sabato 2 novembre 2024

RECUPERI PSICOFISICI

 

Gli svantaggi, i disagi, le reazioni a questa attuale fase distopica della nostra esistenza, artificiosamente e falsamente indotta da uno stato sociale pervenuto al suo capolinea di nefandezza, è sotto gli occhi di tutti; vi è anche una rabbia impotente di tutti coloro che conservano un minimo di raziocinio nel constatare come siano state letteralmente addormentate le coscienze in nome di una supposta immunità sanitaria affidata a quanto mai improbabili vaccini che stanno cominciando a manifestare i loro intrinsechi effetti iatrogeni . Detto questo bisogna pur constatare che almeno a livello soggettivo possono rilevarsi alcuni cosidetti vantaggi secondari, che poi a ben guardare tanto secondari non sono : sotto tale profilo iper soggettivo, debbo infatti rimarcare il recupero di una forma fisica ideale con un dimagrimento di venti chili che mi ha riportato a quaranta e passa anni fa, quindi un aumento delle facoltà raziocinanti con l’immissione di tematiche nel passato solo sfiorate come la fisica quantistica, i più raffinati procedimenti matematici tipo il calcolo infinitesimale, la microbiologia, una diversa  idea della medicina rivisitata alla luce delle scoperte di Hamer e quindi specifici più familiari come la filosofia, la psicoanalisi, l’arte e le letterature ed anche la storia, che sono stati oggetto di una sorta di vasto approfondimento con notevolissime e sorprendenti novità (a mo’ di esempio una revisione del fenomeno Napoleone Bonaparte che alla luce di una riesamina delle sue prime battaglie nella campagna d’Italia sia del 1796/97, sia quella del 1800, tutto risulta tranne che un genio militare, anzi il netto contrario puntualmente salvato da sottoposti più esperti (Massena, Augereau, Serurier), più arditi e meno convenzionali (Desaix) , oppure la parte avuta da magnati miliardari correlati alle nascenti lobbies farmaceutiche per favorire le teorie di un impostore come Pasteur che poneva l’origine di ogni malattia nei microbi a scapito della tesi di un ben altro scienziato e grande studioso come Bernard che diceva invece “il microbo è niente, il terreno è tutto”, ancora laparte avuta da corruttele e imposture di capitale e interessi nel favorire certi sconvolgimenti politico/sociali come il Risorgimento Italiano,i fenomeni nazionalisti europei, l’industrializzazione statunitense ai tempi  della guerra di Secessione ed 

infine la stessa Grande Guerra del 1914 che ha suicidato l’Europa e fatto emergere nuove entità nazionali dominanti….insomma una sorta di approfondimento di due termini che la distopia presente cerca di farne un largo uso : Complottista e Negazionista. Perché gli artefici dell’attuale contingenza hanno tanto paura di questi due termini e cercano spasmodicamente di contrastarli, svalutarli, demotivarli, aizzandogli contro tutte le forze da loro ben ammaestrate e controllate dei cosidetti Mass Media? Perché tutta la nostra civiltà, la scienza, la democrazia, la storia è tutto un falso e quello che negli ultimi duecento e passa anni abbiamo fagocitato mentalmente è solo ciarpame che pochi privilegiati hanno cercato di inculcarci, ecco si: da Napoleone genio militare che colleziona errori tattici e strategici che un caporale non avrebbe mai fatto (Ceva, Lodi, Arcole, Marengo ) da uno pseudo scienziato Pasteur che scopiazza malamente gli studi di un collega di ben altra stazza (Bechamp) e li fa passare per suoi, vendendosi totalmente alle lobbies farmaceutiche, dalla parte avuta di varie famiglie (Rotschild, Rockfeller, etc.) in affari politici e sociali di svariate nazioni fino al condizionamento più vergognoso, dallo scatenamento di guerre, rivoluzioni tutte volte agli interessi di pochi, pochissimi, e alla distruzione e rovina di sempre più ampie moltitudini di persone. Menzogne, falsità, raggiri, imposture ecco la prassi d’uso degli ultimi duecento cinquanta anni in un crescendo wagneriano che è pervenuto giustappunto a questi nostri tristi giorni del secondo ventennio del terzo millennio: tutto questo , lo ripeto solo per quei pochi che non si sono lasciati irretire dalla paura e dal pecoronismo , può avere una re-visione sulle generali che ricalca un po’ quello che in fisica quantistica è l’integrale sui cammini di Feynman,ovvero una sorta di necessità probabilistica di ritrovarsi al cospetto di un diverso modo di intendere il tutto con percorsi praticamente infiniti che dalla fisica quantistica rimanda a quell’inconscio come insiemi infiniti, postulato dallo psicoanalista Ignacio Mattè Blanco che opera per simmetria tra quelle che vengono definite classi di appartenenza e che possono senz’altro identificarsi nei diversi scibili dell’umana conoscenza con immediati risvolti sulla pratica di vita : così magari attraverso dei libri, ritrovati come quello
di Guglielmo Ferrero sulla campagna del Generale Napoleone Bonaparte in Italia del 1796/97,che traccia nuove traiettorie di storia, o come il testo del 1948 di Feynman che spiega appunto l’integrale sui cammini, o magari equazioni come quella di Dirac o di Schrodinger che dalle singole particelle di stati di realtà si tramutano in onde cogliendone il collasso in termini di spuma che si condensa in schiuma solida per consentire di trarne del fumo (pipa appunto in schiuma di mare: meerschaum). Ogni occasione può tramutarsi in probabilità, ovvero cogliere l’occasione per farsi nuova conoscenza o anche ri-assunzione di antica, come, aggiungendosi al parziale elenco testè fatto, un libro fugacemente letto nei primi mesi del 1964, quando il sottoscritto non aveva ancora sedici anni , ripreso in questi giorni e ri-assunto come modalità di intendere quel famoso “tutto” un libro da sempre boicottato dall’establishment non solo di oggi :“RIVOLTA CONTRO IL MONDO MODERNO”
di Julius Evola. Come dice nel saggio introduttivo lo psicologo Claudio Risè, curatore dell’ultima edizione del saggio “Rivolta contro il mondo moderno” di Evola per Edizioni Mediterranee del 1998 in occasione del centenario della nascita dell’autore “è un’opera unica pensata secondo un metodo realmente scientifico ….” non cialtronescamente desunto dallo scopiazzamento di una dialettica che un filosofo iper sopravalutato come Hegel poneva alla base dello scibile umano (nota mia, che sono sempre rimasto perplesso come uno che pensava di aver visto passare sul suo cavallo bianco lo spirito della storia in un sottospecie di raccomandato che aveva appena fortunosamente vinto una scaramuccia (Jena) potesse essere annoverato tra i grandi pensatori della filosofia” …una opera attenta alle diverse acquisizioni del sapere in una accezione simbolica (quindi anche inconscia) della storia del mondo e non di una banale e sconfortante dialettica “tesi, antitesi e sintesi” che sembra più un esercizietto di calcolo non certo infinitesimale, fondato su una formuletta da “alunno col Bignami…” ovvero “ciò che è reale è razionale e ciò che è razionale è reale” che cavalca un cavalluccio bianco , quasi come una mossa agli scacchi che un semplice alfiere nero avrebbe potuto invalorare - cosa che puntualmente si avvererà: a Eylau, in Spagna, in Russia, a Lipsia e soprattutto a Waterloo, mettendo ingloriosamente fine ad una carriera propiziata dall’aver assunto il comando di una Armata per meriti di letto, ovvero sposato una donna (Josephine Beauharnais) che era la ingombrante amante del più influente membro del Direttorio (Barras) e quindi togliendogliela di torno . La storia quella che ci hanno spudoratamente spacciato per reale e per razionale, si avvale di simili figure, di simili mercimoni , di simili farse , ove l’individuo assume rilevanza solo se manovrato e se non si discosta granche’ da tale recita di parti secondo copione (rimando in tal senso ai miei articoli appunto sul generale Bonaparte nella campagna d’Italia 1796/97 contenuti su questo blog Lenardullier.blogspot.com) . Ecco questo non è il caso del saggio sopracitato di Evola, dove si risale alle vere cause che hanno finito per produrre il mondo attuale e quindi, si!.... anche all’attuale distopia dei nostri giorni, dove il peggio del peggio di tale manipolazione ha assunto caratteri di generalità, invertendo di netto il senso della formula hegeliana: non cio’ che è razionale è reale, ma propriamente ciò che è oltremodo irrazionale, tipo la farsa di una pandemia che non c’è, tipo un virus che nessuno al mondo ha mai visto se non in una scansione computerizzata e del tutto supposta di qualche microscopio elettronico, tipo un vaccino desunto dalle cialtronesche imposture di uno pseudo scienziato che il multimiliardario di turno ha individuato come vera e propria manna per favorire le immonde speculazioni sulla salute e sulla malattia delle lobbies farmaceutiche , il tutto al solo scopo di favorire i propri interessi economici e di potere. (vedi altri articoli sempre sul sopracitato blog su Pasteur e il tradimento perpetrato alla razionalità di chi come Bernard o come Bechamp, invece sosteneva che “il microbo è niente, il terreno è tutto” Il saggio di Evola risale alle cause - dice ancora Risè – che hanno prodotto il mondo attuale, indica i processi che hanno esercitato, già da tempi immemori, addirittura precedenti alla Rivoluzione Industriale una azione distruttiva su ogni valore su ogni ideale e su ogni forma di organizzazione non di mercimonio dell’esistenza umana. E’ altresì un’opera che non si limita ad una descrizione della “crisi” del mondo moderno così come fece Renè Guenon (tra l’altro amico e collaboratore di Evola), ma piuttosto adottando uno studio comparato delle varie civilta’ va alla ricerca di un principio informatore di un più alto grado . Ecco forse è proprio questo il punto che maggiormente si è impresso in questo mio “ritorno all’opera di Evola : cercare di individuare un qualche appiglio per sottrarmi e possibilmente partecipare a sottrarre il più possibile di umanità, dalla distopia vigente che pone a suo obiettivo un mondo assai più spaesato di quello che profetizzava Heidegger, condito della fantasia allucinata di molti scrittori di fantapolitica e fantascienza, ma anche da autori di maggiore spessore come Orwell, Huxley, Breadbury, Matheson e avallato anche da pseudo filosofi e loro allievi (Popper - Soros) che si sono incaricati di tradurre in teoria ed anche in pratica i propositi di asservimento della gran parte dell’umanità al volere e all’interesse di pochi magnati e relativi cavalier serventi, utilizzando a tal fine tutta una ideologia (liberismo e altra faccia della stessa medaglia socialismo, come argutamente non manca di rilevare proprio in questa opera Evola).
Ripensando all’ostracismo culturale messo in atto dal conformismo culturale nei riguardi di Evola nel corso degli anni, anche quello in cui lo lessi per la prima volta (fascista, nazista, razzista e quanto di peggio possa essere trovato) , in questa rilettura sono invece rimasto colpito dalla pacatezza dell’esposizione e dall’enorme competenza dell’autore che ha ben pochi riscontri nel panorama culturale del XX secolo: debbo ammettere che oggi mi sento per davvero come l'elettrone sparato attraverso la canonica doppia fenditura : eh si l'infinita ridda di probabilità con le relative traiettorie che vanno a coprire tutte le infinite possibilità, che a me personalmente vecchio studioso di psicoanalisi quella seria e cioè non di aggiustamento sociale, di nevrosette comportamentali alla psicologia dell'io, richiamano quell' inconscio che opera per simmetria scandendo insiemi infiniti alla Matte'Blanco . Le traiettorie sono date simultaneamente e ognuna compone limiti, derivate , ovvero calcolo infinitesimale e anche
giustappunto integrali come quello sui cammini di Feynman, che è sostanzialmente uno degli infiniti percorsi di probabilità che nella presente accezione soggettiva si compongono di opportuni saggi e saggetti (ho citato Feynman, Matte'Blanco, posso aggiungerci altri come Leibniz, Freud e ovviamente l'equazione d'onda di Schrodinger sulla scia delle formule di De Broglie e Dirac , e ovviamente il matriciale per particelle di Heisenberg, ovvero il principio di indeterminazione e l'ipotesi assodata di Copenaghen (Bohr) onde pervenire ad un qualche costrutto davvero interessante, che come ultimo grido dalla savana si avvale di questa ri-assunzione di un testo che
 avevo letto insufficientemente nel 1964, ma che oggi è diventato uno di quegli integrali sui cammini, che può percorrere pochi metri o andare e tornare dalla galassia di Andromeda, il cui fine è quello di una esaustiva comprensione di quello che sta accadendo oggi con questo proliferare di farse e menzogne e la mortificazione di quello “Spirito” della storia che di certo non monta cavalli bianchi e non veste l’uniforme di un piccolo Caporale

martedì 29 ottobre 2024

FISICA E FILOSOFIA

 

Svincolata dal noioso iter, diciamo cosi’ Newtoniano, la fisica diviene  una materia molto simile alla filosofia ed ecco allora che scatta l' interesse, addirittura la passione  : Heisenberg, che ci fa addirittura un libro , quindi  Pauli, che colloquia e collabora con Jung sul principio della sincronicita' ed ancora   Dirac, Bell  e sopratutto Erwin Schrodinger, .che da' nuova direzionalita' alla “fisica quantistica”, che magari si rifaceva piu’ a Leibniz che a Newton, ovvero la “vis viva” promanante da noi e non da fuori, in-sistente e non ex-sistente, applicata in quel calcolo infinitesimale con proiezioni di numeri negativi, cioe' numeri immaginari rendeva il tutto anche per il passato, infinitesimamente piu’ stimolante. L’effetto della doppia fenditura, l’entenglement, l’effetto farfalla, il principio di indeterminazione su particella e flusso, l’equazione d’onda e il suo collasso e poi dai, quel gatto vivo o morto riferito giustappunto al collasso d’onda: i campioni della nuova fisica Heisenberg, Schrodinger, avevano tutti i crismi per assurgere ai nuovi campioni della conoscenza, assieme a quelli piu’ collaudati della vecchia filosofia da Leibniz a Kant, saltando a pie’ pari l’improponibile Hegel (improponibile per chi come me ritiene la rivoluzione industriale la quintessenza dell’abominio della nostra civilta’ e altresi considera tutta la pratica e il teorico ad essa correlato - illuminismo, rivoluzione americana, rivoluzione francese, massoneria, cosidetta scienza economica e vari pseudo teorici tipo Smith, Ricardo, Say, Malthus, etc. del ciarpame derivato da quell’unica mentalita’ mercantile che io preferisco chiamare bottegaia) Si obiettera’ : ma come tu ritieni la rivoluzione industriale un passo indietro dell’umanita’ e anche la Rivoluzione Francese, il principio dei diritti e della liberta’, dell’eguaglianza dell’uomo un abominio? In realta’ io dico e sono in grado di dimostrare con lo studio, la conoscenza e un po’ di capacita’ di ragionamento, che a proposito de la piu’ famosa delle rivoluzioni, quella francese del 1789, fu solo una farsa, come d’altronde tutte le piu’ strombazzate pandemie della storia, non diversamente che per gli altri pseudo cambiamenti socio/politici passati alla storia come rivoluzioni o anche guerre, mettendoci magari l’epiteto di “indipendenza”, di “successione” , di “secessione”, oppure dandogli un nominativo piu’ colorito, trasferito da qualche oggetto o luogo  del contesto:  “ guerra delle tre rose, guerra del te’, guerra dell’oppio, rivolta dei garofani , rivoluzione d’ottobre , rivoluzione delle camicie nere,  marcia del sale,  primavera di Praga”….e chi piu’ ne ha piu’ ne metta. Massimo comun denominatore di tutti questi sconvolgimenti, la assoluta falsita’ rispetto a quello che dovrebbe essere un raccontato  obiettivo e veritiero sulla storia  e questo non proprio da sempre, ma in ispecie con l’avvento nella storia del mondo dell’eta’ dei mercanti, o bottegai ovvero con il progressivo affermarsi di una classe sociale , la borghesia che pone alla base del suo stesso essere e di ogni possibile giudizio di valore :  il denaro, il mercato, lo scambio.

Ci si potrebbe domandare : ma perche’ prima nell’eta’ dei guerrieri ancora in auge non avveniva lo stesso? Il denaro non aveva questa rilevante importanza? Un Crasso non era l’uomo piu’ ricco di Roma  e per questo aveva accesso alle cariche piu’ prestigiose della Repubblica? E poi la stessa differenza fra patrizi e plebei non era,  tutto sommato, ascrivibile a questioni di censo? … “Cesare il popolo chiede sesterzi” dice una simpatica freddura… “no vado dritto” risponde il condottiero, mostrando così anche  a livello di barzelletta che tutto sommato l’andare diritto, ovvero per una strada che non comporti alcuna deviazione, alcuna sterzata dal cammino del grande interesse dello Stato,  può anche essere contemplata, ma il sesterzio o “se-sterzo” non sara’ mai il cammino principale. Ecco mettiamoci un Feynman ante-ante litteram alle prese con il suo integrale sui cammini e questo tragitto diritto, senza sterzate del piu’ grande degli antichi romani : quale credete che sarebbe stato quello piu’ rispondente alle migliori opportunita’????
In sostanza il denaro diviene sempre piu’ importante con il corso del tempo ma in eta’ dell’argento e quindi dei guerrieri resta sempre in auge  la famosa risposta di di Marco Furio Camillo al “Vai victis” di Brenno : “non auro, sed ferro, reuperanda patria est” ;  così e’ anche nel periodo medioevale, con le Cattedrali, con la Cavalleria, in un Poema come la Divina Commedia di Dante Alighieri, con personaggi come Federico II, ma così non sara’ più con l’Umanesimo impostosi come nuova modalita’ di essere al mondo, grazie alla grande pandemia del 1348 e ad una sensibilita’ fondata su di un egoistico individualismo dove può fare enorme breccia la paura e un codice di rappresentazione della realta’ fondato su di una convenzione riduttiva desunta da un codice non verificabile, come quello di un immaginario classico. 
 Assunto quindi il principio che alla origine di ogni sovvertimento sociale  c’è sempre un potere costituito  e organizzato secondo ferrei dettami di precisi interessi economici, e che il tanto ipocritamente e buonisticamente  strombazzato popolo conta, ed e’ sempre contato meno del due a briscola, torniamo ai nostri interessei di fisica teoretica nell’accezione quantistica  per vedere se siamo in grado di stabilire una sorta di continuum con quelle forze che al potere bottegaio con relativi garzoni si e’ sempre opposto. In eta’ prebottegaia abbiamo figure come gli Imperatori germanici che lottarono sopratutto contro il Papato Federico Barbarossa, Federico II detto lo Stupor mundi,
ma con l’avvento del potere mercantile (i banchieri, i commercianti, l’emergente borghesia) trovata una nazione guida l’Inghilterra e poi strutturatosi in una vera setta la Massoneria, la Rivoluzione Industriale di meta’ del settecento, di cui abbiamo precisato il ruolo di acutizzazione del principio economico, realizzando il connubio con un altro elemento che diverra’ indissolubile al suo spirito : il tecnicismo con l’esaltazione del ruolo della macchina come nuovo paradigma a cui riferire la stessa essenza umana, e’ un qualcosa, non a caso di  primogenitura anglosassone , proprio in quanto altamente rappresentante dello spirito commerciale della emergente classe borghese , che come abbiamo avuto modo di osservare ha una originaria localizzazione nazionale in una specifica nazione l’Inghilterra  che aveva giustappunto scelto il commercio e il denaro come elementi di connubio con la propria tradizione – un qualcosa,  attenzione che nessuna altra nazione, specie in termini di vertice aveva mai operato, facendo oggetto di scambio il  proprio lignaggio aristocratico con non meglio precisati meriti di censo, in relazione al quale si poteva annoverare la spregiudicatezza ma anche vere e propri portamenti banditeschi e criminali. Le opposizioni al galoppante spirito bottegaio vengono unicamente da quei popoli, quelle civilta’ che si rifanno alla tradizione e pongono alla base del loro vivere sociale un certo conservatorismo dello spirito appunto di tale tradizione, venendo tuttavia ampiamente a contatto soprattutto con il tecnicismo dei tempi. E’ il caso dei Grandi Imperi della terra, quello Russo, quello austro ungarico e ultimo quello Germanico dopo l’unita’ sotto la guida prussiana di tutti i regni e ducati tedeschi. Un quarto Impero ma in grande decadenza e’ quello cinese, che tornera’ alla ribalta mondiale solo con l’adesione alla teoria comunista di cui ne elaborera’ una versione di carattere orwelliano . Un ulteriore Impero potrebbe essere annoverato nel Giappone, ma non nel XVIII e XIX secolo;  la sua rilevanza comincera’ ad essere pronunciata  solo con l’inizio del XX secolo, prima nel contrasto con un altro Impero, quello Russo , ma successivamente venendo a trovarsi in rotta di collisione con il piu’ ipocrita degli imperi,  quello statunitense che rifugge da tale epiteto e contrabbanda parole di untuoso buonismo : liberta’, democrazia, ma  è in verita’ l’erede piu’ che legittimo della bottegaia Inghilterra della quale ha fortemente  esasperato i principi,  sviluppando come mai prima si era visto, un consumismo dilagante ed un tecnicismo spersonalizzante, dandosi anche quel lustro teorico che gia’ l’Inghilterra si era accaparrata prezzolando pseudo intellettuali come i gia’ citati Smith, Say, Malthus e compagnia. In tutto questo complesso assunto si ravvede il distinguo tra popoli di terra e popoli di mare  operato dal filosofo geo politico Carl Schmitt  nel lontano 1942 .
Liberalismo era stata chiamata alludendo ipocritamente alla liberta’ questa sotto teoria e con la solita mancanza di originalita’ l’america si e’ andata stringendo sotto l’etichetta di “neo Liberalismo.  Comunque sia contro questi Imperi le forze bottegaie , ovvero l’  Inghilterra coadiuvata prima dal suo impero coloniale  ed anche abilmente coinvolgendo nelle sue camarille  altre nazioni europee meno rilevanti come  Francia, Italia, Belgio, Olanda, Serbia, Grecia ed infine passando totalmente il testimone agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, hanno sempre visceralmente e spasmodicamente combattuto. Si crede ingenuamente che il grande nemico dell’Inghilterra sia stato Napoleone, assolutamente non e’ così Napoleone ha rappresentato solo una forma di esasperazione di un movimento, la Rivoluzione francese, che la Massoneria inglese aveva perfettamente contemplato nei suoi piani di egemonia mondiale, e che proprio l’imprevedibilita’ dell’ascesa al potere di un parvenu,  aveva costretto a correre ai ripari. Sconfitto Napoleone a Waterloo, piu’ pero’ da Radetzski e da Blucher che da Wellington, la palma del potere europeo era stata colta da quel personaggio eccezionale che fu il Principe Metternich e finche ‘ fu operativo lui, l’Inghilterra dovette rinfoderare le sue mire egemoniche europee.
Un periodo alquanto lunghetto perlomeno fino al 1848/49, quando non a caso l’inghilterra tramite i suoi faccendieri, tipo i  Rotschild, prese a fomentare le varie aspirazioni nazionaliste dei popoli  (Sicilia, Lombardo Veneto in Italia,  Ungheria, Boemia ) ed anche a creare discordie e contrasti nello stesso Impero austriaco. Con il 1849 si registrano le ultime vittorie di reazione degli Imperi conservatori e tradizionalisti, ma ecco che appena qualche anno dopo i bottegai tornano alla carica sfruttando la crisi dell’impero turco ottomano (non contemplato nella precedente elencazione per la poca rilevanza del suo impianto) e l’occasione della guerra di Crimea: perfino il risibile regno di Sardegna viene coinvolto nel conflitto fidando sulla compiacenza di uno dei piu’ solerti faccendieri dei Rotschild : quel Camillo Benso di Cavour annoverato tra i padri della patria unitamente ad un esaltato visionario (Mazzini) un brigante arruffapopoli (Garibaldi) ed un re cialtrone tipo Miles gloriosus. La miccia torna a riaccendersi e nel giro di due anni (1859- 1861) l’Inghilterra riesce a sconvolgere in suo favore non poco l’equilibrio europeo. Crea difatti  una nuova nazione sua vassalla (l’Italia) indebolisce sensibilmente l’Impero Asburgico che fa scrociare con la Francia, indebolendo anche quest’ultima (Solferino) , ratifica e afferma la sua influenza in Sicilia anche in virtù di profique iniziative commerciali (i famosi principi sotto il vulcano Ingham, Woodhouse, Whitaker),  propizia di li’ a poco uno scontro fratricida tra Austria e Prussia, non puo’ impedire pero’ l’affermazione della Prussia  nello scontro contro la Francia (1870). Tornera’ all’assalto nel 1914  favorendo una guerra fratricida dell’Europa e anzi riuscendo a coinvolgere gli Stati Uniti e ingenerare la Prima Guerra Mondiale che fara’ piazza pulita degli Imperi del territori europei . Come spesso avviene nella legge del mondo, il paradosso si insinua nei suoi anfratti e difatti il trionfo verso i Paesi Europei deve passare il testimone agli USA che diventano i nuovi iper
bottegai del mondo e l’Inghilterra passa da padrone a garzone  in una dialettica che un filosofo tedesco aveva dato per scontato (fenomenologia dello spirito di Hegel) e che un altro tedesco Karl Marx ha cercato di tradurre in termini prettamente economici (non a caso sotto parcella di un industriale con spiccati interessi in Inghilterra  Friederic Engels)

mercoledì 23 ottobre 2024

DIO STRAMALEDICA I BOTTEGAI: GLI INGLESI E GLI AMERICANI

 

’inghilterra, nazione “bottegaia” per eccellenza  secondo la  definizione di Napoleone, e di fatto nel giudizio unanime di un po' tutta l'umanita' non asservita alla logica del denaro e del mercato,  comincio' nel XVI secolo ad egemonizzare il mare e una volta costruito un vero e proprio impero marittimo e cioe’ fondato sull’elemento fluido, mobile per eccellenza, senza confini e senza quasi limite se non quello della sua assoluta predominanza, si è spasmodicamente adoperata per espandere questo dominio a tutto il contesto continentale europeo. Diciamo che in tale azione  non si e' certo servita di  mezzi diretti, tipici di tutte le compagini nazionali europee del calibro di Francia, Prussia, Austria, Russia, ma piuttosto abbia adoperato l’arma della diplomazia con peculiarita’ pero’ di pronunciata spregiudicatezza, quando non addirittura  di vero e proprio raggiro e inganni di diversa portata sempre al fine di seminare zizzania tra gli Stati continentali e indurli  a farsi guerra tra loro. Diceva l’Imperatore Vespasiano in epoca ancora
non tacciata di spirito bottegaia “pecunia non olet” ebbene l’Inghilterra ha
   aggiornato  tale frase con l’accezione di scambio, anzi di valore di scambio del denaro per incrementare commerci, quindi concepire il mondo intero come un grande mercato, raggiungendolo in ogni angolo, in ogni piu’ nascosto anfratto grazie al potenziale di movimento del libero scambio marittimo. Attenzione,  pero’ tale liberta’ del valore di scambio, su questo l’Inghilterra e’ sempre stata ben determinata, non si applica con equita’ su tutti gli Stati, ma in forza del dominio del mare e di una tecnologia sempre piu’ concepita a proprio favore, cosa che diverra’ preminente a seguito della cosidetta Rivoluzione Industriale, fenomeno originariamente di chiara marca anglosassone, finisce per riguardare solo un Paese e cioe’ se stessa. V’e’ di piu’ : per operare al meglio con  tale prassi e rimanere ancora piu’ nascosta, lo Stato,  il potere reale, ma anche il  governo, i diversi potentati che operano sempre sul lato economico, che si compiacciono  di definirsi democratici non hanno operato  direttamente, ma hanno utilizzato il meccanismo
delle sette, rifacendosi, per convenienza e utilitarismo ancora piu’ mascherati, ad un antico passato molto poco verificato, e cioe’ al leggendario tempio di Salomone e alla confraternita della libera muratoria - cioe’ le persone abilitate all’esercizio della professione di architetto (archè – techne’ = tecnica del principio) nella impersonificazione del mitico Hiram appunto il costruttore del tempio, ucciso da alcuni suoi allievi per carpigli il segreto del fare edificatorio. Il nome di “setta” si tramuta in quello di “Loggia” e la Massoneria (anche il nome e tutta la simbologia ad essa correlata richiamano la Libera Muratoria di Hiram e del tempio di Salomone )
  diviene di fatto una sorta di braccio operativo dello Stato che assume sempre maggiore rilevanza fino a incanalre lei la direttivita’ della politica e della stessa Casa Regnante, sempre piu’ subordinate al potere economico e al principio del libero mercato,  pero’ a senso univoco. Tramite la Massoneria,  lo spirito marittimo dell’Inghilterra, che un filosofo  di geo-politica tedesco, Carl Schmitt ha individuato con precisione,
smascherandone anche la trasmettibilita' e diciamo così una vera e propria discendenza negli ultra bottegai Stati Uniti d'America,  si e'  fatto  sempre piu’ subdolo e ha teso a seminare zizzania tra gli stati continentali unicamente per conseguire vantaggi economici che alla fin fine vanno a coincidere con i propositi di dominio di tutta l’area europea. Come diceva
   Raleigh  “chi domina il mare, domina il commercio del mondo e a  chi domina il commercio del mondo, appartengono tutti i tesori del mondo e il mondo stesso” ecco questa potremmo definire la massima a mo’ di imperativo categorico della bottegaia Inghilterra e del suo braccio operativo: la Massoneria. Nell’ambito di quel seminare zizzania e provocare sempre piu’ scontri tra i popoli continentali, di certo grande piacere dovettero provare i nostri bottegai e loggisti  con le guerre fratricide tra Austria e Prussia e l’emergere di nuovi effimeri campioni di quell’ancora non appannato del tutto carisma del  prode guerriero come e’ il caso di Federico II di Prussia uno degli ultimi epigoni a essere qualificato dell’epigono di “grande”, ma ci sono altri ambiti che possono essere interpretati secondo canoni alquanto diversi da quelli ufficiali  come quello ad esempio del “cui prodest” di una rivoluzione, ovvero un sovvertimento violento e improvviso di un certo “Statu quo “ la risposta e’ presto data : sempre a loro: bottegai e loggisti, gente che oramai antepone a tutto l’interesse economico, il denaro, il commercio, il mercato e ne ha fatto dei veri e propri parametri di misurazione della rilevanza della potenza di una intera civilta’ nel mondo. Cosi’
anche la cosidetta rivoluzione delle colonie americane di poco antecedente a quella in territorio europeo in Francia, denota quasi uno spirito di contro assicurazione si' da 
garantire  una entita’ autonoma ma con spirito non terricolo bensi’ talassico (piu' che mai Schmitt)   per scegliersi sempre una base operativa in grado di mantenere quella supremazia non territoriale, non militare, ma marittima e quindi continuare ad esercitare il potere commerciale. Non e’ quindi un caso che tutti i principali protagonisti della rivoluzione americana, sia dalla parte dei ribelli che da parte del governo inglese fossero dei conclamati massoni a cominciare da Washington ed anche dal famoso Marchese  Lafayette, generale sia dell’esercito dei ribelli americani che successivamente della Francia rivoluzionaria. E lo stesso vale per tutti indiscriminatamente i protagonisti della
rivoluzione in Francia: Lafayette,
  Marat, Danton, Robespierre. Saint Just, Barrat, Carnot, tutti framassoni a prescindere dalle idee politiche di destra o sinistra secondo la pseudo differenza che deve proprio al periodo della Rivoluzione la ben nota differenziazione nominalistica. Viene quindi da chiedersi, stante questa pronunciata presenza massone (anche la celeberrima presa della Bastiglia difatti fu guidata da drappelli guidati da noti massoni) se l’Inghilterra non ci abbia messo lo zampino sia nella sua preparazione che nella sua realizzazione, ovviamente l’Inghilterra tramite il suo braccio operativo della Massoneria che, proprio in virtu’ di questi due eventi che fanno seguito alla Rivoluzione Industriale, piu’ che un braccio abbia assunto il ruolo della mente.  Si obiettera’ “ma come?” l’inghilterra nemica irriducibile di Napoleone, che addirittura sta dietro la rivoluzione francese? Suvvia….” Attenzione signori perche’ anche il Generale Napoleone Buonaparte fu originariamente
affiliato alla Massoneria, anche per compiacere il suo piu’ indefesso padrino ovvero quel Paul Barras, che lo aveva favorito agli inizi della carriera
  a Tolone promuovendolo da capitano a Generale e quale membro piu’ influente del Direttorio non solo nominato qualche anno dopo comandante dell’armata d’italia, ma gonfiate in maniera abnorme le sue battaglie, era stato il vero creatore del mito del nuovo genio militare.Solo che Napoleone una volta raggiunte le inusitate e insperate  vette della sua, diciamo  un po’ fortuna, un po’ opportunismo,  indubbiamente una certa scaltrezza, come aveva prontamente scaricato Barras, così aveva preso le distanze dalla massoneria e quindi anche dagli inglesi che anzi erano divenuti i suoi peggiori nemici. E’ successo spesso nella storia, che personaggi partiti
da un certo contesto, lo abbiano poi abbandonato ed anzi si siano rivelati i piu’ strenui avversari di tale loro contesto:
  così ad esempio il principe Eugenio di Savoia che aveva chiesto un incarico da Generale a Luigi XIV e non avendolo ottenuto era divenuto il suo grande nemico, prendendosi anche la soddisfazione di sconfiggerne spesso i suoi eserciti così Benito Mussolini che partito da socialista massimalista e barricadiero era divenuto il Duce del fascismo e quindi il persecutore di tutta la sinistra, così perfino John Fitzgerald Kennedy dal pieno appoggio della mafia anche per la sua elezione, si era talmente  emancipato da tale influenza, che per impedirne ulteriori ritorsioni la grande mafia statunitense (Carlos Marcello, Santo Trafficante, Sam Giancana, etc.)  si era vista costretta a ucciderlo. La massoneria, e dietro di essa l’intero Paese dell’Inghilterra sempre piu’ asservito in ogni sua manifestazione al dio denaro, al commercio, al mercato e quindi all’elemento mare, entrambi sempre dietro ai disordini, alle sommosse, ad ogni piu’ piccolo turbamento dello “statu quo” di ogni singolo paese dell’europa continentale: Austria, nei suoi diversi domini, ma anche nel cuore della sua capitale,  Regno delle Due Sicilie, financo nell’insignificante Regno di Sardegna, stimolando con tanto di generosi finanziamenti  da parte di uno della piu’ potente famiglia massone i Rotschild, a intervenire a favore degli insorti di Milano e dichiarare guerra all’Austria. Lo si sara’ capito,  siamo nel turbolento 1848, le feste per i bottegai cominciano in Sicilia nel gennaio e continuano per tutto l’anno a Milano, a Brescia, a Praga, a Budapest e come si e’ detto,  nella stessa capitale dell’Impero Asburgico Vienna, con strascichi anche nell’anno successivo. Strascichi che per fortuna sono stati tutti ricomposti e le rivolte tutte sedate. Sembra una sconfitta per le forze di mare ovvero i bottegai e i loro garzoni, pero’ sono riuscite nel colpo piu’ grosso e piu’ saturo di implicazioni : l’ allontanamento del principe di Metternich, il  garante di trenta e piu’ anni  di pace e di tutta terricola, senza bisogno di andare a ricercare astrusi mercati e un commercio che in verita’ alimenta piu’ che altro se stesso. E’ vero che il grande statista era alquanto invecchiato (75 anni) ma la sua perdita, si fara’ inesorabilmente sentire di li’ a poco, quando contando sulla pochezza dei successori di Metternich e sulla giovane eta’ e quindi inesperienza del nuovo imperatore Franz Joseph (diciott’anni al momento dell’ascesa al trono nel dicembre 1848), ancora una volta Inghilterra e Massoneria  erano  riuscite a seminare zizzania tra i Paesi Europei convincendo il borioso nipote di
 Napoleone Luigi Napoleone autonominatosi anche lui imperatore, a impegnarsi in guerra contro Turchia e Russia per il possesso della Crimea e finendo anche per coinvolgere l’altrettanto velleitario Regno di Sardegna tramite il proprio Capo del Governo il Conte Camillo Benso di Cavour  ovviamente fra massone anche lui e particolarmente asservito alla casa Rotschild, con la promessa di favorirne le ambizioni di sottrarre all'Austria il possesso dei territori dell'alta Italia Lombardia e Veneto.
La accennata inesperienza del giovane Imperatore austriaco, tra l’altro, proprio nel periodo piu’ acuto del conflitto per la Crimea, infiammato dalla passione di un romantico amore (per la famosa Sissi), e la assoluta incapacita’ dei governanti imperiali,  portera’ anche l’Austria dalla parte di Inghilterra, Francia e Piemonte finendo per mettersi contro l’altro grande impero di terra del continente difatti lo Zar di Russia infuriato per il mancato appoggio dell’Austria, che lui non aveva mancato di dare nel ’49 contro i ribelli Ungheresi, passera’ inesorabilmente dalla parte delle potenze succubi dell’Inghilterra e questo non solo non aiutando l’Austria contro Francia e Piemonte nella successiva guerra del ’59, ma mantenendo tale antistorica posizione ancora nel 1914 nella apocalisse della Grande Guerra. Come e' oramai noto anche tutto il nostro Risorgimento e' stato promosso, finanziato e anche condotto dalla bottegaia Inghilterra tramite la sua Massoneria e personaggi affiliati a  tale Setta che non a caso, sono stati i principali attori del processo di unita' nazionale Cavour, Mazzini, Garibaldi , la cui famosa e gonfiatissima Spedizione dei Mille, fu interamente finanziata e condotta dalla Massoneria Inglese.
Come si vede  la bottegaia Inghilterra e la sua emanazione piu' informante la Massoneria,  sono state la zizzania d'Europa e con un'ottica un tantino piu' allungata 
 la disgrazia dell'intero pianeta che si e' trovato irretito in una spirale di violenza e  mercimonio che ancora oggi ne costituiscono come una ragnatela

sabato 19 ottobre 2024

ESTREMISTA E' SOLO IL CENTRO! DESTRA E SINISTRA, NO!

 

Hanno ragione  sia De Benoist che Preve dalle loro rispettive originarie posizioni di  destra e sinistra quando sanciscono che:  “ quello che proprio non ha piu’ senso e’ uno scenario dicotomico Destra/Sinistra”: Ne’ e ‘ ipotizzabile per ciascuno dei due schieramenti, che poi schieramenti non sono stati ne’ ora, ne mai,  distinguere  quel qualcosa di dirompente tanto da poter innescare una “rivoluzione scientifica”  secondo il senso dato a tale espressione dall’epistemologo Thomas Kuhn.
Le rivoluzioni da esse innescate
 sono semmai quelle  alquanto contraddittorie e/o risibili,  tipo la massonica rivoluzione francese  o quella da operetta delle Camicie nere fasciste, ed anche quella pilotata dallo Stato Maggiore Germanico di Lenin e dei suoi bolscevichi, per non parlare della democraticissima  affermazione del Nazionalsocialismo di Hitler.  La verita’ e’ che noi oggi uomini cosidetti post moderni, siamo ancora  legati allo scenario costituitosi dopo la seconda guerra mondiale che con le pseudo grandi rivoluzioni e anche con quelle in forma sussidiaria  (tipo il Messico di Pancho Villa, la Spagna falangista, la Cina di Mao Tze Tung, la Cuba di Fidel Castro piu’ i vari colpetti di stato in Argentina, in Grecia, a Cuba, in Cile e endemicamente in quasi tutti i paesi d’Africa e del Sud America) ha stabilito una sorta di equazione differenziale dove come il barone di Munchausen  che non poteva salire in cielo tirandosi per il suo codino  della parrucca, non possiamo piu’ tirarci fuori, ma siamo presi dai suoi elementi non riuscendo piu’ a
distinguere tra numeri reali e numeri immaginari
 Fantasia o realta’ ? ecco lo scenario che si apre nel terzo millennio, o forse piu’  verosimilmente solo menzogna e manipolazione da parte di una piccola entita’ a svantaggio dei molti. Nel corso di questi ultimi vent’anni, dice De Benoist (nominalmente da destra quindi) che la sinistra  ha aderito senza problemi  e a volte anche con volenteroso entusiasmo al modello capitalistico del mercato, di origine e tendenza    anglosassone e statunitense, quindi paradossalmente si e’ avuta una politica di destra economica, ma condotta da uomini di sinistra. Una evoluzione che non e’ poi così apocalittica e soprattutto ha ben poco del “tradimento”  di ideologia, ma rientra a tutto tondo nelle premesse della diciamo così prassi, ma anche pensiero della sinistra il cui peccato originario e’ quello di avere sempre accettato i termini del dibattito della mentalita’ anglosassone e statunitense che potremmo anche definire sommariamente “bottegaia”. Se tu accetti come referente universale il denaro, il commercio e giustappunto il mercato con il suo unico valore che e’ il valore di scambio, e’ inevitabile che alla fine finisci per convenire sulle regole del gioco. Diciamo che siamo al cospetto di una confusione di cui arriva a concorrere anche la Destra che sempre paradossalmente si trova, perlomeno in una accezione  piu’ filosofica (Guenon, Evola, Heidegger, Pound e giustappunto un De Benoist o anche un  Dugin) , a rappresentare una critica feroce di quel capitalismo e mentalita’ bottegaia, che invece la sua prassi ordinaria medio e piccolo borghese si trova a condividere con fervore. Evoluzione quindi che non ha niente del tradimento, niente di ideologico, ma ha un carattere piu’ globale e sistemico nel senso che si e’ andato costituendo, appunto in questi anni del terzo millennio, un “estremismo del centro” governato dal  pensiero unico e  dal politicamente corretto, che portano ad un buonismo di maniera, caratterizzato dal fatto che tutto, ma proprio tutto e’ intercambiale, eh si ! anche Destra e Sinistra. D'altronde "pensiero unico" e "politicamente corretto" sono una cosa sola dice sempre De Benoist "il pensiero unico e' l'aspetto di destra  di una unita' organica , mentre il "politicamente corretto" ne e' l'aspetto di sinistra , che poi i rispettivi attori di questa complementarieta' non se ne accorgano, e' solo un modesto episodio della storia delle ideologie. Per quanto riguarda il passato la dicotomia Destra/Sinistra  ha significato qualcosa di reale  per duecento anni  (1789-1989) sia pure, abbiamo notato , spesso e volentieri contaminata da uno spregiudicato uso del registro immaginario, da parte delle classi di potere, vincitrici della tenzone alquanto Schmittiana tra potenze di Terra e potenze di Mare in una accezione tutta economica
commerciale e cioe' di trionfo bottegaio con Inghilterra e suo prolungamento Statunitense (il famoso "la storia la fanno i vincitori a discapito dei vinti, così' John Waine che non ha fatto un giorno di militare diventa il prode dei prodi, i Marines "il corpo degli eroi"  tutto e' manipolato, tutto e' per finta, tutto e' recitare una parte : prima il mondo come una bottega, poi  il mondo come dilatazione  di Hollywood). 

 

domenica 29 settembre 2024

NIETZSCHE E JAYNES : LA COSCIENZA GIOVANE

Nietzsche e' del pensiero umano un sorta di Nostradamus:  le sue previsioni non hanno neppure l'ambigua incertezza delle sestine del famoso indovino, eccolo infatti dire la sua sulla coscienza "La coscienza è l'ultimo e più tardo sviluppo dell'organico e di conseguenza anche il più incompiuto e il più depotenziato. Si pensa che qui sia il nocciolo dell'essere umano: ciò che di esso è durevole, eterno, ultimo, assolutamente originario! Si considera la coscienza una stabile grandezza data! Si negano il suo sviluppo, le sue intermittenze! La si intende come unità dell'organismo! Questa ridicola sopravvalutazione, questo travisamento della coscienza hanno come corollario un grande vantaggio, consistente nel fatto che con ciò è stato impedito un troppo celere perfezionarsi della medesima. Perchè gli uomini ritenevano di possedere già la coscienza, si sono dati scarsa premura per acquistarla, e anche oggi le cose non stanno diversamente!" . In questo passo sembra, non solo anticipare Freud e l'inconscio, cosa che prima di lui avevano fatto in parecchi, Cervantes, Poe, Melville, ma addirittura delineare chiaramente Julian Jaynes e la sua mente bicamerale e quindi porre l'origine della coscienza molto ma molto più ravvicinata in quanto derivata del linguaggio e a questo posteriore (grosso modo tremila anni fa o giù di là) Ci pensi alla sconvolgente affermazione “La coscienza e’ posteriore al linguaggio” quante incredibili conseguenze determina nella nostra cultura e persino civilta’? significa ammettere che l’uomo ha fatto tutta una serie di cose, dal costruire paesi, citta’, monumenti, realizzare diverse civilta’, fare guerre, il tutto, senza esserne cosciente, ma semplicemente facendo leva su di un altro meccanismo neuronale, uno appunto non derivato dal linguaggio, ma su qualcos’altro.  Beh e’ notorio che c’è stato  un certo signor Freud che ha dato il nome a questo “qualcos’altro” perfettamente biologico, denominandolo “inconscio”. Ma e’ anche vero che da tempo immemorabile l’uomo ha sempre avvertito questo “esser-ci”- altro,  molto molto prima di Freud e anche di Heidegger cui quel “ci” ha dato comunanza all’essere, e alquanto piu’ poeticamente l’aveva chiamato “eta’ dell’oro”   

Una età dell’oro, una denominazione comune un po’ a tutte le civilta’ del passato la cui peculiarita’ era quella di essere  caratterizzata da voci ? Voci allucinatorie tout court identificate con le voci degli dei, anzi l’unica modalità di manifestazione di non meglio precisati dei. E per quanto tempo durarono queste voci, per quanto tempo questi dei abitarono qui sulla terra ? Di certo assai più dei tremila anni scarsi della coscienza, stante la sua dipendenza dal linguaggio articolato, diciamo una temporalità indefinita, fatta di decine, centinaia di migliaia di anni, chi può dirlo, mancante l’elemento di trascrizione di una data esperienza? Mancando quell’analogo-io in grado di mettere in situazione se’ stesso con uno scritto? Ecco che qui entra in gioco un pensatore piu’ recente di Freud o di Heidegger, un pensatore a noi contemporaneo che nel 1976 scrisse un saggio di fondamentale importanza “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza" giustappunto il sopracitato Julian Jaynes. Cosa significa mente bicamerale?
Significa un cervello ben distinto nelle sue funzioni: 
 una funzione pratica adattiva per sbrigare le faccende del quotidiano con una certa rispondenza fondata sulla condensazione di un significato acquisito che prendeva in esame la modalita’ comunicativa degli esseri umani, quella appunto di un linguaggio articolato , in grado cioe’ di comprendere sempre piu’ dati e trasmetterli al proprio simile, quindi un codice metaforico un “cosa e’ questo?.... beh e’ come quest’altro….” Metafora e’ parola greca e significa letteralmente “portare nei pressi, nell’intorno“.  avvicinare un significato ad un altro per effetto di rassomiglianza. Tale funzione eminentemente metaforica quindi si allocava nell’emisfero sinistro del cervello con tanto di specializzazioni nelle varie aree (Broka, Vernicke, etc). significa pero’ anche una diversa parte allocata  nell’emisfero opposto dello steso cervello, preposta ad una funzione assai differente  : sfruttare l’esperienza acquisita del singolo, del gruppo e trasmetterla alla comunita’ non per condensazione, non metaforicamente ma per spostamento, per trascinamento di quel significato letterale correlato ad un oggetto, che va anche caricandosi di tutta una serie di implicazioni correlate all’essere in una certa situazione e quindi, secondo la teoria di De Saussure  diventa “significante”, una operazione che la retorica linguistica indica con il nome di metonimia e che resta compresa appunto dal meccanismo di trascinamento di significante quale puo’ essere una composita esperienza a fronte di un determinato evento di tipo eccezionale (l’attacco di una belva feroce, una alluvione, un incendio,  altri tipi di eventi piu’ o meno naturali. Una mente bicamerale quale quella descritta da Jaynes può in effetti essere durata centinaia di migliaia di anni e lo stesso può dirsi se un tale paradigma viene applicato e adattato ad un qualcosa di così misterioso, così fumoso, per nulla documentato come la prima Era della Umanità quella dell’oro , quella degli dei, della quale non ci rimangono che illazioni e una forma comune a tutte le culture, di larvata nostalgia , quel “perché gli dei non ci parlano più?” Come dovettero essere tali voci, abbiamo detto, o meglio ci ha detto esaurientemente Jaynes nel suo saggio – stress, situazioni nuove, adattamento all’ambiente , modalità non discutibile della comunicazione auditiva, etc’- semmai , è il caso di andare a scoprire che fine abbiano fatto tutte queste voci, una volta che l’emisfero sinistro del cervello ha costruito quell’analogo io che ha consentito di mettere l’individuo “in situazione” e narratizzare la sua presenza e quindi di quelle prescrizioni non ha alcun bisogno? Sembrerebbe avallata l’ipotesi di zona muta, se difatti una voce non ha più nulla da indicare a livello comportamentale, a cosa serve l’emisfero destro? a niente! è un emisfero del tutto superfluo in quanto le zone corrispondenti a quelle del linguaggio articolato non rivestono più alcuna utilità. Così sembrerebbe se utilizziamo il referente della singola eventualità comportamentale, ma cosa succede se prendiamo in esame un qualcosa di molto più generalizzato? cosa succede se ci focalizziamo sul “desiderio” che della vita ne costituisce l’essenza? Succede che viene investito qualcosa di molto più complesso e articolato di una singola evenienza; la modalità allucinatoria delle parti dell’emisfero destro del cervello, preposte alle suggestioni/comandamenti, in correlazione a quella costruzione di analogo io, perde quella funzione di rapporto tra i due emisferi e si precisa in un qualcosa che assume una essenza a sè stante, quella appunto che informa il desiderio, tutto il desiderio come correlato sempre presente fin dall’apparizione dell’uomo e di quel suo distacco dallo stato animale, che attenzione non è la coscienza, ovvero l’analogo io, è un qualcosa che sta localizzata nell’emisfero destro che esaurita la sua funzione allucinatoria/prescrittiva, la evolve in una generalizzazione di quello che da sempre ha rappresentato l’istanza della presenza dell’uomo sulla terra, una sorta di pieno ritorno a quel “de-sidera” ovvero quel “venire dalle stelle”.
Un’entità più o meno misteriosa, certamente ancora sconosciuta, che ha rappresentato l’inizio della vita, ovvero, come dice Freud in Al di là del principio del piacere, un turbamento in un qualcosa di preesistente alla sua apparizione, ovvero una fenomenologia irrelata dove è presente un corpo turbato (il pianeta, terra, lo stato inanimato) che tende incessantemente a ritornare nello stato precedente a tale turbamento e un corpo turbante (l’apparire della vita, non insita allo stato inanimato, ma proveniente da altrove) che ha invece una duplice istanza : quella di permanere nel proprio stato a tutti i costi (il famoso “la vita ama la vita), ma anche quella di tornare anch’essa da dove è venuta, una nostalgia, direbbe Freud “una coazione a ripetere” ovvero da altrove , lo spazio, il cielo...le stelle... e quindi ri-tornare tra le stelle (de-sidera).
 Della reazione della prima entità, la terra, che potremmo anche definire totale assoluta indifferenza, ne abbiamo continuamente esaurienti prove: terremoti, inondazioni, mareggiate, eruzioni vulcaniche, sconvolgimenti tellurici, cambiamenti climatici, caldo, freddo, gelo, diciamo che la terra è un ambiente quanto mai inidoneo all’ordine delle volontà e dei disegni umani, mentre per la seconda entità, avendo invece una duplice istanza, quella del permanere e quella del ritornare, si era reso necessario, nell’essere vivente maggiormente evoluto grazie allo sviluppo del suo cervello, suddividere appunto tale cervello in due distinte parti/funzioni, una preposta a tutti i problemi del difficile adattamento ad un ambiente ostile/indifferente, grazie ad uno strumento di aggregazione ovvero il linguaggio articolato che nominasse ogni cosa e provvedesse grazie ad un meccanismo di paragone/condensazione a nominarne sempre di nuove, un’altra invece che doveva giocoforza trovare in una diversa, anzi opposta localizzazione cerebrale, la sua manifestazione: non quella di nominare tutte le cose, ma di trascinarne più che il significato, il significante, ovvero il sentito dire, quindi una metonimia ovvero tutte le possibili eventualità che una certa azione comportasse, applicandovi una sorta di imprimatur rappresentato dalla somma delle esperienze in situazioni simili, che appunto si imponessero come assolute in termini di comportamento. Questi potrebbero essere stati i tempi di dominio degli dei, giustappunto l’età dell’oro, che non ha bisogno di spiegazioni, non ha bisogno di giustificazioni e meno che mai ha bisogno di temporalizzazione: essa si manifesta in sé stessa, giustappunto in una voce, informante nel suo stesso porsi “Va! Fa! Agisci!“ Le voci ovvero le manifestazioni degli dei, ad un certo punto della storia, che non è la banale storia evolutiva delle moderna società umana, questo è un giudizio di merito prettamente umano, si esauriscono per il banalissimo motivo che “non hanno più nulla da dire”, e quindi a quella mente che Jaynes ha denominato bicamerale si sostituisce la coscienza, ovvero quell’analogo Io, che prodottosi nell’emisfero sinistro del cervello, consiste nel mettere in situazione il proprio vissuto senza più aver bisogno di attendere l’allucinazione/prescrizione trasmessa dal corrispondente emisfero destro e che il gruppo, la socialità, l’evolversi della civiltà aveva arbitrariamente attribuito agli dei. L’evoluzione del linguaggio una volta consentito che tramite un analogo che aveva fatto di se’ stesso, l’uomo fosse in grado di mettere se’ stesso in relazione agli eventi, non abbisognava più delle antiche voci ammonitorie e prescrittive di fantomatici dei, e torna quindi imperiosa la domanda : che fine hanno fatto tali voci e più specificamente che fine ha fatto tutta una parte del cervello che per millenni e’ stata preposta a tale compito? Come anzidetto non si tratta di un banale giudizio di merito o demerito , di valore o di non valore, quale l’uomo, specie da Platone in poi con la sua invenzione del concetto (un uno che sta per molti) ha applicato praticamente ad ogni suo scibile, si tratta della stratificazione della tradizione, un qualcosa di eminentemente simbolico che non cataloga, non elenca, non giudica , e che noi in questa sede denominiamo inconscio una funzione vestigiale che non si è estinta, non è diventata un’area muta del cervello come vorrebbero ipotesi scientiste, ma semmai diciamo che si è andata ad occupare di un qualcosa di molto più generale, insita in quella seconda istanza che abbiamo visto appartenere all’elemento turbatore, ovvero assolte, diciamo al meglio o perlomeno autonomamente, le funzioni di adattamento ad un ambiente ostile o indifferente, quindi di condensazione della propria permanenza, si è andata ad occupare del trascinamento di quell’eterno ritorno nei dettami del desiderio, ovvero quel “de-sidera” che non si contenta di un semplice elenco con termini sempre nuovi, ma vuole il senso di quel suo operare in un contesto che non lo conosce, che lo avversa, che lo opprime e contro il quale deve sempre lottare: vuole ritrovare la sua più profonda essenza, quella che solo il ritorno da dove è venuto può forse spiegare e giustificare.
Così se il “crollo della mente bicamerale”, prospettato tanto brillantemente da Jaynes ingenera giocoforza una “origine della coscienza” per logica associazione dovremo asserire che ingenera altresì una “ORIGINE DELL’INCONSCIO” Ammessa così una origine non solo della coscienza, ma anche dell’inconscio, Il desiderio non è più un singolo evento circoscritto e limitato da risolvere previa una voce allucinatoria e strettamente contingente, ma diviene il desiderio in senso lato, quello originario all’apparire della vita e del turbamento ingeneratosi nell’ambiente; ovvero è l’intera vicenda del genere umano che pervenuto al linguaggio ha specializzato tale strumento fino a coprire praticamente tutti o quasi i conflitti di attribuzione delle cose del mondo circostante, ha piegato il mondo ad una sua capillare nominalizzazione, ma ha tralasciato tutto quello che faceva parte del desiderio della sua stessa essenza, non solo adattarsi all’ambiente con la sua vita, con il suo “esser-ci” e quindi una condensazione/permanenza, ma anche fare ritorno da dove era venuta e quindi tornare intorno alle stelle (de-sidera) ovvero trascinare un significante nei meandri del proprio desiderio, non prendendo più in esame una singola conflittualità, ma il conflitto in sè: l’essere qui gettato in un mondo che non ci conosce e che ci osteggia con la sua totale indifferenza: insomma le eterne domande del genere umano ”chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?”, che da tempo immemorabile sono sprofondate in una diversa accezione del linguaggio articolato, prerogativa di sciamani, auguri, indovini, ma anche artisti, poeti, musicisti, filosofi, e negli ultimi secoli anche studiosi, fisici, pensatori, che hanno costruito un linguaggio parallelo e alternativo a quello della cosidetta logica e che uno di questi ne ha individuato la struttura profonda e metodologica del suo manifestarsi, e qui facciamo ritorno a Sigmund Freud, che gli ha dato il nome di “INCONSCIO” e che noi in questa sede azzardiamo che, come la coscienza ha anche esso una origine e questa origine può benissimo trovare, come in un ulteriore estremo integrale sui cammini, una sua spazialità ed una sua temporalità del tutto indefinita si ma anche coincidente con tutto quello che l’uomo ha considerato come
desiderio e che non ha i dettami della localizzazione (vedi la fisica quantistica e la teoria degli insiemi ) e neppure della banale evoluzione a linea diretta da uno stato primitivo ad uno di cosidetto progresso, ma piuttosto la spezzata a zig e zag del ritorno, la teoria dell'eterno ritorno dell'identico nuovamente di Nietzsche che diviene  il mito dell’eterno ritorno in  Mircea Eliade, ma supposto dalle infinite voci della tradizione, un  ritorno all'Eta' dell'Oro

 

sabato 7 settembre 2024

INDUGI RIFLESSI

 

"Dovremmo sempre indugiare  sulla riflessione" ;  lo diceva soprattutto Lacan che sull’oggetto concreto, il mezzo con il quale otteniamo la immagine della riflessione, ovvero lo specchio, ha fatto, per sua stessa ammissione l’ingresso nel mondo della psicoanalisi  “ho fatto il mio ingresso nella psicoanalisi con uno scopino…”(si ha detto proprio così: uno scopino) “che si chiama stadio dello specchio”  Nel l936,  difatti nell’ambito del Congresso di Marienbad, Lacan aveva presentato un suo intervento intitolato “Le stade su miroir. Théorie d’un moment structurant et génétique de la constitution de
la
 réalité conçu en relation avec l’expérience et la doctrine psychanalytique”  e questo già di per sé rappresentava un tentativo di fare il punto sulle molteplici istanze a proposito della costruzione dell’identità personale, che in quel periodo con Freud ancora vivo, ma  messo un po’ da parte nel consesso psicoanalitico  per le sua ben nota revisione della teoria della Libido e la scoperta di un istinto o pulsione di morte,  era alla ricerca di una qualche nuova concezione che potesse fare da contraltare alla seconda topica dell’inconscio e  alle ultime conclusioni  freudiane. Lo specchio in quanto luogo della riflessione era appunto uno di questi elementi e  questo vale poteva valere anche quando lo specchio  non era ancora stato inventato o per permetterselo ci volevano 7 anni di grandi sacrifici economici:  la superficie di un ruscello, come ci rende fin troppo edotti Narciso, un vetro opacizzato, un pavimento tirato a…..eh si!!!!… specchio! ….“Specchio delle mie brame…”  dice la matrigna di Biancaneve “chi è la più bella del Reame?””

Lo specchio “riflette” ma lo fa assai spesso  appropriandosi dell’altro significato semantico connesso a tale verbo: riflette si l’immagine, ma anche il  
pensiero, e quello si sa, va ben oltre quel che appare:  gli anni che passano per l’odiosa matrigna e il paragone impietoso con la fresca  nipotina, così come la linea del naso nel romanzo di Pirandello “uno, nessuno e centomila” Lo specchio riflette l’immagine, ma anche quello che fa seguito all’immagine, e questo può ingenerare conseguenze inaspettate. Logico e naturale che dello specchio se ne sono occupati in parecchi, trovandoci sempre qualche cosa di ambiguo, di estremamente pericoloso, come Narciso ci ha insegnato  e tutto sommato lo stesso Freud sottende quando individua quella famosa e controversissima “pulsione di morte” - cosa c’è dietro l’ultima superficie della riflessione, cosa c’è oltre? Freud è stato il primo che non ha avuto il coraggio di  andare quell’oltre:  mancando di identificare  la morte con la figura di Narciso,  ha perduto l'occasione di
 trovare un ben diverso referente da quel forzato Edipo come estremo  soggetto di de-siderio, sicchè le arditissime tesi di Al di là del principio del piacere rimangono sempre un po’ zoppe, claudicanti proprio sul tema cardine del desiderio: Da qui anche il fatto che alla parola “specchio”  poeti, romanzieri, filosofi e soprattutto psicoanalisti, abbiano sempre avuto paura di indentrarsi
  in un sorta di campo minato, dove quello che è, non è sempre quello che sembra e viceversa:  massima ambiguità e poliformità non solo di immagine, ma anche di pensiero, di idee, che spesso e volentieri sono parecchio al di là della riflessione. Lacan aveva un po’ aggirato il problema, facendo dello “stadio dello specchio” una sorta di epistemologia metodologica della identità umana, ovvero  un qualcosa che  consiste nel riconoscimento da parte del bambino nella sua immagine speculare, cosa che grosso modo si verificava nel periodo che va dai sei a diciotto mesi, quindi in un periodo in cui la formazione sia psichica che motoria è ben lungi dall’essersi definita. L’assunzione della propria immagine come propria, provoca nel bambino dice Lacan, uno stato di giubilo, tuttavia, quell’immagine, che nello specchio appare completa e unitaria, è discordante con lo stato d’insufficiente coordinazione motoria che caratterizza l’infanzia in quel periodo, nonché con la non padronanza del linguaggio. Il riconoscimento della propria immagine costituisce una vera e propria identificazione, nel senso che provoca una trasformazione soggettiva. Nella prospettiva di Lacan, la nozione di “stadio dello specchio” non ha niente a che fare con un vero stadio, nel senso di “fase”, né con un vero “specchio”. Lo stadio diventa un’operazione psichica, ontologica, a partire dalla quale si costituisce l’essere umano in un’identificazione  In francese, “Io” si può dire Je oppure Moi. Per Lacan, il Je fa riferimento al soggetto dell’inconscio, il Moi, invece, allude all’istanza psichica che si costituisce a livello immaginario;   In quanto poi alla gioia giubilatoria con cui il bambino riconosce l’immagine riflessa come sua, Lacan pone l’accento su  questa illusione di completezza e unità, che non ha effettivi riscontri sulla realtà, e dice la famosa frase “”lo specchio dovrebbe attendere un tantino, prima di riflettere” perché come ci insegnano anche i più antichi testi dell’umanità, l’Iliade in primis, la originaria percezione che l’uomo ha di se stesso è divisa per parti e non unitaria “il piè veloce Achille, Atena dalle bianche braccia, il ceruleo occhio di Afrodite, financo il multiforme ingegno di Odisseo; quindi costituito in questo modo, l’Io è, di fatto, la sede di un  misconoscimento, poiché l’immagine che lo specchio rimanda dà l’illusione di unità e di padronanza, ma di fatto ’Io si costituisce fin dall’inizio come identificazione di un Io ideale e come ceppo di tutte le successive identificazioni secondarie. Si capisce da queste succinte note, che tipo di importanza abbia  lo specchio a livello psichico e anche comportamentale,  tanto da poter essere considerato come un punto di inizio della struttura soggettiva di ciascuno di noi, non aliena però da problematiche legate appunto sia alla riflessione che all’identificazione, sicchè si fa ritorno sia a Biancaneve, che al naso  di Pirandello e ben presto si passa ad investire non solo la struttura soggettiva, ma anche quella delle relazioni interpersonali, e questo anche nell’arte più moderna il cinema, che sullo specchio gioca molteplici dei suoi registri, dal sequel  di spazi interni  nel film di Resnais “l’anno scorso a Marienbad” forse solo casualmente con accenno al luogo dove la teoria di Lacan venne la prima volta enunciata
 o addirittura citato espressamente già dal titolo “come in uno specchio” dal grande Ingmar Bergman.Psicoanalisi, Il cinema e anche tutte le altre arti, sono tutte in qualche modo coinvolte nella definizione dello specchio, che quindi non è solo una fase, sia pure della rilevanza di quella quasi dell’inizio, ma investe tutto il nostro essere nelle varie sequenze della
 vita e soprattutto si pone a ultimo diaframma della morte andando a coincidere col desiderio

 

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...