venerdì 23 maggio 2025

LA PAURA VIENE DAL MARE

 

Da dove vengono tutte le nostre disgrazie? da qualcosa di profondo di noi stessi che probabilmente  ha una origine arcaica, profondissima, un qualcosa che affiora in occasioni piu' o meno fortuite, ma che sempre ha la peculiarita' di venire daqualcosa di  molto profondo. Profondo come il mare!? la metafora mi sembra piuttosto convincente, se la adatto all'emozione piu' diffusa e piu' temuta  del genere umano : la paura. Paura della esistenza  e dui tutti gli accidenti, le contrarieta' che in essa si presentano e la paura e' come il mare in quanto come il mare ha peculiarita' di mistero, di oscuro, di poco conosciuto. La paura si attenaglia in particolare su quello che mina l'integrita' del corpo, quello che  viene considerato il sommo bene : la salute. La paura mina la salute... dal raffreddore al cancro  con punta massima nelle cosiddette pandemie,  sempre e solo lei : la paura. Altro che batteri e soprattutto altro che virus che tra l’altro hanno anche la peculiarita’ di non esistere -  aveva proprio ragione Bernard “il terreno e’ tutto, il microbo niente” considerando per “terreno”, anche il nostro corpo,   come una sorta di campo suscettibile di deterioramento e quindi in grado di far degenerare la struttura stessa del microrganismo che in un primissimo

tempo all’insorgere della defaillance si era mobilitato per intervenire e porre rimedio all’emergenza. Torniamo a ripetere quale era stata la causa della defaillance del terreno o per intenderci meglio del  campo corporeo dell’individuo ed anche di una teoria di individui ? : semplice ! sempre e solo lei  la paura, che come un tarlo che corrode si impadronisce del cervello e innesca meccanismi di pensiero incentrati su di essa e sui  suoi effetti, fino alla saturazione, fino a non consentire che si sposti su qualsiasi altro pensiero. Si obiettera’ “ma il freddo per il raffreddore e le bronchiti e l’influenza?, la genetica per le cosidette malattie autoimmuni o per il cancro ? l’alimentazione, e l’esercizio fisico, un certo tenore di vita? come palliativi per vivere in salute ?  Tutte concause il cui rafforzamento e’ dato sempre dalla paura e dai pensieri ad essa inerenti. Il punto da sottolineare e’ che nel corso di questi ultimi due secoli ci hanno imbottiti di false informazioni, coprendo la loro vacuita’ con il pochissimo verificato epiteto di “scienza”-  Dici scienza ed e’ come una etichetta che appiccichi su di un prodotto i cui termini sono inventati da chi ne ha interesse, tipo le lobbies  farmaceutiche ed anche tutta l’industria che giraattorno a quel generico
termine di Sanita’, di cui la storia ci insegna, fin dall’inizio si sono occupati i vari Rotschild, Rockfeller e oggi Soros, Gates, Morgan e  grandi complessi finanziari tipo Vanguard o Blackrock . Bastera’ ripercorrere la storia degli ultimi settecento anni per vedere come la paura e in special modo la paura della malattia, cioe’ qualcosa in grado di minare l’integrita’ del tuo principale campo di riferimento, ovvero il tuo corpo, abbia sempre costituito il leit-motive della prassi delle classi di potere che possiamo benissimo identificare con la suddivisione esiodea delle varie eta’ dell’umanita’ (“oro/dei” , “argento/ guerrieri”, “bronzo/mercanti ”, laddove quella ultima del “ferro/servi”, dovremmo ben appurare se non si sia presentata  alquanto accellerata proprio in questi ultimi quattro anni con l'ultima manifestazione di immotivata e super indotta paura:  la gonfiatissima  farsa della fantomatica epidemia di “corona virus” .
Di sicuro,  al di la’ se sia il caso di individuare nella massiccia moltitudine dei “covidioti” ovvero quelli che hanno creduto alla covid-farsa,  i soggetti “servi” indicati da Esiodo, la eta’ da prendere in questione e’ ovviamente quella del bronzo/mercanti che io preferisco chiamare “bottegai” in quanto artefici di quel mondo:  bottega.  a partire al dopo altra grande bolla di paura nel 1348, una bottega, con tutte le piccolezze sempre alquanto meschine  dell’accaparramento del denaro, l’interesse verso il profitto, il mercato come enfatizzazione del commercio e l’unico valore quello di scambio. Operazione che e’ stata portata alle estreme conseguenze dalla nazione bottegaia per eccellenza l’Inghilterra del XVI secolo che individuando nell’elemento marino, ovvero quell’elemento fluido senza confini, ideale per quel commercio  fondato appunto su di un unico valore, e’ riuscita ad imprimere al mondo quel riferimento obbligato(il denaro) che rafforzatosi con la rivoluzione industriale e l’avvento delle macchine nella produzione dei beni , ha finito per stravolgere a suo uso e consumo l’intero pianeta. Ecco allora che vediamo che tutto torna : la paura vien dal mare e il mare e' l'elementoi per eccellenza  che i bottegai hanno scelto per enfatizzare al massimo il fluire della  loro  influenza e del loro potere  Lo spirito anglosassone, la nazione bottegaia inaugurata dalla
regina Elisabetta la figlia  del re fellone Enrico VIII e di Anna Bolena, come spina dorsale del capitalismo, molto ma molto di piu’ di quel weberiano protestantesimo,  che pure e’ un prodotto di marca anglosassone, ha scelto la metafora marina per far affiorare la paura nella prassi dell'accadere del mondo  D'accordo era iniziata prima, e ad andare per ilm sottile neppure in Inghilterra, perche' L’eta’ dei mercanti a rigore inizia nel 1348 con la distruzione, tramite appunto  la paura di malattia,  del vecchio ordine medioevale fondato sulla partecipazione e la cooperazione della comunita’ sia pure in una accezione ancora viziata dai poteri di una aristocrazia che non era riuscita a mantenere quella spiritualita’ dell’Impero su cui ancora facevano leva, in pratica un Federico II di Svevia e in teoria un Dante Alighieri con la sua Divina Commedia. Un ribaltamento epocale che  doveva divenire onnicomprensivo  con l’avvento della macchina e il sempre maggiore rafforzamento del principio economico.
Con il passaggio di testimone dallo spirito bottegaio anglosassone a quello iper capitalistico degli USA dopo la prima guerra mondiale 1914/18, ovvero a quell’”Isola piu’ grande” come aveva chiaramente individuato il filosofo geo-politico Carl Schmitt nel suo saggio “Terra e Mare” nel 1942, il mondo viene di fatto nella sua quasi interezza consegnato al principio mercantile del denaro e della sua diffusione nel commercio e nel mercato (bottega allargata) e quindi supportata dal progresso industriale e da una economia sempre piu’ virtuale , contrassegnata dai grandi gruppi finanziari e di speculazione monetaria. Tutto questo e’ stato reso possibile proprio grazie al ricorso alla “paura” e alla metafora marina che ha teso sempre piu' a farsi prassi ordinaria di vita  tanto per dare un senso al presente articolo, in quanto ad ogni  piccolo allarme che potrebbe minare lo strapotere del denaro e del commercio, oramai neppure piu’ reale, ma virtuale grazie appunto ai meccanismi della finanza, ecco che la paura viene tirata in ballo tramite una fantomatica malattia che proprio il diffondersi della sua semplice denominazione (ieri peste nera, o spagnola, oggi appunto Covid), grazie anche al potere coercitivo degli attuali iper sviluppati mezzi di comunicazione,  ha il potere di creare dal nulla i sintomi. Un meccanismo che i padroni della bottega (finanzieri, bancari, industriali, etc)  hanno ben capito e i loro garzoni (giornalisti, pseudo esperti tecnici, e cosidetti “influencer” ) sono incaricati di diffondere per seminare sempre piu’ il panico e far lievitare la paura, che statene pur certi, ci vuole pochissimo a passare dalla diceria al sintomo vero e proprio e quindi informare di tale paura una gran parte della popolazione, quella che per sua stessa costituzione non e’ abituata a usare troppo la ragione

mercoledì 21 maggio 2025

RI-ASSUNZIONI e CAMMINI TUTTI A DESTRA

 

E' necessaria  una  ri-assunzione di tutta  una ridda di conoscenze intese come ulteriori possibilità da integrare, che richiamano il più volte citato “integrale sui cammini” del fisico quantista Richard Feynman, fino a  pervenire ad un giudizio diametralmente opposto a quello vigente su tutto il pensiero di una destra che sempre piu' risulta essere la depositaria di un vero sapere ed una sorta di garanzia contro le menzogne e la mercificazione che hanno contraddistinto la cultura di sinistra da Hegel ad oggi. Si dovrebbe anzitutto cominciare da quel Julius Evola, che e' una sorta di stella che  traccia il cammino e continuare con  Guenon, Spengler, Drieu de La Rochelle, Ernest Junger,  Mircea Eliade, Carl Schmitt, Ezra Pound, etc. E' anche necessario effettuare una rivalutazione fortemente rivisitata della coralità medioevale come summa di esperienze  e la “Cattedrale bianca” di Le Corbusier, come integrale privilegiato sui cammini della vera conoscenza  e una parallela critica feroce del movimento dell’Umanesimo e poi Rinascimento, infine Barocco, fino alla sua stracca  e oramai normata ripetizione del Neo-classicismo come “reductio” dedotto dall’adozione di un codice imprecisato. Reductio a cosa? Riduzione come involuzione, ben evidenziato dalla Teoria delle Quattro età del mondo (una idea come abbiamo detto non certo del solo Evola)  che contrariamente alla storiografia moderna  individuano non un antico e indefinito passato  di bruta animalità, ma piuttosto una vera e propria età dell’oro, con tratti talmente fantastici da apparire mitica, passata a livelli sempre inferiori fino a quello finale  di una età detta del ferro  che produce solo mercanti e servi  Ecco giustappunto il mondo moderno di  Evola in primis, ma  con il pieno contorno e sugello  di tutti  autori citati  e anche molti altri non citati che concorrono in soggettiva a tale nuova e antica concezione/conoscenza: tutta questa serie di articoli dei miei  blog  vanno intesi come intento di pervenire a nuove modalità di apprensione (dico non a caso apprensione e non apprendimento, in quanto da intendersi nel doppio significato semantico  del termine) Ho fatto cenno di una convergenza che si applicherebbe a quella prima età dell’oro nella tesi del libro di Julian Jaynes “il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza”  potrebbe identificare quella prima fumosa indistinta consistenza di tratti decisamente mitici quasi fantastici, addirittura in una diversa modalità del funzionamento del cervello umano, quasi a somiglianza di un esperimento di doppia fenditura della fisica quantistica, ma anche a diversi principi come quello di  Indeterminazione di Heisenberg e di Complementarietà di Bohr, dove per spiegare alcuni fenomeni  apparentemente impossibili bisogna far ricorso ad una diversa modalità di intendere  tali fenomeni (particella o flusso? Essere o divenire?): nella fattispecie della indicazione di Jaynes : non la coscienza intesa come derivato del linguaggio articolato e quindi vincolata da meccanismi metaforici, di rassomiglianza tra una cosa non conosciuta e una conosciuta che opera da referente,  ma piuttosto quella mente bicamerale di cui possiamo ravvisare ben poco e sempre solo per indizi metonimici , di trasferimento e non di condensazione un po’ come l’inconscio scoperto da Freud e perseguito solo da un esiguo numero di continuatori  (Lacan, Mattè Blanco)  che opera per simmetria, saltando il significato per ricercare significanti. Ma a questo punto gioca un altro contingentissimo fattore : la pressione indotta dall’attuale momento storico (secondo decennio del terzo millennio)  che ha visto il mondo avviarsi quasi (sottolineo quasi) improvvisamente, con i meccanismi di controllo e paura indotta da una supposta pandemia, verso la conclusione ultima di un processo metastorico, identificabile drammaticamente nell’ultimo passaggio delle età del mondo, quello dell’età del ferro per la cultura occidentale, quello del Kali Yuga per la cultura orientale, in cui i “mercanti” concentratisi in pochissimi individui, una sorta di oligarchia elitaria di stampo però solo mercantile,  sta cercando di ridurre la stragrande della popolazione mondiale allo stato ultimo di “servi” ; un processo appunto a rileggere Evola e compagnia, di carattere sopra storico e  indiziario con tutta una serie di riscontri, di cui il più macroscopico risulta appunto quello della repentina fine della coralità medievale e l’apparire improvviso di un Umanesimo, per molti versi misterioso e come indotto artificialmente e volontariamente  da parte di una cricca identificabile nei mercanti,  sulla scena del mondo.  Sottolinea Evola che la prima forma di apparire di tale Umanesimo, al di là degli schemi arbitrariamente sottratti al mondo antico  è quella dell’individualismo, un individualismo però di tecnica e di merce, non certo di spirito e di tradizione  come quello che era stato tentato proprio in età degli eroi nel periodo medioevale, ricorrendo ad una grande idea sovra individuale come l’Impero da personaggi come Carlo Magno,  Federico II , i Re teutonici , la coralità delle esperienze  stigmatizzata dalla Cattedrale e tradotti in costrutto conoscitivo dall’Alighieri nella sua Divina Commedia. 

Non nego che a questo punto v'è anche da considerare  la misteriosa figura di Fulcanelli (come è noto nessuno è mai riuscito a verificare la sua identità  e in tal senso si sono fatte le illazioni piu' esasperate:  di certo siamo in presenza in pieno XX secolo  di un autore di libri di alchimia 
il cui pseudonimo utilizzato è formato dall'unione delle parole Vulcano ed Helio, due elementi che rimandano ai fuochi alchemici) e il cui libro più famoso "Il mistero delle cattedrali" pone giusto l'accento su tale manufatto visto come coagulo di tutte le istanze di cultura altra, a carattere mistico/esoterico che risale appunto al Medioevo e che informa come ulteriore "cammino" anche il cammino iniziatico dell'alchimia, un ulteriore apporto verso la comprensione di un periodo storico, o diciamo che stiamo cercando di di storicizzare, ovvero la coralità medioevale in rapporto con  una nuova modalità di presenza al mondo, fondata non sulla coralità , ma su di un  individualismo che l'Umanesimo pone  come costruzione di un nuovo “centro”, del tutto illusorio e come pretesa prevaricatrice  di un IO che ricerca costruzioni  veloci e di adattamento  tramite opere  di facoltà intellettuali  che si traducono in prassi  tramite “riductio” e scelte meramente tecniche e di convenienza, in sintesi una qualcosa che non appartiene più all’Essere, ma al divenire .”Da qui” dice ancora Evola “un radicale irrealismo, una radicale inorganicità in tutto cio’ che è moderno : all’interno come all’esterno , nulla ha più a che fare con la vita , tutto diviene costruzione. Si apre con l’Umanesimo e verrà sempre più rafforzato con il Rinascimento, con il Barocco e anche con il neoclassicismo, che apparentemente ne chiude il ciclo,  un processo  che aprirà la via a tutti i parossismi, a tutte le smanie innovatrici che sostituiscono allo Spirito l’immagine di uno spirito, alla Storia l’immagine di una storia , assumendo di volta in volta gli aspetti di uno degli scibiliin cui viene frammentata l’esperienza umana. La formula che dà credito a tale processo è quella di identificare il reale nel razionale e il razionale nel reale, una illazione del tutto arbitraria equanto mai lontana  dalla verità
che costituisce la quintessenza dell’irrealismo del filosofo più falso, più pretestuoso che aveva riconosciuto in  un volgare impostore,  un uomo meschino e portato ai più biechi compromessi, un mercante con la pistola,  l’incarnazione dello Spirito della Storia. Con questo tipo di individualismo  che si autotitola “idealismo critico” ogni consapevolezza di un mondo diverso, un mondo dove alberga lo spirito del passato, della tradizione financo di un sopramondo, va perduta  e resta ben intesa solo la visione materiale delle cose; tutto il mondo viene visto come esteriorità e come fenomeno, la realtà, una volta che per statuto è definita razionale, diviene sinonimo di materialità e la cosidetta scienza si appropria di tale concezione occupandosi solo di cose fisiche  che alla fin fine si esauriscono in una costruzione che non è piu’ sintesi  di intuizione , ma solo sforzo di facoltà materiali, sicche’ all’avvento di questo razionalismo che Hegel identificherà tout court come reale,  fa seguito lo scientismo che segna fatalmente l’avvento  della tecnica e della macchina  che diviene il vero paradigma dell’età moderna : mercanti e tecnocrati preparano il passaggio alla triste età dei Servi. Ecco, in ultima analisi la grande paura personale che va prendendo sempre più piede in questa angosciosa epoca del terzo millennio,  dopo 18 mesi di questa farsa che contro ogni raziocinio, contro ogni logica, contro ogni barlume di intelligenza e senso critico, sta affermandosi pel mondo intero:  paura che la profezia delle Quattro Ere di Esiodo, dei cicli dello Yuga indiani, e  di tutte le antiche  culture, approfondita da grandi veri pensatori e non da ronzini della conoscenza tipo Hegel , Marx, Popper, si stia effettivamente realizzando sotto i nostri occhi. E’ un nefando procedere che come abbiamo avuto modo di constatare non parte da oggi e neppure dall’inizio di questo terribile millennio, parte da molto,  molto più lontano : da Pasteur e i suoi microbi assassini e il patrocinio di Rockfeller ai farmaci e ai vaccini ? = più lontano! parafrasando il giochetto dell’infanzia : acqua, acqua; parte dall’idiota formula Hegeliana “ciò che è reale è razionale” e viceversa o  magari da quello “spirito della storia” incarnato da un mediocre generale e gonfiato da mass media ante litteram?  = acqua; parte dalla Rivoluzione francese  e dai supposti propositi di eguaglianza? = ancora acqua;  dallo scientismo  e dal meccanicismo della Rivoluzione Industriale ? = fuochino . Oh cavolo! siamo al fuochino, ma il fuoco???, l’epicentro della crisi dove sta? Ancora più indietro… eh si sembra proprio che ci avviciniamo, ma dobbiamo retrocedere ancora , un secolo, due , tre, addirittura quattro e ci ritroviamo alle soglie di quel capovolgimento radicale di impostazione epocale segnato appunto dalla sopracitata  fine della coralità medioevale a favore di un movimento definito Umanesimo  fondato su di un atto arbitrario di scelta di un  discutibilissimo codice (quello di un passato estraniato da ogni realtà e privo di qualsivoglia verifica  come l’ordine cosidetto classico ) da adottare con urgenza e anche indifferenza ai vari aspetti di una realtà in rapido cambiamento . Torniamo così alla  tesi di Manfredi Tafuri del Classicismo come risultato di uno spopolamento  dovuto ad un fattore contingente esterno di grande impatto come la grande peste di metà del Trecento. Una tesi che fino a poco fa condividevo appieno anche io: ma attenzione!!! se vogliamo  scottarci le dita nelle fiamme,  per  approfondire ancora un tantino e subito dopo ritrarle e trarre nuove considerazioni, dobbiamo ancora andare un tantino indietro . Proprio sicuri che tutto sia stato dovuto ad un fattore casuale ma anche naturale, sia pure con tutta una ridda di spiegazioni/interpretazioni (carestia, guerre, spopolamento delle campagne, inurbamento delle città, collasso del sistema igienico sanitario ) degli anni precedenti l’esplodere del morbo come una pestilenza?  Fino a ieri, prima di questo ripresentarsi, dopo  settecento anni, di una condizione molto similare, in effetti si: certo solo gli imbecilli o i collusi e servi delle lobbies  medico/farmaceutiche hanno creduto e credono ancora ai pidocchi, alle pulci, ai topi, o anche ai pipistrelli o alle scimmie  come causa del morbo . Claude Bernard ai primi dell’ottocento era stato chiaro e lapidario “il microbo è niente, il terreno è tutto, ma più della intelligenza e del sapere potè il danaro (non a caso siamo sempre nell’era del dominio dei mercanti) e così si trovano sempre sedicenti studiosi più accomodanti, di cui l’esempio più calzante, che li riassume tutti è proprio Louis Pasteur, per sconfessare ogni raziocinio, ogni ricerca sensata e imporre il diktat, quello che i finanziatori dei farmaci, dei vaccini, i vari Rockfeller, Rotschild, Carnegie, per arrivare anche ai nostri giorni con altri loro adepti Gates, Soros, Fauci, hanno bisogno per  perseguire il loro mercimonio : un microbo colpevole. Ieri il batterio, il fungo, il micobatterio, il vibrone, dopo un po’ addirittura un qualcosa che non si può vedere, ma solo ipotizzare ed eleborare in vitro con scansioni computerizzate: il virus. Oggi però che siamo dentro alle fiamme, siamo altro che “al fuoco, al fuoco”  qualche  domandina viene da farsela : la rassomiglianza tra la società di metà del trecento e quella di oggi è piuttosto inquietante:  due periodi di passaggio di epoche, per dirla con Evola , dall’eta’ degli eroi,  che nel periodo medioevale avevano tentato di far ritorno se non proprio all’età dell’oro, perlomeno a quella dei guerrieri cioè l’eta’ d’argento, ovvero il Sacro Romano Impero, il ricorso alla sacralità, allo Spirito, alla tradizione, contro la mercificazione dell’età dei mercanti con il  loro umanesimo mercantilista, quel falso individualismo e il prevalere di una mentalità bottegaia, il tutto avallato da opportuni strumenti tecnici come la prospettiva, al passaggio che tali mercanti, rappresentanti dell’età del bronzo, divenuti pochissimi (monopolio del capitalismo) cercano di imporre alla totalità della popolazione e quindi realizzando l’ultima delle ere quella del ferro ovvero “dei servi” Allora la mia domandina e’ la seguente : se oggi è quanto mai palese che il pretesto di un inesistente virus, con relativa diffusione di immotivata paura  è utilizzato come una sorta di cavallo di Troia per far traghettare l’umanità allo stato di servi, non potrebbe essere che già settecento anni fa, gli antenati di quei pochissimi magnati tipo Rotschild, Rockfeller, che magari si chiamavano  Medici, Chigi, ma che oggi come ieri  tiravano le fila delle cose del mondo, abbiano pensato che potevano sfruttare a loro favore, una affezione che stava 
cominciando a diffondersi nelle città inurbate fino al collasso per causa di una precedente carestia che aveva spopolato le campagne? Attenzione la cronologia della epidemia del 1348 dice che solo la seconda ondata del morbo  fu estremamente letale, non quella iniziale detta peste bubbonica che consisteva in pustole che si formavano sul corpo a somiglianza di una psoriasi e di una lebbra (tipiche affezioni dermatologiche dovute ad una stretta comunanza di corpi in ambienti ristetti e scarse condizioni igieniche ). I morti quelli veri, tra l’altro , secondo me, gonfiati in modo abnorme,  si cominciarono ad avere solo quando la affezione dal derma cominciò a passare ai polmoni, alle vie aeree: questa e solo questa è “la peste nera”  che provocò tante vittime: un qualcosa che somiglia tanto ad una polmonite curata tra l’altro malissimo,  nel XIV secolo come d’altronde oggi nel  XXI (un’altra considerazione i numeri sono sempre esageratissimi, chi dice venti milioni di morti, chi quaranta, ma più che ai numeri, sempre a somiglianza tra lo ieri e l’oggi e tutti i periodi intermedi con altre epidemie, (quella di Roma del 1528 a seguito del famoso Sacco dei Lanzichenecchi, quella del 1630  dopo la Guerra dei 30 anni, quella della cosidetta “spagnola” dopo la prima guerra mondiale) c’è sempre la curiosa tendenza  all’iperbole ovvero a metafore  non direttamente collegate ad un referente di riscontro, ma ad una esagerazione di carattere emozionale, spesso e volentieri solo verbale, e non corredata di alcun dato preciso, in grado di colpire veementemente l’opinione pubblica specie quella meno informata e più ignorante, quindi più impressionabile “ il mondo si è dimezzato” “la tal città si è ridotta di oltre la metà” “muoiono come cavallette””ci sono stati più  morti in un anno, che tra tutti i reparti combattenti di ogni nazione belligerante nei 5 anni dell’intero conflitto (quest’ultima a proposito della Grande Guerra del 1914-18) “ Orbene vai a spiegare alle masse spaventate dalla diffusione del terrore mediatico di tipo sanitario  che quando si fanno questo tipo di associazioni è sempre perché non si dispone di dati certi (o non se ne vuole disporre) , in relazione poi all’ultima iperbole che avanzerebbe pretese di tipo statistico  ebbene basta soffermarsi un tantino su tali indici di riferimento per scoprire la magagna = ogni nazione belligerante avrà impiegato in reparti combattenti una media del 3%, massimo 4%  della sua popolazione , moltiplica tale percentuale per gli anni di guerra, e il dato confrontalo con la mortalità di un solo anno, ma dell’intera popolazione di una data nazione , per di più provata da anni di  guerra e quindi di disagio, malnutrizione, paura, preoccupazione, indigenza,etc. Ho fatto più volte cenno in questo e nei precedenti scritti su questo tema, al ricorso a parallelismi con il calcolo infinitesimale  con limiti, derivate e integrali ottenuti anche con numeri immaginari (proiezioni di numeri negativi) ed anche a vari effetti e principi della fisica quantistica tipo entenglement, doppia fenditura, indeterminazione, complementarietà, relatività e soprattutto ad uno speciale “integrale” elaborato dal fisico Richard Feynman detto “integrale sui cammini” che definisce tutte le possibilità di percorso di una data particella o flusso, fatti passare per una doppia fenditura: ebbene nella riesamina delle  vicissitudini di una pandemia, siamo grosso modo nella stessa situazione : può essere questo, ma può anche essere quello.

L’integrale sui cammini che si può evincere in un calcolo a ritroso nel 1348,
  come in uno di oggi, riguarda la possibilità che tutto l’amba aradam sotteso ad una certa emergenza, strombazzata fino all’esasperazione,  sia sotto sotto, un espediente con cui una classe dominante di pochi vuole accelerare un cambiamento indirizzandolo verso i propri interessi che sottendono nuove finalità. Non a caso la classe che sovraintende ai suddetti eventi, sia quella del 1348,  per statuto quella denominata dei “mercanti” in settecento anni ovviamente evolutasi, da banchieri bottegai che tuttavia prestavano soldi a Re, Principi, Signoria, alle moderne lobbies industriali di oligopolio capitalista, digitali e ipertecnologiche  a prevalenza di stampo medico/sanitario, in quanto più  facilitate a servirsi della paura come metodo di convincimento da diffondere con i capitali oramai quasi inesauribili del loro mercimonio. Detto in parole povere, io credo che tutte le epidemie della storia, siano state in realtà sempre e solo un espediente delle classi dominanti per portare il mondo sui binari del loro interesse: l’umanesimo, il codice classico ieri, la “reductio”
della norma e della tecnologia nei secoli successivi 
 ed infine appena ieri  la digitalizzazione della intera umanità, laddove l’invenzione di un morbo e di un contagio generalizzato,  poggiante solo su iperboli indefinite era  finalizzato ad un “great reset”  che per fortuna le recenti vicende di questo 2025  con l.e vittorie di Trump e l'affermarsi delle azioni di personaggi positivi come Putin, Orban, Georgescu e da noi in Italia  Vannacci e Rizzo, stanno sia pure con fatica neutralizzando  

giovedì 1 maggio 2025

DALLA FINE DELLA STORIA ALLA FINE DELLA LIBERTA'

 

Ho sempre detto che George Soros e' non solo il sinistro multimiliardario che e' tra i principali artefici di tutti i guai (recessioni, miseria, disoccupoazione, etc) che ci sono capitati negli ultimi 35 anni, ma e' anche un abilissimo truffatore (oggi si dice speculatore finanziario) di un livello molto ma molto piu' efficace, in negativo,  degli sciacquetti di tale infame mestiere, tipo i nostri due Mario  che sono stati anche capo del Governo ( si e' visto difatti  che sono stati capaci di fare). Soros è un personaggio  che si spaccia per  intellettuale il cui punto di riferimento è  quel ronzino della filosofia che risponde al nome di  Karl Popper Il quale sognava una «società aperta» in cui vi fosse tolleranza per tutti… tranne per chi crede nella verità, da lui negata. Oggi Soros, con la sua Open Society, sta realizzando il sogno del suo docente, accantonando il Logos in favore di una società informe e senza identità, dove ogni realtà, perfino la più immorale, è ben accetta. Anche coloro che si ritengono fieri difensori della democrazia appellandosi al presunto eroismo partigiano, liberatore dal Nazifascismo, non si rendono conto che oggi stanno diventando o sono già diventati gli strumenti di un potere autoritario e dittatoriale molto più esteso e feroce dello stesso Nazifascismo. E’ qualcosa che pare inconcepibile, ma i fatti parlano sempre più chiaro in tal senso. La dittatura sanitaria che e' si e' cercato di instaurare in Italia e nel mondo intero, probabilmente dal momento del crollo del comunismo in Unione Sovietica e l'est europeo (forse cercando di parafrasare il ridicolo libro
di Francis Fukayama sulla fine della storia, sostituerndo al termine storia, quello di societa' libera)n e che ha avuto il suo clou nella farsa di una pandemia totalmente inventata è solo un assaggio della miseria antidemocratica che ci aspetta se tante persone continueranno a credere che il nemico incombente sia il razzismo tradizionale dei “bianchi” nei confronti dei “neri”, il “sessismo” degli uomini nei confronti delle donne o l’omofobia nei confronti delle differenti identità sessuali. Questi problemi esistono ma non sono i primi all’ordine del giorno; anzi vengono strumentalizzati abilmente dalle forze neppure tanto oscure, e che anzi si professano "aperte" oscure che operano nel mondo per distogliere l’attenzione dalla principale minaccia oggi incombente.
Il razzismo del terzo millennio è rappresentato dagli ideali eugenetici transumanisti coltivati dai promotori delle vaccinazioni forzate di massa, dopo di George Soros un Bill Gates, onorato, riverito e finanziato anche con i nostri soldi dall'attuale Governo Italiano
Tali ideali rappresentano quella che è l’evoluzione del Nazismo. Non si tratta più di ricercare il nemico in una razza ritenuta inferiore, ma di crearne una in laboratorio: manipolando il codice genetico degli esseri umani tramite i vaccini di ultima generazione e al tempo stesso inoculando nei loro corpi nano tecno
logie atte a renderli automi perennemente controllati e costretti ad obbedire al regime vigente, pena l’annullamento della loro identità ridotta a bioritmi virtuosi o viziosi, premiati o puniti da remoto come crediti o come debiti. Questa non è fantascienza, bensì quanto contenuto nel brevetto depositato da Bill Gates con il numero di protocollo 060606. Per ottenere questo ambizioso risultato gli eredi del Nazismo hanno trovato alleati essenziali negli eredi del Comunismo. Questa alleanza Nazicomunista anche se non proprio inedita nella Storia, rappresenta idealmente un’intesa spirituale tra hitlerismo e stalinismo. Il termine “globalismo” non indica altro che l’obiettivo di estendere al mondo intero ciò che si è preparato nel laboratorio cinese: che non è il virus di Wuhan, ma piuttosto il sistema dei crediti sociali, necessari per mantenere il diritto di esistere. Di fronte a tutto questo, se si vuole oggi battersi per la Libertà, bisogna di necessità schierarsi dalla parte dei movimenti cosidetti sovranisti: non per isolarsi in un tronfio orgoglio autocratico di stampo fascista, ma per salvare le identità dei popoli e la sovranità degli individui contro la tirannia neoliberista/consumista/comunista filo-cinese, che vede alleate le élites della finanza globale, tutti i partiti di area sinistrorsa (qui da noi PD e Movimento 5 Stelle sono interamente proni al progetto diabolico appena descritto) E’ per questo che concordo con chi considera oggi Trump il maggiore argine alla deriva autoritaria che sta prendendo il mondo intero. E’ per questo che gli uomini liberi, di fronte al pericolo di un’eugenetica rovesciata (non più volta alla selezione di una razza superiore ma alla creazione di una razza inferiore, automatizzata, robotizzata, del tuto simile ad una macchina) ) non vedono più un senso di attualità nella contrapposizione storica tra destra e sinistra. Il globalismo tecnocratico è una caricatura deforme e disumana del cosmopolitismo autentico, che si realizza nell’accordo tra i cuori degli uomini:
siamo circondati da false notizie : il giornalismo e i mass media, sono arrivati davvero alla menzogna di non ritorno, oramai totalmente inaffidabile. quello che mi secca è che spesso e volentieri, anche le notizie apparentemente buone, sono dei falsi, per cui non si sa proprio come raccapezzarsi ; personalmente ho cominciato da storico a rimarcare tale fatto : dalla campagna di Napoleone Bonaparte in Italia nel 1796/97 e difatti ci ho fatto 4 articoli su questo blog, che ho titolato "Recitare una parte" dove si prendono in esame le prime battaglie di Dego, Cairo Montenotte, Ceva e sopratutto quella del Ponte di Lodi dove Napoleone asseriva che proprio da tale battaglia aveva avuto per la prima volta la consapevolezza della sua grandezza. In verità se non era per Massena e anche in quella successiva di Arcole per Massena e Augerau, lui addirittura finiva prigioniero dato che maldestramente quando aveva preso un tricolore e slanciatosi per incitare i soldati era finito in un fosso a ridosso del ponte. E' con Napoleone che si dà inizio a questo sistematico uso della menzogna e di fare del mondo un immenso teatro dove il ruolo dell'individuo è solo quello di recitare una parte che altri, il potere costituito o costituendo, gli assegna. Dato che siamo in tema di raccordo, mi raccordo appunto con un altro interessante articolo di Francesco Carraro altro amico e mentore che prende a tema la mia amata PNL, quella però degli inizi di Bandler e Grinder anni 1981-1985, dove si utilizza  Milton Erickson e il suo "Milton Model" dove sono appunto elencati tutti i modelli terapeutici del grande terapeuta di Phoenix, la cancellazione, la performativa perduta, la ricerca transderivazionale: ecco partiamo dalle cosiddette “cancellazioni” - cosi' definisce Milton quei pezzi di informazione omessi (involontariamente o dolosamente) da un discorso, così da renderlo più "povero" e più facilmente fraintendibile. Una tipica cancellazione, è quella costituita dal cosiddetto “comparativo mancante”. Significa utilizzare un comparativo relativo (ad es. “meglio”, “più”, “meno”, ecc.) a cui manca il termine di paragone. Se dico che “è meglio” fare o non fare, dire o non dire, scegliere o non scegliere una certa cosa, una certa parola, una certa strada, ma non specifico rispetto a cosa “è meglio”, sono incappato in quella peculiare violazione che la PNL cataloga sotto la specie di cui stiamo trattando: il comparativo mancante, appunto. Lo stesso ovviamente può valere per avverbi come “più” o “meno” oppure “peggio” o per aggettivi comparativi come “migliore di” o “peggiore di” o per superlativi assoluti come “il migliore” o “il peggiore”. Tutti gli elementi linguistici in grado di evocare un confronto devono metterci in allarme, da un punto di vista comunicazionale , rispetto alla “pietra di paragone”. Se quest’ultima non c’è, ci troviamo davanti a un “comparativo mancante” anche se sarebbe più corretto definirlo “comparativo carente”; per la precisione, carente del suo termine di paragone. Accade spesso, nel linguaggio comune, di imbattersi in una affermazione “monca”. Per esempio: “Bisogna migliorare questa situazione”. Al che andrebbe replicato: “Va bene, ma migliorarla rispetto a cosa?”. Oppure: “Ti stai comportando sempre peggio”. E qui si potrebbe rispondere: “Peggio in che senso? Rispetto a chi, o a cosa?”. se si dice "CI VUOLE PIU' EUROPA (e molti sopratutto di quella che un tempo era la sinistra , lo dicono) ecco in questo caso dovremmo chiederci – e chiedere a chi ci rivolge tale esortazione – di essere più preciso: più Europa in che senso? “Più” rispetto a quale Paese dell’Unione? Oppure “più” rispetto a quale livello (ritenuto evidentemente scarso)? E soprattutto, quando finirà l’era del “Ci vuole più Europa?”. Ci sarà un momento in cui questa “Europa” sarà bastevole, sufficiente, adeguata per le aspettative di chi ne chiede sempre di più? La potenza di questo slogan sta, ancora una volta, nella sua assoluta genericità e la prova di quanto esso sia radicato nel dibattito pubblico italiano è la nascita di un partito i cui fondatori hanno scelto proprio questo nome, e il corrispondente suo programma, qualunque esso sia: “PIÙ EUROPA”. Di fronte ai comparativi mancanti dobbiamo esigere dettagli, precisazioni, dati, statistiche, argomentazioni. Se siamo arrivati dove siamo arrivati – e cioè a una quasi estinzione di quella entità nazionale che risponde al nome di Repubblica italiana – è proprio per questa ragione: abbiamo accettato per troppo tempo, senza fiatare e senza reagire, di farci raccontare il tema dell’unificazione attraverso un linguaggio povero e mistificante come

quello indagato, in PNL, dal filtro del metamodello. Infatti, nel processo di unificazione europea è stato fatto ampio uso del “Milton Model” anche rispetto al comparativo mancante. Ci riferiamo – ormai dovrebbe essere chiaro – al deliberato impiego di un linguaggio impoverente (proprio perché generico, quindi a-specifico, e pertanto fortemente suggestivo e manipolatorio). Non dobbiamo mai sottovalutare l’importanza del linguaggio. Il linguaggio è lo strumento attraverso il quale noi filtriamo il mondo, lo raccontiamo a noi stessi e agli altri, e ce lo facciamo raccontare. Un uso distorsivo del linguaggio può essere frutto non solo di negligenza e insipienza del soggetto comunicante, ma anche – come abbiamo già più volte sottolineato – di una scelta strategica di chi (magari dietro le quinte dei media generalisti) ha deciso di imporci una certa "road map" della Storia, oltre che una ben precisa “mappa del mondo"
Proprio il concetto di “mappa del mondo”, in PNL, riveste un ruolo cruciale. Ma che cos’è la mappa del mondo, in fin dei conti? È il modo singolare e irripetibile, proprio di ciascuna persona, di raffigurarsi la vita, le cose, gli eventi, gli ambienti, gli altri. Significa, né più né meno, che non esiste solo “un” mondo. Esistono tanti mondi quante sono le teste degli abitanti di questo pianeta. Ciascuno vede la realtà attraverso la “griglia” dei suoi cinque sensi,(i famosi sistemi rappresentazionali dettagliati nei precedenti libri di PNL di Bandler e Grinder La Struttura della magia, La metamorfosi terapeutica, PNL e Ipnosi e trasformazione) e un pò tutto delle sue esperienze, dei suoi valori, dei suoi interessi, delle sue credenze, del suo patrimonio culturale e linguistico, e quindi anche del bagaglio semantico e sintattico di cui dispone. La mappa del mondo è fondamentale perché, in verità “la realtà non esiste”.e questo lo diceva sopratutto Paul
no dei principali protagonisti del famoso Gruppo di Pragmatica della Comunicazione di Palo Alto,che ovviamente era strettamente collegato sia a Milton Erickson che alla PNL Non c’è un solo mondo, una sola realtà. Ci sono, piuttosto, tanti “mondi” e tante “realtà” quante sono le mappe delle persone.
Il che vale a dire, in definitiva, quante sono le teste pensanti sparse per il globo.
Per capire meglio questo fondamentale concetto, Carraro cita un esempio calzante: l’esito dell’ultima finale di un mondiale di calcio. Anno 2018: Francia batte Croazia 4-1. Nella mappa del mondo di un tifoso, diciamo pure di un ultrà transalpino, questa non è solo una finale, è un “trionfo”, una “goduria”, un “giorno memorabile”. Per un supporter croato potrebbe essere invece un “dramma”, una “tragedia nazionale”. Oppure, per un altro spettatore di Zagabria non così coinvolto, magari meno estremista e più equilibrato, potrebbe trattarsi di una “straordinaria impresa” della nazionale di calcio di Modric e compagni. Da come guardi il mondo, tutto dipende. Lo cantava qualche anno fa Jarabe de Palo ed è la sintesi perfetta di questo concetto della PNL. Ora, se le mappe sono tante quante le persone, è anche vero che – lavorando adeguatamente con i sistemi di comunicazione di massa, attingendo alla forza evocativa dei simboli e a quella del linguaggio – è possibile creare, letteralmente, delle mappe collettive sulle quali convergano le “adesioni” e il “consenso” di migliaia, o addirittura di milioni, di persone. Ed ecco perché oggi va tanto di moda la parola “storytelling”, sopratutto
in politica. Lo storytelling è il “racconto”, il modo in cui il mondo ti viene “narrato”. Cioè il modo in cui si può intenzionalmente generare una nuova mappa collettiva.(e qui io ho citato un mio studio giustappunto sulla prima campagna d'Italia condotta dal Generale Napoleone Bonaparte, come accennato completamente falsa e costruita a tavolino e con l'impiego di manipolazioni a livello di comunicazioni di massa, vittorie inesistenti, o perlomeno inconsistenti, tipo Cairo Montenotte, Ceva, Lodi, Arcole, veri e propri abbagli del giovane generale, fatte passare per epocali vittorie e semmai dovute al provvidenziale intervento di Generali più esperti del Bonaparte tipo Massena o Augereau o Serurier. Per questa ragione, i detentori del potere politico, economico, finanziario sono così attenti all’uso dei media e della comunicazione, oggi anche anche digitale. Sanno benissimo che conta molto più dei nudi fatti (ma esistono davvero, poi, i “nudi fatti”?) il racconto di essi; cioè il “rivestimento” linguistico posato sul corpo spoglio di quei poveri fatti. Con lo scopo, magari, di trasformarli in una interpretazione funzionale agli obbiettivi di chi governa il mondo.
Già Nietzsche, alla fine dell’Ottocento, sosteneva che non esistono fatti, ma solo interpretazioni. Tornando all’espressione “Ci vuole più Europa” e al comparativo mancante, si tratta di una straordinaria forma di contaminazione della nostra esperienza soggettiva, quindi della nostra personale mappa del mondo. Ricordiamoci che il linguaggio generico e poco preciso infarcito di generalizzazioni, distorsioni, cancellazioni (quindi, il “Milton Model”) determina, sempre e comunque, l’impoverimento della mappa del mondo di una persona ed è quindi un riduttore di
complessità. Il che può tradursi in un considerevole aumento delle libertà individuali se lo strumento è usato da un bravo psicoterapeuta nei confronti del proprio paziente; ma anche in una drastica diminuzione di libertà collettive se esso è impiegato con finalità manipolatorie in altri settori del vivere.
Se ci abituiamo a pensare per slogan, ad accettare gli slogan, a cantilenare gli slogan anche in ambito politico (“Ci vuole più Europa”, “Ce lo chiede l’Europa”, eccetera eccetera) così come facciamo con le pubblicità (“Non ci sono paragoni”, “Persone oltre alle cose”, eccetera eccetera) allora ci predisponiamo a essere manipolati. Il comparativo mancante, nel caso di specie, è veramente tutto. Quest’ultima, nel caso non lo aveste notato, è per esempio una generalizzazione. Ed è anche una cancellazione sotto forma di comparativo mancante. Ho scritto che il comparativo mancante è veramente tutto: ma perché mai – repetita juvant – il comparativo mancante è veramente tutto? Dovremmo chiedercelo. E, ancora: rispetto a che cosa esso “è tutto”? Accettiamo la sfida delle domande di precisione appena formulate e proviamo a rispondere. Intanto, il comparativo mancante è tutto perché è precisamente quanto servirebbe per capire (e invece manca). Insomma, la mutilazione contenuta nell’esortativo (“Ci vuole più Europa...”) è il fattore dirimente: la parte taciuta del monito potrebbe fungere da pietra di paragone rispetto a quell’Europa che ci incitano a chiedere in dosi sempre più massicce. “Ci vuole più Europa...”: riempite i puntini. Come comparativo mancante potremmo inserire, tanto per esser chiari, “... piuttosto che Italia”. Già messa così, la frase è più esplicita e ci suscita anche una resistenza, o addirittura una ripugnanza, ben maggiore. Molti di noi sono disposti ad accettare l’idea che “ci vuole più Europa” proprio perché non gli è mai stato detto (e non si sono mai chiesti) rispetto a cosa “ci vuole più Europa”. È uno slogan che non impegna, che va bene con tutto, come i vestiti delle mezze stagioni, a tinta neutra. Abbatte i nostri sacrosanti pre-giudizi e consente all’europeismo di farsi strada nel modo in cui si è sempre fatto, tradizionalmente, strada: all’insaputa, o quasi, del cittadino elettore e quindi decisore e pertanto titolare della cosa pubblica .Occhio: quello di procedere “all’insaputa” non è altro che lo stratagemma del cavalcare il mare senza che il cielo se ne accorga.(anche qui un ulteriore seguace della Scuola di Palo Alto il nostro Giorgio Nardone, che pone tale espressione a titolo di un suo famoso saggio incentrato sugli stratagemmi di una terapia sistemica breve, che però possono essere indifferentemente usati anche per la nostra rovina ).
Ancora una volta, torniamo alla filosofia di fondo degli stratagemmi e di qualsiasi tecnica di manipolazione. Si tratta sempre di strumenti miscelati e utilizzati insieme. L’uno rafforza gli altri e tutti si rafforzano a vicenda.
Riassumendo, anche il comparativo mancante è un’arma a doppio taglio. La usiamo inconsapevolmente nei nostri discorsi di tutti i giorni, senza grossi problemi, ma ci viene poi ritorta contro come strumento di “educazione civica europea” o, meglio, di “formazione” di una nuova massa di cittadini filoeuropeisti. Io ritengo che sia fondamentale cominciare a farsi domande, ad essere più precisi nelle modalità di formazione delle domande e nelle risposte che se ne ottengono, si da non essere costretti a trovarci a fare i conti con una mappa che non è la nostra. E con un mondo che non avremmo mai voluto, se ce lo avessero chiesto. e con questo ringrazio anche Francesco Carraro per i preziosi concetti che mi hanno richiamato i miei primi studi di PNL. E' quanto mai ovvio che quanto detto in quest'ultimo riferimento può essere tranquillamente applicato un pò in tutto quello che stanno cercando di farci accettare : un virus che non ammazza nessuno, o perlomeno ammazza come ammazzava una influenza e altre patologie in tutti i precedenti anni, una pandemia senza
alcuna percentuale di diffusione se non quella di giudicare ammalati i sani (invenzione del termine asintomatico) , l'imposizione di un terrorismo sanitario fondato sulla paura di questi temini inesistenti per farci accettare vaccini e procedure di reclusione e di catalogazione per renderci per davvero tutti simili ai più famosi romanzi distopici di Orwell, Huxley, Breadbury, Dick e ridurre allo stato di anomalia colui che si oppone a tale stato - il famoso I am Legend di Matheson - ovvero in un mondo di tutti vampiri, l'anomalia sono Io.

venerdì 25 aprile 2025

LA FESTA TUTTA FALSA

 

25 aprile 1945 - 25 aprile 2025 
Ma quale festa !? il 25 aprile e’ in realta’ una sorta di consuntivo del periodo piu’ buio della nostra storia nazionale, se poi volessimo andare per il sottile non e’ neppure una data esatta, ma un po’ manipolata come d’altronde un po’ tutto quello che attiene la Resistenza :  il 25 aprile non sanci’ ne’ la fine della guerra ne’ la resa di tedeschi o italiani della Repubblica di Salo’, e quindi non libero' alcunche', difatti tutto quello che dovrebbe rievocare avvenne solo parecchi  giorni dopo:  la fine della guerra con resa incondizionata addirittura l’8 maggio 1945. Semplicemente il 25 aprile inizio’ la ritirata dalle citta’ di Milano e Torino di truppe tedesche e italiane, ma rimasero parecchie sacche di resistenza in tutta l’Italia settentrionale,  Mussolini ad esempio fu ucciso  solo il 29 aprile e la repubblica Sociale tracollo’ senza neppure una resa ufficiale, mentre la X Mas non si arrese a nessuno , ma semplicemente smobilito’ e i suoi ufficiali a cominciare dal suo
comandante Junio Valerio Borghese furono oggetto del massimo rispetto da parte dei membri del CLN, che li lasciarono liberi.  Una data quindi inesatta come un po’ tutta la storia della cosidetta
resistenza,dagli eventi onfiati a dismisura, falsa tutta anche nella sua colonna sonora con una canzone-inno “Bella ciao” fabbricata a tavolino vent’anni dopo da raffinati  artisti e cultori di musica popolare : gli interpreti  del  Nuovo Canzoniere Italiano (Roberto Leydi, Gianni Bosio,  Fausto Amodeo, Michele Straniero, Sandra Mantovani,
Giovanna Marini, etc.) che l’avevano presentata al Festival dei due Mondi di Spoleto del 1964). Falsa nella narrazione con  eventi di valore strategico molto dubbi e stradiscussi tanto da indurre il cte alleato Gen, Alexander a lanciare un proclama nel dicembre 1944 ove si invitava le forze partigiane dal desistere dalle loro azioni di guerriglia in quanto assai
spesso contrastanti con la strategia degli eserciti regolari, di poi  un comando fortemente egemonizzato dal Partito Comunista e quindi operante per obiettivi politici di parte, anzi di partito, e infine, elemento che solo pochi (vedi Giampaolo Pansa) hanno cercato di mettere in luce, un intento strettamente vendicativo, assai spesso con motivazioni del tutto  personali, che ha fatto decine di migliaia di vittime, del tutto da estrapolare a fattori bellici, di cui irrilevanti sono i dati di riscontro. Insomma una resistenza che di resistente ha molto poco, per non parlare di una alea di spirito guerriero che ha una indicizzazione di caduti e feriti irrilevanti, ascrivibili piu' ad azioni di polizia e ritorsione che ad azioni di combattimento effettive, Ci si provo', nel dopoguerra, specie negli anni sessanta quando le forze di sinistra si fecero piu' pretenziose a stabilire un ideale nesso tra Resistenza e Risorgimento, ma in verita' nell'immaginario collettivo della nazione  tale connubio non e' mai passato. Questo in verita' non perche' vi e' come  
sembrerebbe di primo acchitto una troppa vistosa sproporzione di valori e ideali tra i due mementi storici, quanto perche’ quella stessa sinistra che aveva caldeggiato la cosa si cominciava a rendere conto negli anni ottanta e novanta con la critica storica fattasi piu’ profonda e articolata che anche il Risorgimento era un movimento che aveva magagne
grosse come una casa, anzi come intere citta’ - vedi il film Bronte, le revisioni sulla Impresa dei Mille,  ed ancora il ruolo dei Rotschild nel finanziare il massone e faccendiere degli inglesi Conte di Cavour, l’altra faccia del fenomeno del cosidetto Brigantaggio nel sud
italia che impegno’ le forze armate del nuovo Regno assai piu’ di quelle impiegate in tutte le campagne contro l’Austria. La Resistenza non era una mammoletta, ma il Risorgimento con cui era stato tentato l'accostamento,  era forse addirittura peggio:  se sulla prima  pesava l'influenza di un partito, quello comunista  e una troppo spiccata partigianeria,  sul secondo  si stendeva l'ombra della massoneria e gli interessi di una potenza straniera l'Inghilterra, che aveva fatto dell'inganno e della mercificazione l'emblema del suo potere . La perfida albione, la nazione bottegaia come l'aveva definita Napoleone, si ripresentava sul panorama nazionale questa volta affiancata  dalla sua degna erede, gli iper consumisti e capitalisti per eccellenza ovvero gli Stati Uniti d''America : quell'Isola piu' grande che il filosofo e geo-politico Carl Schmitt aveva indicato  come naturale raccoglitrice dello spirito commerciale e quindi bottegaio inglese, ecco qui si che poteva allacciarsi una qualche associazione, dove a ben vedere il nostro Paese, l'Italia era sempre nella parte del complemento oggetto, la nazione da sfruttare da farci esperimenti, dal dominare tramite l'interesse economico : una terra di conquista per farne appunto una propaggine di bottega, una terra non di bottegai in quanto padroni di bottega, ma semplici garzoni . Ecco l'Italia che noi , gente che non  si contenta delle narrazioni di comodo e di parte-partito, ottanta anni dopo, siamo chiamati a non festeggiare

lunedì 14 aprile 2025

IL MITO NELLA MATEMATICA

Le questioni di conoscenza e sulla conoscenza cominciarono ad andare diversamente   quando a prendere il posto del Mito  fu un tipo di costruzione logica  eminentemente umana, che non faceva ricorso ne’ alla fantasia, ne’ al sentito dire, ne’ al mistico o al leggendario :  la matematica. Questo vale gia' ai tempi della grecia antica  con studiosi come Pitagora, Euclide anche Archimede, ma e' con la matematica , diciamo così moderna,  ovvero  quella del  secolo XVII, che  da noi in occidente comincio’ a diffondersi un certo tipo di ragionamento che postulava una oggettivita’ con l’intero creato. Certamente da subito,  nel suo ambito cominciarono le  controversie, con  posizioni oggettivamente  categoriche e assolutiste tipo quella di Cartesio, da molti indicato come il fondatore del principio matematico  “tutti i problemi  possono considerarsi problemi matematici nei quali si andava a cercare un ordine e una misura e non era rilevante che si trattasse di numeri, figure, stelle, suoni o qualsiasi alto oggetto – vidi dunque che vi doveva essere qualcosa  di piu’ generale  che spiegava ogni particolare come una entita’ in cui si presentano problemi di ordine e di misura : e’ questo che io chiamo Matematica Universale – una tale scienza dovrebbe contenere la struttura di base della ragione umana  e il suo ambito dovrebbe estendersi fino ad estrarre il vero da ogni argomento." e si  arriva  a posizioni di scontro  come quella emersa tra i due grandi studiosi Leibniz e Newton a proposito del calcolo

infinitesimale,  che possono essere riassunte nella solita diatriba tra res extensa e rex intensa, ovvero nel principio  che  la struttura matematica dell’intero creato dovesse ricercarsi all’esterno, nella struttura delle cose fisiche del mondo,e quindi in un assoggettamento della natura alle leggi della matematica come sosteneva Newton, o piuttosto all’interno dell’uomo come una sorta di “vis viva” come invece postulava Leibniz. Va notato che Leibniz si serviva di una tale forza per formulare una visione opposta a quella del rivale inglese, anche se per molti versi del tutto speculare ai fini dei risultati pratici che porto’ appunto alla  alla definizione congiunta di Limiti, Derivate e Integrali  nelle equazioni differenziali ed anche alla ideazione dei numeri immaginari (negativi di proiezioni). Una ulteriore controversia si sviluppo’ praticamente da due concezioni parimenti opposte sulla natura della realta’, ovvero se i fenomeni che la natura, tutta la natura, ospita  hanno carattere  continuo  oppure discreto. Entrambi le concezioni  trovano riscontro di volta in  volta nella nostra intuizione, nel quotidiano, nei nostri organi di senso , nei dispositivi di misura e in generale nelle apparecchiature scientifiche. La distinzione  in realta’ continua e realta’ discreta  che si rispecchia altresi’  nella classificazione  degli strumenti analogici e digitali, di cui  negli ultimi anni abbiamo avuto così tanti riscontri  ha impresso alla matematica digitale uno slancio senza pari, facendo sì che la visione discreta  del mondo si affermasse quasi univocamente  . Sul “discreto” infatti  sembra basarsi il nostro mondo attuale, conformando appunto l’era del computer e degli strumenti analogici ai quali sembra che tutto si conformi e le sacche di resistenza di una concezione continua del nostro mondo  sembra venir relegata alla  obsolescenza ne’ piu’,  ne’ meno simile alle  nostalgie di vegliardo sui bei tempi andati  Probabilmente e’ la parallela strettissima  tra visione discreta  e il codice digitale di cui si occupa oggi la scienza e la tecnica della informazione che ha portato alla prevalenza della concezione discreta su quella continua. La fisica teorica vede costruirsi il suo piu’ promettente scenario, quello della meccanica quantistica, proprio sul predominio del discreto, laddove si parla di universo informato e integrato previa l’introduzione  di nozioni estranee alla solida e rigorosa disciplina Newtoniana  basata su cio’ che si puo’ misurare. Tornano quindi dopo un lungo periodo di quasi esilio  Democrito, Epicuro, Lucrezio con i loro atomi e Pitagora con i suoi numeri, mentre  recedono i primi ilozoisti come Talete  e Anassimene  che andavano alla ricerca di un principio di tutte le cose in entita’ naturali come l’acqua. L’aria  o il fuoco. Ritroviamo gia’ nei paradossi di Zenone una prima affilatissima critica alla concezione continua  della natura  dello spazio e del tempo, ma e’  con Newton e Leibniz e le loro diverse interpretazioni del calcolo infinitesimale  che la questione prende corpo e produrra’ la negazione della realta’ assegnata ai numeri reali proprio grazie all’introduzione del concetto di numero immaginario, che spezza appunto quella continuita’ in cui ancora riposava la scienza. La concezione quasi totalmente  discreta e operativa della matematica si afferma nel XX secolo  e la prima vistosa affermazione ne sono i programmi per computer, le operazioni logiche, discrete  e gli automi cellulari con il loro replicare l’andamento formale  degli
organismi viventi, come platealmente dimostro’  sul finire degli anni sessanta  il matematico  John Conway  con il suo gioco della vita denominato LIFE, che e’ l’esempio piu’ famoso di “automa cellulare”  il cui scopo e’ quello di mostrare  come comportamenti simili alla vita  possano emergere  da regole semplici e interazioni a moti corpi. In tale gioco che e’ composto da un solo giocatore si parte da una configurazione iniziale a scelta e quindi  applicando una serie di regiole inderogabili  si perviene  ad una successione di ammirevoli strutture  la cui dinamica aperta e periodica  ricorda l’andamento dei fenomeni biologici e persino il comportamento di colonie di insetti o stormi di uccelli. In altre parole l’evoluzione del gioco e’ determinata dal suo stato 
Si svolge su una griglia di caselle quadrate (celle) che si estende all'infinito in tutte le direzioni; questa griglia è detta mondo. Ogni cella ha 8 vicini, che sono le celle ad essa adiacenti, includendo quelle in senso diagonale. Ogni cella può trovarsi in due stati: viva o morta (o accesa e spentaon e off). Lo stato della griglia evolve in intervalli di tempo discreti, cioè scanditi in maniera netta. Gli stati di tutte le celle in un dato istante sono usati per calcolare lo stato delle celle all'istante successivo. Tutte le celle del mondo vengono quindi aggiornate simultaneamente nel passaggio da un istante a quello successivo: passa così una generazione.Le transizioni dipendono unicamente dallo stato delle celle vicine in quella generazione: Qualsiasi cella viva con meno di due celle vive adiacenti muore, come per effetto d'isolamento;Qualsiasi cella viva con due o tre celle vive adiacenti sopravvive alla generazione successiva;Qualsiasi cella viva con più di tre celle vive adiacenti muore, come per effetto di sovrappopolazione; Qualsiasi cella morta con esattamente tre celle vive adiacenti diventa una cella viva, come per effetto di riproduzione.I riferimenti di tale gioco  non sono solo nel regno della natura : in sostanza Conway gioca con le sue regole  come Italo Calvino gioca con i tarocchi  costruendo spazi narrativi a schema in Il Castello dei destini incrociati o con le fini e i nuovi principi   in “Se una notte d’inverno un viaggiatore, o anche

George Perec utilizza il salto del   

cavallo negli scacchi  per esplorare un condominio parigino (La vie mode d'emploie). Possiamo osservare che il termine "gioco"  da una parte esprime una particolare relazione  tra scelta e regole , dall'altra rimanda ad una tradizione che si rifa' a tecniche combinatorie  consentita dalla discretezza degli elementi in gioco, in netta opposizione con la continuita'

SEMPRE E SOLO LA PAURA

  La vera unica origine delle malattie, tutte le malattie, sta in un unica, sola e terribile parola che si fa emozione : la paura . dal raff...