facevano la spola tra il Palazzo delle Aquile dove aveva sede il comando rivoluzionario e i sontuosi palazzi dove risiedevano i nobili inglesi e non a caso parlavano tutti fluentemente l’inglese, Vi e’ poi il giallo della cassa segreta con tutta la documentazione finanziaria della spedizione, di cui chi scrive è in grado di fornire una versione di prima mano, in quanto conoscente e amico di Stanislavo Nievo scrittore e regista televisivo, nonche autore del libro “Il prato in fondo al mare” dove si racconta del tragico naufragio con il piroscafo Ercole e del suo antenato lo scrittore Ippolito Nievo, in quel 1860 Tenente Colonnello responsabile dell’Intendenza militare, che giustappunto trasportava nel piroscafo tale cassa con non solo le riserve auree e di valuta dell’impresa, ma con anche tutta la documentazione finanziaria, che se non si fosse inabissata con il piroscafo e l'equipaggio tra cui lo stesso Ippolito Nievo, si sarebbe potuto risalire a chi realmente finanziò
l’Impresa. I misteri di Sicilia e le probabili ingerenze massoniche non finiscono con la conquista del regno delle Due Sicilie da parte di Garibaldi e quindi il passaggio tramite plebisciti al Regno d’Italia sotto sua Maesta’ Vittorio Emanuele II e Capo del governo il più ossequioso dei cavalier serventi della Massoneria Inglese Camillo Benso di Cavour: uno dei piu’ valenti sottoposti di Garibaldi il Colonnello e poi Generale, promosso sul campo Generale, Giovanni Corrao, l’amico intimo del concittadino palermitano Rosolino Pilo, tornato Colonnello con il passaggio dal cosidetto Esercito Meridionale all’Esercito Regio del nuovo Regno, non era durato a lungo nei ranghi dell’Esercito regolare e aveva fatto ritorno tra le fine garibaldine nel ’62 combattendo ad Aspromonte dove Garibaldi fu ferito dalle truppe Regie del Col. Pallavicini (episodio riportato nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti con Ivo Garrani nella parte del Colonnello).
sabato 15 ottobre 2022
LE RIVOLUZIONI PILOTATE DALLA MASSONERIA
Se dunque la piu’ famosa delle rivoluzioni fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente avvenne per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo del contesto: “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere, marcia del sale, primavera di Praga….e chi piu’ ne ha, piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato obiettivo e veritiero sulla storia e questo come abbiamo visto non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il prog
ressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore : il denaro, il mercato, lo scambio. Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era, tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato, può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’???? In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ; così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. Abbiamo trattato al dettaglio della piu’ famosa pandemia quella del 1348 e della piu’ famosa rivoluzione quella francese del 1789, ma questo non significa che ce ne furono altre e non solo successivamente come ben sappiamo, ma anche in precedenza : ad esempio in merito della peste, vi fu quella di Atene del 480 a.c. , il cui Tucidide che la descrisse avanzo’ alcuni temi che possono anticipare alcuni elementi di raccordo con le epidemie successive, soprattutto in merito alla questioni delle origini della pestilenza, ovvero un lungo assedio della citta, situazione igienico sanitaria al collasso, sporcizia, assembramento, e, determinante la paura come collante di tutte le manifestazioni degenerative sia fisiche, che psichiche. In quanto alle Rivoluzioni, vi fu quella inglese di Cromwell e vi fu anche una rivoluzione non sociopolitica, ma forse molto piu’ caratterizzante nel profondo della struttura sociale ed anche economica: la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, non a caso di primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una peculiarita’ originaria sia nella appartenenza ad una determinata frangia della popolazione mondiale : gli ebrei, sia una localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa, attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Non e’ una caso che la epocale e famosissima rivoluzione francese ebbe una sorta di antefatto proprio in casa britannica, o meglio non proprio in casa, diciamo in una dependance suburbana quale potevano essere le Colonie Americane. Mi spiego perche’ non ho considerato come precedente della Rivoluzione francese, la Rivoluzione inglese con alla testa Oliver Cromwell di oltre centocinquanta anni prima, con tutto che ci fu il fattore comune dell’esecuzione di un Re legittimo: perche allora la borghesia commerciale inglese non aveva ancora dato avvio alla ricostituzione della Massoneria, con la Gran Loggia d’Inghilterra , che avvenne solo nel 1717 con costituzione ratificata solo nel 1723; quindi a rigore non possiamo trovare gli inquietanti paralleli che appunto solo con la rivoluzione delle Colonie Americane denominata Guerra d’Indipendenza e con la premessa strutturale della Rivoluzione Industriale e l’avvento dell’era delle macchine, possiamo considerare un effettivo precedente.V’e’ una premessa da considerare e tutto oggi, specie con quello che abbiamo vissuto negli ultimi due anni di questo secondo decennio del terzo millennio, ci induce a prendere in assoluta, imprescindibile considerazione, proprio parlando di cio’ che attiene quella famosa revisione totale del racconto della storia. Il “Nulla e’ mai successo davvero” di cui abbiamo argomentato a piu’ riprese a proposito del racconto che ci e’ stato fatto della storia, si fa un vero e proprio “ Principium individuationis” tanto più informante e praticamente assoluto, quanto si avvicina ai nostri giorni “el pueblo unido jemas sara’ vencido” ci hanno ripetuto con slogan e anche in musica, le sinistre ipocrite, costantemente nel libro paga delle diverse lobbies ipercapitaliste - “il popolo unito giammai sara’ battuto !” ebbene io dico e suffragato da tanto di documentazione storica di tutti i tempi, il netto contrario: “giammai e’ successo che il popolo unito abbia vinto checchessia” se puo’ sembrare che abbia qualche volta vinto , ecco come nella rivoluzione francese e nel suo precedente della guerra d’Indipendenza delle Colonie americane. oppure chessò durante il cosidetto Risorgimento Italiano, o nella Rivoluzione bolscevica, nella celeberrima Marcia su Roma delle Camicie Nere, o ancora nel crollo del comunismo sovietico, persino in fenomenucci meno rilevanti tipo le Brigate Rosse con il celeberrimo rapimento di Moro o Mani Pulite degli anni novanta in Italia, e’ stato sempre e solo sotto commissione e strettamente pilotato da chi di dovere . Sorvolo di parlare di oggi dove la falsissima e gonfiatissima pandemia di un ridicolo coronavirus ha fatto da battistrada a una guerra contro l’avversario di sempre degli amerivani (eredi della bottegaia inghilterra e torniamo al nostro imputato piu’ rilevante : la massoneria : Come dice Marco Pizzuti nel suo libro “Rivelazioni non autorizzate” libro da cui ho attinto molte informazioni qui riportate : “Le Rivoluzioni per avere successo devono poter contare essenzialmente su due fattori : una struttura organizzata che si ponga alla loro guida e i fondi necessari per realizzarle – nessuna ribellione allo status quo può durare a lungo se non e’ stata prima ben congegnata e poi generosamente finanziata da qualcuno” ; Così e’ stato per la Rivoluzione francese e così per tutte le cosidette rivoluzioni ante e post cedenti, ma ecco, con buona pace degli Inti Illimani non c’è stato mai alcun Pueblo Unido che abbia avuto successo in alcunche’. La guerra d’Indipendenza americana, che magari per noi europei non sara’ cosi’ significativa e sconvolgente come quella francese, rappresenta pero’ il caso piu’ probante per valutare come l’influenza di pochi cosidetti eletti sia sufficiente per imprimere un diverso corso alla storia. C’è anche da aggiungere che siamo nella prima emanazione di effettivo potere della confraternita massone, ovvero di quella borghesia commerciale emergente, che in Inghilterra stava divenendo piu’ potente della stessa Casa reale e dello Stato da lei rappresentato; favorire nella fattispecie della colonia americana una societa’ ancora non consolidata, si da poterle imprimere il proprio sugello distintivo , un sugello a carattere eminentemente commerciale, addirittura al di sopra dell’autorita’ statale, poteva rappresentare davvero una escalation di potere assoluto al di la’ di ogni legge e di ogni convenzione, vieppiu’ rafforzato dal fatto di favorire non una compagine sociale gia’ strutturata, ma in fieri , con lo status addirittura di colonia, una colonia che nelle intenzioni dei finanziatori e ideatori della rivolta, doveva rappresentare una longa manus della propria influenza e con un potenziale di implicazioni praticamente illimitato. Da qui deriva il fatto della massiccia presenza di uomini della Massoneria in tutte le fasi della guerra , presenza che si avvaleva anche di figure autocne ovvero massoni americani, accreditati dalla madre patria inglese giustappunto ad assolvere ai compiti prestabiliti. Si hanno prove certe dell’esistenza di logge massoniche in territorio americano gia’ dal 1720 e queste cominiarono a diffondersi anche nelle file dell’esercito di occupazione inglese, in ispecie tra ufficiali di alto grado, tantè che intorno alla seconda meta’ del secolo mentre le Logge americane andavano proliferando come i funghi , i legami di confraternita tra le truppe regolari britanniche e i loro colleghi coloniali si consolidavano velocemente. In questo contesto, generali di ambo le formazioni come Ligoner, Amherst, Putnam, Cornwallis, Hove, Nixon, Wooster, Washintong , Montgomery erano tutti, anzitutto massoni. In quanto al tipo di guerra che scoppio’ tra queste due, diciamo così fazioni , ma in realta’ univoca compagine, non fu tanto vinta dai coloni americani quanto persa dagli inglesi, perche’ così doveva essere in partenza, così era stato stabilito in precedenza e nessuno, quale che fosse la fazione cui apparteneneva , aveva la benche’ minima possibilita’ , e diciamolo, anche nessuna voglia, di cambiare i termini della partita. Ecco perche’ dobbiamo bandire ogni disquisizione militare da questa cosidetta guerra; nessuna tattica e nessuna strategia possono spiegare il perche’ della debacle dell’esercito inglese rispetto a non meglio precisate bande di coloni, che tra l’altro non utilizzavano neppure tecniche di guerriglia proprie di popoli quando sono in netta deficienza strutturale e organizzativa, sfruttando magari paludi, foreste, terreni accidentati ; la maggior parte delle battaglie si svolse infatti nei canoni delle classiche battaglie di campo europee, con assedi, scontri frontali, manovre, ma con un qualcosa di artefatto, di farsa, come di un copione gia’ stabilito e c’è anche da aggiungere che mai l’esercito britannico si trovo’ di fronte un popolo coalizzato contro di esso: la maggior parte dei coloni rimase legata alla madre patria inglese e furono davvero pochi coloro che si schierarono con gli indipendisti – pochi, ma come detto, ben determinati e con una ideologia dominante che fungeva da collante, giustappunto la Massoneria. Massoni erano tutti i comandanti militari inglesi e nel corso di tutta la guerra si portarono tutti allo stesso modo ovvero mettendo in atto una serie davvero incredibile di sabotaggi e di inspiegabili rese, che permise agli insorti di vincere con estrema facilita’ – un qualcosa che a noi italiani ricorda molto la celeberrima Impresa dei Mille dove l’esercito borbonico si fece ripetutamente battere da un gruppuscolo di scalmanati e da un Generale che neppure conosceva la differenza tra tattica e strategia, solo perche’ i suoi comandanti avevano gia’ contrattato la resa dei loro reparti, non tanto con il governo centrale rappresentato da Cavour e dal re Sabaudo Vittorio Emanuele II, quanto con le opportune Logge inglesi che avevano organizzato la spedizione con i finanziamenti di uno delle piu’ eminenti famiglie massoni e anche ebree : i Rotschild. Con il continuo affermarsi della prassi massone di accrescimento di potere tramite il denaro, cominciano anche ad emergere in seno alla Massoneria personaggi specifici, quali appunto i membri della famiglia Rotschild
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| LA FAYETTE CON WASHINTONG |
lunedì 10 ottobre 2022
DA HIRAM ALLA BASTIGLIA
Di certo non lo leggeremo mai nei libri di scuola e neppure nelle pagine dei piu’ accreditati studiosi della Rivoluzione Francese, tutti piu’ o meno osannanti del grande evento e sempre piuttosti concordi nell’indicarla come il piu’ straordinario movimento di popolo contro una tirannia, addirittura un qualcosa da prendere a modello per una storiografia della presa di coscienza di grande masse all’insegna del motto Liberte’, Egalite’. Fraternite’ : Slogan piu’ che famoso, considerato come antesignano e altamente rappresentativo dello spirito libertario e di giustizia sociale, che però a ben vedere non e’ affatto uno slogan coevo ai fatti del 1789 e conseguenti, ma risale a piu’ di quarant’anni prima e in ambito di quelle logge massoniche di cui nell’articolo precedente abbiamo cercato di attribuire se non proprio la paternita’ in quella meta’ del XIV secolo con la prima grande pandemia di peste, perlomeno una potente volonta’ di stravolgere il mondo a proprio beneficio e consumo, con l’affinarsi e il moltiplicarsi dell’influenza del denaro e del mercato nella prassi delle relazioni socialiConosco una sola robusta eccezione al generale panegirico sulla Rivoluzione francese fatta da da un eminente studioso: quella di Guglielmo Ferrero, lo stesso che ha ridimensionato drasticamente l’intervento del giovane generale Napoleone Bonaparte nella prima campagna d’Italia del 1796/97, e ovviamente non potevo mancare di scrivervi un articolo sopra : “DI NUOVO FERRERO E SULLA PAURA” nel blog capotesta “Lenardullier.blogspot.com” : “Trattasi , questo saggio di Guglielmo Ferrero e perfettamente in linea con lo sconvolgente del precedente saggio “AVVENTURA” da me casualmente e fortunosamente ritrovato, uno scritto che perviene alla tesi che le rivoluzioni francesi furono due. La prima, quella del 1789 cercò di coniugare il principio di legittimità monarchico con le nuove aspirazioni di cambiamento sociale, la seconda, che culminò con la rivoluzione giacobina del 2 giugno 1793, si propose di abbattere violentemente la monarchia e di sostituire il principio monarchico con quello repubblicano. Due rivoluzioni di natura diversa, l'una creatrice, l'altra distruttrice si realizzarono contemporaneamente. Quella distruttrice offuscò e deviò le forze creative paralizzandole e annientandole: "Sta qui il segreto della Rivoluzione francese, la chiave di tutte le sue contraddizioni: la prima rivoluzione scrive Ferrero è nata dal movimento intellettuale del secolo XVIII, ovvero l’Illuminismo, la seconda è figlia della Grande Paura, che abbiamo gia’ riscontato a proposito delle pandemie e che ritroviamo in diversa veste con le rivoluzioni. La paura, “anima dell’universo vivente”, è un pilastro portante della concezione di Guglielmo Ferrero della natura umana e della dimensione sociale e politica degli uomini e che oggi più che mai a proposito dell'attuale distopia ingenerata dalla farsa di una immotivata pandemia (un vero e proprio terrorismo sanitario) Muovendo da una paura ancestrale l’uomo pre-logico perviene alla civiltà, una “scuola di coraggio” capace di dominare i terrori esistenziali e collettivi, ma la vittoria della civiltà è precaria perché la paura storica, corposa e tangibile accompagna sottobraccio le vicende degli uomini e in certi momenti, come il 1789, si impadronisce delle folle, delle Corti e dei capipopolo e in quanto passione cieca dirige gli eventi in direzioni imprevedibili e contraddittorie. La paura, “il pazzo terrore”, assurge in Ferrero a funzione di vero motore della Rivoluzione francese: una interpretazione originale dell’Ottantanove, refrattaria a schemi precostituiti e di sorprendente attualità. L’analisi di Ferrero è del tutto estranea a una lunga tradizione politica e accademica di studi soprattutto francesi del primo Novecento, che ha codificato un’idea della rivoluzione in quanto «rivoluzione borghese», che ancora oggi rappresenta l’immagine più o meno consapevolmente condivisa nel sapere comune. Rispetto a tale immagine, il saggio appare come un’incursione indiscreta e dissacrante nel cuore di una chiesa richiusa su se stessa, che evita accuratamente ogni contatto con il mondo esterno, e custodisce gelosamente gli inutili segreti di un magistero isterilito. Ferrero e’ per cosi’ dire l’anima dotta, coerente e spassionata sul racconto della Rivoluzione Francese che ha creato un distorto e falsissimo immaginario collettivo su di essa: noi cercheremo di fare qualche passo avanti, magari rinunciando ad un impianto forse un po’ troppo filosofico, ma preferenziando le cronache dei fatti , cercando di andare oltre il racconto accademico, non disdegnando di ricorrere a fonti e opinioni tra le piu’ ardite e controcorrente, forzando conformismo e luoghi comuni, fino al rischio di venire additati con un termine, che oggi nella grande mobilitazione di mass media di tutti i generi per avallare l’attuale distopia, e’ entrato prepotentemente nel lessico comune. ovviamente con forte accento dispregiativo un moderno "crugifice-crucifige” a rinnovo degli antichi anatemi : COMPLOTTISTA. Anzitutto c’e’ da dire che per quanto assai lodevole possa essere giudicato il diverso punto di vista di Ferrero, esso da’ per scontato un primo impulso della Rivoluzione, quello direttamente riconducibile allo spirito dell’Illuminismo, degno di rispetto ed ammirazione, quando invece anche questo, mostra inquietanti correlazioni con quella parte di borghesia emergente sotto il profilo dell’interesse commerciale; un interesse che ha cominciato a stringersi in sette, denominate Logge riprendendo un rituale antichissimo risalente addirittura alle consorterie di maestri muratori di piu’ di mille anni prima dell’era cristiana. Va precisato che il fatto di detenere la conoscenza dei principi della costruzione di antichi templi, ma anche di case, edifici e opere di ingegneria civile, era per quella lontana epoca un qualche cosa di talmente straordinario dal sconfinare col magico e difatti tale consorterie di tecnici , si erano andate costituendo in una sorta di classe sacerdotale, depositaria di conoscenze segrete ed esclusivissime . Tali i primi architetti la cui etimologia del termine “architetto” la dice chiaro sul tipo di tecnica o conoscenza in loro possesso che viene da due parole greche : Arche’ = inizio, principio, e Techne’ = conoscenza, abilita’ - quindi “tecnca del principio” come architetto, ma anche muratore, e quindi massone (Libera Muratoria), ecco farsi luce la figura del mitico Hiram-Abi, il grande architettocostruttore del tempio di Salomone, la cui uccisione da parte di tre allievi invidiosi del suo potere e della sua conoscenza, ricorre ancora oggi come figura allegorica nel rituale massonico. La leggenda vuole che il lavoro del tempio stava per essere ultimato, ma i suoi diretti sottoposti ancora non avevano appreso del tutto i segreti del maestro Hiram. Tre di questi allievi, di piu’ efferata natura, decisero di farseli a forza rivelare: si posizionarono alle entrate sud, ovest ed est del tempio e attesero che il maestro costruttore Hiram passasse di li’ allo scoccare delle ore 12, com’era sua consolidata abitudine. Dalla zona est del tempio, Hiram si diresse verso sud e fu affrontato dal primo “traditore”. Al suo netto rifiuto di rivelargli i segreti di maestro muratore il primo degli allievi cospiratori lo colpì con un regolo a piombo sulla tempia destra e lo fece prostrare sul ginocchio sinistro. Barcollando Hiram raggiunse la porta ovest e si imbattè nel secondo “ammutinato” che gli rivolse la stessa richiesta ; alla negativa risposta di Hiram questi lo colpì con una livella alla tempia sinistra facendolo cadere sul ginocchio destro. Hiram si diresse quindi verso est, e qui trovò il terzo furfante che gli rinnovo’ la domanda avendone un ulteriore rifiuto, a seguito del quale lo colpì sul volto con un maglietto. Così morì Hiram Abif, maestro massone e costruttore del Tempio di Salomone. In quel momento i tre ribaldi si resero conto di quello che avevano fatto e, dopo aver seppellito alla meglio Hiram, si diedero alla macchia. Salomone mandò i restanti compagni d’arte alla ricerca del maestro dividendoli in tre gruppetti; uno tornò senza aver trovato niente, un altro trovò il corpo seppellito, il terzo s’imbattè negli scellerati assassini, che ovviamente furono puniti con la morte, ma i segreti andarono perduti. Così per colpa di tre individui che stanno a simboleggiare, di volta in volta, la corruzione, l’ambizione, l’ignoranza, l’architetto “ colui che deteneva la “tecnica del principio” ha portato nella tomba i suoi segreti ed ecco perchè per riaccendere lo spirito di tali segreti, l’architetto dovra’ essere un uomo di mestiere e di lavoro pratico (muratore) ma nel contempo essere uomo di intelletto e di studio (di antiche lettere), cosi’ come il famoso architetto Adolph Loos, tra i padri riconosciuti della Architettura moderna, decreto’ in una sua suo famosa frase “l’architetto e’ un muratore che ha studiato latino” Tutta la simbologia della uccisione di Hiram e’ stata ripresa e adottata dalle Logge massoniche inglesi e di tutto il mondo: le direzioni del cammino di Hiram attraverso il Tempio, con i relativi ferimenti, la tempia destra, il ginocchio sinistro, il regolo, la livella, il maglietto, così come gli stessi simboli grafici, del compasso, della squadra, dell’occhio, della stella a sei punte che fanno parte intrinseca dell’immagine della Massoneria, e financo l’ora di mezzogiorno rientra nel rituale massonico, difatti ancora adesso tanti lavori massonici iniziano a mezzogiorno, e anche la cerimonia d’insediamento dei Presidenti degli Stati Uniti avviene a mezzogiorno. Prendere tutto l’armamentario di una così antica consorteria, il rituale, i simboli grafici, spaziali, financo temporali costituisce difatti una sorta di patente di credibilita’ per una classe in veloce emergenza quale quella borghesia del XVIII secolo che cominciava a sentirsi “Illuminata” e in quanto tale confortata appunto da una corrente filosofica che si rifaceva ai lumi della ragione : l’illuminismo. Ecco una delle prime Logge massoniche sorte al di fuori dell’Inghilterra a Ginevra con gli auspici di Rousseau divento’ il Centro del movimento rivoluzionario francese teso a rovesciare la monarchia e far trionfare gli ideali della borghesia commerciale cui non pochi esponenti di spicco si annoveravano anche tra eminenti aristocratici, primo fra tutti il famoso Filippo d’Orleans, futuro Re di Francia nel 1830, ma che all’epoca comincio’ ad essere apostrofato come “Philippe Egalite’ , proprio per la sua entusiastica adesione ai principi rivoluzionari, era anche il Gran Maestro della Massoneria francese e sembra che in quel luglio del 1789 fu proprio nella sua villa vicino Parigi che fu interamente progettata la Presa della Bastiglia In proposito di tale epocale evento non vi prese parte neppure un popolano, ma erano tutti rispettabili borghesi che si erano suddivisi in 5 manipoli tutti capitanati da esponenti della Massoneria di graado medio alto, di cui addirittura e’ stato tramandato il nome : Santerre, Palloy, Fournier, Coconnier, Marie, guardacaso ognuno a capo di una Loggia. In quanto poi ai famosi prigionieri politici racchiusi nella Fortezza, ne furono trovati solo sette di cui per solo uno si poteva addurgli un qualche precedente di sovversione politica, altri quattro erano detenuti comuni e due degli squilibrati. Tutti, poi tutti i principali protagonisti della Rivoluzione, Marat, Danton, Robespierre, Sain Just erano confratelli massoni, così come massoni erano coloro che li fecero cadere in particolare quel Paul Barras che fu materialmente colui che pose fine al “Terrore” e colui che si invento’ la figura di Napoleone Buonaparte come sorta di normalizzazione in veste autoritaria del fenomeno rivoluzionario. Tutto falso, tutto artefatto, tutto rispondente sempre e solo all’interesse di pochi eletti che si avocarono il compito di muovere la storia, soprattutto il racconto che andava facendosi della storia. Abbiamo trattato in numerosi precedenti articoli le modalita’ di compromesso e assoluta falsita’ con la quale fu fatto passare per genio militare un mediocre ufficialetto di artiglieria, che altro merito non aveva per assurgere al comando dell’armata d’Italia, di aver sposato la ingombrante amante di Barras, portandosi poi nella seguente campagna contro l’Austria in maniera a dir poco contraddittoria, quando non addirittura fallimentare , costantemente parato nelle sue ingenuita’ militari dai suoi molto piu’ esperti generali sottoposti Massena, Augereau e Serurier. Comunque sia anche Napoleone fu cooptato nella confraternita massone, anche se bisogna riconoscere che ad un certo punto l’ambizione e anche la vanagloria personale, ne fecero un elemento alquanto riottoso e poco affidabile; fu proprio in quel momento, quando imbaldanzito da alcune battaglie vittoriose, oggettivamente notevoli come Austerliz, Jena, Friedland, Ulm, prese a fare di testa sua, e le cose cominciarono ad andare per tutt’altro verso : gia’ la battaglia di Eylau contro i Russi nel gennaio 1807 che era stata vinta solo perche’ i francesi erano rimasti piu’ a lungo nel campo di battaglia, ma a prezzo di perdite spaventose , aveva mostrato al mondo intero che Napoleone era tutt’altro che invincibile, e di li’ a poco lo si vide nella lunga campagna di Spagna, in un’altra battaglia carneficina come Wagram, una vittoria di Pirro, che rappresento’ però il culmine dell’astro napoleonico; difatti di poi ci fu la terribile campagna di Russia dove tutta la pochezza del cosidetto genio di Napoleone venne drammaticamente allo scoperto e quindi Lipsia, le battaglie ai confini del 1814 e infine il benservito di Waterloo. Oggettivamente Napoleone aveva si aderito alla massoneria, ma come detto non si era di certo mostrato un fratello affidabile: si era , per così dire, “montato la testa” e aveva anche avuto il torto di definire “bottegaia” la vera patria della Massoneria, l’Inghilterra: ecco anche perche’ fu proprio un massone gran Maestro di una delle piu’ antiche Logge del regno, Arthur Wellesley, Duca di Wellintong che lo sconfisse definitivamente a Waterloo; questo non tanto nei fatti storici che probabilmente il merito della vittoria a rigore andrebbe piu’ al comandante prussiano Blucher il cui provvidenziale ritorno nelle fasi finali della battaglia con 30.000 soldati determino’ il collasso delle forze francesi (una Marengo all’incontrario, che non ha avuto bisogno della famosa frase di Desaix “una battaglia e’ perduta c’e’ il tempo di vincerne un’altra”) o anche al generale austriaco Radetzsky capo di Stato maggiore dell’intera coalizione alleata, che con il suo brillante piano aveva sbaragliato Napoleone a Lipsia due anni prima e che ora ne ricalcava le disposizioni strategico/logistiche. Il punto e’ capire che sia la Rivoluzione che la sua propaggine pilotata del Cesarismo napoleonico degli inizi costuivano uno specchietto delle allodole per mascherare l’odio inveterato della massoneria per la monarchia francese. Difatti quella borghesia “illuminata” che andava riconoscendosi nella Logge Massoniche , traeva molto del suo prestigio e lignaggio oltre che dal rituale di Libera muratoria del periodo precristiano, anche da una della piu’ misteriose sette segrete del medioevo L’Ordine dei templari che giustappunto il Re francese Filippo il bello soppresse cruentemente ai primi del XIV secolo, fino a far bruciare sul rogo l’ultimo grande Maestro dell’Ordine dei templari Jacques De Molay il 18 marzo del 1314. Al momento di salire sul rogo, Jacques de Molay, lancio una terribile maledizione: "Coloro che ci hanno condannato ingiustamente, saranno molto presto convocati davanti al Tribunale divino, e che la casa di Francia sia maledetta fino alla tredicesima generazione” Quattrocento ottantanove anni dopo nella stessa citta’ la ghihliottina si abbassa sul collo di Luigi XVI ed il boia Samson , manco a dirlo anche lui massone, nel mostrare la testa mozzata del re alla folla pare abbia pronunciato “Jacques de Molay sei vendicato!”
sabato 8 ottobre 2022
CHI C'E' DIETRO?
Anzitutto siamo proprio sicuri che la Rivoluzione Francese fu un moto spontaneo di rivolta, partito da un popolo vessato da leggi ingiuste e da un potere corrotto, inefficace e del tutto indifferente delle afflizioni provocate sulla stragrande maggioranza della popolazione ???? O piuttosto non fu un qualcosa provocato a bella posta proprio da quel ristretto gruppo di potere che anelava a raggiungere obiettivi più consoni alla sua posizione che da quattrocento anni andava consolidandosi come emergente ? - ne abbiamo parlato nel precedente articolo di questo stesso Blog : “Cabala ordita per far bottega del pubblico spavento” - stiamo parlando dell’avvento dell’eta’ dei Mercanti, così come postulata da Esiodo nel suo “Le Opere e i giorni” ma anche prospettata nei suoi esiti piu’ esiziali per l’umanita’, dalla cultura indu’ con l’ ulteriore avvento di una eta’ ancora piu’ buia : il Kali Yuga, che Esiodo definiva "l'eta' dei servi”. Ho detto che questi Mercanti io li chiamo soprattutto “bottegai” nel senso che l’instaurarsi di una cultura ove a dominare e’ il denaro con tutti i suoi meccanismi di scambio univoco e con le leggi che assegnano valore e appartenenza sono solo quelle di un enorme sconfinato mercato, non c’è piu’ posto per altri valori, quali la tradizione, il sapere, financo un certo tipo di comportamento e di trasmettibilita’ (la Cattedrale e la Cavalleria) che un tempo venivano invece scambiati. I depositari di questo tipo di potere vanno anche identificati con un progressivo affermarsi di una classe media che potremmo anche cominciare a denominare borghesia, che e’ andata formandosi proprio con il passaggio dall’eta’ dei guerrieri a quella dei mercanti, laddove l’elemento di distinguo e di unico valore e’ diventato il denaro e il suo scambio, quindi la societa’ e’ andata sempre piu somigliando ad una bottega; come in ogni bottega che si rispetti c’è il padrone assoluto, quello che fa i commerci, compra vende e soprattutto guadagna ed uno stuolo di garzoni o servitori di diverso lignaggio: quelli che, per cosi’ dire hanno fatto carriera ed allora partecipano sia pure in modalita’ ridotta ai proventi della compravendita e quindi ne traggono relativi vantaggi e benefici (la classe dei politici, dei tecnici cosidetti esperti, dei comunicatori e specie coi tempi odierni praticamente la totalita’ degli addetti ai mass media, ovvero giornali, televisioni, social) ,e quelli invece mantenuti ad uno stato meramente esecutivo, di manovalanza (poliziotti, soldati ed anche la classe dei medici e degli addetti sanitari ). C’è da dire che questa suddivisione non e’ cosi’ precisa come indicato, spesso e volentieri una data categoria sociale sconfina nell’altra: anche se sempre nel libro paga delle elites commerciali v’e’ una grossa differenza tra un politico di livello governativo centrale ed uno di livello locale(per intenderci diverso un parlamentare, un ministro, da un sottosegretario in qualche comune di provincia così come differente e’ un Generale dell’esercito o della polizia da un semplice agente). Comunque sia, non al di sotto, ma di certo meno che mai al di sopra, di questa suddivisione sociale, si colloca la gran massa della gente comune, che non si identifica coi padroni, ma non si identifica neppure nei garzoni; e’ la gente che lavora, studia, discute, ma anche consuma, compra, ma solo marginalmente vende - e’ la gente che cerca dei valori alternativi alla mera pecunia, la gente che studia, fa cultura, ricerca, si informa, ma è anche la gente che persegue esclusivamente il proprio tornaconto, che se ne frega, che non vuole essere coinvolta, e che si limita a vivere e a consumare - ecco la parola magica per le elites, per i bottegai e quindi anche per i garzoni : consumare!!! questo e’ quello che conta in una eta’ contrassegnata dal termine di “mercanti” gente che consuma e che apparentemente non sembra partecipare del mercimonio in atto nel mondo moderno da quasi sette secoli – paradossalmente e’ proprio questa gente che come detto costituisce la stragrande maggioranza della popolazione mondiale - che e’ oggetto dello spasmodico contendere delle classi dominanti, e’ questa la gente verso cui sono sempre state indirizzate le grandi macchinazioni, tutti i falsi, tutte le montature, di cui il cammino della recente (si fa per dire) storia e’ costellato: così nel 1348, così nei regurgiti di gonfiatissime e pilotate pandemie nel corso dei secoli, ma così anche con le guerre, gli assedi, i colpi di stato, le alternanze di potere e soprattutto…..le rivoluzioni. Prima di andare a approfondire la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese, cerchiamo di chiarire chi sono queste elites, questi mercanti o bottegai, che da così lungo periodo perseguono nel tentativo di dominare la gran massa delle popolazioni di tutto il mondo, instaurando quindi una sorta di dittatura del denaro che possa fungere da principio informatore della socialita’.Si e’ parlato molto degli ebrei come massimi rappresentanti di tale spirito commerciale e, trovandone anche la giustificazione a livello storico : estromessi da tempo immemorabile dalla effettiva conduzione di un proprio territorio o stato, essi sono andati vagando per i diversi stati nazionali spesso e volentieri osteggiati, discriminati soprattutto nell’esercizio del potere pubblico e quindi costretti a dedicarsi al commercio, all’usura, e a tutto quello che attiene il commercio. Subito dopo gli ebrei e’ stata messa in ballo proprio come entita’ sovranazionale, lo spirito delle cosidette Societa’ segrete, i Rosacroce, i Templari, gli Illuminati di Baviera, ma soprattutto la Massoneria, che rappresenta un condensato di tale spirito incentrato sul denaro, sul commercio, e sulla distinzione sociale solo sulla base del censo …molti massoni furono ebrei, ma non necessariamente, in realta’ vi furono insigni massoni anche tra i gentili, però la massoneria piu’ influente e’ sempre stata quella inglese. Come mai ? Semplice, definita da Napoleone Bonaparte la nazione bottegaia, l’Inghilterra e’ stata sempre una antesignana nel preferenziare meccanismi di compravendita nei suoi affari nazionali e internazionali fino a concedere con facilita’ dignita’sociale, prebende e titoli nobiliari proprio sulla base del riscontro economico, senza andare per il sottile in merito al come tale riscontro fosse stato ottenuto (vedi il titolo di Sir concesso dalla Regina Elisabetta al pirata Francis Drake, che ha avuto innumeri esempi, fino ai nostri giorni ), quindi ovvio che una borghesia così solleticata dal potere politico, abbia fatto da battistrada in merito ad associazione che aveva come suo interesse precipuo quello di dilatare la sua influenza economica facendo appunto leva a fattori di censo. Nella prima delle pandemie considerata quella del 1348 ne’ ebrei ne’ inglesi hanno una rilevanza particolare, anzi per lo piu’ e’ l’area mediterranea coi suoi mercanti, banchieri emergenti, tipo i Bardi, i Peruzzi, i Datini, Chigi, i Medici, a dominare, per passare il testimone nel secolo successivo a Mercanti tipo tedesco, anseatico, e dopo l’apertura del canale americano, prima a spagnoli e Portoghesi, successivamente a mercanti olandesi, delle Fiandre e un po’ tutta l’europa centrale per vedere quindi nel corso del XVIII secolo l’affermarsi delle prime grandi compagnie commerciali inglesi strettamente legate al potere reale, e di cui probabilmente quella dei Rotschild /che ha tra l’altro diversificazioni extra insulari, e’ una che ha maggiormente colpito l’immaginario collettivo
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La vera unica origine delle malattie, tutte le malattie, sta in un unica, sola e terribile parola che si fa emozione : la paura . dal raff...
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