martedì 15 giugno 2021

STORIA/BIOGRAFICA IMPERFETTA

 

Questo articolo è un po’ il seguito ma anche un punto di vista più personale del tipo di storia che ha portato alla crisi dei valori più che altro di razionalità prodotto dalla attuale farsa di pandemia, identificandola anche con un cedimento appunto della razionalita’ a scapito di una immotivata paura del proprio stato di salute. La famosa formula di Hegel “cio’ che è razionale è reale, ciò che è razionale è reale” che già eventi come le due Guerre mondiali , i Gulag di Stalin, ma soprattutto l’olocausto degli ebrei da parte del nazismo , avevano messo in crisi, si è definitivamente dissolta a fronte dell’impressionante aumento di farse e menzogne perpetrato da pochi magnati con la fissazione di un grande resettaggio di tutta la popolazione mondiale che si sono avvalsi dello strapotere dei cosidetti mass media per operare un convincimento appunto delle masse all’insegna di un terrorismo sanitario, avvalendosi altresi’ di una stretta cooperazione subordinata della cosidetta mentalità di sinistra erede del marxismo e anche altre istanze genericamente populiste.
Una mentalità che si è prestata ad assumere quel ruolo di volenterosa carnefice che era stato adottato per gli sgherri della piccola e media borghesia tedesca, in merito allo sterminio degli ebrei e che nel quadro più generale, addirittura mondiale dell’attuale contingenza, ha assolto con appunto tanta entusiastica partecipazione da far indurre il sospetto che non solo il marxismo, ma tutto ciò che attiene al populismo e a quei generici aneliti di giustizia sociali, nascondino, o anzi abbiano sempre nascosto in verità una profonda frustrazione di non far parte dei giochi di potere e quindi una incrollabile invidia per non essere ammessi al festino, sicchè quando per la prima volta ciò è avvenuto, sia pure in modalità di assoluta dipendenza ….ecco che…. Si è configurato lo scenario attuale del secondo decennio del terzo millennio. Come nel precedente articolo sul Blog capo testata Lenardullier.blogspot.com, qui su questo titolato “Preservativo imperfetto” la esperienza personale gioca da prim’attore e ha sempre un qualcosa che ben lungi da costituire un modello, come hanno fatto specie in questa pandemia consumismo, mass media e sinistra, ovvero coinvolgere il più possibile l’emozionalità delle masse, con foto false, filmati falsi, dati manipolati , manifestazioni truccate, censura di qualsivoglia idea o opinione contraria, si pone in termini , diciamo così divulgativi . Un mio ex antico amico, comunista viscerale che ogni giorno al suo compleanno invitando numerosi amici, prima della canonica torta metteva i dischi dell’Internazionale e dell’inno della URSS, urlando lui a squarciagola viva Lenin, andato in pensione e presa quindi una liquidazione era riuscito a comperarsi una villa a due piani con tanto di parecchi ettari di terreno, nei dintorni di Roma, ebbene la prima cosa che mi aveva detto era stato “Mario! Sono diventato padrone!” insomma il solito comunista col Rolex , politcally correct, buonismo manierato e impegno solo a paroloni sbeffeggiato in maniera esemplare dal film di Francesco Maselli del 1970 “Lettera aperta ad un giornale della sera “ Ecco proprio la persona di questo mio ex amico, da sempre un fideista dogmatico e quindi da ragazzino ex seminarista religiosissimo ed anche sui 15 anni (aveva un anno meno di me) fascista sfegatato che fu arrestato proprio in occasione di una manifestazione pro Barry Goldwater che noi di gruppi di azione del ’MSI di una associazione denominata La giovane Italia, facemmo in via Veneto davanti l’ambasciata degli USA, mi induce ad approfondire il tema di Barry Goldwater
come precedente storico ideologico e di quel fatidico novembre 1964, quando la delusione della mancata vittoria sia pure così spazialmente differita della destra che piaceva a me, mi portò come al compendio della delusione che era iniziata l’anno precedente. Gli è che gli Stati Uniti mi apparivano l’unico Paese dove potesse delinearsi lo spirito del mondo e quindi il fatto che le concezioni del mio credo nelle quali mi ero identificato con Goldwater, fossero state definitivamente bocciate, significava che dovevamo insistere su quella sorta di sordido compromesso, di vittoria della mentalità se non proprio spudoratamente di sinistra perlomeno nella sua perversa assimilazione nell’intellettualità così come ordito da Togliatti nel dopoguerra e anche prima; la mia idea che con tutta probabilità mi era stata inculcata da Evola in casa sua in corso Vittorio Emanuele, quella fatidica serata di quel fine novembre 1963 era che tra comunismo e consumismo non c’è alcuna differenza, sono solo due facce della stessa medaglia .
Va notato difatti che Goldwater arrivò alla nomination di outsider di Johnson in forza di un suo libro del 1960 “the conscience of a conservative” che rappresentava una vera e propria piattaforma programmatica di un diverso modo di intendere la realtà sociale, nel quale libro uno come me , dopo il trauma dell’uccisione di Kennedy doveva giocoforza identificarsi anche per quella convinzione che la partita di un futuro che riprendesse anche una certa tradizione , quello che uno psicoanalista come Lacan avrebbe definito “futuro anteriore”, si giocasse non più nella vecchia europa, troppo compromessa da fenomeni come il fascismo e il nazismo o nell’improponibile Russia per via del suo regime comunista, ma solo negli Stati Uniti con tutte le sue discrasie ideologiche ma anche pragmatiche che portavano ora nello scontro un personaggio estremo come Goldwater ed un personaggio fin troppo d’apparato come Johnson che lasciava sospettare financo delle collusioni nell’eliminazione di Kennedy, altro personaggio decisamente fuori da ogni schema e non riconducibile a percorsi stabiliti. Una operazione invero complessa da essere recepita da un ragazzo tra l’altro neppure americano, che doveva trovare la sua ragione e una spiegazione addirittura quasi sessanta anni dopo, un po’ come era successo per una cosa molto più in soggettiva , una malattia, vista come terrore puro con tanto di orpelli terrificanti lo sputare sangue, la consunzione, l’inibizione al respiro, la cui paura si era improvvisamente e misteriosamente innescata nell’autunno del 1959 per trovare una sua variegata motivazione solo trentacinque anni dopo, facendo un melange delle teorie di Ignacio Mattè Blanco sulle traslazioni simmetriche di un inconscio come insiemi infiniti, dei collassi di equazione d’onda di Schrodinger in fisica quantistica e delle sconvolgenti teorie su una diversa e molto più convincente nosologia medica da parte del medico tedesco Rike Geerd Hamer . La rielaborazione del conservatorismo che andava a suggestionare anche la mia essenza piu’ reazionaria, giustappunto alla Evola , alla Ezra Pound , si rifaceva ad una visione “fusionista”secondo i dettami fissati, giusto in quel 1964, dal filosofo Frank Meyer nel suo libello “What is Conservatorism?”
In verità questa visione, come d’altronde la stessa figura di Barry Goldwater erano un qualcosa in stretta chiave americana, così come il richiamo alla poetica di Edmund Burke che concepiva una modernità solo in virtù di un riferimento alla memoria e alla tradizione, e la pochissima gente come me era in attesa di una sorta di traslato di Piano Marshall, dato che le poche istanze simili in Europa appartenevano forse solo alla Francia di De Gaulle e da noi in Italia neppure piu’ nell’Italia con la sua destra sempre più emarginata . Ma l’america aveva deluso due volte nello spazio di un anno : ucciso colui che aveva pronunciato a gran voce in discorso pubblico “Ich bine eine Berliner” e liquidato democraticamente colui che si rifaceva a quel citato fusionismo che avrebbe potuto servire da guida per un modernismo tradizionalista, a questo punto non rimaneva che il ritiro da qualsivoglia istanza di politica militante, proprio perché non ci si voleva mescolare col sinistrismo manierato o peggio ancora con istanze popperiane alla “Open Society” Se non ci fosse stata questa duplice delusione, con relativa demondizzazione (un concetto Junghiano di non coinvolgimento con qualsivoglia sociale ) con tutta probabilità si sarebbe colta l’occasione Nixon della fine anni sessanta, che però a metà settanta avrebbe riservato altre cocenti delusioni , ma soprattutto si
sarebbe colta quella di 10 anni dopo di Ronald Reagan che al di la’ delle solite aggressioni preconcette del sinistrismo, in realtà è stato colui che ha ridato fiducia ad una America prostrata dalla sconfitta in Vietnam , dallo scandalo Watergate e dalla debole e indecisa politica carteriana . Con il 1980 che da noi sono gli anni di un vuoto e insulso yuppismo, l’america torna protagonista della scena mondiale e vede un vertiginoso rilancio delle sue peculiarità. Niente di simile si riscontra in Italia e la mia vicenda personale è all’insegna del proseguo di un totale distacco da tutti i temi della politica forse ancora superiore a quello della seconda metà degli anni sessanta e di tutti gli anni settanta . Diciamo che una destra americana quale si configura con Reagan e subito dopo con Bush non riesce a toccare nessuna mia corda, così come non la toccherà il ritorno dei democratici con il disgraziato periodo di Clinton (1992-2000) . E’ scontato che uno come me non riponesse alcuna fiducia nel buonismo sinistrorso dei democratici americani, che ha, da noi in Italia un altrettanto patetico correlato rappresentato da una pletora di orientamenti che vanno dall’Ulivo di Prodi ai DS di Occhetto e poi di D’Alema fino al PD di Veltroni D’Alema e come contraltare infine dalla scesa in campo di Berlusconi. L’operazione di quest’ultimo di ricreare un centro destra all’insegna di un moderatismo modernista, la ho, fin dall’inizio, trovata ributtante quasi come l’Ulivo di Prodi e i rispettivi squallidi tentativi di riesumare da una parte la DC e dall’altra il PCI. Lo vedi torna l’insegnamento di Evola :

capitalismo e socialismo, consumismo e comunismo, due facce di una stessa medaglia. Negli USA con l’entrare nel nuovo millennio si assiste ad una alternanza di Repubblicani e Democratici (Bush figlio e Obama)che però si somigliano in maniera inquietante nella scelta di politiche bellicose di interventi militari ed anche nell’avallo di sistemi finanziari e digitalizzati che finiscono per rivoltarsi contro ingenerando crisi economiche e soprattutto crisi di identità, tutto questo mentre in Europa si registra
probabilmente il più marcato disastro di tutta la storia della civilta’ : una innaturale, pretestuosa, falsissima Unione dei suoi principali Paesi membri all’insegna dello strapotere bancario e dei vari strumenti finanziari (2000-2016) . In tutta obiettività debbo riflettere : non è pienamente giustificato il mio totale disinteresse verso la politica ed anche la cronaca di questo mondo che insegue una sua globalizza zione all’insegna della mediocrità, fuori di ogni tradizione, di ogni cultura, e financo nell’adesione più che convinta ad un sempre maggiore estraneamento della specifità umana .? Torno a ripetere (come diceva Lacan a proposito dell’inconscio? : l’inconscio non parla, ripete, non ex-siste, ma in-siste). Si fa ritorno all’inverazione di quella Open Society, senza più regole, senza più identità, all’insegna del “tutto e’ permesso” che quella sottospecie di filosofo Karl Popper
aveva segnato per l’umanità e che un suo allievo George Soros sta ancora cercando di rendere realtà all’insegna di un sempre più informante principio “ciò che è irrazionale è reale “. Così perlomeno fino al novembre del 2016, quando ecco irrompere sulla scena la candidatura alla Presidenza degli USA di Donald Trump e alla sua strepitosa e inaspettatissima vittoria

lunedì 31 maggio 2021

STEINER E GLI SPIRITI DELLE TENEBRE

Ecco lo vedi perché alla fin fine tutti questi pensatori troppo esoterici : Steiner, Crowley, Gurdjef,

Oupensky, Horbiger, etc. ma ci metto anche Jung, non mi convincono : che bisogno c'è di metterci la luce, le tenebre, il male e il bene, l'era del fuoco e l'era del ghiaccio, quando è così chiaro e lampante, che l'unica cosa che muove il mondo nelle due accezioni di un esiguo potentato e un immensa massa, è l'interesse economico, (come al solito uno col segno + , l'altro col segno -) ovvero il modo più facile e veloce per dominare gli altri . Guadagnare sempre più denaro per potere sempre più spargere paura e condizionamento e continuare a fare il proprio comodo (anzi aumentarlo)


 ESTRATTI DALLE CONFERENZE DI RUDOLF

STEINER NEL 1917:
“Gli spiriti delle tenebre sono ora tra noi. Dobbiamo stare in guardia in modo che possiamo renderci conto di cosa sta succedendo quando li incontriamo e avere un'idea reale di dove si trovano. La cosa più pericolosa che potrai fare nell'immediato futuro sarà abbandonarti inconsciamente alle influenze che sono sicuramente presenti”...
“Ci sono esseri nei regni spirituali per i quali l'ansia e la paura emanate dagli esseri umani offrono cibo di benvenuto. Quando gli umani non hanno ansia e paura, allora queste creature muoiono di fame... Se la paura e l'ansia si irradiano dalle persone e scoppiano in preda al panico, allora queste creature trovano nutrimento gradito e diventano sempre più potenti. Questi esseri sono ostili all'umanità.
Tutto ciò che si nutre di sentimenti negativi, di ansia, paura e superstizione, disperazione o dubbio, sono in realtà forze ostili nei mondi soprasensibili, che lanciano attacchi crudeli agli esseri umani, mentre vengono nutriti. Pertanto, è soprattutto necessario cominciare dal fatto che la persona che entra nel mondo spirituale superi la paura, i sentimenti di impotenza, la disperazione e l'ansia. Ma sono proprio questi i sentimenti che appartengono alla cultura e al materialismo contemporanei; poiché allontana le persone dal mondo spirituale, è particolarmente adatto a evocare la disperazione e la paura dell'ignoto nelle persone, richiamando così contro di loro le forze ostili sopra menzionate”...
"Vi ho detto che gli spiriti delle tenebre ispireranno i loro ospiti, il popolo in cui dimoreranno, a trovare anche un inoculante per esorcizzare dalle anime l'inclinazione alla spiritualità fin dalla prima giovinezza in modo rotatorio attraverso i corpi viventi. Come oggi i corpi sono inoculati contro questo e quello, così in futuro i bambini saranno inoculati con una sostanza che potrà essere fabbricata, in modo che con questa inoculazione gli uomini saranno immuni dallo sviluppare da loro stessi le "follie" della vita spirituale - follie, naturalmente, dette in senso materialistico"...
"Ma tutto questo tende alla fine a trovare i mezzi con cui i corpi possono essere inoculati in modo che non daranno origine a inclinazioni a idee spirituali, ma per tutta la loro vita crederanno solo nella materia sensuale.
Come oggi ci si inocula contro la tisi, così ci si inoculerà contro la disposizione alla spiritualità. Questo è solo per indicare un esempio particolarmente eccezionale tra molti altri di ciò che accadrà in questo campo nel corso del futuro prossimo e più lontano, in modo che ciò che vuole scendere sulla terra dai mondi spirituali attraverso la vittoria degli spiriti di luce [michelangioleschi nel 1879] possa entrare in confusione".

martedì 25 maggio 2021

FRU-STRATO e FRU-STATE

INTERESSANTE ARTICOLO DI STEFANO SCOGLIO CHE TRASFERISCO DI PARA PATTA COME AL SOLITO CON QUALCHE MIA AGGIUNTA A LIVELLO DI CHIOSA. L'IDENTIFICAZIONE TRA SCIENZA E RELIGIONE MI SEMBRA MOLTO PROBANTE IN QUANTO E' UNA SORTA DI MECCANISMO EREDITARIO FIN TROPPO RICONOSCIBILE : IL TORQUEMADA DI IERI E' IL FAUCI DI OGGI E LO STUOLO DEI VARI CARDINALI DEL SIDONO 
è RAPPRESENTATO OGGI DAI VARI SOROS, GATES, SCHWAB che non si discostano gran che dall'istituzione chiesastica di antico lignaggio rappresentata chessò dalle grandi famiglie tipo Rochfeller, Rotschild e da tutto l'apparato liturgico che oggi fa parte delle lobbies farmaceutiche e anche delle più avanzate società di High Tech. Terrorismo mediatico-sanitario
e tecnologia digitale avanzata, una miscela ideale per soggiogare l'intera umanità, come mai era riuscito prima a nessun feroce dittatore del tipo di Stalin, Hitler, Mussolini, Mao, Ceauscescu, Pinochet, Bokassa e l'eredità dell'oppressione religiosa anche se come dice Scoglio "Non c’è più religione…o meglio, c’è ormai un’unica e ultima religione: la religione del Virus! Una religione a cui anche tutte le altre confessioni -dal cristianesimo al buddismo passando per l’Islam- si sono sottomesse. Papa Bergoglio per parte sua è stato fra i primi a riconoscere la supremazia della religione del Virus. Per questo “coerentemente” ha fatto cessare le messe cristiane, perché la messa non può garantire il distanziamento e rischia dunque di sollecitare l’ira del Divino Virus; ha fatto cessare le comunioni perché l’ostia, che un tempo era portatrice del corpo di Cristo, ora può diventare portatrice del Virus, “entità suprema” che ha quindi scacciato la divina presenza del suo predecessore; ed è sempre per questo che ha invitato tutti i fedeli ad abbandonare la fiducia nel potere salvifico della comunione, riponendola invece nell’unico e ultimo strumento di salvezza: il “santo-vaccino, in questo seguito subito a ruota niente popò di meno che dallo stesso Dalai Lama (il “profeta delle star di Hollywood”). In effetti e a ben vedere, il Virus ha tutte le caratteristiche del Dio-di-prima. Come quello è invisibile, tanto che l’unico modo per relazionarsi con lui è attraverso un Credo fideistico sostenuto dalla Casta dei Sacerdoti Virali! Come il Dio-di-prima, anche il Virus è Uno e Trino: quando si è rivelato ai sacerdoti virologi di Wuhan, Esso infatti si manifestò da subito (e senza prove) in 3 forme diverse e in 3 diversi pazienti, e tuttavia era sempre Uno e come Uno fu adorato! In verità però, questo nuovo essere divino sembra molto più potente del Dio-di-prima, che si incarnò una sola volta: questo, in appena poco più di un anno ha manifestato circa 1 Milione e 300.000 incarnazioni (quelle che i sacerdoti della religione virologica chiamano “sequenziamenti”).Come il Dio-di-prima, il Virus è insieme buono e terribile, come quello-di-prima risparmia i suoi fedeli e punisce i suoi nemici. Esso è mite fino alle ore 18 o al massimo le 22, per poi scatenare la sua ira nelle ore successive. Colpisce quelli in piedi, non i seduti ai tavoli. Ma soprattutto “egli” sa riconoscere i suoi Fedeli: quelli che i Sacerdoti e i Regnanti Virologici chiamano “vaccinati”. E’ vero che ci sono numerosi deceduti post-vaccinali, ma anche il Dio Virus, come quello di prima, chiama sempre i migliori a Sé!Ma a tutti gli altri vaccinati “Egli” accorda il privilegio di essere sottoposti a prove di “fede” differenti dai non toccati dal “sacro crisma” dell’inoculazione: infatti per i “vaccinati” i test molecolari PCR sono più benevoli, con meno di 28 cicli, mentre per tutti gli altri –apostati!- servono i “canonici” 40 e più cicli. In questo modo “Egli” libera i suoi fedeli dallo stigma reclusivo della positività al virus, che riserva, assieme all’esclusione sociale, a chi non si converte alla Sua religione vaccinale!E come quello di prima che, nella sua manifestazione come Figlio di Dio, fondò sulla pietra che era Pietro la sua Chiesa, così anche il Dio Virus mantiene una grande e potente Chiesa fatta di Sacerdoti Virologi, che, nella più pura tradizione della priorità del potere spirituale su quello temporale, travasano il loro esoterico sapere -che definiscono “scientifico”- su Regnanti che possono solo sottomettersi, dato che fondano la loro legittimità di fronte al Popolo proprio sulla benedizione e del sigillo dei Sacerdoti viro-farmacologici. Anche il modo della comunicazione della nuova Chiesa Virologica non è molto diverso da quello della Chiesa precedente: in entrambi i casi il linguaggio e altamente esoterico, assolutamente incomprensibile al popolo e a chiunque altro non faccia parte della Casta dei Virologi. Il loro nuovo Linguaggio è altrettanto inaccessibile di quello in uso quando la (ex) Santa Messa era in Latino, e veniva recitata a un popolo che per lo più sapeva nulla di Latino. Ora che anche il Papa della vecchia religione si è convertito alla Religione Virologica, i nuovi Sacerdoti Virologici adottano le stesse tecniche della precedente Casta Sacerdotale per apparire come gli unici che possono comunicare col Dio Virus e interpretarne gli editti!E così come con la Chiesa di prima la Comunione -sacramento che, una volta introdotto nel corpo diventava fonte di salvezza, facendovi entrare proprio il Corpo di Dio- ora con la nuova Chiesa accade lo stesso: il suo sacramento, il Vaccino, viene iniettato nel corpo del fedele introducendovi il Sacro Corpo del Dio Virus che, entrando in una forma meno terribile e più amica (almeno così raccontano i sacerdoti virologici), dovrebbe rendere il fedele immune dalla futura ira del Dio, donando così al fedele la “certezza” di essere da esso risparmiato e poi salvato.Come quello di prima il Dio Virus è il Signore di un Paradiso, chiamato dai nuovi Sacerdoti “immunità” o immunizzazione”; e non di meno di un Inferno, detto “infezione” e/o “contagio”. E come spesso con la religione del passato la paura dell’Inferno era usata per tenere il popolo sottomesso e vendere indulgenze, lo stesso accade con questa nuova religione, che controlla il popolo col terrore dell’Inferno virale, mentre vende a caro prezzo le nuove indulgenze: mascherine, disinfettanti, certificati di immunità.Questa nuova religione è talmente universale che non eredita i suoi caratteri centrali da una sola religione, ma le include tutte. Dalla tradizione monastica buddista ha preso la reclusione nella propria cella per dedicarsi completamente alla visione televisiva del Dio Virus. E cosa è la mascherina, simbolo della devozione al Dio Virus, se non una versione moderna e più universale del chador o del burka di tradizione musulmana?Nella tradizione musulmana coprire il volto delle donne era strumento di salvezza, perché la pubblica visibilità della donna poteva scatenare impulsi aggressivi e dunque potenzialmente violenti e distruttivi nell’uomo. Oggi, il Dio Virus pretende la stessa rinuncia alla pubblica visibilità, perché Egli non ama la socialità e non sopporta che gli esseri umani si dedichino gli uni agli altri, perché richiede fedeltà assoluta, e vuole i suoi Fedeli pienamente concentrati sulle terribili conseguenze che Egli può lanciare su chi non gli è Fedele, scatenando la sua sacra ira.Gli “Infedeli” affermano che questo Dio in effetti non esiste, che non può arrecare nessun danno, e che i danni semmai derivano tutti dalla somministrazione dei suoi presunti sacramenti vaccinali. Ma gli Infedeli sono una minoranza, silenziata con il solito mix di indifferenza e repressione, e così i contestatori sono resi innocui. Questo anche grazie alla conversione dei contestatori di prima: sinistri e femministe mai avrebbero accettato la discriminante e umiliante copertura musulmana del volto delle sole donne; ma il Dio Virus, più equo e politicamente corretto, impone la copertura di tutti, donne e uomini indistintamente. E poiché tale rinuncia a mostrarsi ha come premio non la promessa di una astratta salvezza ultraterrena, come faceva la religione di prima, ma la promessa di una concreta salvezza terrena (che gli Infedeli gridano essere un trucco), tutti i politicamente corretti, e persino le femministe, accettano con convinzione di vestire questa nuova versione del chador o burka.Veramente, insomma, non c’è più religione…Stefano Scoglio,
Io per la verità, in tempi recentissimi avevo provato ad accostare, per rassomiglianza di nulla essenza, il virus con le Stringhe e magari le Super Stringhe della M- Theory supposta da scienziati del calibro di Veneziano, Feydman, Susskind, Witten, Greene che ponevano a fondamento ultimo del tutto appunto delle microscopiche stringhe di energia che risuonavano per strane associazioni spazio temporale in svariate diverse dimensione (fino a 11) utilizzando spazi/tempi del tutto inusitati fatti di accartocciamenti, con super simmetrie in anti materia tipo ad esempio il promettente spazio di Calabi-Yau per esperire un sequel di insiemi di multiuniversi, che per certi versi ricorda l'inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco e per altri decifra quella "M" della sopracitata Theory con le parole di Mistero e anche di Magico.
Non mi sentirò appagato finche' non avro' messo in sinergia giustappunto la psicoanalisi, quella più avanzata , dalla pulsione di Morte e la coazione a ripetere del "Al di là del principio del piacere" in Freud , il citato inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco e la sua simmetriacome funzionamento tra classi di appartenenza non ancora super come per le stringhe e la loro simmetria ed anche un super Es, ovvero un super inconscio come completamento della famosa seconda topica freudiana che è dal 1921 che attende una quarta conclusiva figura. Il mio è comunque una correlazione di futuro anteriore,un "sarà stato" mentre quello di Scoglio, di virus con religione: un presente remoto "è fu-stato"che può facilmente divenire "fru-strato" se i campioni dell'infame iperconsumismo farmacologico e digitale dovessero prevalere e dispensare solo "fru-state" per coloro che si ostinassero a voler usare la ragione

mercoledì 12 maggio 2021

LA SINISTRA (APERTA) DI POPPER/SOROS

 

In quanto al titolo di quella sottospecie di filosofo che sarebbe Karl Popper, il primo fierissimo , irriducibile nemico della cosidetta "società aperta" sono io e per questo approfitto di un articoletto di Alessandro Mucciarelli che è un amico di FB (social che sto abbandonando in quanto fazioso, intollerante e allineato con tutto ciò che aborro) dove posta un blog di Riccardo Paccosi che si lamenta della sinistra che non è più sinistra . Se si avrà la pazienza di leggere tutto l'articolo dimostrerò perchè non sono affatto d'accordo
Quel pensiero che contestava il mondo, oggi coincide con il mondo.
Quel pensiero che criticava il capitalismo, oggi è alla guida di quest'ultimo.
Quel pensiero che manifestava per la pace, oggi appoggia qualsiasi colpo di stato o bombardamento dell'occidente ai danni di altri paesi.
Quel pensiero che difendeva la Costituzione, oggi definisce fascisti coloro che invocano il principio di sovranità popolare.
Quel pensiero che promuoveva la solidarietà, oggi elogia il distanziamento fra gli esseri umani.
Quel pensiero che predicava la tolleranza, oggi qualifica come disturbo mentale qualsiasi opinione divergente.
Quel pensiero che voleva portare giustizia sociale nel mondo, oggi afferma che 2 + 2 fa 5 oppure anche 4, a seconda dell'interesse del momento. (attenzione questo non significa che sono dei doviziosi di matematica e accettano il principio delle antinomie di Russel o anche della teoria dei tipi logici (Russel-Whitead) : no, Macchè! anzi i sinistri sono per la stragrande maggioranza scientisti alla Popper in quanto sostanzialmente religiosi , sono ipocriti,buonisti e spasmodicamente progressisti: possono essere addirittura multimiliardari, un tipo canonico è proprio Soros che era anche allievo appunto di Popper e sta cercando di inverare il sogno del suo maestro di "Società aperta " tollerante per tutti tranne per chi crede nella verità. In proposito della sinistra, prima di questa farsa di pandemia, anche io pensavo che in effetti ci fosse stata una deleteria trasformazione, ma poi analizzando spassionatamente la tesi del deterioramento intellettuale no!.... mi sono accorto che il cosidetto tradimento non tiene, perchè è un qualcosa che fa parte atavicamente della mentalità di sinistra, nella fattispecie sotto la forma dell'invidia, ovvero la frustrazione di non essere dalla parte di chi dirige il gioco. dal che si deduce che la sinistra, proprio come si evince dal fatto che ha come correlato una destra e tutte le altre correlazioni di metafora organica (un centro, un retro, un avanti, un sotto, un sopra, un obliquo, un zig zag) Si tratta un pò come l'altra faccia della stessa medaglia. Il socialismo non distrugge il capitalismo, non ne mette in discussione i dettami, vuole solo sostituirsi ad esso, tant'è che finisce per accettarne tutti i meccanismi sopratutto consumistici, facendo perno su di un generico progressismo e ipocrita buonismo. George Soros non è solo una delle 30 persone più ricche al mondo, ma è anche un intellettuale il cui punto di riferimento è tuttora Karl Popper.
Il quale sognava una «società aperta» in cui vi fosse tolleranza per tutti… tranne per chi crede nella verità, da lui negata. E oggi Soros, con la sua Open Society, sta realizzando il sogno del suo docente, accantonando il Logos in favore di una società informe e senza identità, dove ogni realtà, perfino la più immorale, è ben accetta. Proprio così, Soros è stato il regista della fine del comunismo, come lui stesso spiega nel suo libro Underwriting democracy (2004); e si sta avviando a novant'anni passati ad essere l'affossatore anche del sistema democratico fondato sulla libertà e sulla verità, perche sostanzialmente l'uno e l'altro coincidenti , giustappunto le due facce di una stessa medaglia Soros è accusato di essere un cinico speculatore, forse non del tutto a torto. Alcuni ricordano, ad esempio, un’intervista del 1998 nella quale ammette cinicamente di avere - lui, ebreo - confiscato i beni degli ebrei ungheresi durante l’occupazione nazista; e di non provare, per questo, alcun senso di colpa (una intervista davvero agghiacciante). Per quanto riguarda le speculazioni, sarà sufficiente citare quelle del 1992 contro la sterlina e la lira; queste operazioni gli fruttarono miliardi di dollari e una laurea honoris causa in economia presso l’Università di Bologna. Attualmente, Soros è considerato una delle trenta persone più ricche al mondo. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che Soros è anche un intellettuale, laureato in filosofia presso la London School of Economics; e che il suo maestro e - ancor oggi - punto di riferimento fu il celebre epistemologo ebreo Karl Popper. Il contributo più importante di Popper al metodo scientifico è il celebre «principio di falsificabilità». Di cosa si tratti, è presto detto. Da Galileo in avanti, un’affermazione scientifica è tale se può essere verificata sperimentalmente. Lo scienziato avrà quindi cura di fornire tutte le informazioni necessarie per replicare le sue osservazioni; se la replica fornisce gli stessi risultati, l’affermazione si può considerare verificata. Secondo Popper, invece, l’uomo non è in grado di cogliere alcuna verità. È inutile, quindi, cercare di verificare un’affermazione; al massimo, è possibile falsificarla, cioè dimostrarne la falsità. Perché la verità non esiste. Le conseguenze politiche di queste idee furono tratte in un libro intitolato La società aperta e i suoi nemici.
In questo libro Popper spiega come la storia dell’umanità sia un lento passaggio da una «società chiusa» (dogmatica, intollerante, ancorata all’idea di verità) a una «società aperta», nella quale valori, visioni del mondo, fedi religiose coesistono, competono, muoiono e nascono. In una società aperta, infatti, non c’è nulla di definitivo, tutto è in continuo cambiamento . Ogni idea, ogni realtà è ben accetta, persino le più strampalate e immorali. Tolleranza per tutti, quindi; tranne… per gli intolleranti. Per coloro, cioè, che credono nella verità, che si fanno portatori di valori assoluti validi per chiunque. Essi e le loro idee vanno soppressi, se necessario anche con la forza: affermare la verità è un crimine come l’assassinio, il rapimento e la tratta degli schiavi. - come vedesi la situazione del mondo attuale (2020) di cui Soros con altri squallidi personaggi tipo Bill Gates, Schwab, Fauci, i democratici americani che hanno con la truffa portato alla Presidenza del Paese un vecchio stolido, e giustappunto, la buonista ipocrita e atavicamente corrosa da invidia, sinistra, che si è prestata a fare da volenterosa carnefice della libertà che ha sempre odiato. Ma torniamo a questo odioso binomio Popper-Soros: e' oramai palese che lo scopo di Soros, il motivo per cui sta accumulando tutte queste ricchezze, è realizzare la società aperta di Popper. Non a caso, la sua più importante fondazione «filantropica» si chiama Open Society Foundation (OSF), Fondazione per la Società Aperta.
E questo è il motivo per cui la OSF finanzia l’immigrazione clandestina in Europa, sopratutto in Italia che dopo la Grecia è la più "classica" delle Nazioni del mondo e quindi la più odiata dal Nuovo sistema che persegue il cosidetto "great reset" . La Grecia, l'Italia erano le terre plasmate dal Logos, più il Logos eracliteo che quello concettuale e origine di tutti i dualismi di Platone (l'uno che sta per molti) o inscritto in schemi di Aristotele, il Logos come colui che era in principio e che si definì come «la via, la verità e la vita» , Il Logos che Eraclito definì più vasto e profondo di ogni cosa : era quindi nei piani dei nuovi evoluti "barbari" colpire i due Paesi che ancora potevano rappresentarlo che Soros abbracciando la terrificante teoria del suo maestro Popper sta «aiutando» il vecchio continente a completare la sua transizione da «società chiusa», fondata su una Verità eterna, universale; a «società aperta», informe, senza cultura né identità. Una società tollerante, nella quale - spiega Soros - tutto è oggetto di contrattazione tra individui, senza limiti né interferenze da parte di alcuna autorità morale; una società classista, nella quale tutto è in vendita e nella quale tutto è possibile, senza valori, senza ideali, sopratutto senza verità, sì da consentire le più turpi manipolazioni ed un consumismo all'insegna del mercimonio più diffuso.


giovedì 22 aprile 2021

IL VERO COMPLOTTO

 non è un articolo mio , ma è  ripreso da un certo Tom Foyle. qui sui blog specie quelli correlati al principale Lenardullier ospito interventi del genere anche per mantenermeli sotto  consultazione 

Com’è possibile che persone perfettamente intelligenti, attente e razionali si oppongano così strenuamente all’ipotesi che dei sociopatici tramino per manipolarci e ingannarci? E perché queste persone si ostinano a difendere con tale veemenza una posizione tanto insostenibile?

Bayer e CureVac esperam ter vacina contra Covid-19 no segundo trimestre | Vacina | G1

La Storia è testimone delle trame di bugiardi, di ladri, bulli e narcisisti, e delle loro devastanti conseguenze; anche al giorno d’oggi non mancano certo casi provati di corruzione e di straordinarie frodi. Sappiamo senza ombra di dubbio che i politici mentono e celano certi loro legami, che le multinazionali mostrano ogni volta totale disprezzo per le norme morali, e che la corruzione dilaga.

Sappiamo che grazie alla presenza di “porte girevoli” tra la sfera politica e quella aziendale, il sistema delle lobby, gli enti regolatori corrotti, i media e la magistratura, è praticamente impossibile ottenere la benché minima giustizia. Sappiamo che la stampa di tanto in tanto fa un po’ di rumore su questi argomenti, ma senza mai indagare con sincera determinazione.

Sappiamo che all’interno dei servizi segreti e della polizia, malefatte di portata spaventosa sono all’ordine del giorno ma che, nuovamente, la giustizia è lasciata da parte. Sappiamo che i governi maltrattano e prevaricano attivamente i cittadini, i cui diritti sono ripetutamente ignorati e calpestati. Nessuno di questi punti è controverso.

Dunque, cos’è esattamente che i negazionisti del complotto si rifiutano di accettare con tanto fervore, arroganza e presunzione? Perché questi individui, contro ogni evidenza, difendono con un sogghigno sprezzante la fragile illusione che “i bravi e i buoni” siano lassù da qualche parte e che, scrupolosi, saggi e sinceri, abbiano tutto sotto controllo e siano interessati solo al nostro bene? O difendono l’illusione che la stampa sia al servizio delle persone, piuttosto che di farabutti? O ancora che le innumerevoli ingiustizie siano semplicemente il risultato di errori, e che nulla abbiano a vedere con il tanto temuto complotto Chi, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, si ostinerebbe a tal punto a vivere in questo mondo di fantasia?

La vera ragione di questa divergenza deriva semplicemente dall’ordine di grandezza. Chiunque fosse sinceramente interessato a capire i piani di potenti sociopatici non limiterebbe la propria indagine, diciamo, ad una sola multinazionale, oppure ad una sola nazione. E perché mai? Sarebbe normale invece aspettarsi che il medesimo meccanismo che opera in piccolo, si ritrovi poi anche risalendo la piramide del potere. Eppure, i negazionisti del complotto insistono che tutto ciò sia assurdo. Perché?

È chiaro come purtroppo le strutture sociali e legali di tipo piramidale che l’umanità ha sviluppato sono proprio il tipo di gerarchia basata sul dominio che indubbiamente favorisce i sociopatici. Un essere umano che ragioni con una mentalità cooperativa, sana ed equilibrata avrà poco interesse a partecipare alla lotta necessaria per scalare la piramide sociale e aziendale.

Dunque, secondo i negazionisti del complotto, cosa mai farebbero tutto il giorno quei 70 e più milioni di individui nati in un sistema in cui tutta la ricchezza e il potere sono in cima alla piramide, e gli aspetti più efficaci per avere successo sono amoralità e spietatezza? Forse non hanno mai giocato a Monopoli?

I sociopatici non scelgono consapevolmente la loro visione del mondo, ma sono semplicemente incapaci di comprendere perché delle persone comuni decidano di limitarsi con coscienza ed empatia, ricavandone un enorme svantaggio. Coscienza ed empatia sono tanto oltre la comprensione dei sociopatici, quanto lo sarebbe per l’umanità un mondo senza di esse.

Tutto ciò che i sociopatici devono fare per avere successo è mentire in pubblico e cospirare in privato. Non potrebbe essere più semplice di così. Ostinarsi a credere nel 2021 che il mondo in cui viviamo non è ampiamente mosso da questa dinamica è un’ingenuità sconsiderata che rasenta la follia. Ma da dove trae origine un tale impulso involontariamente distruttivo?

Da neonati riponiamo istintivamente fiducia nelle persone che ci circondano. Questa fiducia, essenzialmente, è giustificata: non potremmo sopravvivere altrimenti. In una società sana ed equilibrata questo istinto ancestrale si evolverebbe assieme all’evolversi della psiche. Con lo svilupparsi nell’individuo della consapevolezza di sé, delle abilità cognitive e di ragionamento, e dello scetticismo, questo impulso verso una fiducia innata continuerebbe ad essere percepito come un bisogno centrale della psiche. I sistemi di credenze condivise esisterebbero per far evolvere e sviluppare questo impulso infantile, rendendo consapevole l’oggetto della fiducia: valori e credenze duraturi e significativi per la società, per l’individuo o, meglio ancora, per entrambi.

La reverenza e il rispetto per la tradizione, per le forze naturali, per gli antenati, per la ragione, la verità, la bellezza, la libertà, il valore innato della vita, o anche lo spirito iniziatore di tutte le cose, potrebbero essere considerati validi principi in cui riporre consapevolmente la nostra fede e la nostra fiducia, e lo stesso vale per quei principi derivati da sistemi di credenze più formalizzati.

A prescindere dal percorso intrapreso per sviluppare una fede personale, ciò che importa qui è la comprensione di questo impulso innato attraverso la propria consapevolezza e la propria conoscenza. Io credo che sviluppare e nutrire una fede matura sia una profonda responsabilità di cui, purtroppo ma comprensibilmente, molti sono ignari.

Cosa succede, però, quando permane in noi il bisogno infantile, mai evolutosi oltre la sua originale funzione di sopravvivenza, di riporre fiducia in coloro che nel nostro ambiente sono semplicemente i più forti, i più presenti e i più attivi? Cosa succede se non esploriamo mai la nostra stessa psiche, e non ci chiediamo sinceramente in cosa crediamo davvero, e perché? Cosa succede quando il motivo per cui ci fidiamo di tutto e di tutti non viene mai messo in discussione? Quando la filosofia viene lasciata ai filosofi?

Il popolo è un bambino. Benjamin R. Barber, politologo… | by Giada Farrah Fowler | KYNODONTAS / ADOLESCENZA SENZA USCITA | Medium

A parer mio la risposta è semplice, e gli indizi di questo fenomeno con le sue caotiche conseguenze sono tutt’intorno a noi: l’impulso innato a fidarsi della madre non si evolve e non incontra né si confronta mai con la ragione (o fede matura), che permetterebbe un riequilibrio; al contrario, rimane per sempre sulla sua configurazione infantile “di base”.

Anche quando la psiche immatura non dipende più dai genitori per il suo sostentamento, il potente e motivante principio chiave che ho descritto rimane intatto: mai messo in discussione, mai esplorato, mai sviluppato. In un mondo in cui la stabilità e la sicurezza sono memorie lontane, questi istinti di sopravvivenza, piuttosto che essere ben strutturati, ponderati, pertinenti, perspicaci ed evoluti, rimangono letteralmente quelli di un bambino. La fiducia è riposta nell’entità più forte, più rumorosa, più presente e incontrovertibile intorno a noi, e ciò poiché l’istinto stabilisce che la sopravvivenza dipenderebbe proprio da questa.

In questo grande “asilo nido su scala mondiale”, la forza più onnipresente è costituita da quella rete di istituzioni che incessantemente esibiscono un’immagine di potere, calma, competenza, premura e stabilità. A mio avviso è proprio così che i negazionisti del complotto sono in grado di restare aggrappati a quell’illusione, estremamente illogica, che difendono con tanta aggressività.

Secondo costoro, superata una certa soglia nella gerarchia sociale, la corruzione, l’inganno, la cattiveria e il narcisismo misteriosamente scomparirebbero e, ad un maggiore potere corrisponderebbe inevitabilmente una dimostrazione di maggiore integrità. Fondamentalmente, quando queste povere anime illuse non riescono a dar senso alla loro visione del mondo basandosi solo sull’esperienza personale e sulla conoscenza pregressa, e si trovano dunque di fronte ad una porta sbarrata, credono che dietro quella porta ci siano mamma e papà, i quali si premurano di trovare il modo migliore per far essere felice, a suo agio e per sempre sicuro il loro adorato bambino.

Questa è l’essenza della confortante illusione alla base della mentalità dei negazionisti del complotto; queste sono le fondamenta fatiscenti su cui essi costruiscono quell’imponente castello da cui scherniscono e deridono con aria di sufficienza chiunque la pensi in maniera diversa.

Tutto ciò spiega il motivo per cui chi nega il complotto rifiuta il pensiero che l’archetipo del genitore che si prende cura di noi non esiste più, e che dietro alla porta sbarrata si celino in realtà dei sociopatici, i quali ci disprezzano profondamente o ci ignorano del tutto. Il negazionista del complotto attaccherà ferocemente ognuna di queste insinuazioni, come se ne dipendesse la sua stessa sopravvivenza. Cosa che, in un certo senso, entro la rappresentazione della loro psiche precaria e inconsapevole, è vera.

Il loro senso di benessere, di sicurezza, di conforto, e addirittura l’idea che esista un futuro, sono completamente investiti in questa fantasia (in maniera del tutto inconscia). L’infante non è mai cresciuto e, poiché questi individui non ne sono consapevoli, se non come profondo attaccamento alla loro sicurezza personale, attaccheranno con ferocia ogni cosa minacci questo aspetto inconscio e centrale nella loro visione del mondo.

Il ritornello così fastidiosamente comune del negazionista della cospirazione è: “non può certo esistere un complotto così grande”. Eppure… Le più grandi multinazionali del farmaco al mondo possono andare avanti per decenni a trattare come semplici spese aziendali la risoluzione di cause legali, per crimini che vanno dall’insabbiamento di eventi avversi ai test, a molteplici omicidi causati dalle sperimentazioni non dichiarate, da crimini ambientali di portata colossale, e da molto altro ancora. I governi fanno i più vili ed inimmaginabili “esperimenti” (leggasi crimini) sulle loro stesse popolazioni, e non ci sono conseguenze.

I politici regolarmente ci mentono senza pudore, e non ci sono conseguenze. E così via, all’infinito. A che punto, esattamente, il complotto sarebbe così grande da non poter più essere insabbiato, e perché? Io suggerisco che questo punto si posizioni proprio là dove l’abilità cognitiva del negatore vacilla, e l’istinto inconscio di sopravvivenza si attiva. In quel punto l’intelletto è sopraffatto dalla portata degli eventi, e istintivamente ci si ritrae in quella fiducia confortante e familiare, conosciuta e coltivata fin dal momento in cui le labbra del neonato incontrano il seno materno. La fiducia che sia sempre qualcun altro ad occuparsene, che quando il mondo ci appare incomprensibile, una benevola e potente autorità antropomorfa entri in campo. Noi dovremo semplicemente avere totale e incondizionata fiducia, così da ottenere eterna sicurezza emotiva. Questa pericolosa illusione potrebbe essere il fattore principale per cui mettiamo il futuro e la sicurezza fisica dell’umanità intera nelle mani di sociopatici.

A tutti i negazionisti del complotto che sono soliti liquidare chi si pone delle domande con scetticismo e spirito critico, considerandolo un paranoico dal cappellino di stagnola, contro la scienza e a favore di Trump, la domanda è questa: voi in cosa credete? Dove riponete la vostra fede, e perché? Com’è possibile che nessuno si fidi dei governi, ma voi vi fidiate delle nascenti organizzazioni di governance globalista senza farvi alcuna domanda? Questo comportamento si può dire razionale?

Se vi fidate di queste organizzazioni sappiate che, nella moderna era globalizzata, benché queste si facciano grande pubblicità, in realtà non sono altro che espressioni più grandi della versione ridotta di cui noi già non ci fidiamo. Non sono i nostri genitori e non hanno nessuna lealtà verso i valori umani. Non c’è alcun motivo valido di aver fiducia in alcuna di queste organizzazioni.

Queste organizzazioni non si sono meritate in alcun modo la vostra fiducia, se non investendo denaro in pubbliche relazioni e con appariscenti bugie. Il vero potere, come sempre, rimane nelle mani delle persone. E, al giorno d’oggi, questa fiducia malriposta e infondata potrebbe essere una delle più grandi fonti di potere presenti al mondo.

Complotti criminali su larga scala sono una realtà. Le prove sono schiaccianti. Il fine di quelli attuali è ancora sconosciuto, ma non c’è ragione di immaginare che, nella nuova era globalista, la sete di potere e di risorse dei sociopatici che vogliono perseguirlo stia diminuendo. Di certo non diminuirà fintantoché il dissenso viene deriso e censurato dai cosiddetti “gatekeepers” (ovvero i paladini di una certa ideologia), da “utili idioti” e dai negazionisti della cospirazione. Tutti questi, attaccando senza tregua coloro che cercano di far luce sulle varie malefatte, appoggiano di fatto i secondi fini dei sociopatici.

Grava su ognuno di noi la pressante responsabilità di svelare le varie trame dei sociopatici, e nessuno dovrebbe mai attaccare coloro che tentano di far questo. Ora più che mai è giunto il momento di mettere da parte gli impulsi e le tendenze infantili, e di ergersi come adulti per proteggere i bambini veri, i quali non hanno altra scelta che fidarsi ciecamente di noi.

Questo articolo ha posto l’attenzione su ciò che considero essere quella spinta psicologica profonda che fa negare il complotto. Ci sono anche ulteriori motivazioni, come ad esempio il desiderio di essere accettati, il rifuggire la comprensione e il confronto con le ombre interiori ed esteriori, la salvaguardia di un’immagine di sé che sia positiva e virtuosa. O ancora l’adozione inconscia e subdola del punto di vista del sociopatico (ad esempio, l’idea che “l’umanità stessa sia il virus”), la dipendenza psicologica dalle offese, il complesso di superiorità, i giochi di potere; un intelletto poco ambizioso e sottosviluppato che trova conferme attraverso il mantenimento dello status quo; un meccanismo dissociativo di protezione che ci convince che gli innumerevoli crimini e orrori commessi durante la nostra esistenza in realtà non stiano succedendo veramente “adesso e qui”. E, non da ultimo, anche le care vecchie pigrizia e codardìa.

Io mi sento di suggerire che, in qualche misura, tutti questi aspetti affondino le loro radici nella causa primaria che ho fin qui esposto.

Articolo di Tim Foyle

lunedì 19 aprile 2021

LE CATENE DELLA TECHNE'

 ARCHE’ - Techne? (forse è una replica dal blog principale , ma l'ho ritrovato tra i ricordi di FB per cui lo replico qui)

Lo diciamo continuamente no? “Architetto!!! cosa ne pensa di questo ambiente? “lei non sposterebbe quella parete?” e quel muro? Come lo vede?” architetto di qua, architetto di là, un titolo che ci introduce in un mondo dove il costruire si sposa all’artisticità, ed anche, questo forse di più qualche decina d’anni fa quando l’estetica, la ricerca del bello faceva ancora parte della nostra società, e delle nostre case: la ricerca di un decoro, di un arredo che dal’ambiente veniva spostato all’urbano, addirittura al territorio. Architetto e architettura, il pensiero va subito al Rinascimento: Brunelleschi, la prospettiva, S.Maria del Fiore, Michelangelo la cupola di San Pietro , e vai con Bernini e Borromini, il Barocco, la mano della fontana dei Quattro Fiumi in Piazza Navona del primo che sembrava dire “casca!!!” in merito ad un’altra cupola quella di Sant’Agnese, opera del Borromini che l’aveva disposta direttamente sopra la facciata. Eh si! la rivalità tra due grandi architetti era di prammatica nell’immaginario dell’epoca e anche di oggi, salvo a scoprire che la fontana di Bernini è posteriore alla Chiesa, e quindi come spesso accade, la rivalità è solo di fantasia come in altri specifici, quella di Mozart e Salieri nella musica, o per arrivare quasi ai nostri giorni Coppi e Bartali, Mazzola o Rivera, negli sport. Diciamolo francamente, quando si pensa al termine di architetto si fa subito associazione a termini del fare costruttivo: “l’arco?”, ecco si! Quello dei romani, acuto, a tutto sesto e poi “il tetto?”, le falde, i coppi, le tegole, c’è cosa che dia di più l’idea dell’edilizia? Niente vero? E allora eccolo lì, bello che confezionato il titolo di un professionista del costruire, forse ancora più attinente di quello dell’ingegnere che magari va a coprire più campi e difatti si differenzia nelle diverse applicazioni, o anche di quello del geometra, che quasi nessuno pensa più all’iscrizione dell’Accademia di Atene “qui non si entra se non si è geometri” ma e’ visto come un tecnico specializzato, dove la misurazione della terra induce a ben poca artisticità, e anche a pochissima filosofia. Architetto e architettura sembrano etichettati nominalisticamente ad hoc nel fare costruttivo…peccato che sia un grossolano abbaglio! Il termine “archi” non si riferisce affatto all’arco, romano o non romano, ma al termine greco “archè” che significa “origine, principio” e in quanto al “tetto” non ci sono ne coppi alla romana, né tegole alla marsigliese, ma la parola si rifà al termine, sempre del greco antico “Technè” che significava indifferentemente “tecnica” e “arte” …Architettura = tecnica o arte del principio, dell’inizio! A monte proprio a monte, ma a livello di leggenda, di Mito, che come è noto “è contro la storia” sta il furto di Prometeo, furto agli dei, della scintilla di fuoco che giustappunto inaugura l’epoca della tecnica (technè), ma inaugura anche una nuova modalità di rapportarsi col mondo, una modalità anche temporale, perché con quel furto e con quello strumento, l’uomo non soggiace più al tempo ciclico quello dell’eterno ritorno, il giorno e la notte, il caldo e il freddo, il chiaro e lo scuro, le stagioni, ma è lui in qualche modo a decidere, proprio onorando l’azione ma anche il nome del suo primo campione Prometeo che letteralmente significa “colui che pensa prima, in anticipo (particella “pro” e participio del verbo “mantano” : methes. Forse non tutti conoscono la storia di quel furto diciamo così “obbligato” Zeus più che soddisfatto del mondo che aveva creato con tutte le cose, la natura, gli alberi, i fiori, gli animali, tutto e tutti ben inscritti in un ordine precostituito, fatto di nascita, crescita, cibo, tana, procreazione, istinto, in cui ogni essere restava inscritto , aveva incaricato il titano Epimeteo, fratello maggiore di Prometeo (la particella “epì in greco significa dopo, quindi letteralmente Epimeteo è colui “che pensa dopo”) di dare però una collocazione all’ultima sua creazione: l’uomo per il quale non riusciva proprio a pensare a niente che lo soddisfacesse. Essendo “colui che pensa dopo” Epimeteo non aveva fatto altro che constatare la perfetta armonia di tutto il creato, senza però riuscire a trovare alcunché per l’uomo, ed ecco allora che Zeus aveva passato l’incarico a Prometeo. Si sa come era andata a finire, il furto, la collera divina, la roccia del Caucaso, l’aquila, insomma “Il Prometeo incatenato” un qualcosa sommamente espresso nella celebre tragedia di Eschilo “Agli estremi confini eccoci giunti già della terra, in un deserto impervio tramite de la Scizia. Ed ora, Efèsto, compier tu devi gli ordini che il padre a te commise: a queste rupi eccelse entro catene adamantine stringere quest’empio, in ceppi che non mai si frangano: ch’esso il tuo fiore, il folgorio del fuoco padre d’ogni arte, t’involò, lo diede ai mortali. Ai Celesti ora la pena paghi di questa frodolenza, e apprenda a rispettar la signoria di Giove, a desister dal troppo amor degli uomini. Che Zeus si fosse terribilmente infuriato ce lo conferma anche Platone che ci riporta un altro Mito/leggenda: l’uomo prima che quel furto di Prometeo fosse perpetrato, non era ancora diviso in maschio e femmina, ma era un tutt’uno “amphiteroi” un essere “rotondo” e perfettamente sufficiente a se’ stesso, ma dopo aver fatto incatenare Prometeo alla roccia del Caucaso, Zeus afferò un coltello e divise a metà quell’essere, una parte maschile e una femminile “ecco!” Sentenziò “ora voi sarete costretti incessantemente a ricercare la parte mancante di voi, ma non vi illudete non ci riuscirete mai” e in proposito incaricò Eros di infondere eternamente quel desiderio di ricongiunzione, destinato a non realizzarsi mai. C’è in questo secondo Mito, la perenne diatriba tra dia-ballein ( il prefisso “dia” significa disgiunzione, separazione) e “sum-ballein” (ove “il prefisso “sum” denota unione ) mentre il verbo “ballein” sta per operare, agire, essere in ballo. Tra queste due opposte istanze, l’uomo (e la donna) avrebbero trascorso la loro vita, ma avvalendosi oramai di quella nuova modalità temporale del pensare prima, in anticipo, del pro-gettare, che Prometeo con quel furto agli dei aveva oramai loro assicurato.Promèteo. A rigore potremmo dire che è Prometeo il primo “architetto” e difatti nel proseguo della tragedia di Eschilo ne abbiamo conferma, non solo per aver donato loro il fuoco e un altro tempo, ma anche per aver loro indotto lo spirito del muoversi in questo nuovo tempo, come spiega esaurientemente al “Coro” che gli domanda di quella sua pena: “Dal fissare il destin distolsi gli uomini. “CORO: Quale farmaco a tal morbo trovasti?” Promèteo: Nei lor petti albergai cieche speranze. “CORO: Gran beneficio fu questo per gli uomini”. “Promèteo: Ed oltre a questo, il fuoco a lor donai. “CORO: Il fuoco, occhio di fiamma, ora posseggono? “Promèteo: E molte arti dal fuoco apprenderanno. “CORO: E Giove, dunque, per queste ragioni… “Promèteo: Cosí m’offende, e il furor suo non placa “ Nel progettare , nel pensare in anticipo, c’è sempre difatti un alto grado di aleatorietà, non a caso il greco antico utilizza sempre un termine correlato a tale temporalità : il “Kairos”, che tradotto suona come “il tempo opportuno” e a cui viene correlata l’immagine del tiro con l’arco: una freccia può centrare il bersaglio, ma può anche mancarlo e su questo iato è fondata la efficacia del “pensare prima” che si avvale si della Technè intesa come tecnica, ma deve anche assumere su di sé le peculiarità dell’arte, ovvero di una grande abilità, che consentirà di centrare il bersaglio Ecco in tal senso il sermone di Eschilo /Prometeo “E dirò non per muovere agli uomini alcun biasimo; ma la benignità mostrare io voglio dei doni miei. Ché prima, essi, vedendo non vedevano, udendo non udivano; e simili alle vane ombre dei sogni, quanto era lunga la lor vita, a caso confondevano tutto. E non sapevano né case solatie, né laterizi, né lavorare il legno. E a guisa d’agili formiche, in fondo a spechi dimoravano, sotterra, senza sole. E segno alcuno che distinguesse il verno non avevano, né la fiorita primavera, né la pomifera estate: ogni loro opera senza discernimento era, sin che sperti li resi a consultar le stelle, e il sorger loro ed i tramonti arcani. E poi rinvenni, a lor vantaggio, il numero, somma fra le scïenze, e le compagini di lettere, ove la Memoria serbasi, che madre operatrice è de le Muse. Sotto i gioghi primo io le fiere avvinsi, obbedïenti ai basti e ai soggóli, perché ministre a l’uomo succedessero nei piú duri travagli; e sotto i cocchi spinsi i cavalli docili a la briglia, fulgidi fregi al fasto. E niuno i cocchi dei marinai prima di me rinvenne, ch’errano in mare, ch’ali hanno di lino. “ Più tecnica del principio di questa????? E difatti anche se il nome di Prometeo è andato perduto nella sua associazione all’architettura, non è andato perduto quel certo spirito verso il simbolico, quel cercare di ri-mettere insieme le cose, che la natura, lo stesso essere cercano di separare, e gioco forza ecco il costituirsi di sette, di associazioni a impronta sacerdotale, per i detentori di una tecnica e di un’arte che assurgono a sapere, correlate al fattore, forse più importante, quello del costruire, non solo case, luoghi dove poter vivere, dove poter contrarre abitudini, ma luogo d’elezione per l’associazione di individui, sempre più complessa, sempre più variegata, un villaggio, un paese, una città, un territorio , la stessa civiltà.Una delle prime sette in tal senso, anzi per quel che mi consta, la prima in assoluta è la Massoneria anche detta “Libera Muratoria” e qui il riferimento ad un qualcosa che è l’essenza stessa del costruire è assodata. Attenzione però sulla massoneria ci sono diverse interpretazioni : quella ufficiale e che in genere siamo portati ad assumere come storica che ne vede la nascita in Inghilterra nel XVI secolo, con le caratteristiche e peculiarità fin troppo enfatizzate di pura società segreta e elitaria, fatta di simbologie e rituali che hanno fatto la fortuna di innumerevoli opere romanzate e anche di film e soprattutto con l’appartenenza ad essa, più o meno accreditata, di personaggi di assoluta notorietà e importanza. In questa versione diciamo così ufficiale, in effetti sfuma il riferimento a quell’Archè cui abbiamo fatto cenno, ma in quella meno accreditata ma più rispondente al principio del sacerdozio correlato al costruire , ecco che la Massoneria come Libera Muratoria affonda la sua storia in un passato molto più remoto, che per una quasi comodità referenziale viene rappresentato dal Tempio di Salomone ….gli architetti signori del tempo progettuale, sono anche i Signori del Tempio più famoso dell’antichità. Ma chi sono questi architetti? Il nome che balza subito in evidenza è quello di Hiram sul quale questa tradizione di libera muratoria si fonda, che preferì lasciarsi uccidere piuttosto che rivelare i suoi segreti a dei profani, ma ecco che anche nelle leggende le cose si complicano, come abbiamo visto a proposito della fondazione delle città con la dolce Libuse che viene chiamata ad assolvere a diverse incombenze esplicative, storiche, mitiche e anche istituzionali. Ai tempi di Salomone gli ebrei popolo nomade e errabondo non potevano vantare alcuna tradizione architettonica che consentisse di edificare una complessa costruzione, ma ecco che Hiram è anche il nome del sovrano fenicio di Tiro, il quale lui si che poteva provvedere a fornire operai, artigiani e soprattutto architetti in grado di realizzare una simile opera. Gli Hiram dunque diventano due, che poi la successiva tradizione ha identificato in una sola, così come il Tempo di Salomone di cui non rimangono né rovine, ne documenti che ne trattino in maniera oggettiva; quindi siamo in pieno mistero, mistero di nomi, mistero di luoghi, mistero di interpretazioni, e così è destinata ad arrivare fino ai nostri giorni la setta della Massoneria, e tale continua ad essere: associazione con esponenti specie da noi in Italia più che discutibili, o grande tradizione che si rifà a tempi antichissimi, come riportato per esempio da Kipling nel suo romanzo e poi film di successo con Sean Connery e Michael Caine “l’uomo che volle farsi Re”
dove l’appartenenza alla massoneria di cui portava un ciondolo, riconosciuto da una sperduta comunità ai confini dell’Asia, nel suo rifarsi ai simboli che portava Alessandro il macedone, detto “magno” non solo gli salva la vita, ma lo fa appunto divenire Re di quella comunità!!
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SEMPRE E SOLO LA PAURA

  La vera unica origine delle malattie, tutte le malattie, sta in un unica, sola e terribile parola che si fa emozione : la paura . dal raff...