Ci sono parecchi indizi che farebbero di Vladimir Putin l’uomo ideale per guidare un diverso mondo da coniugarsi al Futuro Anteriore, questo perché Putin e’ il principale referente pragmatico della teoria del Mondo Multipolare del filosofo Aleksander Dugin, Multipolarismo che ha un sostrato di tradizione in pensatori del calibro di Evola, Pound, Guenon, Schmitt, Junger, De Benoist e giustappunto Dugin, e persino in certe frange di esponenti del pensiero marxista come Badiou e Zizek caratterizzatisi per il loro grado di avversione verso il capitalismo e la filosofia neo-liberista, ma anche per certe posizioni di derivazione Heideggheriana e psicoanalitica soprattutto lacaniana: c'e' anche una commistione con certe derivazioni dalle piu’ ardite sperimentazioni della fisica quantistica che ne fanno in qualche maniera una sorta di alleati del pensiero destrorso quale indicato sopra: un pensiero che a ben vedere ha sempre preso le distanze non solo dal comunismo, ma anche dal fascismo in quanto entrambi le ideologie e prassi politiche, sono la risultante sempre di stretta osservanza dell’impianto economico/liberista, che da parte sua ha ovviamente sempre cercato di ostracizzare tali pensatori, proponendo in alternativa i suoi sgherri destrorsi o sinistrorsi di infimo livello (certo piu’ i secondi che i primi) come unici rappresentati di un sapere che non accetta contraddittori, ovvero che non vuole giocare fuori dalle regole precostituite di una pseudo cultura partigiana, buonista e profondamente ipocrita, serva dichiarata del potere fondato sul denaro (per intenderci gli antichi economisti liberisti del tipo Smith, Say, Malthus, Stuart Mill, neo liberisti come Von Ayeck, Friedman, pseudo filosofi come Popper o Levy, etc.) Non un ' unica civiltà/cultura, ma appunto multi culture, tante quante sono le aree geografiche di aderenza, e basta con i commerci e i conti della serva dell'economia. Il mondo non è un grande mercato, molto meglio viverlo come una fiera di paese con la sua storia, i suoi costumi, le sue tradizioni, e pochi pochissimi scambi tra tali civiltà. Ad una fiera si portano i prodotti autoctoni, rigorosamente tradizionali, altro che società aperta, la società non è una, ma molta e per ognuna è bene che ci siano tanto di muri con portoni ben chiusi Lo so questo significa fare piazza pulita di perlomeno ottanta anni di menzogne e ipocrisia, significa ricacciare l’untuoso e mellifluo buonismo che recita la litania di un mondo tutto eguale, senza differenze di razza, di tradizioni, di costumi, significa rigettare al mittente quella odiosa idea di societa’ aperta così come concepita da quella farsa di filosofo che e’ Popper non a caso maestro di quel George Soros che tanta parte ha avuto nel creare questo mondo di orrore e di degrado. Rivolgiamoci invece a questa Teoria di Mondo multipolare di Aleksander Dugin non senza fondamento chiamata anche Quarta Teoria Politica,che rappresenta lo sviluppo logico e consequenziale del tradizionalismo nella postmodernita’ prendendo atto che tutte e tre le precedenti teorie politiche: liberismo, cominismo e fascismo, hanno miseramente fallito nel perseguire l’ideale di un mondo piu’ giusto. Tra l’altro ora in verita’ ci troviamo a che fare solo con la prima di tali teorie: quella neoliberale che specie dopo la caduta dell’Unione Sovietica ha di fatto talmente dominato il panorama mondiale da risultare unica, e giustappunto in virtu’ di tale unicita’ la sola rappresentante dello sfacelo del mondo postmoderno. Comunismo e fascismo hanno di fatto perduto la loro battaglia riducendosi ad essere tutt’al piu’ dei solleciti e spersonalizzati servitori dell’ideologia dominante del mondo unipolare incanalata piu’ che mai dagli Stati Uniti d’America: così ad esempio i governi ed anche l'opinione di sinistra che si sono fatti complici delle piu’ marchiane malefatte in termini di liberta’ e giustizia accettando tutte le imposizioni, tutte le storture e manipolazioni come ordinate dai padroni, e lo stessa dicasi con la pseudo destra ad esempio del nostro Paese, che con il Governo Meloni, perlomeno a livello di politica estera non ha fatto altro che ricalcare le infamie del precedente governo Draghi. Sia destra che sinistra hanno finito purtroppo per accettare l'assolutezza dell'unipolarismo, come detto rappresentato oggi all'ennesima potenza dagli USA, soggiogandosi al suo sistema di valori, che come abbiamo visto, in ispecie recentemente, fidando su paura e menzogna, ha cercato di riorganizzare a sua immagine e somiglianza il mondo intero, come dice Dugin "diffondendo ovunque le procedure , i criteri, le norme e i codici che sono stati elaborati al suo interno e sullo sviluppo di quelli gia' confezionati dello spirito anglosassone
sembra una modalità di coniugazione spazio/temporale laddove ci si muove tra futuro anteriore e calcolo infinitesimale ove limiti, derivate e integrali sono proiezioni di numeri negativi (ovvero numeri immaginari)
lunedì 23 ottobre 2023
lunedì 21 agosto 2023
DIFFERENZA TRA DESTRA E SINISTRA
Ogni tanto mi rileggo qualche pezzo di De Benoist e altri autori di Destra, Evola Schmitt, Junger, Pound, che la sinistra e' riuscita a emarginare e sempre piu' mi rendo conto che se vogliamo recuperare una modalita' di "esser-ci "(intendo proprio Heideggeriamente, cioe' Martin Heidegger altro pensatore di destra ) che spazzi via tutto l'orrore degli ultimi anni (per non dire secoli), dobbiamo operare quel grosso distinguo tra Destra e sinistra che non sono piu' le posizioni dei Deputati dell'Assemblea Costituente del 1789, ma una vera e propria modalita' appunto di d'esser-ci nel teatro del mondo che tiene conto di tutta una somma di fattori: una sinistra originariamente intesa come populista, democratica, progressista, una destra padronale, aristocratica, sovranista. Le recenti vicissitudini della Societa' Umana ci hanno invece fatto toccare con mano che queste si!: sono suddivisioni del tutto arbitrarie e decisamente fuorvianti. La mentalita' di sinistra con il turbo capitalismo avanzato e il post progressismo denunciato appunto da De Benoist e sopratutto da Dugin si e' rivelata la piu' sollecita serva del sistema dominante costituito di pochissimi ipercapitalisti eredi dei bottegai di anglosassone memoria, mentre la Destra si e' sempre piu' arroccata in una posizione di compromesso, senza riuscire a ritrovare le ragioni di una sua decisa superiorita' culturale e intellettiva. La vera gente di Destra e' oggi quella ristretta cerchia di persone che non hacreduto alla farsa della pandemia con un influenzetta spacciata per chissa' quale pestilenza, inventandosi un fantomatico virus nelle risibili varianti di una falsa credenza microbica alla Pasteur o addirittura formulando ancora piu' risibili fantasie a proposito della creazione di virus in laboratorio, la Destra non ha creduto alla iatrogena imposizione di vaccinazioni, non ha creduto ai lasciapassare, alle restrizioni, alle segregazioni, al riproporsi in scala generalizzata delle vergognose Leggi Razziali, non ha quindi creduto alle ragioni della Nato nel favorire la guerra in Ucraina e si fa beffe di tutte le panzane sul caldo mai registrato prima e divulgato a gran carcassa dalla infame classe giornalistica, vera serva di due padroni ; il denaro e la tecnologia. E' a proposito della tecnica e tecnologia che giova rileggersi alcuni passi del libello "Populismo" di De Benoist: La tecnica ha varcato il mondo umano? ci si chiede ? Per la cultura dominante, l’uomo coincide con i suoi strumenti,e quindi diviene parte funzionale di un meccanismo di dipendenza, quando invece non si rinuncia alla distinzione cruciale tra tecnica e tecnologia, e all’approfondimento del senso della dicotomia che ci ha condotti in una situazione inedita per l’umanità, vi e’ la grande differenza che la tecnica è il saper fare con scopo, mentre tecnologia è un riduzionismo funzionale - scienza applicata che produce un “impianto” – una "Gestell", per dirla con Martin Heidegger – il cui fine è quello di fornirci una funzione senza passare attraverso il saper fare e quindi ci rende dipendente da un meccanismo viziato e con scopi precostituiti da altriParadossalmente le culture tradizionali avevano competenze tecniche incomparabili rispetto all’uomo contemporaneo. Carl Schmitt identificò nelle due forme secolarizzate complementari di un pathos – l’uno tecnico, l’altro moralistico – l’elemento basilare di ogni società liberale moderna, vista come l’epoca delle “neutralizzazioni”; epoca nella quale tutto ciò che è politico si sfalda di fronte al prevalere di dinamiche fatte di pura concorrenza, disciplinate da automatismi tecnico-commerciali e da meccanismi che non vedono più uomini e comunità, ma un’informe moltitudine di alienati. La storia resta aperta; in un contesto geopolitico in cui venga meno l’unilateralismo universalistico, si apre l’opportunità di un multipolarismo internazionale. L’Europa è di fronte al proprio declino atlantico, nell’assecondare una subalternità al decadente modello americano, oppure nel cercare un’originale comunità di destino continentale. L’auctoritas è il principio che consente di distinguere tra la legittimità e la mera legalità del potere, subordinando la forza al diritto, inteso in senso non formale e procedurale, ma numinoso; ossia in grado di far riverberare su di sé in modo conforme la coscienza collettiva, ponendo nella forma del limite la potenza: la civiltà contro la barbarie
sabato 19 agosto 2023
DIVERTISSEMENT SUPER REAZIONARIO
Con la teoria delle
stringhe e la supersimmetria del funzionamento
di tutto quello che esula dalla nostra coscienza (be’ si possiamo anche
chiamarlo inconscio e sta al buio dell’infinito
rispetto allo specchio di luce di una torcia a mano)si possono tracciare
infiniti multiuniversi, integrando i vari percorsi con le relative possibilita’
come ha indicato Richard Feynman appunto nel suo “Integrale sui cammini”. E’ il
caso di questo “divertissement”di
articoletto che rappresenta la
continuazione di un articolo su questo stesso blog del 9 gennaio di quest’anno titolato “da Metternich al multiuniverso
“ dove appunto avvertivo che
trattavasi di un articolo che si si
addiceva e vieppiu’ se ne addice la continuazione ad un uomo ben differenziato in una
grandissima tradizione che pero’ la
possiede, e quindi rimane ancorato al domimio dell’analogo io, cioe’ la coscienza
e quindi agli unici periodi che possiamo intellegire e raccontarci qualcosa con
sufficiente precisione, i periodi, o meglio le eta’ dell’argento e del bronzo,
dei guerrieri e dei mercanti, mentre e’ scontato che e’ meglio non dire niente
della cosidetta eta’ del ferro, per lo squallore insito nel piu’ miserevole
degli stati ovvero quello dei servi, corrispondenti nella cultura indu’ al buio
Kali’ Yuga, cosi’ come e’ altrettanto scontato non dire nulla della Mitica eta’
dell’oro, o eta’ degli dei, non per discrezione, ma per effettiva
impossibilita’ di farlo, stante a livello neuronale, la non ancora acquisita
coscienza (analogo io). Rifarsi pertanto al Mito e’ impossibile razionalmente,
proprio perche ì non si sa dove si andra’ a parare sotto il profilo narrativo
(e’ notorio che il mito e’ contro la storia, ma non e’ in verita’ tanto un
essere contro, quanto proprio un non essere storia, ma qualcos’altro, proprio
quel che si e’ sempre detto sull’essere e sul non essere: il non essere non e’
essere, e’ non essere , cioe’ un qualcosa d’altro che noi non abbiamo gli
strumenti per conoscere nella realta’, ma solo immaginare in un registro reale
d’accordo, ma creato a bella posta da noi e per noi: la scelta in questa sede
e’ abbastanza antica , ma non proprio primigenia, anzi da’ per assodata tutta
l’era dei guerrieri o dell’argento venuta fuori appunto con la coscienza
(grosso modo 3000/3200 anni fa ed anche una bella fetta di quella dei mercanti
(dalla pandemia di meta’ del XIV secolo fino alla meta’ del XIX secolo cioe’ un
lasso di mezzo millennio ). Ed e’ a questo punto che prende corpo la storia di un altro universo ove
la storia d’Europa e’ del tutto
antitetica a quella squallida bottegaia della preminenza dello spirito anglosassone
su quello della tradizione della terra e degli Imperi . Roman nel maggio 1856 aveva ultimato il suo secondo mandato di impero interinale, e pero' era rimasto Capo del Governo stabilendo un apparente accordo con il fratellastro Franz Joseph che aveva ripreso il suo ruolo, e non c'erano state ulteriori fratture; nell'agosto 1858 era nato Rodolfo II il sospirato erede al trono e cio' avallava sempre piu' l'influenza di Franz Joseph, anche se sulle sorti dell'Impero tutti sono consapevoli che vigila Roman facendone sempre piu' una entita' efficientissima e anche giusta. Nel luglio 1858 c’ era stato il sedizioso
congresso di Plombieres in francia ove l’Inghilterra, come al suo solito aveva fomentato i due grandi
cialtroni Napoleone II e Vittorio Emanuele II nonche’ il perfido ministro
Cavour per riprendere la lotta contro Austria, cui ora si aggiungeva anche la Prussia e il Regno delle Due Sicilie che aveva aderito alla guerra in Crimea e ne aveva guadagnato territori a scapito dello Stato Pontificio, la cui giurisdizione era stata messa sotto controllo da parte dell'Austria e non dalla Francia, mettendo appunto in discussione le risoluzioni del Congresso di Praga. Cavour non aveva esitato a mandare nel letto dell’Imperatore Francese la
cugina Contessa di Castiglione per indurre la Francia a spalleggiare le
rivendicazioni Savoiarde, ma poi anche l’Inghilterra in un ulteriore Congresso a Canterbury ( con Francia e Regno di Sardegna
10-12 settembre 1858) aveva sancito che avrebbe mosso guerra al Regno di Napoli
fomentando una sollevazione in Sicilia per messo di Garibaldi. Si arriva all’incidente
diplomatico del capodanno 1859 in cui l’ ambasciatore francese pronuncia quella
famosa infelice frase al suo collega austriaco e alla quale uno come il nostro
allievo di Metternich rispondeva colla immediata rottura delle relazione
diplomatiche con Francia e anche con il
Piemonte (3 gennaio 1859) Napoleone II
profittava per incitare gli animi e ordire una immediata mobilitazione per un
corpo di spedizione di attacco verso il Lombardo Veneto e la dichiarazione di
guerra all’Austria il 5 gennaio ma anche
alla mobilitazione alla frontiera con la Prussia che porta anche alla guerra
con questa (9 gennaio) con adesione del Regno di Sardegna che dichiara guerra
ad Austria e Prussia congiuntamente (10 gennaio). Come era successo 5 anni prima Roman riassume il titolo ad interim di Imperatore (15 gennaio 1859) Il contingente francese si
asserraglia al confine con la Lombardia, ma il nostro conviene coi generali
dello Stato Maggiore di asserragliarsi sul Mincio . lasciando deliberatamente
Milano che difatti viene occupata da Napoleone III sceso a guidare l’Armata
francese e da Vittorio Emanuele (20 gennaio 1859) per dilagare senza colpo
ferire per la Lombardia strategicamente abbandonata dall’Austria i primi veri scontri tra l’armata Franco_Piemontese e
quella austriaca si hanno a ridosso di Gambara e Colorno ,(22-24) ma e’ a Rivoltella sul Garda che si ha la prima battuta d’arresto per la
ferma resistenza e controffensiva austriaca
il 27 e subito dopo piu’ a sud a Borghetto sul Mincio 29 gennaio 1859) L’armata franco-piemontese tenta
una controffensiva a Valeggio e Volta Mantovana il 31 dicembre , questo mentre
i Prussiani sbaragliano i Francesi a Falquemont quello stesso 31 dicembre .
Napoleone tenta una grossa offensiva tra Campagnola obiettivo di nuovo
Borghetto (2-3 febbraio ) ma viene sanguinosamente respinto e l’Armata Savoiarda
guidata dal La Marmora, annientata a Volta
mantovana (4 febbraio ) le due armate si ritirano verso Solferino mentre arriva
la notizia di un’altra grossa vittoria prussiana a Malroy sulla Mosella (3 febbraio) . le due
armate si ritirano a Solferino, ma l’esercito austriaco austriaco cui si e’
aggiunto un contingente prussiano di due divisioni non attacca , ma mantiene il
trinceramento del Mincio (mirabile strategia ) Napoleone abbandona l’Italia per
recarsi sul fronte della Mosella e guidare il contrattacco contro la Prussia (5
febbraio ), questo mentre in quella stessa giornata l’Inghilterra fa partire da
Quarto in Liguria la spedizione di Garibaldi contro la Sicilia che si compone
di due navi. Si hanno scontri franco
prussiani nelle Argonne e Napoleone prepara una grande offensiva con il
richiamo dei ragazzi di 18 anni (febbraio)
mentre l’armata austro prussiana rafforzata da una armata russa inviata
in aiuto scatta alla controffensiva dal mincio il 3 marzo . Il 19 febbraio le due
navi erano state intercettate dalla marina borbonica nella rada e Marsala con
intervento della Marina inglese che aveva dichiarato guerra al Regno delle Due
Sicilie (21 febbraio 1859) con immediata
replica dell’Austria che dichiarava
guerra all’inghilterra (25 febbraio) che rispondeva preparando un contingente
da inviare in Francia in aiuto sul fronte della Mosa. Le due navi di
garibaldini riuscivano con l’aiuto della flotta inglese a sbarcare , ma alla prima battaglia campale a Ricalcata
le truppe di Garibaldi venivano disperse - gli inglesi sbarcavano alcuni battaglioni per
dare man forte ai garibaldini e riuscivano a far raggiungere Calatafimi per sferrare
una nuova battaglia 4 marzo, mentre il
contingente francese in Italia veniva richiamato in patria per combattere
contro i Prussiani 7 marzo ( veniva riconquistata Mantova 7 marzo e Milano 9 Marzo) il 17 marzo si
aveva la battaglia campale di Claroil- Compeigne dove l’esercito francese era
sbaragliato e Napoleone III catturato e costretto ad abdicare (20 marzo 1859),
questo mentre ad Alcamo esercito anglo/garibaldino veniva definitivamente
scompaginato gia’ dal 18 marzo. La Francia che tornava alla Monarchia con plebiscito del 1 aprile chiedeva l’armistizio
seguito da Vittorio Emanuele (4 aprile) che
anche lui abdicava a favore del figlio quindicenne Umberto (8 aprile 1859) con
l’armistizio di Argenteuil la Francia
perdeva l’Alsazia e la Lorena a favore della Prussia, mentre il piemonte
perdeva la Val d’Aosta che passava alle dipendenze della Prussia, la quale a
Berlino il 15 maggio 1859 proclamava il
nuovo Reich tedesco che entrava a far parte della nuova Confederazione
Imperiale di Austria, Germania, Boemia, Ungheria Russia e Regno delle due
Sicilie piu’ il Granducato di Toscana e le Legazioni di Emilia e Romagna. Così
il nuovo Ordine della Tradizione imperiale ratificato dal Congresso Imperiale con scelta in Praga il 29 giugno 1859, per ratificare la continuita' con il '55 Con l’Inghilterra si arrivava al compromesso del 10
agosto 1859 che sanciva il reciproco distacco tra le compagini imperiali , una
strettamente terricola, l’altra talassica . Questo è il mondo che viene
consegnato all’Ordine Europeo all’insegna della Tradizione e della sacralita’
dell’Impero. e lui Roman per assicurarne la compagine viene confermato nel ruolo di Imperatore ad interim per tre anni ( 1 settembre 1859 - 1 settembre 1862) nel 1862 ci sara' una ulteriore proroga di latri 3 anni fino all'ottobre 1865 e quindi Roman rimarra' sempre Cancelliere oramai in perfetto accordo con Franz Joseph Quello che avverra’ dopo non ha niente a che spartire con quello che abbiamo conosciuto e sara’
profondamente diverso, anzitutto all’insegna di un generale rallentamento
spazio/temporale che vedra’ le cose ben attestarsi prima di dare avvio ad un
nuovo non assimilato Il 1859 si mantiene tale per non meno di 11 anni , fino al
1870, poi il 60 vale per quattro fino al 64, e quattro x tutti gli anni col 6 :
61=65-69: 62 = 70-74; 63 =75-79; 64 = 80-84; 65 = 85 -89….66.67.68.69 = 1908: questo significa che nel 1908 siamo in tutto e per tutto al 1869; cioe' un guadagno all'indietro di ben 39 anni che per un reazionario a denominazione controllata e garantita sono parecchio. Ovviamente a somiglianza dell'allievo di Metternich nonche' fratellastro di Franz Joseph, i protagonisti di questo altro universo saranno quasi totalmente diversi . conviene pero' conservare qualcuno come chesso' Schopenauer , Nietzsche, Giosue' Carducci, Pascoli, Freud, Bismark e Moltke , il principe Rodolfo d'Asburgo che ovviamente non si suicidera' a Meyerling, ma fin dal 1873 cioe' a 15 anni sara' preso sotto l'egida dello zio che per un periodo di 5 anni tornera' Imperatore (1873-1878) incanalandio con il Congresso di Berlino l'assetto europeo . Si svolgono tutti i pittori dell'impressionismo e anche del movimento dei Macchiaoli italiano, quindi Gabriele D'annunzio, Sigmund Freud, Carl Jung nessuno spazio anzi un vero e proprio ostracismo per scienziati, tecnici, inventori, del tipo di Meucci, Marconi, e anche scienziati felloni tipo Pasteur , fratelli Lumiere inventori del motore a scoppio e altre diavolerie, tipo i fratelli Wright e l'aeroplano e irrisione delle idee di Darwin e altri scienziati. insomma incetta di cultura e arte, ma blocco del tecnicismo, e questa anche dopo il 1908 che magari portera' a 60 anni il distacco tra i due universi simmetrici : nel 1948 saremo come ambiente e vissuto al 1888 e nel 2000 al 1914
venerdì 11 agosto 2023
DALLA PAURA DELLA MORTE A....
In questo articolo si parla del cancro ai polmoni, che come sottolinea Rick Geerd Hamer corrisponde alla paura di morire, alla paura della morte. Questo io l’ho sempre saputo anche prima di conoscere le teorie di Hamer , difatti nel 1995 mia cognata ebbe modo di riferirmi di un accidente che le era capitato su di una barca, ritrovandosi all’improvviso alla merce’ di un mare fattosi nel giro di pochi secondi, burrascoso. il suo racconto era estremamente accorato e ancora partecipe, la barca era piuttosto grossa e c’erano anche molte altre persone a bordo (il marito, i figli , degli amici e anche una bimba piccola che lei aveva associato al suo prossimo destino di affogata ) ho ancora nelle orecchie le sue parole “ “Mario non so come spiegartelo , ma ho visto veramente la morte, e malgrado la mia famiglia, quella bambina, ho visto in dettaglio la morte e all’improvviso mi sono sentita disperata e sola, abbandonata da tutto e da tutti” Parole che mi sono tornate alla mente appena una ventina di giorni dopo una stizzosa tosse si era rivelata una diagnosi di cancro ai polmoni e dei peggiori, a detta della medicina tradizionale, uno dei piu’ maligni, come se si potesse stabilire una gradualita’ nella perniciosita’ del tumore. All’epoca , lo ripeto non ero ancora in possesso della conoscenza della teoria Hameriana con le sue cinque Leggi Biologiche, pero’ l’associazione tra trauma e malattia, l’avevo fatta subito, immediatamente. Forse cio’ era dovuto al fatto che fin da ragazzino fui vittima di una paura di affezione tubercolare (1959) che letteralmente mi squasso’ la giovinezza e della quale in seguito ero sempre andato a ricercarne la misteriosissima causa, ritrovandola parzialmente nel libro di Groddeck Il Libro dell’ES, in certi passi sull’Orgone di Reich, e nel suo concetto di Armatura Caratteriale, perfino nella traslazione simmetrica di classi di appartenenza dell’inconscio come insiemi infiniti di Matte’ Blanco. Poi c'erano state malattie vere e non presunte delle quali ero riuscito sempre a trovarne una ragione, spesso una finalita’ (orecchioni a 15 anni, epatite virale a 20, quindi bronchite cronica, tosse, e anche affezioni a carico dell’apparato locomotorio, etc) e aggiungici determinate malattie che avevano colpito dei miei cari : un tumore al seno di una nonna a 51 anni,a conseguenza di problemi di problemi di casa, un infarto dell’altra nonna dopo una ristrutturazione di casa, una fortissima depressione di mio padre per via di svalutazione per motivi lavorativi con affezioni a carico dell’apparato escretorio. In realta’ ancor prima di conoscere le teorie di hamer ero un o abbastanza convinto dell’incidenza della psiche sul corpo, e di certo il cancro ai polmoni e’ sempre stato uno dei piu’ terrificanti e minacciosi. Nel 1958 in Sicilia ci fu un signore amico di mia nonna certo ing.Ascione che aveva appunto tale malattia e capitò che eravamo in vacanza a Giacalone in Sicilia, per cui ebbi modo di terrorizzarmi alquanto, anche perche’ mi era capitato di andare in bagno dopo di lui e mia nonna mi aveva ripreso “Mario che cavolo vai in bagno dopo quello, non lo sai che sputa sangue ????” questa frase mi fece una impressione enorme, che forse l’anno dopo riportai nella mia paura della tubercolosi dato che canonicamente aveva questa caratteristica (lo sputare sangue) . La tubercolosi aveva pero’ piu’ peculiarita’in quell’autunno del ’59 di imprimersi con maggiore immaginario terrorifico sulla peculiarita’ del sangue - avevo da poco visto il Film Dracula il Vampiro con Christopher Lee, poi c’erano dei racconti di mia nonna sulla sorella che l’aveva avuta e che appunto sporcava di sangue il fazzoletto dopo un colpo di tosse, e poi sembrava davvero l’inverazione del vecchio adagio “quando hai un martello tutte le cose ti sembrano chiodi” aprivi la TV e davano La Traviata , in vacanza a Palermo nell’estate, c’era il cartellino “morta di dura tisi” delle donne mummificate ancora negli stinti vestiti della cripta dei Cappuccini e via dicendo, senza contare quelle diverse denominazione tubercolosi, tisi, e forse la peggiore di tutte in quanto solo tre parole TBC, insomma Forse in quel lontano 1959 per una ragazzino di 11 anni era piu’ facile lasciarsi suggestionare da una malattia col sapore di antico che da una molto meno letteraria, tanto piu’ che Il cancro ai polmoni come ha sempre detto Hamer è difficile che si sviluppi naturalmente in un individuo, esso è sempre il portato, la conseguenza di qualche evento catastrofico: di un evento cioè che mette in gioco la stessa esistenza, la vita dell'uomo; ad esempio era molto sviluppato dai soldati al fronte, dai soldati in trincea durante una guerra oppure dagli abitanti di qualche città dell'antichità assediata e messa a ferro e a fuoco, che tra l’altro in tempi antichi non era neppure riconosciuto come tale ma come polmonite, bronchite acuta, e giustappunto tubercolosi. Oggi dopo la disvelazione di Hamer e cioe’ grosso modo solo dagli anni ottanta, fino al mio limite addirittura del 2017 che avevo dovuto attendere la sua morte per scoprirne la sconvolgente portata delle sue scoperte , sappiamo bene che per sviluppare il cancro ai polmoni è necessario che l'individuo abbia davanti agli occhi nitida la visione della sua fine, della sua morte (come appunto mia cognata). Il cancro ai polmoni è difficilissimo che lo sviluppino gli animali, tranne in eventi eccezionali. Non avendo gli animali cognizione della morte è improbabile che essi sviluppino un tumore ai polmoni. In realtà anche gli uomini - prima che la medicina capitanata da BIG PHARMA diventasse l'unica medicina consentita dall'establishment - difficilmente sviluppavano un tumore ai polmoni. Il tumore ai polmoni ai nostri giorni è diventato così frequente, così "popolare" fra la gente proprio grazie ai dogmi, alle diagnosi di una corporazione medica indottrinata dalla medicina ufficiale, dagli agenti di Big Pharma. Oggi infatti, sparite le guerre e gli assedi, l'individuo sviluppa un cancro ai polmoni quasi esclusivamente dopo una diagnosi medica che predice la sua fine, la sua morte. Di regola le diagnosi mediche che mettono l'individuo a tu per tu con la morte sono quelle che gli diagnosticano un tumore, un cancro o una qualche grave patologia mortale in qualche parte del suo corpo. Le dichiarazioni da parte del medico al paziente del tipo "hai un cancro maligno al fegato, hai un tumore al seno particolarmente aggressivo e invasivo, ti restano pochi mesi di vita, hai l'AIDS, ecc"...tutte queste dichiarazioni colpiscono il paziente come una condanna a morte, come una sentenza di totale annichilimento. "Anche cercare informazioni su un particolare sintomo su Internet con innumerevoli siti Web che propagano il concetto di malattie maligne può facilmente attivare un conflitto di paura della morte". Di regola quindi sono principalmente le diagnosi mediche nella nostra epoca che scatenano nell'individuo la paura della morte e con essa il tumore ai polmoni, difatti l'individuo messo di fronte alla MORTE si sente mancare l'aria, si sente come se stesse per soffocare, come se si trovasse nella condizione di non respirare o di non potere più assorbire l'aria.Noi di regola associamo la morte di un individuo con la mancanza di respiro. Quando un individuo smette di respirare noi lo dichiaramo morto: "ha esalato l'ultimo respiro", si dice di regola. Ed è per questo motivo che associamo la morte alla mancanza d'aria. Non a caso noi quando ci troviamo di fronte ad un evento mortale contraiamo il diaframma per ingerire, per inghiottire più aria - e quale evento è più mortale di una diagnosi medica che ti dà qualche mese di vita a causa di un tumore che dal punto di vista della medicina del dottor Hamer è del tutto innocuo? Dal momento in cui l'individuo ha paura di morire egli allarga i polmoni come per sfuggire ad una situazione di soffocamento, ad una situazione in cui l'aria viene a mancare. L'individuo che ha paura di morire, a cui è stato diagnostico una malattia mortale sente il bisogno di respirare a pieni polmoni, di fare il pieno di ossigeno. Il metodo che ha escogitato la natura per permettere all'individuo spaventato dalla morte di assorbire una maggiore quantità d'aria è quello di sviluppare un tumore. Il tumore come sappiamo è una proliferazione cellulare, una crescita in eccesso di cellule nell'organo bersaglio, nel nostro caso il polmone. Avendo l'individuo bisogno di respirare meglio, di assorbire più aria delle cellule tumorali proliferano negli alveoli polmonari con il compito di catturare più ossigeno. Negli alveoli polmonari deputati all'incameramento dell'ossigeno cioè cresce un tessuto supplementare, delle cellule tumorali, dei noduli rotondi con la funzione di catturare una maggiore quantità d'aria. Il compito delle cellule tumorali nei polmoni è quindi quello di incamerare più ossigeno per permettere all'individuo di sfuggire alla morte. Anche nel tumore ai polmoni - come in tutti i tumori - quindi non c'è niente di maligno di degenerativo, nessuna cellula impazzita. Il polmone si dilata per permettere all'individuo di sfuggire alla morte ingerendo una maggiore quantità d'aria. Il tumore continua a crescere fino a quando l'individuo teme per la sua vita, fino a quando è spaventato dall'idea della morte. Mentre, al contrario, il tumore smette di crescere, si arresta quando l'individuo supera il suo conflitto, quando vince la paura di morire. Una volta superato il suo conflitto l'individuo non ha più bisogno di ingerire più aria e quindi il suo tumore diventa superfluo, non più necessario. Arrivati a questo punto il cervello dà l'ordine ai micobatteri della tubercolosi di smantellare, di distruggere il tumore, il tessuto di polmone cresciuto in eccesso. Il tessuto demolito dai batteri viene poi espulso dalla bocca provocando tosse con catarro. L'espettorazione contiene anche muchi frammisti a pus e potrebbe contenere anche sangue. Questo processo di GUARIGIONE - l'espettorazione del tessuto polmonare demolito dai batteri - la medicina ufficiale lo chiama "tubecolosi polmonare". Tutti i tumori - come abbiamo visto anche nel tumore al seno e nel tumore allo stomaco - vengono smantellati, demoliti dall'azione dei batteri quando non sono più necessari. E con il tumore ai polmoni questa legge non cambia. "La secrezione tubercolare , escreta attraverso l'espettorato, è ricca di proteine. Se la fase di guarigione è lunga e intensa, la carenza di proteine potrebbe essere fatale. La morte, tuttavia, non è causata dall infezione della tubercolosi, ma piuttosto dall'esaurimento delle proteine (per questo motivo, la tubercolosi era precedentemente chiamata "consumo", tisi).
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| oggi come ieri : farse gonfiate |
Questo è esattamente ciò che accadde durante l' epidemia di tubercolosi polmonare del 1919 detta Spagnola dopo che milioni di persone avevano risolto i conflitti subiti durante quattro anni di guerra. La fine della guerra ha avviato una guarigione di massa. A causa dell'estrema povertà causata dalle crisi economiche mondiali seguite alla prima guerra mondiale, le persone affette da tubercolosi non hanno ricevuto il cibo ricco di proteine necessario per la guarigione. Solo coloro che potevano permettersi un'alimentazione adeguata erano in grado di sopravvivere. I poveri non avevano possibilità". Non fu quindi un presunto virus nella cosiddetta "pandemia" chiamata SPAGNOLA che portò alla morte milioni di persone alla fine della prima guerra mondiale ma la mancata guarigione dal tumore dovuta, nelle masse povere, ad una adeguata alimentazione ricca di proteine. Eh si! la cosidetta malefica elite di quattro bottegai arricchiti, sa che la paura di morire per tramite di un virus invisibile svilupperà nelle masse spaventate dal presunto VIRUS, un cancro ai polmoni. E questo è quello che effettivamente succederà a tutta quella gente terrorizzate dal coronavirus una volta che si sentirà al sicuro o che la finta pandemia avrà fine.
sabato 29 luglio 2023
INTEGRALE SUI CAMMINI PIUCHEPERFETTO
Ieri avevo fatto delle foto al mio nipotino Marcello Gruia con la Croce Pour le Merite mettendole anche sulla mia pagina FB dicendo che era la decorazione che il nonno del nonno avrebbe potuto guadagnarsi se solo un bel po’po’ di cose fossero andate differenti e in quel fatidico 1914 l’Italia onorando la sua piu’ che trentennale alleanza con Austria e Germania fosse entrata in guerra schierando i suoi previsti sei corpi d’armata sul fronte occidentale al comando del Gen.Zuccari che avrebbero rintuzzato l’intervento dell’armata francese dell’Interno di Gallieni, scongiurando così la flessione dell’ala destra dell’ala marciante tedesca e quindi determinando la vittoria della “Battaglia della Marna" Questa notte ho sognato che facevo la spola tra castelli mirabolanti dove proprio Marcello combatteva con una spada contro un ragazzino piu’ grande , cio’ dovrebbe intendersi che mi sono consentite fantasie giustappunto mirabolanti, alla “Trono di spade” che infatti nel sogno nominavo, ed allora ripensavo a quella foto con la Pour le merite una decorazione non certo inflazionata come la Legion d’Onore, che l’hanno avuta persino nostri innominabili politici o la Victoria Cross e altre decorazioni inglesi (Ordine del Bagno, della Giarrettiera) che vengono sempre date al valore commerciale o la nostra Croce dell’Ordine Militare che e’ stata data persino al gen Figliolo (quello dei camion di Bergamo e poi delle vaccinazioni forzate). Allora come avrebbe fatto il nonno del nonno di Marcello Gruia, cioe’ mio nonno, a guadagnarsi la Pour le Merite. Eh! ne ho fatto cenno sul post bisogna lasciarsi andare alle ali della fantasia, ma una fantasia ragionata che si rifa’ a studi precisi, a argomentazioni diverse, a scenari inusitati ecco ad esempio i saggi di Guenon, di Junger, di Evola, di Schmitt per immaginarsi appunto un diverso campo d’azione.Nonno del nonno, come ho anzidetto, significa mio nonno ovvero Mario Nardulli nato il 25 novembre 1888, personaggio centrale della mia formazione la cui persona viene presa come riferimento per opere dei cambiamenti epocali , sfruttando le concezioni teoriche dell’integrale sui cammini di Feynman, proprio per articolare uno dei possibili mondi, anzi universi paralleli, ma resi diversi appunto da un diverso modo di far reagire le stringhe in una supersimmetria di riscontro. Si da anche per scontato una certa imprecisione degli Elohim o Annunachi che dir si voglia, nella costruzione della tipologia umana, ovvero in fase di partenza dal nostro pianeta, grosso modo tremila anni fa, cioe’ all’apparire della coscienza con il definitivo crollo della mente bicamerale (Jaynes) ovvero quella con emisfero sinistro deputato alla parola e alla metafora (condensazione) e quello destro deputato alle voci allucinatorie degli dei e alla metonimia (spostamento). Lasciano un prototipo unico immortale e invulnerabile che ha il potere di cambiare forzatamente le cose del mondo, giustapppunto muovendosi simmetricamente tra le varie stringhe, scegliendone una che quindi assume la connotazione di superstringa e delinea un universo intenzionale. Sono io tale prototipo che si trasforma risvegliandosi e scegliendo l’ultima possibilita’ di avere un diverso integrale in un diverso universo, sul racconto del vissuto piuttosto scialbo della vita inscritta negli anni piu’ squallidi ovvero quella con il completo trionfo delle potenze di mare (Inghilterra e Stati Uniti) come lucidamente espresso da Carl Schmitt nel 1942 nel suo saggetto di geo-politica “terra e mare” Voglio per Marcello Gruia una vita come nel sogno fatta di trionfi e di ritorno alla tradizione, per averla comincio ad operare a partire proprio dal 1888 anno di origine del nuovo integrale sui cammini . I precedenti forse piu’ articolati erano il 1348 per scongiurare la farsa della pestilenza e l’ascesa dei mercanti bottegai previo ricorso ad un falso umanesimo con un velleitario individulaismo (Evola) e la pellicola riduttiva di un codice classico arbitrariamente dedotto da un ritrovamente antico piu’ uno strumento di rappresentazione (la prospettiva brunelleschiana) e quindi boicottare i vari attentato del liquido mondo anglosassone al solido mondo terricolo della tradizione e dell’Impero. La seconda era quella del 1720 o giu’ di li’ e boicottare fortemente la cosidetta rivoluzione industriale e la coeva istituzione della Massoneria (sempre prodotti anglosassoni) la terza invece aveva il ritorno alla guida poitica dell’Impero Asburgico del piu’ grande europeo di tutti i tempi il principe Clemens di Metternich, richiamato dalla crisi della guerra di Crimea (1853) ottantenne ma ancora lucido e in grado di imprimere all’Europa una stabilita’ e giustezza tali da assicurarne la prosperita’ per tanti decenni a venire (previo un degno successore da inventarsi : battere i bottegai franco inglesi e savoiardi, sconfiggere poi duramente Napoleone III prima in Italia (1859) e poi con 10 anni in avanti a Sedan e realizzare una grande confederazione imperiale. Questi integrali sono comunque molto piu’ complessi e articolati del quarto che invece si rifa’ ad una doppia super simmetria e comincia nel 1914 ma con i precedenti interventi dele 1888 per avere un mondio il piu’ possibile in accordo con tale periodo.In Italia e’ Re dal gennaio 1878 Umberto I con la consorte Margherita che delineano una epopea davvero ottimale (Belle Epoque in riverbero Italiano). Dominano le splendide canzoni napoletane e le atmosfere delle Copielle, a’ Posteggia il cafe’ Chantant con tanto di sciantose: O sole mio, reginella, e’ spingole francesi , Crispi e’ Capo del Governo ma e’ li da scoppiare lo Scandalo della Banca Romana, a Londra ci sono i famosi delitti di Jack lo squartatore. La casa che funge da centro direttivo e’ al Piano Nobile di via Aureliana 25 in Roma. Ci trasferiamo pero’ in Austria con il nuovo anno e vediamo di impedire che Rodolfo II si suicidi a Meyerling (genn.1889), quindi boicottiamo tutte le invenzioni che sviluppino il motore a scoppio e quindi l’uso della benzina, restiamo con vapore e carbone (uno come Rockfeller deve finire in miseria) il che significa niente vaccini, niente farmaci , sbugiardamento di Pasteur e sugello del principio di Bernard “il microbo e’ nulla, il terreno tutto” quindi Bechamp e su Darwin invece prevale Lamarque. Le invenzioni sono tutte avversate , mentre si da grande valore alle correnti artistiche impressioniste (Monet sopra a tutti quindi Cezanne, Renoir, Degas, Van Gogh, Gauguin e in italia i Macchiaoli. IL Gen Baldissera ex austriaco promuove la colonia Eritrea e stila un accordo con Ras Makonnen che diviene lui Negus e non Menelik (1890) quindi niente guerra con l’Etiopia ma un giusto Protettorato di S.M Umberto I sull’Impero Etiopico , Il fucile mod, 91 e’ il punto piu’ avanzato della tecnologia delle armi e lo restera’ per 80 anni, Giolitti a capo del Governo sana i bilanci e riesce a mantenere la situazione nello Scandalo della Banca Romana la quale invece segna la fine della carriera di Crispi Avremo al Governo nel fine secolo e nel passaggio al XX : Sonnino, Saracco, Zanardelli e Baldissera dopo essere stato nominato Generale d’Esercito (1897) Niente fasci siciliani e ovviamente niente moti di Milano, niente cannonate di Bava Beccaris e conseguentemente niente uccisione di Umberto nell’agosto del 1900. Neanche a parlare degli esperimenti Radio di Marconi e neppure di progressi nella telefonia, anche sulla luce e l’illuminazione pubblica io non sarei così frettoloso, motori per automobili private neanche per idea , mentre ecco si qualche concessione alle sequenze di immagini: il cinema dei fratelli Lumiere, ma pochissimo sviluppo delle pellicole a soggetto, ecco il massimo l’innaffiatore innaffiato, i film sono soprattutto documentari (1895 -1910) con il nuovo secolo niente aeroplano, fallimento dei fratelli Wright e a volare non ci si pensa piu’. Niente massiccia emigrazione in america e quindi niente mafia organizzata . ed ecco che si comincia a coccolarsi il modello ; ragazzetto sveglissimo, robusto, fa vari sport e si mette in luce nel nuoto e nel canottaggio , si iscrive al ginnasio nel 1903 e prende la licenza nel 1905, ma ha un furioso litigio con il padre e nell’agosto scappa di casa raggiungendo il Lago di Garda dove fa svariati mestieri; si stabilizza a Salò e lavora in una ferrovia locale .e’ alto robusto, decisamente un bel ragazzo, anche se ha interrotto gli studi legge molto e si informa su vari specifici (ad esempio scopre la psicoanalisi nel dicembre del 1905 su avallo di una giovane signora, che e’in contatto con dei medici di Vienna ). Rimane a Salo’ per due anni fino al 1907, poi nel gennaio 1908 fa ritorno in famiglia e riprende gli studi interrotti prendendo la maturita’ classica nel 1910 per partire nell’ottobre militare come allievo ufficiale che in relazione alla sua iscrizione delle liste di leva di Salò viene assegnato negli alpini al 3° rgt° btg. Exilles.Nominato Sergente nel marzo, nel giugno 1911 viene nominato Sottotenente ed assegnato al btg. Venzone del 5° alpini per il servizio di 1^ nomina a Mantova. Nel febbraio 1912 viene inviato in Libia alle dipendenze del Gen. Tommaso Salsa che lo nomina ufficiale di collegamento tra la sua Divisione e l’8° rgt° alpini comandato dal Col. Cantore. Avra’ modo di distinguersi meritando prima un encomio solenne e poi una medaglia di bronzo al v.m. sul campo (maggio 1913) Viene rimpatriato e collocato in congedo con la promozione a Tenente (9 giugno 1913) . torna a Roma e si impiega alle Ferrovie con frequenti missioni nelle tratte meridionali Napoli- Bari- Palermo. Francesco Giuseppe sebbene abbia ampiamente superato gli ottanta anni non ne vuole sapere di lasciare il trono e così si lascia facilmente irretire nel proclamare quel famoso ultimatum alla Serbia dopo l’uccisione del Principe Francesco Ferdinando. Umberto e’ ancora sul trono e ha settant’anni : allo scoppio della guerra il 28 luglio 1914 tra Austria e Germania contro Francia e Inghilterra e neutralita’ della Russia , che tutto sommato non si fa irretire in una alleanza con le potenze di mare, mentre l’Inghilterra gia’ si adopera per spingere alla guerra gli Stati Uniti. Umberto immediatamente si associa alla dichiarazione di guerra a Serbia, Francia, Inghilterra rispettando appieno le clausole della trentennale alleanza e disponendo l’invio di 6 corpi d’armata al cdo del gen. Zuccari sul fronte occidentale. Lui Mario Nardulli era stato gia’ richiamato alle armi il giorno precedente 27 luglio 1914 ed assegnato al 4° rgt° alpini a Torino come tenente con incarico di cte interinale di compagnia subito operativo nelle Alpi occidentali entrato in zona di guerra dal primo giorno dello scoppio del conflitto in zona Alta Savoia . Il 29 luglio effettua una incursione verso Tignes e poi al Lago per poi dilagare con la propria compagnia verso “le rouiseau de beau plan” dove cattura una intera compagnia nemica e si dispone all’accerchiamento di altri reparti che con il pervenire del reggimento al completo porta ad un importante avanzamento di tutta la zona. Nel corso dell’azione e’ ferito alla spalla destrra da schegge di Shranapels (1 agosto 1914) dopo che era rimasto in linea per una ferita al braccio approssimativamente curata. Ricoverato ad un Ospedale da campo e’ immediatamente proposto per la medaglia d’argento al v.m. sul campo che gli viene conferita con il Gen. De Churand che gli appunta la medaglia sul petto (7 agosto 1914) . inviato in licenza di convalescenza di 5 gg. l’8 agosto , il 13 agosto e’ destinato al Corpo d’Armata Speciale in Francia che fa parte del contingente di invio dei 6 corpi d’armata comandati dal Gen. Zuccari (a proposito il capo di S.M. non e’ Cadorna che il Re non aveva troppo in simpatia, bensi’ il Gen. Roberto Brusati ), il suo corpo d’armata il VI e’ comandato dal Gen. Cigliana. Con R,D, del 17 agosto 1914 riceve la promozione a Capitano e pertanto nel suo nuovo incarico assume il cdo titolare di compagnia (22 agosto) questo mentre va iniziando la battaglia delle frontiere, cui per il momento i sei corpi italiani non presero parte: Lo fecero a partire dal 31 agosto ed il 5 settembre provvidero a rintuzzare l’Armata dell’Interno del Gen. Gallieni contribuendo quindi al vittorioso esito della Battaglia della Marna, in cui l’esercito francese annientato e le truppe austro tedesche italiane entrarono a Parigi 7 settembre 1914 Nei giorni successivi la Francia addivenne alla richiesta di armistizio (9 settembre) mentre ilm contingente inglese diede inizio a una serie di manovre nel tentativo di svincolarsi dalla pressione degli eserciti della Triplice e raggiungere la Manica dando luogo alla cosiddetta "corsa al mare". 10 – 17 settembre 1914 Il reparto del nostro M.N. non aveva preso parte alla battaglia della Marna e aveva occupato delle posizioni sovrastanti proprio il contingente inglese su una felice intuzione del Magg.Gen. Enrico Caviglia cte della Divisione che durante la corsa al mare ne avrebbe anticipato le mosse. In questo frangente M.N. che fu interinalmente nominato cte di un battaglione misto si trovo’ a rintuzzare direttamente l’urto inglese riuscendo a infrangerne l’impeto (17)b e consentire l’apporto del resto della divisione di Caviglia (18-19) e di altre due tedesche(19) e una austriaca (20) determinando così l’accerchiamento e l’annientamento del contingente inglese che venne interamente catturato . (20-21 settembre 1914 ) Tuttavia l’Inghilterra non chiese armistizio e chiamo’ a difesa insulare tutta la sua marina schierata sulla Manica (20-26 settembre) I tedeschi conferirono la Pour le merite’ al capitano Mario Nardulli (25 settembre ) e quella con fronde di quercia al Gen. Caviglia , mentre dall’Italia arrivava il 5 ottobre 1914 la promozione a Maggiore per merito di guerra sul campo. Entusiasmo alle stelle, ma l’Inghilterra grazie alla sua Marina riusciva a rendere inespugnabile il suo territorio insulare e intanto le tentava tutte , soprattutto mobilitando la Massoneria per far entrare gli Stati Uniti nel conflitto (ottobre 1914) . Per ora basta così, se mi andra’ di darne il seguito di una situazione così differente, dove l’istanza Schmittiana di Terra/Mare viene platealmente affermata lo faremo in un nuovo articolo/divertissement
mercoledì 5 luglio 2023
DA MARIO A MARCELLO
Mario : Un tempo ero orgogliosissimo di questo nome per il fatto che apparteneva alla persona che ho stimato e amato piu’ di tutti : Mario Nardulli nato il 25 novembre 1888 e che in quanto nipote fu dato anche a me (9 giugno 1948), ma poi avverse, anzi diciamo proprio sgradite e sgraditissime situazioni legate a personaggi che avevano questo nome hanno finito per disamorarmi delle accezioni prettamente nominalistiche del termine, e ho quindi deciso di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote, ovvero da Mario prendo il nome Marcello La prima disillusione era stata quando mi sono reso conto che il mio nome non era affatto quel prototipo di originalita’ che avevo creduto nell’infanzia – caso curioso nella via dove abitavo appunto nell’infanzia, via nicolo’ V, a ridosso delle Mura Vaticane e dominate dalla mole “der Cuppolone” non c’era nessuno, ma proprio nessuno che si chiamava Mario; una marea di Giuseppe, Paolo e Franco a profusione, persino piu’ di un Filippo e poi Luigi, Sergio, ma di Mario neppure l’ombra, sicche’ ricordo che nel periodo piu’ “animistico” dell’infanzia, quando si tende a considerare tutte le manifestazioni della natura e anche del sociale, strettamente correlate a te stesso, (il sole sta in cielo per farti giocare, il mondo e’ sotto il balcone a portata della tua mano che basta allungare per prenderlo tutto, quell’albero sta proprio la’ per farti ombra quando sei sudato e hai bisogno un po’ difrescura, etc.), mio padre per premiarmi che sapevo benbrogliarmi nella lettura, mi aveva fatto l’abbonamento a Topolino a partire dall’agosto del 1952 e la cosa da allora era continuata negli anni “ecco visto che Mario oramai e’ un provetto della lettura gli faremo questo dono “ aveva detto e la cosa era andata avanti mese dopo mese , anno dopo anno, per cui mi ero andato convincendo che la parola “som-mario” che stava sempre nella prima pagina del giornaletto, stesse li’ in mio onore, dato che mi arrivava sempre ogni 10 e 25 del mese, appunto i giorni in cui all’epoca usciva il Topolino da 80 lire. L’infanzia si sa, un bel giorno decide di andarsene e improvvisa- mente il tempo ha una accellerata vertiginosa, quel giorno che sembrava durare un’eternita’ complice quel sole che in cielo non ne voleva proprio di sapere di tramontare, di colpo se ne andava oltre la siepe, ed eccoti al buio, e mannaggia… quella mano che un tempo sembrava proprio che riuscisse ad afferrare tutto, ora la ritraevi tutta vuota, senza niente, che magari per caso, le rimanesse appiccicato. Proliferano i Mario appena si esce da quel piccolo paradiso terrestre che e‘ l’infanzia ( un detto da Freud, non da me) ed io mi sento sempre piu’ pressato da questo tempo frettoloso e tiranno, e sempre in debito di quella originalita’ che era stata una mia peculiarita’ dei primi dieci, undici anni di vita. C’è Mario Monicelli il regista, e va bene, Mario Girotti che quando faceva Cerasella e non era ancora Terence Hill, mentre Bud Spencer si chiamava Carlo Petersoli ed era intimo amico di mio padre che lo chiamava Carletto dato che erano stati insieme nella squadra nazionale di pallanuoto; si insomma parecchi Mario anche vieppiu’ a scuola e persino tra gli amici, ma nessuno a demeritare, per cui ci poteva stare solo quella perdita di originalita’; certo avrei voluto chiamarmi Galvano o Lodovico, ma tutto non si puo’ avere, e quindi avevo cominciato a farci il callo a tutte queste persone che si chiamavano come me. Non piu’ anni, ma decenni si erano andati accavallando, senza che avessi a ritornare su tale questione; certo magari qualche insofferenza per persone che non mi piacevano granche’, tipo un personaggio della radio che si era deformato il nome in Marione che parlava ossessivamente solo di calcio (sia la radio sia il calcio sono cose che ho sempre aborrito) , un comico che giocava un po’ sul piano dell’assurdo che non mi era congeniale, ma che qualcuno aveva alluso che mi somigliasse non solo per il nome e perche’ fosse un architetto come me “ma tu sei scemo “ rispondevo piccato quello sara’ alto uno e settanta, io sono un metro e ottantasei” . insomma, ci sta messo che non tutti quelli che si chiamano come te, una volta che ne hai constatato una notevolissima diffusione, non potessero essere tutti di tuo gradimento. Si era quindi arrivati alla vecchiezza , magari non proprio estrema come quella di oggi, ma insomma bella che pronunciata: sessantaquattro anni 2012 e chi ti nominano capo del governo ? un iperneoliberista, euoropeista convinto quindi filo UE, professore alla Bocconi, legato a tutti i gruppi speculativi di alta finanza del mondo, cioe’ stante la mia ciultura, il mio punto di vista : il peggio del peggio, sulla scia degli ultimi personaggi proposti dalla nostra politica i Prodi, i Ciampi, i Napolitano, che pero’ non si chiamavano Mario. Ecco con quel primo Mario a capo del governo e’ allora che il mio nome comincia a starmi proprio stretto. Passano quasi dieci anni, febbraio 2021 nel pieno della piu’ grande farsa mai perpetrata in tutta la storia del genere umano ed ecco viene nominato a capo del Governo, il rappresentante piu’ convinto di tutto quel mondo di bottegai, di inganni, di farse ed anche di veri e propri carnefici di liberta’ …..e questo figuro si chiama …........................................................................Mario.Ecco capite perche’ a questa seconda onta non ce l’ho fatta a resistere , tanto piu’ che oramai la mia vecchiezza si era fatta davvero estrema ( quasi 73 anni e fino a passare i 74, nel luminosissimo giorno del 21 luglio 2022 delle dimissioni del soggetto in questione ) e ho maturato la decisione di non chiamarmi piu’ Mario, ma cambiarlo in Marcello. Un nome che ho sempre adorato, per via della appartenenza all’unico attore che mi siasempre piaciuto e abbia anche ammirato Marcello Mastroianni, per qualche altro bel soggetto frequentato nella vita, ma soprattutto per essere il nome di mio nipote Marcello Gruia Nardulli nato il 23 febbraio 2019. Mi ha divertito l’idea di fare il contrario di quello che si fa di solito : dare il nome del nonno al nuovo nato, ebbene io faccio il netto contrario : da nonno prendo il nome del nipote: se non e’ simmetria questa , anzi direi proprio una super simmetria come quella che governa le stringhe in fisica quantistica secondo la M-Theory di Witten (1995) e che asseconda anche il famoso inconscio come insiemi infiniti dello psicoanalista cileno Ignacio Matte’ Blanco
giovedì 29 giugno 2023
MANIPOLAZIONE TUTTA A SINISTRA
IL meccanismo manipolatorio agisce alla grande sulla "sinistra" specie questa sinistra del secondo millennio che si e' fatta cavalier servente del liberismo piu' sfrenato e piu' abbietto, quello di poche lobbies di magnati eredi dei bottegai che hanno iniziato la loro marcia di conquista del mondo sostituendo nell'immaginario più o meno popolare, quello che un tempo era prerogativa del Dio. Da un lato la manipolazione mediatica isola una o più caratteristiche di larga diffusione - l'istruzione superiore, la residenza in un'area metropolitana, la gioventù - e le trasforma in distintivi di appartenenza a una élite sedicente virtuosa in seno alla comunità di riferimento, dall'altro crea un'aspettativa positiva associando queste caratteristiche a preferenze politiche presentate in termini altrettanto positivi- l'internazionalismo, l'europeismo, il politicamente corretto, generando così nei destinatari un obbligo morale ad aderirvi, per certificare la propria appartenenza alla schiera dei migliori. Il fenomeno, noto agli psicologi sociali come Effetto Rosenthal o Effetto Pigmalione, descrive la possibilità di indurre i comportamenti e/o le qualità di un soggetto rendendogliene manifesta l'aspettativa da parte di un'autorità o di una guida riconosciuta. Se i giornali scrivono che i cittadini più istruiti votano progressista perché sono saggi, questi ultimi tenderanno ad avverare la profezia votando progressista, sì da essere degni di annoverarsi tra i saggi. Collateralmente anche i meno istruiti, purché esposti alla narrazione, orienteranno le proprie opinioni verso il medesimo standard per assimilarsi ai migliori. In questo modo la descrizione mediatica diventa norma coattiva, avverando se stessa. n un altro articolo di questo blog si è visto come il principale movente politico della vasta e longeva categoria dei moderati non risieda nell'interesse o negli ideali, ma piuttosto in un desiderio di celebrare la propria superiorità aderendo agli standard etico-politici di volta in volta fabbricati e magnificati dagli organi di stampa, cioè dal potere in carica. Si è anche visto come la coltivazione di exempla negativi da cui distinguersi - gli estremisti, i razzisti, i fascisti, i terroristi, gli indifferenti, la pancia degli elettori ecc. - sia strettamente funzionale all'allestimento letterario di quegli standard buonisti e alla loro imposizione: il terrore di finire dietro la lavagna con il cappello dell'infamia spinge i gregari a suffragare qualsiasi atto, anche il più atroce. È il terrore atavico dell'esclusione dal branco, la cui urgenza irrazionale diventa strumento di propaganda e di sottomissione in quanto prevale sugli interessi dei singoli, anche i più legittimi, e li annulla nell'imperativo di un presunto bene spersonalizzato e comune - cioè del personalissimo bene di chi detta le trame ai giornali.
Ai mezzi di informazione spetta il compito di alimentare questa aggregazione autocelebrativa coltivando simboli, mode, antagonismi e dibattiti che, per aggredire i gangli prerazionali del target, devono affondare la loro suggestione negli archetipi più radicati e ancestrali. Limitandoci al caso qui analizzato, la dialettica centro-periferia allude, sotto l'apparenza asettica del dato demografico, alla connotazione morale e intellettuale dell'urbanitas latina in quanto eleganza di modi e di eloquio e "tacita erudizione acquisita conversando con le persone colte" (Quintiliano, Inst. orat. VI III 17), da contrapporre alla grezza rusticitas. Se città e civiltà condividono il medesimo etimo (civitas), la villa (cascina, podere e, per sineddoche, la campagna tutta) partorisce non solo il villico, ma anche il villano e l'inglese villain, cioè l'antagonista, il malvagio, l'irredimibile cattivo delle fiabe. In quanto all'istruzione, il suo riflesso positivo e condizionato ha una radice quantomeno duplice. Da un lato rimanda anch'essa alla celebrazione classica dell'erudizione e, per successiva approssimazione e sovrapposizione semantica, alla sapientia della pneumatologia cristiana che in origine identifica discernimento e saggezza. Che i dotti debbano avocare a sé la guida delle cose pubbliche era già in Platone, là dove contrapponeva alla democrazia ateniese la sofocrazia, il governo dei filosofi e dei sapienti. Dall'altro, l'attenzione al grado di istruzione innesca un automatismo pedagogico che rispecchia l'infantilismo coltivato dai media e dove la qualità degli individui è misurata in termini di diligenza e non di intelligenza. Sicché lo studente/cittadino meritevole è quello che ascolta la maestra, passa gli esami e consegue il titolo di studio, così come il politico buono è quello onesto che si attiene alle regole senza metterle in discussione, il lettore buono è quello che ripete tutto ciò che legge sui giornali e il popolo buono è quello che fa i compiti a casa di merkeliana memoria, senza interrogarsi sulla bontà del progetto politico sotteso. Il successo di questa articolata "captatio benevolentiae" è tale da suscitare non solo l'autocompiacimento dei suoi destinatari - sì da renderli argilla nelle mani del manovratore di turno - ma anche un odio acerrimo verso chi non si conforma allo schema. I moderati, nonostante rappresentino di norma la maggioranza dell'elettorato (diversamente il potere non se ne curerebbe), amano immaginarsi come uno sparuto manipolo chiamato a difendere la fiamma della civiltà dai barbari. La loro forza sta nella paura, e la paura genera odio. Sicché, nei rari casi in cui la realtà non si conforma alle loro aspettative, si scagliano contro chiunque ardisca trasgredire il catechismo impartito dai loro giornali. Il subumano va arginato e interdetto per il bene di tutti e in deroga a tutto. Resta l'effetto: quello di rendere dicibile l'indicibile - la revoca del suffragio universale - e di gettarne il tarlo nelle teste dei lettori, così da prepararli ad applaudirne l'avvento e illuderli che, quando ciò accadrà, loro non ne saranno colpiti trovandosi al sicuro sulla sponda dei migliori. Insomma è sputato quello che sta accadendo oggi con questa farsa della pandemia, di un terrificante , anzi flagellante (per usare un termine assai caro alla stampa di regime) contagio, che in realtà ha quasi realizzato il sogno indistruttibile della medicina allopatica e della farmacologia "di fare di ogni sano un malato" tirando fuori dal cappello di illusionista i termini del nuovo "crugifice" Negazionista, complottista, No vax, no mask. Avendo chiarito che le temibili decisioni della massa ignorante non sono altro che le decisioni sgradite alla massa degli opinionisti e dei loro lettori, non è del tutto ozioso chiedersi se esista davvero, e in che misura, una correlazione tra l'istruzione/informazione degli elettori e la qualità della loro partecipazione politica. Nel mischione semantico postmoderno, "scientia" (conoscenza) e "sapientia" (saggezza) convergono nell'accezione burocratica del sapere certificato dai titoli di studio, sicché la sofocrazia platonica - il governo dei saggi - diventa il governo dei laureati e, a fortiori, di coloro che formano i laureati, cioè dei professori, attestati da non meglio precisati titoli se non quelli di un asservimento da mercimonio al sistema . Essa diventa quindi tecnocrazia, l'esito ossessivo della contemporaneità politica in cui l'equivoco di una seduzione antica si coniuga con l'ulteriore equivoco di una competenza che si vorrebbe rivolta agli strumenti - il diritto pubblico, i regolamenti di settore, le norme contabili ecc. - e non ai fini del governo comune. Se gli strumenti nascono al servizio dei fini, escludere dalla determinazione dei fini coloro che non conoscono gli strumenti è un modo intellettualmente puerile per avocare a sé le decisioni, nel proprio interesse. Per lo stesso risibile principio, chi non ha studiato l'armonia tonale non potrebbe esprimere preferenze musicali, chi non conosce l'aerodinamica non potrebbe decidere su quale volo imbarcarsi e a chi ignora la geologia degli idrocarburi andrebbe vietato di impostare il termostato di casa. L'aristocrazia del passato, più onesta, spregiava il vile meccanico anteponendogli l'erudizione e il lignaggio. Quella odierna lo glorifica per dare una parvenza di asettica meritocrazia ai propri capricci. Si riporta un'interessante ricerca della professoressa Penny Lewis sulla ricezione della guerra di Vietnam presso il pubblico americano di quindi più di mezzo secolo fa " in generale, i settori più istruiti del pubblico hanno sostenuto più di tutti il prolungamento dell'impegno militare americano [in Vietnam]. Nel febbraio del 1970, ad esempio, Gallup sottoponeva al campione il seguente quesito: "Alcuni senatori sostengono che dovremmo ritirare immediatamente le nostre truppe dal Vietnam: siete d'accordo?". Tra coloro che fornirono una risposta, si espressero in favore del ritiro immediato oltre la metà degli adulti in possesso di licenza elementare, circa il 40% dei diplomati e solo il 30% di coloro che avevano frequentato un'università. Non si trattava di un'anomalia statistica. Nel maggio del 1971 il 66% dei rispondenti laureati riteneva che la guerra fosse stata un errore, a fronte del 75% dei diplomati. In generale, un'attenta lettura dei dati dimostra che nella maggior parte delle questioni riguardanti la guerra, la più forte opposizione al coinvolgimento americano in Vietnam provenne dalla parte meno istruita della popolazione. " Tornando al nostro Paese : poiché raramente i programmi di storia dei licei si spingono oltre il Fascismo, ci piace ricordare anche ai più istruiti che cosa fu la guerra in Vientam: una lunga, inutile e sterminata carneficina, la più grande dopo la seconda guerra mondiale, con oltre 5 milioni di morti di cui quasi 4 civili, dieci nazioni coinvolte, rappresaglie, stupri, torture e milioni di sopravvissuti traumatizzati a vita. Ma essa fu anche la più grande sconfitta politica e militare degli Stati Uniti, che in quell'avventura persero oltre 160 miliardi di dollari e quasi 50.000 uomini senza ottenere nulla, se non la vergogna di un attacco infame e di una disfatta su tutti i fronti. Inaugurata con il pretesto evergreen di proteggere un gruppuscolo esotico dai cattivoni di turno (allora erano i comunisti, oggi frequenterebbero una moschea) e degenerata nella penosa illusione di "rendere credibile la potenza" americana (cit. JFK), la guerra in Vietnam durò vent'anni. E in quei vent'anni l'opinione pubblica americana ne conobbe le atrocità leggendo i reportage, seguendo i documentari e ascoltando le testimonianze dei rimpatriati. Con il passare degli anni anche la prospettiva di un esito favorevole del conflitto appariva sempre più remota, sicché sostenere l'impegno militare dopo 15 anni di inutili stragi non era da ignoranti, ma da stupidi. E i più stupidi erano proprio i meno ignoranti. Più avanti, nello stesso libro, si riporta la conclusione di uno studio condotto dal prof. Richard Hamilton nel 1968, secondo il quale: " ... la preferenza per le alternative politiche più "dure" si riscontra con maggior frequenza tra i seguenti gruppi sociali: i più istruiti, coloro che occupano posizioni di prestigio, le categorie ad alto reddito, i giovani e le persone che prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste. La testimonianza è di sorprendente attualità. Non solo perché le categorie sociali citate - gli istruiti, i prestigiosi, i benestanti, i giovani, prevalenti tra i falchi politicamente miopi di allora - sono esattamente le stesse in cui la stampa di oggi pretende invece di celebrare l'elettorato più lungimirante, ma soprattutto per la chiave di lettura che si anticipa nella chiusa. Queste persone non sono semplicemente informate, ma "prestano molta attenzione ai giornali e alle riviste". La ricerca di Hamilton evidenzia una correlazione tra quegli status sociali e una maggiore inclinazione a lasciarsi orientare dall'informazione stampata, cioè dalla propaganda. Elidendo i termini centrali, le retoriche degli opinionisti moderni si potrebbero allora ritradurre e semplificare così: l'elettore buono è quello che fa ciò che gli dicono i giornali. A prescindere dalla condizione sociale, che è strettamente funzionale a fabbricare nei manipolati l'illusione della propria superiorità e indipendenza (se in altre circostanze i più obbedienti fossero stati gli incolti, si sarebbe detto che i colti erano inconcludenti, debosciati ecc.). Ma perché i cittadini più istruiti e sopratutto quelli di sinistra sono, mediamente, anche i più esposti alla propaganda? Sul tema una riflessione del sociologo francese Jacques Ellul, dove si sostiene che la moderna propaganda non può funzionare senza "istruzione" o perlomeno una istruzione "incanalata" servile al sistema
quale alla fin fine dopo secoli di protesta sempre un pò manierata, sempre con un sottofondo di frustrazione e di atavica invidia, la sinistra doveva pervenire, mostrando, come ho scritto in un precedente articolo del blog LeNardullier.blogspot.com, di essere in sostanza l'altra faccia di una stessa medaglia e cioè quella del capitalismo nato dalla Rivoluzione Industriale e del progressivo incalzante consumismo. Ellul ribalta la nozione prevalente secondo cui l'istruzione sarebbe la migliore profilassi contro la propaganda. Al contrario, sostiene che l'istruzione, o comunque ciò che è comunemente designato con questo termine nel mondo moderno, è il prerequisito assoluto della propaganda. Di fatto, il concetto di istruzione è ampiamente sovrapponibile a ciò che definisce "pre-propaganda": il condizionamento delle menti tramite l'immissione di grandi quantità di informazioni tra loro incoerenti, già dispensate per altri fini e presentate come "fatti" e "cultura". Ellul prosegue il ragionamento designando gli intellettuali come la categoria più vulnerabile alla propaganda moderna, per tre motivi: 1) assorbono la più grande quantità di informazioni non verificabili e di seconda mano; 2) sentono il bisogno impellente di esprimere un'opinione su qualsiasi importante questione di attualità, e pertanto soccombono facilmente alle opinioni offerte loro dalla propaganda su informazioni che non sono in grado di comprendere; 3) si considerano in grado di "giudicare per conto proprio". Hanno letteralmente bisogno della propaganda. In termini pedanti, l'istruzione scolastica al netto delle competenze tecniche che impartisce (da cui l'illusione tecnocratica) è il veicolo di trasmissione di un'impalcatura simbolica che riflette e rafforza, in termini necessariamente schematici e riduttivi, gli automatismi ideali della comunità politica di appartenenza. Un ulteriore esempio, tra i tanti, è la permeabilità del pubblico al discorso pseudoscientifico, che veicola messaggi privi di fondamento scientifico ammantandoli del lessico e del contesto - accademico, editoriale, mediatico ecc. - propri della scienza. La seduzione di questa cosmesi è evidentemente tanto più efficace verso coloro che hanno maturato un rispetto acritico e istintivo verso le insegne della scienza e dei suoi luoghi, cioè in chi ne ha più a lungo subito l'autorità nel corso degli studi. Ciò realizza puntualmente l'intuizione di Ellul: l'istruzione è necessaria per affermare l'autorità dei maestri, ma quasi mai sufficiente per verificarne gli insegnamenti. È un caso etimologico che "dotto" e "indottrinato" condividano la stessa radice (dŏcĕo), e così anche "sedotto" ed "educato" (dūco). Non è invece un caso che i cittadini più istruiti, sia per il maggior prestigio sociale di cui mediamente godono, sia per l'impalcatura simbolica dispensatagli dalla scuola, sia per un risibile e mal dissimulato orgoglio di classe, siano i bersagli non solo preferiti dalla propaganda, ma anche i più facili. e comunque e' un po' la medesima tesi dell'ironicissimo fisico quantista Richard Feynmanche prendeva le distanze da una cultura un po' troppo superficiale e quindi suscettibile di essere manipolata, proprio quella che emerge dal piu' che secolare rovellio intellettuale della ideologia di sinistra e che ha come suo archetipo originario non tanto il pensiero di Karl Marx, quanto del suo massimo ispiratore ovvero quel Giorgio Hegel che ipocritamente sosteneva che il reale è razionale e il razionale reale, proprio per mettersi al sicuro da critiche fin troppo plausibili che filosofi meno inclini alla piaggeria (Schopenauer, Nietzsche, financo un Freud) avrebbero potuto muovere ad un'idiozia del genere
Non è difatti un caso che proprio gli intellettuali siano sempre stata la classe sociale più pronta ad accettare i dettami delle più feroci dittature, gli intellettuali ed anche gli artisti e oggi più che mai, la pressocchè quasi totalità degli operatori dello spettacolo e della comunicazione ( attori, scrittori, giornalisti , etc.) inverando in pieno la tematica del figlio di Thomas Mann : Klaus, con il suo romanzo Mephisto
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