martedì 7 ottobre 2025

I MOSTRI NON SONO SCOMPARSI

 

E' un periodo invero curioso questo che e’ succeduto  al punto piu’ basso mai toccato dall’umanita’ (intendo ovviamente il clou della farsa pandemica con il suo correlato di nefandezze:  il blocco sociale, i passaporti per accedere a determinati servizi e non solo, il cosidetto green pass (l’uso del lessico inglese-statunitense per tutte queste imposizioni e restrizioni, rende il tutto ancora piu’ odioso e discriminatorio), l'incitamento alla delazione,  poliziotti ed eserciti equiparati a carcerieri e carnefici , e imperante,  lei il solito mostro sempre piu’ perseguito, sempre piu’ osannato, sempre piu’ giustificato : la paura.

l'eroe piu' fulgido
 Paura ancestrale, ingiustificata, gonfiata, millantata, elevata a sistema del vivere sociale.) Sono sincero , io intorno al secondo anno di questa farsa, diciamo grosso modo
  sul finire del 2021, pensavo proprio che la partita fosse perduta e che i vari “dottor No della Spectre” piu’ o meno incarnati in personaggi reali fin troppo somiglianti alla finzione, ovvero i vari Soros, Schwab, Gates, Rotschild e persino i nostri inquietanti  anche se pur sempre sorta di “Zaccaria diavolo di terza categoria”, Conte, Draghi, Speranza, avessero oramai partita vinta . “Hanno vinto loro!  non c’è partita, troppa paura da parte della massa, troppo pochi quelli che vedono le cose con chiarezza, ma ti guardi intorno ? mettono la museruola in spiaggia, dentro la macchina, igienizzano con gli spray i cartelli della spesa” un mio caro amico d’infanzia Paolo  mi contraddiceva 
non sono d’accordo e sai perche’, lo hai detto tu i dr.No della Spectre  non sono uno, sono parecchi e non sono coesi : d’accordo tu mi dirai che non si intravede nessun James Bond, ma gli interessi di tutti questi magnati, di questi signori della finanza e dei mercati, sopratutto arbitri della sanita’ attraverso farmaci e vaccini, sono assai spesso contrastanti e finiranno per non sapere bene cosa fare di miliardi di docili automi che a ben guardare  non consumeranno piu’,non avranno piu’ proprieta’, ne’ casa, ne’ niente,  come dice uno dei loro campioni quello che e’ il Direttore del World Economic Forum  - Non avrai piu’ niente e sarai felice-  quindi in sostanza non vivranno neppure piu’,  ùma si limiteranno solo ad obbedire, come i politici e persino gli spot della Coca Cola, continuano ad ammansirci.” “ho capito la tua obiezione” gli rispondevo  : “se la gente non consuma, come faranno a sfruttarla tramite il Mercato? ” In effetti , penso proprio che Paolo avesse ragione e che gia’ a meta del 2022 l’obiettivo di ridurre l’umanita’ ad una grande, sconfinata massa di automi senza piu’ desideri, ambizioni, gioie, niente di niente, ma solo irretita dalla paura di un morbo del tutto inesistente e vincolata da una vita di totali automatismi proprio come descritto dai racconti distopici di Orwell, Huxley e compagni  che a, qualche cosa dovesse far palesare a tali signori, che forse era stato fatto il passo piu’ lungo della gamba e  che si  proprio lui quell’osannato,impersonale, implacabile Mercato si fosse erto lui in prima, diciamo così, 
 multipersona per stabilire il principio che se non c’è piu’ una massa che compra, scambia, consuma, insomma se non c’è piu’ lui, il
  Mercato che ci fai dell’obbedienza di una umanita’ annichilita dalla paura ? Ah !ecco dato che il progetto della perfida elite e’ fallito, ci si dovrebbe aspettare una reazione, insomma una specie di periodo del Terrore alla Robespierre  per tutti quelli che hanno asservito quel subdolo disegno,  un po’anzi  molto piu’ in grande di quello che accadde dopo la guerra qui da noi in Italia a proposito del fascismo,  la cui minaccia  di epurazione  nei riguardi dei responsabili rimase  una pia illusione dello sparuto gruppo del Partito d’Azione capeggiato da quelFerruccio Parri che fu il primo Capo del Governo di dopo la guerra e per screditarne l’impatto fu  fatto passare da ingenuccio sprovveduto con tanto di storpiatura del
 
 nome in “Fessuccio”. Stessa identica musica  con quasi 80 anni di distanza, anzi, come dicevo forse un tantino un po’ peggio : allora perlomeno i pezzi da novanta,  i Mussolini, i Grandi, i Graziani scomparvero dalla scena pubblica per non essere mai piu’ riciclati , rimasero è vero le le leve di secondo piano, diciamo magari quelli che non si erano troppo compromessi con fez ed orbaci, ma mai piu’ ostentando i loro orpelli piu’ rappresentativi (così i vari Fanfani, Ingrao,  piu’ lo stuolo quasi al  completo di intellettuali e artisti), oggi neppure per idea: tutti i piu’ biechi responsabili del terrore sanitario, politici ma anche cosidetti esperti da spot pubblicitario, non solo sono sempre al loro posto, lautamente pagati, serviti e riveriti addirittura omaggiati e continuano a sputare veleno, distinguendosi sempre tristemente come uccelli del malaugurio “verra’ un virus mille volte piu’ letale del covid! ….Non si salvera’ nessuno! Ci vorranno vaccini a profusione” … e altre balle del genere. Uno strano periodo, dove tutto sembra coesistere:  idiozia ed apparente recupero della ragione, ma chi finira’ per prevalere? La cosa peggiore e’ che tutto rimanga tale e quale, ovvero i vari Speranza, Prodi, Draghi, Bassetti, Pregliasco  continuino imperterriti a spargere le loro geremiadi dando di gomito a chi si e’ ricreduto e persino a chi anche in piena cattivita’
non ha ceduto a ricatti 
 (Sgarbi, Cunial, Montesano, Borgonuovo, Orsini, Citro,  etc..) Una prova evidente di tale abominio e' stato il recente esempio della cosidetta Flotilla tra l'altro effettuato riesumando la inquietante figura di quella Greta che per il suo ghigno  somiglia alla bambola assassina del film,   che e' servito da pretesto qui da noi in Italia per innescare disordini e pestaggi con le forze
dell'ordine, sulla copertura dello sciopero generale indetto dalla CGIL e  da quel suo segretario,  sordido personaggio che e' stato non solo favorevole ai vaccini nei tempi bui della farsa pandemica, ma anche propugnatore dell'obbligo alla vaccinazione per l'intera popolazione  e ancor peggio la notizia di oggi 7 ottobre 2025 che ha visto, sia pure per un solo voto  ratificata l'impunita' in quanto parlamentare del Parlamento Europeo di una responsabile  di reati comuni in  una nazione purtroppo membro della infame UE. Eh si bisogna ammetterlo , malgrado la ridda di notizie facvorevoli alla liberta' alla giustizia, alla fredenzione delle malefatte della civilta' bottegaia di questo 2025, le azioni folgoranti di Trump e di Putin, in Francia la crisi sempre piu' profonda del servo di Soros , Macron  qui da noi in Italia le ripetute vittorie della destra, gli strascichi di nefandezza della sinistra e del potere turbocapitalista e globalista che in questo frangente li utilizza, continuano a sporcare la nostra visione di un mondo al futuro anteriore 

domenica 5 ottobre 2025

LE SINAPSI TRA DISTOPIA E RITORNO ALLA RAGIONE

 

FARSA E PAURA INDOTTA 
Le sinapsi , quanto sono cambiate le sinapsi dei nostri cervelli in questi pochi anni dal 2020 ad oggi  che hanno attraversato la piu ' feroce delle distopie distopia e il relativo ritorno alla normalita' ?  Non parlo solo di cose esterne, abitudini, comportamenti, convinzioni…. no! Parlo proprio di processi neuronali, sinapsi che si sono dovute sostituire con drammatica urgenza, e che hanno profondamente modificato cultura e conoscenza stesse, prese sia nei particolari che sulle generali  e che sono state sottoposte  ad un vero e proprio processo di revisione con tanto di ribaltamento. Una "res ex-tensa", per dirla alla Kant,  che ha fortemente e irreversibilmente condizionato una "res in-tensa", fino a produrre, di fatto e di pensiero, una nuova entita’ di ragion-amento.  La prima a passare a questa sorta di vaglio indotto e’ stata la cosidetta scienza, in particolare la medicina di cui si e’ toccato con mano l’inconsistenza e la sostanziale presupponenza e arbitrarita’ vieppiu’ aggravata dall’essere usata come strumento di paura e di controllo sociale da parte di una minoranza elitaria che si e'  servita di un unico valore quello dello scambio

 commerciale fra mercati che ha come suo referente il danaro; un qualcosa che l’aveva ben definito Manzoni descrivendo una precedente epidemia  quella del 1630 per lo scenario del suo famoso romanzo “I Promessi Sposi” : Cabala ordita per far bottega del pubblico spavento”  Mentalità bottegaia dunque per capire matrice e movente di quanto il sociale umano va assimilando nel suo presunto evolversi, che corrisponde piuttosto ad un continuo inesorabile passaggio dal bene al male, dal perfetto, o quasi, ben precisato da tutte le antiche storie della tradizione delle civilta’ del mondo (nelle nostre contrade occidentali il Mito delle Quattro Età  oro, argento, bronzo, ferro, in un costante deterioramento del vissuto, cui corrispondono i quattro Yuga della  cultura indiana), Comunque sia non una evoluzione, ma una involuzione, un declino, una continua perdita di valori; si va da quella Eta' dell'Oro rappresentata dagli Dei , a quella dell'Argento dei Guerrieri, al Bronzo dei Mercanti, che io preferisco chiamare "Bottegai" e che sarebbe quella corrispondente  alla Pandemia del 1348 e nella quale ci troviamo ancora sia pure  in un ulteriore declino  che caratterizza la Eta' del ferro che non e’ piu’ neppure un metallo puro, ma una lega , una mistura che informa la socialita’dei Servi, ovvero la quintessenza della decadenza e dell’abominio; i suoi prodromi sono la rivoluzione industriale di meta' del XVIII secolo e tutte le relative emanazioni dovute al sempre maggiore  tecnicismo 

 e alla concentrazione dell'unico valore  dominante nel pianeta  : il danaro e la sua diffusione come valore di scambio, nelle mani di pochi oligarchi che come si sta dimostrando oggi, secondo decennio del terzo millennio, sono quanto mai intenzionati  a fare di questi due fattori (strapotere economico e finanziario piu' virtuale che reale e esasperato tecnicismo a livello informatico/digitale) gli elementi su cui fondare il loro dominio sull'intero pianeta, che quindi sprofonderebbe dal bronzo al ferro, da mercanti evolutisi in magnati,  ma sempre piu' concentrati e ridotti di numero, ad una pletora di stragrande maggioranza ubbidiente ai loro voleri, appunto in stato di servitu'. Per la verità c'è un terzo fattore da considerare, che non ha la caratteristiche di estrema modernita' dei due precedenti, ma anzi e' da riferirsi ad un qualcosa di quanto mai antico, atavico addirittura, correlato alla specificita' umana : la Paura. E' proprio attraverso la paura che tutte le classe dominanti di ogni epoca hanno fatto leva per tener soggiogate le masse, sempre i medesimi meccanismi  accentuatisi con il passaggio dai Guerrieri ai Mercanti, ovvero dall'eta' dell'argento a quella del bronzo, come si dimostra dall'estrema virulenza con la quale e' stato perseguito il trapasso dalla coralita' medioevale, rappresentato dalla somma esperienziale delle Cattedrali, all'individualismo  sfrenato della riproduzione dei codici, tipo quello pochissimo verificato dei classici antichi, tramite il tecnicismo della prospettiva, che inaugura sostanzialmente quella riproducibilita' delle esperienze che diverra' 
 assoluta  e permeante di ogni aspetto del sociale nel XX secolo.
Come giustamente osserva Walter Benjamin nel suo "l'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilita' tecnica" la  paura piu' assoluta e' stata sempre quella che riguarda la propria fisicita', ovvero un qualcosa che la minaccia, che la corrode, e cosa c'e' piu' della malattia che ha tali caratteristiche ? La malattia distrugge a
l salute e porta con facilita' alla morte, dunque e' sempre stata la maggiore fonte di frattura della sicurezza umana, ovvio quindi che le classi di potere abbiano sempre fatto incetta di tale fattore, magari moltiplicandolo a dismisura, diffondendola dappertutto, anche come semplice flatus vocis, non piu' semplice malattia, ma epidemia  e addirittura pandemia , ovvero che riguarda tutto e tutti. Così gia' ai tempi della peste di Atene del 480 a,v. ovvero ancora in eta dei guerrieri e dell'argento laddove Tucidide rimarcava che non era la pestilenza ad uccidere gli ateniesi, ma la paura, paura opportunamente diffusa  dai suoi nemici. Così, come fatto cenno, in quella del 1348 sfruttando i disagi e la miseria di continui stati di guerra e anche quella di una grande carestia degli anni precedenti che aveva spopolato le campagne e fatto inurbare le citta' fino al collasso, favorendo infezioni per sporcizia e comunanza (la celeberrima peste bubbonica non mortale pero', in quanto interessante solo affezioni dermatologiche dovute appunto a carenze igieniche e sovrappopolazione in contesti limitati) , in verita' la peste passata alla storia come falcidia di intere citta' e popolazioni, fu quella aerea, cioe' riguardante i polmoni e l'apparato respiratorio,che e' spiccicata a quella spacciata, ai 
giorni nostri come covid - e questo come fanotare l'unico vero medico apparso dopo Ippocrate, Rick Geerd Hamer:  perche' le 
affezioni polmonari e bronchiali sono in stretta dipendenza di uno stato di paura. Così a Roma nel famoso Sacco del 1527 operato dai Lanzichenecchi, dopo uno stato di grande disagio e indigenza - fase  attiva simpaticotonica  dell'affezione secondo le Leggi di Hamer- puntuale la fase  vagotonica di riparazione o passiva, ovvero la malattia in tutta la sua virulenza per riparare appunto un grande stato di paura. 
Lo stesso dicasi per tutte le altre epidemie e pandemie, sempre a monte uno stato di estremo disagio, miseria, guerra, assedi, cattivita' e quindi paura messa subdolamente in atto da chi persegue determinati scopi di dominio. Ieri come oggi, sempre il medesimo meccanismo

venerdì 3 ottobre 2025

PROIEZIONE DI MANCANZA E REALTA'

 

Anunnaki di ritorno. Eh si uno di loro aveva fatto  ritorno  qui sulla Terra :  nel nostro tempo erano passati oltre tremila anni, ma nel suo appena  tre, e giusto giusto mi era capitato in sorte di incontrarlo proprio a me, un canonico accenno di  serata della celeberrima  Nottola che vola al fare del tramonto, in zona montana di quelle suggestive piu’ che mai . Per carita’ niente astronavi, navicelle spaziali o quant’altro di fantascientifico, ma solo una energia che neppure si distingueva dal contesto spazio temporale di quel frangente. Anche io come la nottola ero sul fare del tramonto coi miei 77 anni che ne avevano viste parecchie e quasi tutte in negativo e quindi avevo un bel po’ di rimostranze da fare “ah e cosi’ tu sei uno di quello che ha combinato questo pasticcio, ma bene , beh ti sei guardato intorno, hai visto che casino, altro che il “mondo in Mi settima” di Celentano…. specie con l’entrata in questo terzo millennio abbiamo veramente passato ogni limite, disastro su tutta la linea, senza se e senza ma, ed anche il trionfo di Trump e il suo ritorno alla Presidenza degli USA , diciamo che non e’ stato così folgorante come  sulle prime avevo sperato – i bottegai come li chiamo io o come li chiama Fusaro, i turbo capitalisti  sembra tornando alla carica e con una rabbia un livore che e’ tipico di chi ha compreso di aver fallito la propria grande occasione, e guarda un po’ chi hanno fatto scendere subito in campo?  i piu’ inossidabili del servi:  comunisti, socialisti, coi diversi e vari nomi che oggi si sono dati, ma sempre loro : garzoni con tutta la frustrazione e l’invidia di chi non riesce a diventare padrone della bottega, come li
Fenomenologia dello Spirito : il Conflitto Servo-Padrone 
aveva illusi quel cialtrone di Hegel nel suo Fenomenologia dello Spirito con l’esegesi del conflitto servo-padrone. Eh si , di questo sono convinto Hegel ha illuso i poveracci addirittura piu’ di Marx anche perche’ ovviamente era piu’ navigato col arzigogolare col cervello e e’ riusciuto piu’ di ogni altro a fare accettare le regole del gioco, cioe’ quelle  della  bottega , ovvero il denaro come unico mezzo e fonte di scambio e quindi la bottega , i mercati, il commercio e in ultimo quasi la patente di scienza per quell’altro imbecille di Adam Smith che ci aveva anche messo quella fantomatica “mano invisibile”. Tutti cialtroni:  Hegel, Marx, Smith e vari accoliti che ancora nessuno e’ riuscito a bandire dalla faccia della terra.” -  Centrato il problema
nevvero signor Anunnaki ? d’accordo non l’ho dedotto ne’ dallo sguardo, ne’ dal linguaggio del corpo per il semplice fatto che qui tra noi, su questo pizzo di montagna e a sera inoltrata non ci sono ne’ occhi, ne’ corpi e neppure altri segnali di riconoscimento, per intenderci i famosi sistemi rappresentazionali della Programmazione Neuro linguistica di Bandler e Grinder, ma solo energia, energia pura, impalpabile, ma sempre presente, sempre in azione come le corde tirate di un violino o di un pianoforte come, be’ ne vogliamo parlare? -  delle stringhe scoperte da Veneziano nel 1968 e perfezionate dai vari Witten, Greene, Pensrose e persino il povero Hakwings con quell’epiteto sempre accattivante di “super” che ti rassicura sulla importanza e anche sull’efficacia;  chi di noi vecchietti non si ricorda lo slogan della “supercortemaggiore, la potente benzina italiana” e c’era di mezzo anche una ruggente tigre che fa sempre una certa impressione.
Bisogna che, questo solo,  fors’anche spaesato Anunnaki si renda conto che lui e i sui compari non hanno fatto le cose al meglio e magari faccia qualcosa  qui e ora,  per rimediare al malfatto , io gli
posso citare l’integrale sui cammini di Feynman e qualche cosa  sulla possibilita’ di prendere qualche altra direzione che apre il mondo delle opportunita’ e anche quella dei cosidetti Multiversi, studiati da Everett e anche da fisici del calibro del gia’ citato Hakwings che ne propose delle espressioni davvero affascinanti. Insomma a livello di comunicazione energetica piu’ o meno viaggiante su stringhe come corde di violino, vorrei sapere dal mio baldo Anunnaki se intende adoperarsi per cercare di farci uscire dall’impasse e magari approntarci per quel famoso ritorno all’eta’ dell’oro, ammesso che una eta’ dell’oro sia effettivamente esistita per l’umanita’ ma con modalita’ del tutto differente di organizzazione cerebrale, ovvero quella teorizzata dallo studioso americano Julian Jaynes nel suo saggio “Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza, dove e’ ovvio,  quelle famose voci degli dei  che costituivano l’essenza della mente bicamerale, ovvero un cervello diviso in due,  una parte metaforica cioe’ di condensazione di termini deputata al linguaggio articolato e una parte metonimica  di trascinamento di significanti deputata al recepimento di tutte quelle prescrizioni per sbrigarsela nell’adattamento al contesto e ad un ambiente quasi sempre non accogliente, erano in realta’ le voci di un ammaestramento continuo di chissa’ quali tempi, altro che biblici (si possono ipotizzare decine e decine di migliaia di anni e non una facezia come la coscienza che e’ vecchia di non piu’ di tremila anni ed e’ palesemente un derivato del linguaggio, in quanto costituita come una metafora, per analogia, appunto un “analogo io” ) Ma perche’ c’è da chiedersi gli Anunnaki hanno fatto un ibrido così pronunciato? Perche’ creare degli esseri che non erano piu’ animali, ma nel contempo non erano ancora qualcosa che poteva ambire ad una presenza appagante su di un pianeta di questo nostro universo. Be’ la risposta e’ sottesa perche’ non avevano bisogno di interlocutori e meno che mai avevano in mente di creare una razza padrona del mondo, loro avevano solo bisogno di degli schiavetti ubbidienti (i soliti servi , spaccati come i comunisti di oggi , servi della bottega e di un padronato che li ha sempre usati stilando le regole di un gioco a conduzione obbligata , ovvero il mercato, il commercio, l’economia e unico strumento ammesso il denaro  ) Niente di nuovo sotto il sole dunque,  neppure considerando le possibili centinaia di migliaia d’anni . ora pero’ c’è questa possibilita’ di integrare qualche nuovo cammino, per dirla alla Feynman con uno di quelli che potrebbe davvero sentirsi  maledettamente in colpa per il pasticcio che ha contribuito a creare. Eh gia’ , perche ‘un conto e’ creare dei servi che ti servivano per estrarre oro o comunque per  lavorare per te, come le varie teorie su di loro cercano di spiegare,  ed un conto e’ fregarsene della bella  una volta ottenuto quello che volevi e lasciare  questa moltitudine di diseredati in giro per il mondo a lamentarsi perchè le voci, quelle voci che nei migliaia di anni li avevano sempre guidati, e che loro avevano identificato come dei,  ora non si sentono piu’; una sorta di geremiade comune a tutta le civilta’ umane “perche gli dei non ci parlano piu’, perche’ gli dei ci hanno abbandonato? ” Defraudato nell’impianto metonimico delle voci allucinatorie che risiedeva nell’emisfero destro, il povero cervello umano doveva per forza di cose far leva sull’altro emisfero quello sinistro, preposto alla condensazione dei termini per addivenire sempre ad una maggiore varieta’ linguistica, ovvero quello metaforico , fino a costituire una metafora di se stesso in situazione al contesto, cioe’ ad una coscienza di se’ in situazione, ovvero un analogo io in grado di sostituirsi alle voci che oramai nessuna situazione riusciva a innescare . ecco quindi la coscienza come derivato del linguaggio e quindi come analogo io in grado di mettere se stesso in situazione e decidere sul da farsi in relazione ai veri cimenti dell’essere al mondo. Solo che la coscienza questo “analogo io”,  o “metafora me”  non ha  niente di divino e niente della consumata esperienza degli anunnaki, compie numerosi errori  e uno dei peggiori errori e’ considerare il prossimo,  l’altro, quello che non fa parte del proprio gruppo, piu’ o meno ristretto, il proprio
nemico. Avendo a che fare con una intelligenza senza dubbio superiore mi ci provo a riferirgli  le mie due carte preferite per svolgere un discorso sulla natura umana, partendo da quella che per me e’ la base originaria di ogni sapere: la scoperta di freud dell’inconscio  : la prima e’  Matte' Blanco e il suo inconscio come insiemi infiniti, che per molti versi somiglia moltissimo a quel collasso dell'equazione d'onda della formula di Schrodinger , con tanto di gatto vivo o morto che vi fa da corollario,  la seconda e' Lacan con il suo “inconscio strutturato come un linguaggio” e quindi la sua convinzione di fare dell’essere umano un animale in preda al linguaggio,  quindi a mo' di sillogismo, un essere determinato dall’inconscio. E se l’inconscio che Lacan chiama Altro, ovvero senza piu’  dimensione individuale ma, come il linguaggio, una dimensione   transindividuale,  fosse da attribuire giustappunto agli Anunnaki? Anunnaki che non sono un qualcosa di simile a se’, ma appunto Altro una sorta di luogo; “luogo di dispiegamento della parola”, altro da sè. Da questo assunto deriverebbe la esteriorità del simbolico rispetto all’essere umano che  è la nozione stessa di inconscio a cui pertanto si potrebbe raccordare una figura altamente simbolica e profondamente altra  come il ri-apparire di un anunnaki e quindi la possibilita’ di integrare qualcosa di Altro.  Ricostruendo tutta la nostra  storia al di fuori delle lusinghe narcisistiche dell’autobiografia, il soggetto riordina le contingenze passate attribuendo loro il senso di necessità future. (anche qui : Futuro Anteriore) Connettendo passato e futuro la storia si fa progetto senza scadere nel delirio onnipotente. Il tempo del soggetto è dunque il futuro anteriore, quel “sarà stato” che scandisce la terapia. Solo attraverso l’esaustione di tutte le impossibilità il soggetto accede a quei pochi gradi di libertà con i quali può esercitare il suo residuo potere. Ma il soggetto non è mai tale senza il riconoscimento dell’Altro, al quale pertanto sospende la sua stessa esistenza in un gioco incrociato di domande dove, al tempo stesso, si realizza e si smarrisce. Spetta all’Altro significativo e significante fornire una risposta. Il soggetto riceve il senso della sua domanda dalla risposta che gli perviene. Così facendo, smarrisce il bisogno e si aliena nella sfilata delle domande che chiedono solo di non essere fraintese. Il peggior pericolo è che venga interpretata la richiesta come richiesta di cose. Ciò che l’essere umano desidera, al di là delle infinite domande, è di essere riconosciuto come soggetto di un desiderio. Dunque “l’essere umano non si costituisce come una sostanza autofondata o attraverso una facoltà di sintesi, ma dipende nel suo essere dal riconoscimento dell’Altro, dal “desiderio dell’Altro”. Non c’è una identità soggettiva che si costituisce per maturazione, per sviluppo psico-biologico di una potenzialità programmata esistente a priori. Il soggetto non è un seme che contiene già in sé la sua evoluzione; è piuttosto costituito, attraversato dall’Altro, innanzitutto dal desiderio dell’Altro: ed esso sarà, e diventerà, come l’esperienza clinica ci insegna, ciò che è stato per il desiderio dell’Altro.”Secondo Lacan sul piano simbolico, che è il luogo dove si attua il legame tra la coazione a ripetere, la memoria e l’accesso al linguaggio, si svolgerebbe una continua dialettica tra bisogno e desiderio che, ripetendo in modo allucinatorio l’esperienza passata, ritrova l’oggetto perduto sul piano fantasmatico e cerca una realizzazione. La dinamica del desiderio è guidata dalla “logica della mancanza”, che si manifesta sia in modo negativo sul “registro” reale, come compromesso, nel sintomo, sia in modo positivo sul “registro” dell’immaginario onirico.Pertanto la verità non si può cercare nè svelare per intero. Se si dà è solo nella forma del compromesso, del dire a metà. . La domanda, che non riceve risposta, rimette il sapere al suo posto, nel luogo dell’Altro. Solo da questa dimensione si può formulare la questione della verità sottesa alla propria domanda ed espressa dal sintomo. E’ vero che sempre Lacan dice che il sintomo per eccellenza e’ l’io, ma appunto incontrando casualmente o diciamo fortunosamente l’Altro come Anunnaki che rappresenta il desiderio del simbolo potremo avviare quella proiezione di mancanza , proprio come un numero immaginario “i” e rifare a ritroso il commino e integrarlo in una accezione che non presenti l’attuale devastazione

giovedì 18 settembre 2025

SUPER ES E SUPER SOGNI

 

In questa estrema vecchiezza (77 anni compiuti il 9 giugno di questo intenso 2025) faccio sogni davvero favolosi, ma inevitabilmente al mattino li ho quasi del tutto dimenticati , dico quasi perche  mi rimane il senso di pienezza, di soddisfazione, anche di gioia che li ha caratterizzati. L’altra notte ad esempio ho sognato che avevano ripristinato la libreria Maraldi lì vicino le Mura Vaticane ed anzi ne avevano fatto un complesso fantasmagorico a piu’ piani dove c’erano tutti i libri del mondo anche e soprattutto i miei preferiti : Evola, De Benoist, Junger, Eliade, Jung, Freud, Matte’ Blanco, Milton Erickson, Paul Watzlavitch  e ovviamente il numero uno in assoluto : il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza di Julian Jaynes . Nei sogni ho una forma perfetta e mi trovo nelle situazioni piu’ disparate delle  quali sono sempre padrone sapendo perfettamente come gestirle. Questa notte, o meglio questa mattina, intorno alle cinque dopo uno dei miei numerosi risvegli notturni per pisciare (PSA , o come si chiama lui,  piuttosto alto, ma a mio modesto parere, assai piu’ rilevante  una situazione psicologica che ti vede sempre alle prese con problemi di territorialita’ e quindi cercare di marcare appunto i diversi territori che la vita mi pone  davanti, di dietro, di lato e persino sotterranei come opportunamente diceva Giunone nell’Eneide “ flectere si nequeo Superos, Acheronta movebo” ) ho fatto un sogno in cui i soliti parametri di bellezza, sensualita’, avvenenza sono stati tutti annichiliti. Ero in presenza di due
donne madre e figlia, entrambi bruttissime ma intelligentissime e in piena sintonia con il mio vissuto culturale ; il discorso specie con la madre passava al sesso e io mi dichiaravo pronto a farlo con lei anche se non era quel campione di sensualita’ e così ci accingevamo a farlo con uscita di sceno della figlia che mi raccomandava di essere  delicato dato che  la madre non lo faceva da 25 anni, Lo vedi l’ho sempre detto, nei sogni c'è un sotteso che non fa parte del nostro sistema conscio, è come se ci fosse tutto un altro vissuto con regole che sembrano essere quelle della nostra realtà, ma le trascendono: viene da pensare che l'inconscio sia infinitamente più grande del conscio in grado di contenere infinite storie di cui appunto le nostre sono solo il riflesso e non viceversa.  Qui infatti viene sotteso  un io non in linea con la solita attrazione per la bellezza, in ispecie le belle fiche, ma molto portato a soprassedere  (e non zompo addosso alle persone come faceva Peppino De Filippo in Pappagone) sul fattore estetico
privilegiando quello di affinita’ culturale. Questo assunto farebbe sì che tutte le interpretazioni dei sogni ivi compresa quella di Freud basata sulla condensazione e spostamento di significato e significante e cioè gli assi del linguaggio , metafora e metonimia, siano solo dei pallidi riflessi di qualcosa di molto più vasto, per intenderci un po' come la torcia che fa luce per un ristrettissimo spazio in relazione alla infinita immensita' del buio che ci circonda e che va molto oltre la famosa siepe. Sogniamo e non sappiamo che sognando partecipiamo di un infinitesimale che ci trascende e che per intenderlo non bastano semplici calcolucci con numeri reali, ci vogliono proiezioni anche di negativi e quindi immaginari e poi coniugarli per addivenire al simbolico (Lacan parlava appunto di questi tre registri reale, immaginario, simbolico)...ricordiamoci però che il simbolico (cioè il ri-mettere insieme il tutto della rappresentazione) opera sempre simmetricamente,
 cioè come a rimbalzo reattivo, come Eco la ninfa che era innamorata di Narciso. Ecco direi che tutto questo  fa venire in mente che forse Narciso non era solo uno innamorato di se stesso, ma uno che ha molto a che fare con la pulsione di morte di Al di là del principio del piacere di Freud?
. Se Freud fosse stato coerente con la sua scoperta, la sua seconda topica alternativa alla Libido davvero quell'al di là del principio del piacere, allora avrebbe cambiato Edipo con Narciso identificando Eco con la funzione trascendente simbolica e simmetrica e ci avrebbe dato una quarta figura nella struttura della psiche, ovvero dopo un "io"e un "es" e un po' monco  “Super io”  in quanto rappresentato   da tutte quelle imposizioni dettate da regole sociali,  un tutto da scoprire "Super ES”.
Un Super es come contrappunto e come conclusione di una quadripartizione e non una tripartizione della struttura psichica,  che chiuderebbe il cerchio della rimozione  che costruisce la pietra angolare  di tutta l’impalcatura freudiana, collocabile nel famoso schema dell’iceberg  non  al di sotto  o al di sopra della linea a specchio dell’acqua , ma proprio a filo tra la demarcazione tra conscio e inconscio, del tutto simile allo sguardo di Narciso che nel riflesso cerca se’ stesso e vi trova solo la morte, con testimone la presenza  della ninfa Eco che da parte sua non puo’ far altro che ripetere all’infinito non solo la voce, ma anche l’intero dramma della presenza umana . Ribadisco la mia grande perplessita’  di come mai Freud ha lasciato a modello anzi a simbolo  di tutto il suo sistema psichico un personaggio  come Edipo  che puo’ anche avere una sua ragione d’essere nella prima delle sue costruzioni quella della Libido, ma proprio nulla a che fare  con la seconda  fondata sulla pulsione di morte  e non ha invece approfondito  la figura di Narciso che
sembra  adattarsi a perfezione alle sue nuove considerazioni?  Limite tra conscio e inconscio, proprio come nella linea del mare  che puo’ essere liscia ma anche mossa e frastagliata tipo onda,  ma che sempre porta alla fusione di essere col non-essere  e quindi alla morte. Da tutto questo ragionamento se ne deduce un vero e proprio imprimatur alle nuove teorie psicoanalitiche di Freud : il riferimento a Narciso e non a Edipo innesca altresì quella figura del Super Es che probabilmente potrebbe chiudere il cerchio di una composita struttura, come dicevo sopra , quadri- e non tri- partitica della psiche umana con la sua identificazione "tout court" in una sola figura che tutto racchiude e in cui tutto culmina : la morte, di cui non possiamo dire granche' perche ' essa resta racchiusa nel simbolico della riflessione di cui unica testimone e' la ninfa Eco, il cui linguaggio simbolico di simmetria di immagine non abbiamo imparato ad interpretarlo . Il sogno che ancora Freud definiva come la "via Reale" per l'inconscio, nelle misure piu' composite con tutto un fiorire di ipotesi, senza che nessuno abbia mai avanzato l'ipotesi che il sogno non sia una via, ma piuttosto una piazza, un punto di raccolta
di tutto quello che le 4 figure della psiche, all'unisono ovvero  Io,  Es,  Super Io e Super Es hanno da dirci sulla loro composizione  -  anche il sogno e' fatto come un iceberg quello che crediamo di ricordare  ha in verita' tutto un sotteso che e' fatto di accenni e di non  acquisito . Sostanzialmente e con questo ribadisco la mia tesi:  c'è un sotteso del sogno del quale  perlomeno con la coscienza , siamo destinati a non sapere niente....mai!

martedì 19 agosto 2025

L'IMMAGINARIO DEL NUMERO

La proiezione di un numero negativo ne discopre la valenza immaginaria che poi attraverso la moltiplicazione per il suo coniugato ovvero lo stesso numero, ma di segno invertito, restituisce  la sua parte reale che pero' non e' solo razionale, ma anche  irrazionale che così ha una maggiore possibilita' di pervenire al registro del simbolico e quindi al linguaggio specifico dell’inconscio. Ricordiamo che è  grazie al calcolo infinitesimale che passiamo da uno stato ad un flusso e quindi a quella funzione d’onda che con la coniugazione  del numero negativo riflesso produce appunto quei numeri reali nel registro simbolico, dove ci si misura anche con l’irrazionale (chi potrebbe negare che nel funzionamento dei sogni, delle fantasie, e di tutto l’armamentario dell’inconscio non sia presente un dato di irrazionalità? Chiaramente la radice quadrata di un numero negativo non può essere rappresentata sul piano cartesiano, perché è un numero che rompe le regole dei numeri cartesiani di tutti i giorni, ma per questo motivo non è un numero che ha meno diritti degli altri, è semplicemente un numero diverso che merita il proprio “asse cartesiano”, magari con un nome diverso. I matematici dei secoli successivi definirono quindi i numeri immaginari come un’estensione dei numeri reali, aventi la loro algebra e i loro assiomi. il numero “1″ è un numero “normalissimo”, reale, che rispetta gli assiomi dei numeri reali. Tuttavia è sommato (o sottratto) con un numero immaginario (la radice di -1). Che senso ha, e come può essere rappresentato questo numero? I matematici lo definirono numero complesso, cioè un ibrido tra numero reale e numero immaginario. Un numero complesso venne definito come un oggetto costituito da due parti: una parte reale e una parte immaginaria. La parte reale e la parte immaginaria sono rappresentate comunque da numeri reali, quindi in un certo senso un numero complesso non è altro che una coppia di numeri reali che soddisfa alcune proprietà speciali. Vedremo tra poco il senso di questa affermazione. Per comodità di notazione fu definito un simbolo speciale per l’unità immaginaria, “i“, in modo che ogni numero immaginario sia un suo multiplo:

Dal XVIII secolo in poi i numeri complessi vennero considerati un’estensione dei numeri reali, nel senso che un numero reale non è altro che un numero complesso con parte immaginaria nulla.

 Prendiamo un vettore a componenti reali, innocentissimo, bidimensionale: una freccia. Se moltiplichiamo il vettore per il numero “-1” ne invertiamo la direzione:

Siccome i vettori possono essere ruotati sul piano, possiamo interpretare l’inversione come una rotazione di un angolo piatto!

La rotazione di 180 gradi di un vettore restituisce il suo inverso.

Quindi il numero -1 è un numero molto speciale perché esegue la stessa mansione di una rotazione di 180 gradi. Il punto è che potremmo anche arbitrariamente pensare che la rotazione di 180 gradi sia un processo a due step, una composizione di due rotazioni di 90 gradi:

Due rotazioni consecutive di 90 gradi generano una rotazione di 180 gradi.

Uno può quindi chiedersi: esiste un numero speciale in grado di ruotare un vettore di 90 gradi moltiplicando entrambe le sue componenti per esso?
Assumiamo che esista, a quel punto dobbiamo riconoscere che moltiplicare il vettore due volte consecutive per questo numero equivale a ruotare il vettore di 180 gradi, e quindi questo numero deve avere a che fare con “-1″, perché esegue la stessa azione

Applicare due volte la moltiplicazione per un numero speciale “a” equivale a ruotare il vettore di 180 gradi.

Quindi se il vettore è ruotato di 180 gradi deve valere

Quindi il quadrato di questo numero deve dare -1: deduciamo che “a=i”, cioè proprio l’unità immaginaria. Possiamo quindi sostenere che i numeri complessi possono essere utilizzati per ruotare degli oggetti! Per questo motivo i matematici inventarono un piano cartesiano dedicato ai numeri complessi, il piano di Gauss! In questo piano abbiamo due assi: l’asse reale e l’asse immaginario. Un numero complesso è “molto simile” a un vettore, perché ha una componente reale a una componente immaginaria date dalle proiezioni su questi assi ortogonali:

Il piano di Gauss dei numeri complessi.

Il vantaggio algebrico di avere un numero che moltiplicato per se stesso dà “-1” è il potere di ruotare degli oggetti moltiplicandoli tra loro! Se prendiamo come riferimento l’angolo tra il numero complesso e l’asse reale, la moltiplicazione di due numeri complessi ha l’effetto di produrre un nuovo numero complesso avente come nuovo angolo la somma degli angoli iniziali, come mostrato in figura:

La moltiplicazione di due numeri complessi ha restituito un numero complesso la cui angolazione è data dalla somma dei due angoli iniziali: abbiamo quindi eseguito una rotazione usando la moltiplicazione.

Infatti si ha, per le regole stabilite sopra:

E questa è secondo me la principale utilità dei numeri complessi: ci permettono di trasformare oggetti usando la notazione più compatta possibile. Infatti se “ρ” è il modulo del numero complesso (definito proprio come il modulo dei vettori):

Il modulo di un numero complesso si ottiene facendo la radice della somma dei quadrati delle parti reale e immaginaria (esclusa la “i” ovviamente).

Allora possiamo scrivere le componenti reale e immaginaria usando la trigonometria proprio come si fa per i vettori in notazione polare. Se θ è l’angolo formato con l’asse reale si ha

La quantità tra parentesi (che ha modulo unitario per via della relazione trigonometrica fondamentale) può essere semplificata usando una relazione utilissima dimostrabile in analisi matematica, la quale lega il numero di Eulero con i numeri complessi:

La famosa relazione di Eulero. Può essere dimostrata sviluppando in serie di Taylor entrambi i membri dell’equazione.

Quindi un numero complesso può essere espresso con la elegantissima notazione

Un numero complesso in notazione polare.

La moltiplicazione di due numeri complessi ha quindi il seguente effetto:

Con questa notazione è anche più facile vedere che gli angoli si sommano, grazie alla proprietà degli esponenziali. In sostanza, i numeri complessi sono davvero uno spasso (di sicuro sono meno monotoni dei numeri reali),. In sostanza, non solo non esiste un modo semplice per formulare la meccanica quantistica usando solo variabili reali, ma la versione della teoria senza numeri complessi non è in grado di replicare le previsioni sperimentali della teoria complessa. Tanto per rimanere in tema di Fisica, i numeri immaginari sono rilevantissimi nella teoria della relatività ristretta  in quanto giocano  un ruolo  significativo nel calcolo  della separazione spazio/temporale e quindi si rivestono sempre per la solita moltiplicazione col loro coniugato, di irrazionalità che gioca una parte fondamentale nel registro simbolico, anzi per la precisione  nella relatività il fattore temporale è immaginario  ed è dato appunto da “ i”     “c” dove “c” è la velocità della luce. Diciamo quindi che  il fattore immaginario è coniugato a quello riflesso di segno ed è sempre inferiore a quello spaziale, ovvero  per quanto riguarda gli eventi  in cui c’è molto movimento  spaziale in intervalli di tempi brevi  i numeri che descrivono la separazione spazio/temporale  sono reali e quelli immaginari possono essere omessi per tornare nei calcoli una volta restituiti al reale, ma irrazionale, ed ecco quindi che abbiamo  l’ambito precipuo della relatività : fu il fisico Stephen Hawking. Condannato da una terribile malattia alla paralisi progressiva Hawking che applico'

 la teoria della relatività e quindi il calcolo infinitesimale, con tanto di equazione d’onda e un forte riferimento alla teoria delle stringhe, anzi delle Super stringhe, all’origine dell’Universo: il punto è che, lo ammetto, ho avuto anche io , sempre una forte attrazione per i numeri negativi quel “ -1” mi ha sempre dato l’idea di contrastare la spocchia dei razionalisti e super positivisti, per non dire peggio progressisti e modernisti  come un mio vecchio ex amico, che oggi mi guarderei bene  persino da rivolgergli la parola, stante che da buon sinistroide è ovviamente oggi un convinto e fanatico scientista, vaccinista inde-fesso, seguace dei vari Soros, Gates, Fauci, Draghi etc. e del loro tentativo di deciso affossamento della Libertà  che diceva  sempre “non siamo mica all’anno zero!” “già !...” rispondevo io a quella sua asserzione presuntuosa, presupponente e sostanzialmente ignorante  “non siamo all’anno zero, infatti siamo all’anno meno uno”   fascino dei negativi, delle mancanze che debbono essere ricolmate, di quel che manca al reale per divenire non razionale, ma comprendere nella sua varietà soprattutto l’irrazionale che per me e per tutti coloro che amano il dubbio, l’incertezza, la non sicurezza si identifica con il “simbolico” quel ri-mettere insieme le cose del mondo che la coscienza ha diviso e separato : il caro vecchio “-1”, che diventa ancora più fascinoso e stimolante se poi usi la proiezione, giustappunto  la radice quadrata, entrando quindi nel mondo dei numeri immaginari, che sostanzialmente rappresentano una ulteriore possibilità per i numeri reali di comprendere, se non il tutto, perlomeno molto di più della cosidetta realtà, indagando le sue accezioni immaginarie e quindi pervenendo alla complessità del conscio e dell’inconscio, resi calcolabili grazie all’inversione coi coniugati  e l’accesso al simbolico. Riprendiamo però da Stephen Hawking che come sopraccennato fu il primo a coniugare la teoria della relatività di Einstein (direi più quella ristretta) all'origine dell'Universo: quale fu il suo ragionamento? bhe  considerando il fatto che all'inizio di un processo di origine  la materia è molto condensata, si suppone che non ci sia questo gran movimento  e quindi la separazione spazio/temporale  può essere assimilata ad una entità immaginaria, per cui è del tutto legittimo usare numeri immaginari ovvero proiezioni di numeri negativi. In particolare Hawking si accorse che tale separazione spazio/temporale  diventava immaginaria quando le  le distanze spaziali erano meno significative di quelle temporali e questo può applicarsi non solo ad un inizio tipo l'universo, ma a tutti gli inizi di un qualcosa , moltiplicandosi quindi all'infinito tale processo, persino al quotidiano della nostra vita : consideriamo ad esempio una distanza tra Londra  e New Jork  presa la prima alle 17,07 la seconda alle 17,00: è chiaro che la distanza di circa 8000 chilometri  è più significativa di quella temporale che è di soli 7 minuti - se ora  calcoliamo la separazione spazio/temporale tra una stessa città di un solo minuto , la dimensione spaziale diventa prossima al nulla, mentre quella temporale è giustappunto di un minuto. Questo significa che abbiamo viaggiato nel tempo, ma non nello spazio, per cui il termine spaziale non è reale, ma immaginario. Il colpo di genio di Hawking fu di ipotizzare  che anche gli intervalli di tempo di questi primissimi istanti di ogni inizio, potessero essere immaginari (proiezioni di negativi), egli ipotizzò infatti che  i fattori temporali coinvolti  all'inizio dell'Universo  fossero molto molto piccoli, ecco....infinitesimali! 
Dato che a causa di tale infinitesimale non si può misurarli ecco che scatta il procedimento della proiezione di negativi, ovvero accedere al fattore immaginario: sostituendo il tempo dell'inizio con un numero immaginario, la separazione spazio/temporale  risulta reale se moltiplicata per il coniugato dell'immaginario, accedendo all'insieme dei numeri complessi spurgato di quell'accezione di razionale, ovvero un  conscio che non consentiva di pervenire al simbolico e quindi all'inconscio. Una volta tornato reale con il suo correlato di irrazionale, ecco che simbolicamente anche  l'inizio dell'Universo, come tutti gli inizi,  poteva essere assimilato ad una realta'.

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...