sabato 17 aprile 2021

ANNO MENO UNO

 


Ho più volte rimarcato come la gente di sinistra, e non certo da oggi, che questa farsa di pandemia ha fatto cadere tutte le maschere di pseudo intellettualità e ancor più di  ipocrita impegno, si sia sempre caratterizzata per un dogmatismo di tipo scientista che è il più accreditato erede della religiosità alla Torquemada della Santa Inquisizione. "Non siamo mica all'anno zero" diceva uno di questi miei ex e oramai improponibili amici, riferendosi alla medicina, alla scienza sulle iper generali senza neppure un larvato accenno alla fisica quantistica  e ai suoi apparenti paradossi : la doppia fenditura , l'entanglement, l'effetto farfalla, i neuroni specchio, la relatività ristretta e generale di Einstein,  il principio di indeterminatezza di Heisenberg, l'equazione d'onda di Schrodinger, senza neppure un approfondimento alla psicoanalisi oltre quella accreditata dai rotocalchi scandalistici sul pantasessismo freudiano, senza menzione del ribaltamento del Al di là del principio del piacere, della pulsione di morte , della seconda topica, e a quell'analisi "interminabile" che indubbiamente non era in linea con la metodologia di sfruttamento consumista del capitalismo avanzato di dopo la prima e, vieppiù seconda guerra mondiale. "No che non siamo all'anno zero!..."  rispondevo tranquillo io, più di 10, forse anche venti o magari trenta anni fa " ...siamo all'anno meno uno ! e guarda non ti ci metto neppure la radice quadrata  per passare ai numeri immaginari, perchè non c'è nessun immaginario da perseguire, nè tanto meno inversione di segno che mi riporti attraverso il coniugato al Reale, e quindi ad un reale senza quel razionale, che costituisce la ridicola presupposizione di Hegel e di tutti i suoi ronzini, primo fra tutti Marx, tra i più recenti Popper e il suo esecutore pratico Soros. Siamo all'anno meno uno, negatività totale, senza se e senza ma, che fanno pensare alle avversatissime idee di Guenon, di Evola, di Eliade, ovvero un mondo come declino e non evoluzione, o come disse Juan Donoso Cortes alla Camera dei Deputati di Madrid del 1849  "la causa di tutti i vostri errori, Signori, sta nel fatto che voi ignorate la direzione della civiltà e del mondo: voi credete che la civilta' e il mondo progrediscano, in verita' essi regrediscono"

I pensatori sopraccennati hanno tutti questa verità ben chiara (involuzione e non evoluzione) al contrario degli Hegeliani, i positivisti e sopratutto la mentalità di sinistra che fa il suo esordio nel mondo in uno dei peggiori periodi storici, quello della Rivoluzione francese, e viene ratificata oltre mezzo secolo dopo, con presupponenze non a caso millantate come scientifiche, da un parvenu della filosofia con la sua stracca adesione ai principi hegeliani. La scienza acritica  che i seguaci di Marx e le sue razzaffonate teorie hanno eletto a erede del dogmatismo religioso,  e', in verità e da oltre un secolo, quanto mai fallace e relativissima (anche a non voler considerare la famosa teoria di Einstein e i vari principi della fisica), e i muri delle sue impalcature sono pieni di falle. Viene da pensare a quel "mistero delle cattedrali" che il non meglio definito Fulcanelli un secolo fa indicava come  simbolo di quanto perduto a seguito dell'affermarsi del cosidetto 
 Umanesimo, cui persino un super razionalista come l'architetto Le Corbusier gli rispondeva con il suo "Quand les Cathedrales etaient blanches"  come nostalgia di quel Medioevo, un'epoca altra, indubbiamente migliore. Oggi di certo non ci sono più cattedrali così come non c'è niente che ricordi  la coralità del medioevo ed ecco perchè la cosidetta scienza appare come una sorta di muri diroccati dove tutti hanno sparato i loro proiettili e dove non rimane che lo scheletro dell'antica rappresentatività, però diciamolo, e questo assunto lo traggo non dalla conoscenza per così dire accreditata da questa cultura, che ha dato spazio a idiozie tipo la dialettica hegeliana e il suo ciò che è reale è razionale e viceversa, per non parlare della infame teoria marxiana che si è apoditticamente attribuita il termine di scientifico a
proposito del suo ridicolo materialismo, ma lo traggo da teorie e pensieri altri, tipo i sopraccennati Guenon, Evola, Eliade e tipo anche un libro di cui ho casualmente ripreso la lettura un paio di giorni fa, ritrovandolo come occultato in un ripiano della mia libreria:  "Il mattino dei maghi" di Pauwels e Bergier.

giovedì 15 aprile 2021

HAMER: MICROBI = POMPIERI




SENTO SEMPRE IL BISOGNO DI FISSARE PIU' SCRITTI POSSIBILI SULLA FANTASTICA, TEORIA DI RIKE GEERD HAMER, DI GRAN LUNGA LA PIù IMPORTANTE SCOPERTA DEL XX SECOLO (BHE MAGARI A PARA PATTA CON LA PSICOANALISI DI FREUD) Se si conoscono le 5LB è impossibile non notare le "somiglianze" di come la "medicina ufficiale" abbia in passato "raccontato" l'AIDS esattamente come stanno facendo da un anno col presunto INVENTATISSIMO COVID19, O MEGLIO , NON INVENTATO, MA SEMPLICEMENETE UTILIZZATO UN QUALCOSA CHE C'ERA SEMPRE STATO: UNO STATO DI AFFEZIONE LEGGERO CHE HA ANCHE RISCONTRI LETALI SPECIE IN PAZIENTI ANZIANI O CON PRECEDENTI PATOLOLOGIE, I VARI VIRUS PRESENTI IN UNA BANALE INFLUENZA. VIEPPIU' SI FA SEMPRE PIù ADERENTE L'ASSOCIAZIONE VIRUS E MICROBI IN GENERE= POMPIERI. Come in pompieri in un incendio difatti i vari microbi incanalati per foglietti embrionali (in questo stralcio meravigliosamente spiegato da Hamer nel suo fondamentale libro "Testamento per una nuova medicina" ) si attivano per riportare lo stato di normalità in un corpo
Detta in due parole: STANNO UTILIZZANDO L'INTUIZIONE DI HAMER CHE ALLA BASE DI TUTTE LE PATOLOGIE C'E' SEMPRE LA PAURA, INDOTTA DA MEDIA, MEDICINA UFFICIALE MAINSTREAM ECC, PERCHÈ LORO, PROPRIO GRAZIE ALLE SCOPERTE DI HAMER, LO SANNO BENISSIMO CHE LA PAURA È UNA DELLE ATTIVAZIONI BIOLOGICHE PIÙ POTENTI IN NATURA, CIOÈ... È PROPRIO LA "PAURA DI UNA DETERMINATA COSA", CHE "INNESCA LA COSA STESSA"...
Programmi speciali biologici sensati
secondo la conoscenza della Nuova Medicina Germanica® del Dr. med. Ryke Geerd Hamer
AIDS – Come una diagnosi può uccidere!
Già nel 1987 quando l’invenzione del panico dell’"AIDS" andava a gonfie vele scrissi nel mio libro "Testamento di una Nuova Medicina", come l’"AIDS" fosse il più grande imbroglio del nostro secolo e questo per vari motivi!
L’argomento principale contro L’AIDS come "malattia" a se stante, sono le cognizioni sul sistema ontogenetico dei tumori e sul derivante sistema ontogenetico dei microbi (funghi, batteri, virus). "Come dimostrano le mie ricerche empiriche su più di 15.000 pazienti, è completamente impensabile, e addirittura molto semplice da confutare, che sia l’agire di un virus "cattivo", a voler distruggere per così dire le difese dell’organismo, indipendentemente dai processi psichici e cerebrali, come presupposto in provetta.
La regola ferrea del cancro dice che ogni cosiddetta malattia, cioè programma speciale biologico sensato della natura (non solo cancro), viene causata da una DHS (Dirk-Hamer-Syndrom), cioè da uno choc conflittuale biologico molto specifico, che nel momento stesso causa un focolaio di Hamer, verificabile con la TAC cerebrale, nel relè del cervello (HH) inerente all’organo e nell’organo causa cambiamenti corrispondenti come tumori, paralisi, disturbi funzionali, ecc.
Il sistema ontogenetico dei tumori, che trovai nel 1987, pone ogni malattia oncologica o malattia oncoequivalente secondo la sua appartenenza agli foglietti embrionali, cioè secondo i foglietti embrionali, che si evolvono già nelle prime settimane dello sviluppo embrionale umano: endoderma, mesoderma ed ectoderma.
Ad ognuno di questi foglietti embrionali appartiene dal punto di vista della storia evolutiva, una parte cerebrale specifica, un determinato tipo di contenuto conflittuale, come anche una specifica formazione cellulare istologica.
Il sistema ontogenetico dei microbi attribuisce i microbi ai tre foglietti embrionali, questo comporta:
1. che i microbi più antichi (funghi e batteri fungiformi: micobatteri) sono responsabili per l’endoderma, in parte anche per il mesoderma del cervelletto, ma in ogni caso solo per gli organi governati dal cervello antico,
2. che i microbi antichi, cioè i batteri, sono responsabili per il mesoderma e per tutti gli organi da esso formati,
3. che i giovani, cosiddetti microbi, cioè i virus, che nel senso stretto non sono veri microbi, cioè non sono esseri viventi, sono responsabili esclusivamente per l’ectoderma o per gli organi governati dalla corteccia cerebrale.
Essere "responsabile" in questo contesto significa che ogni gruppo di microbi "elabora" solo determinati gruppi organici, che hanno appartengono allo stesso foglietto embrionale, cioè che derivano dallo stesso foglietto embrionale.
Un’eccezione forma la zona limitrofa degli organi mesodermali, governati dal cervelletto, che vengono "elaborati" sia (prevalentemente) dalle micosi e dai micobatteri sia anche (meno frequentemente) dai batteri, che normalmente sono responsabili per gli organi governati dalla sostanza bianca cerebrale del foglietto embrionale medio (mesoderma).
Il momento, da cui i microbi possono iniziare ad "elaborare", non dipende, come fino ad ora tutti noi presumevamo erroneamente, da fattori esterni, ma viene comandato esclusivamente dal nostro computer: il cervello. Si tratta sempre dell’inizio della fase di soluzione del conflitto, cioè della fase di guarigione.
La bifasicità delle malattie durante la soluzione del conflitto:
Fino ad ora la cosiddetta medicina moderna conosceva circa 1.000 presunte malattie, di cui circa la metà considerate "malattie fredde" come per esempio il cancro, l’angina pectoris, la sclerosi multipla, l’insufficienza renale, il diabete, ecc. e l’altra metà "malattie calde" come per esempio il reumatismo articolare, l’infiammazione renale, la leucemia, l’infarto cardiaco, le malattie infettive ecc.
Nelle "malattie fredde" i microbi si trovavano sempre come apatogeni, cioè non causavano sintomi. Nelle "malattie calde" invece gli trovavamo sempre "altamente virulenti", cioè abbiamo sempre creduto che essi "attaccavano" un organo.
Allora credevamo che fosse importante mobilitare l’armata di difesa del nostro corpo, il cosiddetto "sistema immunitario", contro l’armata attaccante maligna dei microbi o anche contro le cellule cancerogene, che volevano annientarci. Questa idea era errata, niente di tutto ciò era vero. Dobbiamo iniziare la "Nuova Medicina" tutta da capo!
Cos’ha tutto ciò a che fare con "l’AIDS"?
Nel caso dell’AIDS il nostro interesse è rivolto ai virus. Abbiamo appreso dal sistema dei microbi causato ontogeneticamente, che anche i virus hanno un loro posto stabile in questo sistema: essi sono responsabili per tutti gli organi derivanti dall’ectoderma (foglietto embrionale esterno) e che vengono governati dalla corteccia cerebrale. Essi "elaborano" questi organi, come già detto, esclusivamente nella fase di guarigione. I loro sintomi collaterali sono: vagotonia, di solito febbre, gonfiori dell’epidermide o della mucosa, cioè tra le diverse qualità di mucose esclusivamente gonfiore della mucosa di epitelio pavimentoso! Che tali sintomi evidenti comportino senza eccezione tutta una serie di reazioni del sangue e del siero, si comprende da se.
Per quanto concerne il "sistema immunitario", questa parola spugnosa, poco definita, che viene usata dappertutto, indistintamente nella fase di conflitto attivo e nella fase di conflitto risolto, in caso di cancro, sarcomi e leucemia, indistintamente in tutte le "malattie infettive", la completa non conoscenza sulla natura delle malattie corrispondeva ad una completa incapacità di valutare e classificare correttamente la moltitudine di fatti e sintomi del settore ematologico e sierologico.
Con il cosiddetto virus dell’HIV si intendeva principalmente, se esso esiste come virus ( è stato chiamato dai suoi "scopritori" "virus dell’immunodeficienza"), che le persone colpite "dall’epidemia mortale di AIDS" morivano nella fase finale di cachessia e di panmieloftisi, cioè non potevano più produrre sangue.
Lo stesso processo troviamo nel cancro osseo o per meglio dire nel cancro di diminuzione ossea, cioè l’osteolisi nel sistema scheletrico, che comporta sempre una panmieloftisi (anemia), e il conflitto appartenente è sempre secondo la localizzazione della parte di scheletro colpito un conflitto specifico di crollo dell’autostima.
La guarigione di un tale conflitto di crollo dell’autostima sarebbe sempre la neoformazione del callo nelle osteolisi (ricalcificazione) con il sintomi della leucemia.
Se un ammalato di "AIDS" dovesse farcela a ripristinare la sua autostima contro ogni aspettativa, cade "dalla padella alla brace", se è in mano ai medici della medicina ufficiale, viene pseudo curato a morte con la chemio.
Per la completezza dovrei nominare a fondo molti argomenti contro l’"AIDS", ma in questo trattato breve non è possibile. Ne nomino solo alcuni che mi sembrano importanti.
- Nessuno ha mai osservato una sintomatologia specifica dopo una cosiddetta infezione di HIV come viene osservato per esempio in caso di morbillo o rosolia.
- Virus di HIV non vengono mai trovati nei pazienti di AIDS.
- Nella "sindrome da immunodeficienza acquisita, AIDS" è presunto un coinvolgimento dei linfociti T, dei quali solo uno ogni 10.000 avrebbe fagocitato "un frammento del virus", del quale non esistono neanche esemplari interi nei pazienti di "AIDS".
- In quanto non esiste una vera sintomatologia dell’"AIDS", si è in balia della diagnostica medica: se una persona non ha il test dell’HIV positivo e si ammala per esempio di cancro, reumatismo articolare, sarcoma, polmonite, diarrea, demenza, micosi, tubercolosi, febbre, herpes o ogni possibile sintomatologia neurologica o manifestazioni di deficit, allora si tratta di normali malattie secondo le idee correnti. Se la stessa persona però ha il test dell’HIV positivo, tutti questi sintomi sono immediatamente sintomi maligni dell’"AIDS", quasi viene da dire "Metastasi da AIDS", i quali segnalano la morte imminente e penosa del paziente di "AIDS" da compatire.
- È altrettanto strano che l"AIDS" come presunta malattia virale debba comportarsi in modo completamente diverso da tutte le altre malattie virali, le quali sono ritenute superate quando il test degli anticorpi risulta positivo.
- La cosa più strana però è il fatto, nominato da tutti i ricercatori solo casualmente e che non ha spinto nessuno ad una qualsivoglia reazione: si ammala di "AIDS" solo chi sa di essere HIV positivo o chi crede di esserlo!
Strano che nessuno ha seguito questi sorprendenti fenomeni? Conosciamo interi popoli che sono al 100% HIV positivi e non gli succede niente. Gli scimpanzé, nonostante siano HIV positivi, non si ammalano di nessun sintomo che potrebbe assomigliare all"AIDS".
Tutta la faccenda deve aver a che fare con la psiche. O meglio: Se le persone si ammalano in modo evidente solo se viene loro detto di essere HIV positive, è ora di immaginare cosa succede nella psiche di un paziente al quale è stata comunicata una tale diagnosi annientante con la prognosi del 50% di mortalità!
Sono i nostri medici talmente privi d’animo da non essersi potuti immaginare finora, cosa avviene nel paziente messo di fronte ad una tale diagnosi annientante?
Il paziente non sa che tutto ciò è campato in per aria. Il poveretto lo prende molto sul serio, anche perché tutta la messinscena avviene in un ambito molto professionale.
Copyright by Dr. med. Ryke Geerd Hamer
ED IO CHE MI ATTENGO ALLE SUE TEORIE

NULLA PER SCONTATO

 

c'è una particolarità della mia persona che atavicamente ha sempre fatto incazzare.... no, no... non tanto i conformisti, i benpensanti, al limite neppure i dogmatici fideisti che hanno sempre visto in me qualcosa di non commensurabile alla loro ignoranza e giocoforza intolleranza, quanto gli impegnati, sopratutto intellettuali, colti, intelligenti, ma infarciti di quel "Politically Correct" che ho sempre preso di mira, considerando sempre appunto "Il politicamente corretto" una forma di conformismo sopratutto verbale, che si limita a cambiare la "forma", cioè le parole, senza intervenire sostanzialmente sul problema;
un modo per rimuovere le parole ma non più di tanto i problemi: sostituire, ad esempio il termine "negro" con "di colore" quello di handicappato (già assai recente, un tempo c'era tout court, lo storpio, lo zoppo "o scemo" come diceva mia zia Adele anche nei riguardi del figlio, che era stato colpito da meningite) a "diversamente abili " o il "collaboratrice domestica " o "colf" a cameriera o peggio come diceva una mia parente ancora più lontana nel tempo, mia prozia Olga (cl.1892) : "la serva". Classico è pure il ricorso alla definizione negativa: non vedenti per ciechi, non udenti per sordi, non deambulanti per para o tetraplegici; Per me è una sorta di bizantinismo di certe definizioni che sfumano negli anni, e anche culturalmente si è assistito ad un cambiamento solo formale di contenuti: così quand'ero ragazzo io, c'era il "L'Unità non lo ha detto" dei militanti del PCI, il "vietato parlar male di..."a proposito di certe idee o personaggi, e persino sostituzioni di maniera in merito a malattie ed affezioni "il brutto male" per il cancro. lo vedi in una qualche maniera , la metafora del rasoio di Occam, è sempre informante "entia non sunt multiplicanda" e tra gli "entia" possono rientrare sia le parole, sia i pensieri, sia le convinzioni "praeter necessitatem" aggiunge la formuletta "salvo necessità" e quali sono queste necessità? bhe direi quelle di ogni nuova idea, che non deve essere rigettata o irrisa, solo perchè va contro il senso comune, va contro gli assiomi che la Società cerca sempre di propinarti (Galileo docet). Anche questo come ho detto all'inizio, mi ha fatto sempre considerare la "bestia nera" non solo dagli idiotissimi corsi di catechismo, dai quali per tre anni di fila, mi allontanarono con l'epiteto di blasfemo, ma anche da consessi belli che acculturati : "diamo per scontato che...." alt! al tempo...non diamo nulla per scontato" mi sono sempre alzato io e in questo avvalendomi anche del famoso "Milton Model" .....
"è un bene che questo sia ....quale bene? e bene per chi?" Bandler e Grinder nella loro PNL, mediandola appunto da Milton Erickson avevano dato nome a questo meccanismo di disvelare sempre la performativa espressiva "Ricerca transderivazionale" ovvero ricercare sempre la relatività e mai, proprio mai, dare alcunchè di scontato. "RICERCA TRANSDERIVAZIONALE: processo per il quale l'ascoltatore deve passare nella sua ricerca del significato. Udendo una struttura superficiale e recuperando la struttura profonda associata, la quale ha uno scarso rapporto palese di significato, o non ne ha affatto, con l'esperienza in atto dell'ascoltatore, questi attiva altre strutture profonde, con le derivazioni che vi sono associate, ottenute dal recupero della struttura profonda originaria mediante qualche caratteristica formale specificabile. L'ascoltatore, quindi effettua una ricerca attraverso più strutture profonde e le derivazioni che vi sono associate a livello di elaborazione linguistica inconscia per ricavarne un significato attinente alla propria esperienza in atto: dunque, una ricerca transderivazionale." (Bandler e Grinder I modelli della tecnica ipnotica di Milton Erickon).

Ah! ma allor tu ti rifai tecniche ipnotiche?" si obietterà.."bhe certamente! perchè la vita non è tutta una lunga, eterna, infinita ipnosi? Non si cerca sempre di manipolarci ? ed allora tanto vale cambiare disco e di certo cambierà la musica "cerchiamo non noi di venire manipolati dall'esterno, ma noi di manipolare dall'interno, l'esterno!

giovedì 8 aprile 2021

NOI FUMMO I GATTOPARDI



UN MIO VECCHIO ARTICOLO CHE NON POTEVA  ANCORA SUPPORRE IL LIVELLO DI MOSTRUOSA DISTOPIA  IN CUI NEL TERZO MILLENNIO SAREBBE APPRODATO - MAGARI ECCO , SPECIE SUL FINALE, CI SONO DELLE PREVEGGENZE-AVVISAGLIE DI UN CRESCENTE DISAGIO, MA CERTO NIENTE CHE NON SIA STATO SUPERATO DAL PIU' IRRAZIONALE DEI REALI   
Ci sono dei film, interi o anche pezzi, che sono rimasti come pietre miliari della storia e non solo del cinema: la scalinata di Odessa in La corazzata Potemkin di Ėjzenštejn, la quasi la totalità dei film di Ernst Lubitsch, con il suo famoso “tocco”, Renoir, Dreyer, l’Orson Welles di Quarto potere e de L’infernale Quinlan, Renoir, Renè Clair, Bergman, i fratelli Taviani, Fellini, Bogdanovitch, Kubrick e ovviamente Luchino Visconti, che con Ossessione, doveva accreditare la data di esordio del neorealismo italiano, un prodromo datato 1942, ispirato ad un romanzo americano “il postino suona sempre due volte” di James M.Cain, che il novello regista già a lungo assistente del grande Renoir, aveva piegato ad una straordinaria e inusitata descrizione dell’atmosfera della guerra in corso e della oramai ineluttabile decadenza del regime fascista; fu ancora Visconti, qualche anno dopo a filmare l’esecuzione del famoso criminale fascista Pietro Koch ed ebbe anche parte nella vicenda dell’uccisione di Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, due attori che conosceva personalmente, ma nel dopoguerra doveva segnare vere e proprie pieces di opere di enorme valore tipo “La Terra Trema”, da un adattamento dei Malavoglia di Verga, “Bellissima” con una straordinaria Anna Magnani e certamente il miglior film mai realizzato sul Risorgimento “Senso” con Alida Valli; Con l’inizio degli anni sessanta aveva girato Rocco e i suoi fratelli, ma ecco che nel 1962 si misurava con il romanzo di Tomasi di Lampedusa “Il Gattopardo” che doveva segnare uno dei momenti più alti della cinematografia italiana. Ripreso da tale romanzo, che aveva avuto uno strepitoso successo nel 1958, e con il regista televisivo Ugo Gregoretti che sulla sua ambientazione vi aveva girato un documentario “La Sicilia del Gattopardo”, diciamoci la verità: “neppure lo vede al romanzo”, ed è forse uno dei pochissimi casi in cui un film supera e di gran lunga l’opera da cui si è ispirato. Visconti era di famiglia nobile, erede dei Visconti di Milano e giunto a Palermo aveva immediatamente contattato le più illustri famiglie della nobiltà Siciliana, coinvolgendole nella stesura del film e facendole entusiasmare a tal punto che a buon bisogno avevano fornito abiti originali, bicchieri, argenteria dei loro antenati. Il film risulta quindi di una precisione e veridicità massima; non c’è una sbavatura tutto è rigorosamente autentico, dal mobilio, alle posate, ai calici del vino e dello champagne che doveva essere rigorosamente originale, si da produrre le relative bollicine mentre si versava; tutto! gli abiti e le uniformi degli ufficiali, prima quelle dei Garibaldini del bel Tancredi/Alain Delon, che porta la giubba rossa coi gradi di Capitano, un giovanissimo Mario Girotti ovvero il futuro Terence Hill e Giuliano Gemma che ha i gradi di generale, poi in occasione del grande e famosissimo ballo, che fu girato al superbo Palazzo Gangi in Palermo, i militari con le divise sabaude alla francese del nuovo Regno d’Italia, capitanati dal Col.Pallavicini (Ivo Garrani) ovvero l’ufficiale che fece sparare a Garibaldi sull’Aspromonte, ove correttamente ritroviamo sia Alain Delon che Terence Hill retrocessi a Tenente, lasciando quindi intesa la famosa polemica in merito all’Esercito Garibaldino, denominato Esercito Meridionale, che fu proditoriamente sciolto e solo pochissimi vennero trasferiti nell’Esercito Regolare ma con un grado inferiore. Difficile prendere in castagna Visconti, certo non è Bertolucci o Olmi e tanti altri che di errori storici e di ambientazione ne fanno a iosa, persino Rosi in Uomini Contro che mette al famoso Generale Leone le mostrine sul colletto, cosa assurda.(eppure, proprio chi scrive, una piccola defaillance l’ha trovata nel (quasi) perfetto film di Visconti: Paolo Stoppa che interpreta meravigliosamente il cinico e opportunista Sedara si presenta al famoso ballo con appuntata sul petto la Croce di Cavaliere, croce che immediatamente Alain Delon/Tancredi, gli butta via affermando categoricamente “questa in un ballo del genere, non basta!” Ebbene la croce che Sedara portava sul bavero della giacca è quella della Corona d’Italia, nastrino rosso e bianco, istituita per le nozze di Umberto e Margherita nel 1868, ovvero 6 anni dopo i fatti di quel famoso ballo! l’unica Croce di Cavaliere al merito civile in quel 1862 era l’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro, con nastro verde.
C’è poi un’altra cosa che il film neppure sfiora, ma qui siamo non in una sbavatura, ma in una sorta di mancanza di considerazione, forse di dimenticanza, ovvero la grandissima rilevanza che proprio in quello stesso periodo, dopo i fatti di Aspromonte, stava cominciando a caratterizzare Palermo e la Sicilia: quella della vicenda di Giovanni Corrao, un palermitano che assieme a Rosolino Pilo, che gli era morto tra le braccia colpito da piombo borbonico, era stato il principale organizzatore delle “Bande di picciotti” che poi erano state le veri protagoniste della vittoria. Promosso generale Corrao si era dapprima rifiutato di accettare la perdita del grado e la nomina a Colonnello dell’Esercito regolare subito dopo Teano, per riprendere le armi appunto sull’Aspromonte di nuovo con Garibaldi, rimanendo però disgustato dal comportamento verso i Garibaldini e tornato a Palermo aveva cominciato a invocare la revoca dell’annessione del Sud al Regno e riprendere la guerra fino alla liberazione di Roma. Corrao rappresentava più di ogni altro l’incarnazione dello spirito laico e rivoluzionario del garibaldinismo e la sua figura aveva ben presto infiammato gli animi siciliani , costituendo un pericolo davvero fortissimo : era amatissimo dalle plebi e contava anche su amicizie di diversa entità che erano rimaste deluse dai due anni di appartenenza al Regno d’Italia. Per questo mi pare un po’ strano che Visconti nel suo film non vi abbia fatto il minimo cenno e neppure al suo assassinio nell’agosto dl 1863 in circostanze misteriosissime e che non sono mai state chiarite, ma che certamente hanno a che fare con il tipo di mafia che dismette la sua valenza puramente criminale, per cominciare quella sua relazione con il potere costituto che costituirà l’essenza stessa del fenomeno mafioso.Non è difatti un caso se Giovanni Corrao è considerato il primo ucciso di mafia della storia della Sicilia. Forse stiamo andando un po’ oltre il senso sia del romanzo che del film, pretendiamo troppo! Dobbiamo contentarci del Gran Ballo, coi suoi rutilanti costumi, con la sua perfetta ambientazione, con la musica e la leggiadria di Angelica, o magari della famosa frase del bel Tancredi/Alain Delon “si cambia tutto per non cambiare niente!” o delle sue boutades per terrorizzare l’emissario del Governo piemontese, il mite e pacioso signor Chevalley che era venuto ad 
 offrire un posto di Senatore al Principe di Salina,inventandosi provocatoriamente storie di raccapricciante violenza e barbara crudeltà del popolo siciliano. Dobbiamo anche contentarci del discorso del principe di Salina, che poi è il senso stesso che dà titolo al romanzo e al film, laddove certo detto dall’interpretazione sublime di Burt Lancaster, assume una valenza straordinaria: E’ difatti proprio lui il Principe di Salina/Burt Lancaster, che spiega al povero Chevalley lo spirito della “sicilianità”, ovvero che tutti i cambiamenti avvenuti nell’isola più volte nel corso della storia hanno adattato il popolo siciliano ad altri “invasori”, ma non hanno mai modificato l’essenza e il carattere dei siciliani stessi. “Perché noi...siamo dei” dice “e non cambieremo mai”. Ecco il senso profondo delle frasi sia di Tancredi che del Principe: non solo siamo in presenza di un ennesimo mutamento senza contenuti, poiché i siciliani hanno la più totale incapacità di modificare sé stessi, un orgoglio che ha appunto qualcosa di “simile agli dei” ma è proprio in questa chiave che debbono leggersi tutte le spinte contrarie all’innovazione, ai cambiamenti, ma anche a tutti i i compromessi che nel film sono ben evidenziate dal “cavaliere” Sedara, e delle quali il Principe Fabrizio trova quella metafora dello sciacallo “il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di “fare” dice infine, e il fare di quel ieri, ma anche del nostro oggi è rappresentato dagli sciacalli, ovvero quelli che si buttano sul corpo di un’Italia ancora da spolpare, quelli appunto del “si cambia tutto per non cambiare niente” e che fa concludere amaramente la sua invettiva “…noi non facciamo più, abbiamo corso troppo, tanto tempo fa, oramai siamo stanchi, perché ….noi fummo i Gattopardi” da cui, come detto, il titolo del romanzo e poi del film. Dietro a valle c'è un cimitero....già come Freud, facciamo ritorno alla 1^ guerra mondiale, che dilata a livello se non mondiale, perlomeno europeo, l'istanza suicida (come altro la vuoi definire la corsa verso la distruzione di un mondo che era forse il più bello, il quasi più perfetto dell'intera storia dell'umanità, per andare a ficcarsi diritti diritti nelle spire di un Lenin, di uno Stalin, di un Hitler di un Mussolini?) Il futuro, lo vedi, non è mai stato quello di una volta, anche allora, cent'anni fa, stava perpetrando le sue malefatte. D'accordo alla fin fine quelle aberranti malefatte sono state debellate, ma proprio sicuri che di tanto in tanto non rifacciano capolino? certo con altre vesti, forse meno truculente, ma sempre perniciose! io le chiamo "consumismo" e si! anche "comunismo" perchè nessuno mi toglie dalla testa che "la via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni", le chiamo iper-tecnologia, le chiamo "mentalità bottegaia", le chiamo "pubblicità ossessiva" che ti tormenta da mattina a sera, le chiamo "buonismo di maniera e ipocrita" "vietato parlar male di..." e per restare qui da noi in Italia, ce ne abbiamo avuti, eccome, di solerti Don Chisciotte che non si sono limitati ad andare contro i mulini a vento e la loro Dulcinea l'hanno bella che raggiunta, tra-vestita da corruzione e tracotanza. Lo vedi torna sempre quella frase del Principe di Salina ne Il Gattopardo "noi fummo i gattopardi, ora è l'epoca degli sciacalli" Oh cavolo! e diceva cosi' nel 1861, pensa se dovesse passare in rassegna oggi i personaggi della politica?

domenica 4 aprile 2021

SEMPRE LO SPECCHIO

tutto è opinabile, d'accordo, però trovo che la discrepanza tra cose brutte e cose belle sia enorme...le ,malefatte dell'essere sono
cento milioni a uno, perchè vedi una "pizzica" con una a piedi nudi, coi veli e sudata, i violini, i tamburelli, le canzoni più belle, le donne più belle, le fanciulle in fiore, un bel culo, un bel paio di tette, una foto di Hamilton e anche, chessò, un Lagavulin, un caffe al Gambrinus, una Marlboro rossa, la pipa, un sigaro, una "polevka" dentro il pane, una birra appena spillata e anche un panorama da sturbo, un'architettura di Michelangelo o di Frank Llojd Wright, sono un'inezia rispetto all'orrore del quotidiano e anche dello storico (guerre, miseria, pestilenza, malattie, crudeltà, intolleranza...insomma il cosidetto "necessario") La gente ha sempre ipotizzato un futuro "migliore" che però non solo non si è mai realizzato, ma semmai è andata sempre peggio, forse per questo, ecco... a livello personale la parola "futuro" non mi è mai piaciuta; ho cercato di metterci quell'anteriore che perlomeno sottendeva una sorta di correttivo per renderlo meno aleatorio, il "sarà stato", ma la cosa mi fa, tanto per cambiare, riflettere.... "Come in uno specchio" filmava Bergman e Lacan ci costruiva una delle sue prime teorie, e riflettendo con quel tanto di indugio, che sempre Lacan raccomandava, " bhe" mi sono detto "se questo anteriore è quello che dà un minimo di corrispettivo a questo futuro, cosa succede se, a livello personale (il discorso di riflessione è sempre personale) prendo solo questo anteriore, cioè il passato? Uuuuhhhh! ma che dici? sei un reazionario, uno che non guarda avanti, uno negativo....sicuri che sia sempre stato così? Io che fin da ragazzino sono stato fortemente influenzato dalla Grecia classica, ho scoperto che i greci antichi non avevano questa concezione del futuro come sorta di illusione catartica, anzi la pensavano in maniera diametralmente opposta, non il futuro che semmai rappresenta un progressivo deterioramento dell'essere, ma il passato è depositario di tutto il bello e il buono del mondo e dell'altro mondo. Riflettiamo ancora, l'uomo in ogni tempo ha sempre cercato un riferimento che potesse dargli una qualche certezza in questo mondo che in tal senso è alquanto avaro: per gli antichi greci c'era il mito dell'eterno ritorno, ovvero della cosidetta "età dell'oro"
Per le ancora più antiche comunità c'era il Kairos, che suona un pò come "il tempo opportuno" o magari il "sacrificio sacro" il Potlac che scongiurava l'accumulo ovvero quello che in termini anche pre-psicoanalitici era detta "la parte maledetta" poi è venuto il concetto di Platone con quel suo distinguo tra spirito e materia, tra una cosa che vale e una che non vale, immettendo il giudizio che giocoforza è qualcosa che separa, che disgiunge, ovvero "dia-ballein= dia-bolico" mandando a farsi benedire il simbolico che era invece quello che ri-univa" ri-metteva insieme" = sum-ballein,. le varie religioni, specie quelle monoteiste, hanno perseguito tale concetto fino ad arrivare ad una vera e propria dia-rchia (la intendo come separazione dal "principio") e arriviamo belli diritti alla cosidetta rivoluzione industriale dove la separazione non riguarda più solamente specificità umane, ma immette un elemento "altro": la macchina! Ecco quindi che il riferimento non è più con noi, ma fuori, in un meccanismo suscettibile di rotture, aggiustamenti, adattabilità e quindi più che mai orientato verso un futuro che può essere sempre accomodato, rabberciato, ma che abbisogna di un continuo anelito a superare se stesso: nasce il mito dell'eterno futuro, quello escatologico, non a portata e che nessuno vedrà mai. Non si guarda più al volo degli uccelli, nè si estraggono le viscere degli animali sacrificali, ma si armeggia tra puleggie, viti, e motori, per pervenire all'oggi,
dove tra digitale, informatico, Bit e Byte e mettici tutti i termini che vuoi, l'uomo è sempre più marginale, di fatto sempre più estromesso dal suo destino in cui non può far altro che ineggiare a "quel giorno di domani" che non arriverà mai

venerdì 2 aprile 2021

PORFIRIO RUBIROSA = JAMES BOND




Porfirio Rubirosa, il più grande playboy di ogni tempo

Rubi, come lo chiamavano tutti, grazie alla sua classe e al suo irresistibile charme, aveva conquistato alcune tra le donne più belle del mondo. Grazie alla sua sfacciataggine ed alla sua abile capacità di animare le serate, era amico dei più grandi protagonisti del jet-set internazionale. I suoi amici erano Frank Sinatra, re Farouk, il miliardario Aly Khan. Il suo palcoscenico erano i posti più alla moda del mondo, dalla Costa Azzurra, al Brasile, passando per le capitali europee. Rubi era un grande sportivo, grande giocatore di polo, formidabile guidatore, ottimo tuffatore. Le sue amicizie, i suoi amori e le sue imprese sportive ne hanno fatto un’icona dell’epoca, quella a cavallo tra gli anni cinquanta e sessanta. Era l’icona del perfetto edonista. Era nato nel 1909 a San Francisco de Macorìs, comune della Repubblica Dominicana. Suo padre era un generale dell’esercito. Da giovane studiò a Parigi, poiché il padre era diventato diplomatico presso il consolato di Parigi. Tornò a diciassette anni nel suo paese natale, per iscriversi a legge ma non completerà mai gli studi. Il 3 dicembre 1932, sposò Flor de Oro Trujillo, la diciassettenne figlia del dittatore dominicano Rafael Leonidas Trujillo. Grazie a questa unione, Rubi venne mandato a Berlino per svolgere il suo primo incarico da diplomatico. Protetto dal sanguinario despota, ricevette in cambio prestigiosi incarichi diplomatici e molto denaro. Quando però il dittatore venne a sapere delle continue infedeltà del genero, costrinse la figlia a divorziare ed impose a Rubi di non mettere più piede nella Repubblica Dominicana. Vi tornerà solo dopo l’uccisione dell’ex suocero.Rubi. Gli sono state attribuite relazioni con molte donne famose e bellissime. Pare che per lui abbiano perso la testa : Rita Hayworth, Marilyn Monroe, Ava Gardner, Soraya, Dolores del Rio e tante altre. Senza contare le infinite avventure avute con cameriere d’albergo, mogli di amici, hostess di aerei, o sconosciute appena incontrate. Dopo il divorzio con Flor de Oro Trujillo, Rubirosa si risposò con l’attrice Danielle Darrieux, poi con la miliardaria e giornalista Doris Duke, dopo con l’ereditiera Barbara Hutton, dalla quale divorzierà dopo soli 53 giorni di matrimonio. Infine, a 47 anni compiuti, con la diciannovenne Odile Rodin. Sarà lei la sua ultima moglie.Dai divorzi dalla Duke e dalla Hutton, Rubi ricaverà una quantità di denaro enorme e molti beni, come piantagioni di caffè, aerei privati, allevamenti di cavalli, auto sportive. Ed una casa bellissima a Parigi del XVII secolo. In fin dei conti, quello che Rubi sapeva far meglio, al di fuori dello sposare (anche per interesse) donne miliardarie, del giocare a polo, del ballare tutta la notte in esclusivi locali, era divertirsi. All’alba del 5 luglio 1965, a Parigi, dopo una notte di baldorie passata al night club “Jimmy’s” per festeggiare la vittoria nella coppa di Francia di polo, Rubirosa si schiantò contro un albero al Bois de Boulogne. Era al volante, come a tutta velocità, della sua Ferrari 250 gt cabriolet. E questo lo ricordo come se fosse oggi che ne ebbi la notizia a Riccione mentre ero intento, con un paio di amici, magari complice qualche tedescotta in vacanza sulla riviera adriatica, di emulare (ovviamente fatte le debite distanze) le sue avventure . Ricordo che l'associazione tra lui e il Sean Connery di James Bond in Goldfingher fu in quell'estate del 1965 immediata , d'atronde Jan Fleming che era stato un ufficiale di marina e agente segreto pure lui, dopo lo scandalo delle spie gay di Cambridge - i famosi 5 di Cambridge - ebbe l'incarico di scrivere un libro su un agente segreto tombeur de femmes. E si ispirò giustappunto a a PORFIRIO RUBIROSA.

c'è la foto qui riprodotta dove in effetti si fa fatica a distinguere Rubirosa dal Sean Connery di "my name is Bond, James Bond" di Lo ripeto in quel 1965 Rubirosa era il mito di noi aspiranti play boy (poi sarebbe arrivato Gigi Rizzi), difatti lui si era fatte le più fantasmagoriche donne del mondo dello spettacolo e del jet-set. Fra le altre, Dolores del Río, Marilyn Monroe, Ava Gardner, Rita Hayworth, Soraya Esfandiary, Veronica Lake, Kim Novak e Zsa Zsa Gábor. Truman Capote, in Answered Prayers, ha descritto dettagliatamente come Rubirosa fosse sessualmente superdotato, una peculiarità che in Francia è ricordata anche attraverso un drink particolarmente piccante servito nei bistrò, chiamato non a caso "Rubirosas" nonché attraverso un macinapepe particolarmente lungo e voluminoso battezzato appunto "rubirosa" Dopo il divorzio da Flor de Oro Trujillo, Rubirosa si risposò con l'attrice Danielle Darrieux (con cui convolò a nozze il 18 settembre 1942), con la giornalista e milionaria Doris Duke (sposata il 1º settembre 1947) e con Barbara Hutton, da cui divorziò il 30 dicembre 1953 dopo soli cinquantatré giorni di matrimonio. La Duke riconobbe all'ormai ex-marito cinquecentomila dollari, oltre ad un allevamento di cavalli per il polo, diverse auto sportive e un B-25 riadattato. Rubirosa ottenne come buonuscita anche una casa parigina del XVII secolo. Barbara Hutton, dal canto suo, aveva acquistato per lui una piantagione di caffè nella Repubblica Dominicana e, successivamente, un altro B-25. In sede di divorzio gli riconobbe un importo di tre milioni e mezzo di dollari.
L'ultimo matrimonio di Rubirosa fu celebrato nel 1956, quando aveva quarantasette anni, con l'allora diciannovenne attrice francese Odile Rodin.
Rubirosa è stato raccontato o semplicemente evocato dai media in diverse circostanze. In Italia, Fred Buscaglione ne ha tracciato la caricatura nella canzone Porfirio Villarosa, musicata nel 1956 su testo di Leo Chiosso. Tra le rime si cita "ogni diva dello schermo che lo vede dice: t'amo e lui le crede". Nel film Malizia (1973), ambientato negli anni '50, Turi Ferro apostrofa il figlio maggiore chiamandolo "Rrubberrosa". Nella pellicola Fratelli d'Italia (1989), diretta da Neri Parenti e interpretata da Christian De Sica, Jerry Calà e Massimo Boldi, lo stesso De Sica, che noleggia per le vacanze con gli amici una Jaguar che "si dice appartenuta a Porfirio Rubirosa", lo cita affermando che "fisicamente me' somiglia".Il compositore Don Arrington, con il librettista Peter Johnson e lo scrittore Raphael Pallais, ha scritto un musical rappresentato a Broadway e basato sulla sua vita- La vita di Rubirosa è stata nel frattempo rappresentata dal personaggio di Dax Xenos nel romanzo di Harold Robbins The Adventurers. Brett Easton Ellis in American Psycho cita l'orologio Rolex d'oro rosa appartenuto a Rubirosa. Una citazione dell'eleganza di Rubirosa è contenuta anche nel romanzo di Paolo Sorrentino Hanno tutti ragione (2010).
Porfirio Rubirosa è citato nel brano musicale Pupa (Album Urlo, 1980) del cantautore italiano Ivan Cattaneo, insieme a Don Giovanni e Casanova.
Come pilota di automobilismo (in questo assai simile ad un altro famosissimo dandy Raimondo Lanza di Trabia, Rubirosa si iscrisse al GP di Bordeaux - valido per la Formula 1 - il 25 aprile 1955. Doveva guidare la propria personale Ferrari 500, identica a quella di Alberto Ascari nel 1952 e nel 1953 ma si ammalò prima della gara dovette rinunciare . Partecipò invece nel 1950 e nel 1954 alla 24 Ore di Le Mans e, sempre nel 1954, in coppia con Luigi Valenzano, alla 12 Ore di Sebring (in questa competizione pilotò una Lancia D24 e giunse al secondo posto)

giovedì 18 marzo 2021

KANT E NON HEGEL - CRITICISMO NON IDEALISMO

 

Kant è Kant non è mica un imbecille come Hegel. In effetti ricordo che all'inizio della 3^ liceo non riuscivo a capacitarmi che il mio nuovo professore di filosofia asserisce che avrei dovuto dimenticarmi il Criticismo e concentrarmi sull'Idealismo. "Non lo farò mai, e glielo dimostrerò che tra i due c'è un abisso" e lo feci e sai cosa più della dialettica, più del reale è razionale, più delle vacche nere e più del suicidio dell'arte nella filosofia, mi convinse che il filosofo dello spirito era un mentecatto idealista, molto simile ai religiosi di trait d'udienza con l'incalzante scientismo della Rivoluzione industriale? Quando dopo la battaglia di Jena entrò in quasi sindrome di Stendhal, vedendo passare Napoleone sul suo cavallo bianco "ecco lo spirito della storia!" Esclamò...pensa che toppata : uno completamente costruito e gonfiato dai 5 del Direttorio del 1796/97 e tenuto in piedi dalle menzogne dei bollettini delle campagne e da una proto stampa mediatica
"La scienza della matematica offre il piu' brillante esempio di come la pura ragione possa con successo allargare il suo campo senza aiuto dell'esperienza!" Con questa breve citazione ci cimentiamo all’interno del pensiero di uno dei più grandi filosofi moderni, Immanuel Kant. Nel 1724 nella città di Konigsberg venne alla luce, da una famiglia modesta, il padre del “Critcismo”. Kant per tutta la sua esistenza non si allontanò mai dalla sua città natale, leggenda vuole che i concittadini regolassero l’orologio quando, nelle sue passeggiate, attraversava una strada o una piazza. Immanuel fu un grande studioso, formatosi su scritti aristotelici, pietistici, wollfiani, all’età di ventisette anni s’imbatte in uno scritto di Thomas Wright. In quell'articolo uscito su un quotidiano di Amburgo, Wright propose una visione di un universo molto interessante, infatti proprio quattro anni dopo nel 1755 Kant fece uscire anonimo “Storia Universale della natura e teoria del cielo”. Inizialmente lo scritto non ebbe molta risonanza pubblica, se ne ritornò a parlare un secolo dopo quando, ad una conferenza, Hermann Von Helmholtz lo sottopose all’attenzione degli astronomi. Nella sua opera Kant teorizza l’ipotesi di una formazione del sistema solare causata da una nebulosa originaria, ma la qualità più straordinaria della “Teoria del Cielo” di Kant fu il carattere evolutivo “Si trattava di un cosmo che cambiava nel tempo, a mano a mano che le stelle nascevano e morivano. Il suo universo era infinito, perciò non aveva un centro.” L’idea di Kant venne ripresa e portata avanti, nel 1796, dal fisico francese Pierre-Simon-Laplace, oggi la loro formulazione va sotto il nome di “ipotesi di Kant-Laplace". La curiosità di Kant lo portò a studiare la scienza del tempo e forse è proprio grazie allo studio delle nuove visioni scientifiche che i suoi studi lo portarono ad interrogarsi sul modo in cui l’essere umano sì avvicina alla conoscenza. Le opere più originali vennero pubblicate quando oramai Immanuel era già in età avanzata, nel 1781 venne portata alla stampa “La critica della Ragion Pura” e nel 1788 vide la luce la “Critica della Ragion Pratica”. Lo scopo della prima opera kantiana fu di andare alla ricerca di quei principi che sono la causa del conoscere, ed egli si chiese se essi possono essere applicati a materie come la Matematica, la Fisica e la Metafisica. Nel fare ciò egli arrivò a distinguere i giudizi in, giudizi analitici (verità di ragione) e giudizi sintetici (verità di fatto). Kant attraverso l'analisi dei giudizi vuole scoprire se possano esistere dei giudizi sintetici a'priori, cioè proposizioni indipendenti dall'esperienza e che possono aumentare la nostra conoscenza: ad esempio, 5 + 7 = 12, in cui i due addendi possono essere concepiti a'priori e il segno addizionale è la sintesi. Con questo esempio, riportato anche da Kant nell'opera, ci aiuta a capire che quando vi è un'intuizione vi è conoscenza. Nello studio delle intuizioni il filosofo va alla ricerca di quelle intuizioni chiamate pure, cioè oggetti senza materia e a'priori con una semplice forma della sensibilità. Kant individua solo due intuizioni, lo Spazio e il Tempo, il primo proviene dai nostri sensi esterni e ci permette di localizzare le cose, mentre il secondo appartiene al senso interno e si muove per successioni di prima e dopo. Secondo Kant la Geometria è la scienza che si basa sullo Spazio, ovvero partendo da dei postulati (ad esempio i postulati euclidei) mi permette di aumentare le mie conoscenze. Se nella “Critica della Ragion Pura” ogni possibile principio conoscitivo doveva essere fondato su una qualche intuizione sensibile (Spazio e Tempo), ogni condizione causale poteva essere conosciuta come un fatto reale nel mondo Fenomenico, mentre il mondo Noumenico era stato lasciato intravedere solo come una possibilità (supposizione). Nella “Critica della Ragion Pratica” Kant ci mette davanti ad un fatto, e cioè al fatto che la Volontà è autonoma e che essa deve essere il fondamento della “Legge Morale”. In questo modo ci permette di conoscere positivamente qualcosa che va oltre il mondo sensibile, ovvero qualcosa che va oltre il mondo fenomenico e che risiede nel mondo noumenico delle cose in sé “La legge morale cerca di plasmare il mondo sensibile, secondo la legge morale stessa.” La nostra natura soprasensibile, per Kant, ci si rivela nel momento in cui, noi prendiamo consapevolezza della nostra autonomia (autonomia della ragion pura). Il fatto che noi siamo autonomi ci rende consapevoli che non siamo solo esseri sensibili, ma siamo anche aldi là del mondo naturale e siamo capaci di influenzarlo. Hans Reichenbach nella sua opera “La nascita della Filosofia Scientifica”, porta una critica alla costruzione del pensiero kantiano ma riconosce che le sue opere sono le ultime rappresentazioni di tesi avanzate dal razionalismo “Secondo Kant gli assiomi dell’etica sono sintetici a’priori, come quelli della matematica e della fisica. Nella sua Critica della Ragion Pratica egli cercò di derivarli in modo analogo a quanto aveva fatto nella Critica della Ragion Pura per i principi fondamentali delle scienze matematiche e fisiche. L’importanza di Immanuel Kant venne riconosciuta da molti scienziati, ad esempio David Hilbert nella sua “Fondazione della Geometria” inserì nell’introduzione una famosa frase del filosofo “Ogni conoscenza parte da intuizioni, procede attraverso concetti e culmina nelle idee.” Un altro grande scienziato come Albert Einstein mentre seguiva lezioni all’università di Pavia, senza essere iscritto né fare esami, leggeva Kant e come sappiamo il fisico riprenderà e dimostrerà nella sua teoria che Spazio e Tempo sono entità interconnesse

SEMPRE E SOLO LA PAURA

  La vera unica origine delle malattie, tutte le malattie, sta in un unica, sola e terribile parola che si fa emozione : la paura . dal raff...