
Nei precedenti articoli si è tanto parlato di massoneria a proposito di rivoluzioni e si e' anche fatto qualche veloce cenno all'esplicarsi di essa nel nostro Paese: in questo articolo focalizziamo l'attenzione giustappunto alle vicende italiane e vedremo che tutto quello che i libri di storia ed anche la comune accezione piu' o meno accreditata, ci hanno propinato e' solo una lunga congerie di menzogne. Probabilmente le nostre
logge massoniche non hanno la stessa rilevanza e neppure lo stesso prestigio di
quelle inglesi e probabilmente neppure di quelle francesi o americane, pero’ la
Massoneria ha recitato anche da noi e da tempo immemorabile la sua ingombrante
influenza. Non sto parlando di Logge piu’ o meno deviate tipo la P2 di Licio
Gelli degli anni settanta del novecento, ma della massoneria piu’ rinomata,
quella inglese di cui le nostre confraternite sono state sempre delle derivate
con un altissimo grado di sudditanza. Chi fu a finanziare la campagna sia pure
rovinosa di Carlo Alberto nel 1848 contro l’Austria? C’è da chiederlo? Un
esponente
della potentissima famiglie
ebrea e massone dei Rotschild : il potere imperiale austriaco così come
quello,
sia pure nella meta’ ottocento
ancora frammentato,
della Germania,
sono stati sempre visti come il fumo negli
occhi dalla Massoneria:
di certo per
quel rifarsi ancora a quello spirito dell’Impero e per quel non volersi
sottomettere al volere anche pseudo etico del denaro come collante di tutto. Se
difatti leggiamo le pagine dei Buddendrock di Thomas Mann e vediamo
la figura
dei commercianti tedeschi, noteremo
che
hanno delle caratteristiche molto differenti dai loro colleghi anglosassoni :
accanto al denaro vi sono altri elementi tipo la signorilita’ l’onore, il
decoro…insomma in qualche maniera siamo ancora in una accezione di eta’ dei
guerrieri e solo con una certa riluttanza la etnia germanica e mitteleuropea e’
scesa a patti con lo spirito bottegaio tipico dell’ascesa dei mercanti .
Insomma lo abbiamo detto anche Giulio Cesare indulgeva alla potenza del denaro,
ma fino ad un certo punto, lui non sarebbe mai divenuto un Crasso e così un
prussiano, un bavarese, un austriaco non sarebbe mai divenuto un inglese. La
monarchia francese era stata come abbiamo visto eliminata e anche se dopo la
rivoluzione era tornata in una accezione molto piu osservante del potere
economico, tant’e’ che quando il Re Carlo X aveva manifestato tratti non in
linea con le direttive del potere massone ecco che era stato fatto fuori nella
solita maniera con rivolte tipo rivoluzione e al potere era salito quel
Philippe Egalite’ che era stato favorevole alla decapitazione di Luigi XVI ed
era un maestro massone di antichissima data. Cosi’ Napoleone III che doveva
arrivare al potere prima come Presidente di una nuova Republica nel 1848 e poi
come Imperatore ricalcando il suo famoso zio. E comunque i Rorschild tornarono
a piu’ riprese nel finanziare il velleitario Regno di Sardegna specie quando al
suo governo era salito il conte Cavour un docile esecutore delle loro direttive.

Così finanziarono per intero la ridicola spedizione in
Crimea nel 1855 a favore di inglesi e francesi nella famosa guerra di
Sebastopoli, per poi ammettere il piccolo Stato al congresso di Plombiers e
stringere quindi la discussa e pochissimo onorevole alleanza con la Francia di
Napoleone III. L’Imperatore francese ci mise faccia e proprie truppe in cambio
di Nizza e la Savoia , ma a tessere le fila dell’intera operazione fu ancora
una volta la Massoneria inglese, che smise di appoggiare l’intera campagna solo
dopo la carneficina della battaglia di Solferino tra Francesi e austriaci
e non certo dopo la scaramuccia di San
Martino
con protagonisti i savoiardi
dove solo nella nostra storia nazionale si mettono insieme le due localita’
quasi si fosse trattato di una stessa battaglia: meglio molto meglio finanziare
la scalcinata spedizione dei mille capitanata dal noto brigante internazionale
Giuseppe Garibaldi per la conquista di uno Stato da burla dove il capitale
inglese controllava praticamente tutte le leve del
potere economico, ma anche militare, come ben
si vide in tutte le fasi di tale campagna, dallo sbarco delle due navi di
garibaldini di cui una si incaglio’ nel porto di Messina e solo l’intervento di
una fregata inglese impedi’ che la flotta borbonica potesse profittare
dell’occasione “ se una palla borbonica sfiora le vele di questa nave” fece
sapere il comandante della fregata “voi siete in guerra con Sua Mesta’ la
regina Vittoria” Stessa storia nella prima battaglia campale tra garibaldini ed
esercito borbonico nella piana di Calatafimi. Il Gen. Landi che era stato
comprato con piastre d’oro
turche ,
aveva assicurato che appena uno solo dei
garibaldini avesse raggiunto il settimo terrazzamento della collina a fronte di
Calatafimi,
avrebbe ordinato la ritirata
dell’intero esercito
borbonico .
Purtroppo questo settimo terrazzamento sembrava maledetto, perche’ non un solo
uomo di tutta la compagine garibaldina riusciva a raggiungere tale obietttivo
concordato per la ritirata dell’avversario
e questo non perche’ ci fosse un qualche fuoco di interdizione, ma
proprio per la fatica di superare i diversi terrazzamento. Forse poteva
riuscire qualcuno degli scavezzacolli arruolati
dal duo RosolinoPilo-Giovanni Corrao, nelle famose bande, poi denominate
“picciotti” ragazzi giovani e forti foraggiati da una sorta di proto mafia, che
però Garibaldi aveva disposto che attaccassero di lato, ripeto giovani forti e
svelti di mano,probabilmente anche di gambe, ma totalmente digiuni
di guerra e combattimenti,
che malauguratamente per loro,
si
ritrovarono contro un reparto di uno dei pochissimi ufficiali che forse
per il suo basso grado non era stato comprato, il Maggiore Sforza, il quale
ordino’ il fuoco disperdendoli all’istante, Fu probabilmente a quel punto che
Garibaldi pronuncio’ il suo famoso “Bixio qui si fa l’Italia o si muore “
Nino
Bixio e’ stato spacciato per un generale indomito e coraggiosissimo; in effetti
lo era , ma era anche un individuo collerico, severissimo coi sottoposti e
anche sanguinario
- sembra che durante
il viaggio da Quarto
avesse sparato in
faccia ad un suo ufficiale che non lo aveva prontamente ubbidiito e non
e’
un caso se pochi mesi
dopo gli inglesi pretesero che fosse lui a
guidare la repressione per dei fatti incresciosi accaduti a Bronte una
cittadina sotto giurisdizione inglese (la ducea di Bronte di proprieta’ degli
eredi dell’Ammiraglio.Nelson ) dove la rabbia contadina sperando in una
improbabile liberazione da servitù millenarie aveva ucciso alcuni notabili e
proclamato la annessione
delle terre –
comunque sia, li’ a Calatafimi Bixio era comandante in seconda
e dipendevano da lui i Colonnelli
dei tre settori centrali a fronte della
collina, senza dubbio le parole di Garibaldi dovettero
spingerlo ad usare parole molto piu’ forti verso
i suoi subalterni non scevre di tremende minacce, sicche’ in uno di questi
settori finalmente un trafelato colonnello Sirtori raggiunse il fatidico
settimo terrazzamento: come da copione scatto’ l’ordine di ritirata del
comandante borbonico Gen. Landi
che
aveva bellamente ignorato le richieste del maggiore Sforza di passare al
contrattaco dopo lo sbandamento dei picciotti delle colonne laterali, Testimoni
oculari, ovviamente
ignorati o messi a
tecere,
riferirono che i soldati borboni
piangevano all’idea di ritirarsi, imprecando contro i loro generali che
impedivano loro di cogliere una sicura vittoria. Stesso copione per le fasi
successive della campagna, che i libri di storia continuano a dirci gloriosa,
ma che fu invece
dall’inizio alla fine
una campagna sotto tutela della massoneria inglese che aveva tra l’altro in
Sicilia tutta una serie di grandi famiglie di imprenditori, con le mani in
pasta in vari settori commerciali:
l’estrazione dello zolfo, la commercializzazione del sale, tutta una
serie di tonnare con locali e macchinari atti alla pesca e alla conservazione e
inscatolartura del tonno con relativa spedizione in Inghilterra e persino negli
Stati Uniti, grandi coltivazione di terreni agricoli con uliveti e vite
a scopo di diffusione di olio e vini e
financo la produzione di uno speciale liquore fatto con uve della zona di
Marsala, particolarmante gradito dagli anglosassoni in quanto molto simile allo
Cherry : stiamo parlando degli Ingham, dei Woodhouse, dei Whitaker, i famosi
“principi sotto il vulcano”, che da numerosi anni (piu' di sessanta,
al seguito della donazione
del re Ferdinando III
Borbone, della Ducea di
Bronte all’ammiraglio Orazio Nelson per ricompensarlo del soffocamento della
Repubblica Partenopea) si erano trasferiti e stabiliti in Sicilia
e avevano avviato le diversificate attivita’
di cui fatto cenno. Furono proprio questi “
principi “tutti strettamente implicati nella Massoneria che cominciarono
a lamentarsi con la Madre Patria dell’intrusione della famiglia reale dei
Borbone nei loro affari,
gia’ negli anni subito dopo il ’48:
probabilmente e’ proprio da tali lamentele che comincio’ da parte del Governo inglese
una vera e propria campagna denigratoria del regno delle Due Sicilie
che ebbe il suo clou nel 1851 in due
lettere scritta dal politico inglese William
Gladstone
ad un suo collega parlamentare
George Hamilton Gordon,
dove c’era
quell’espressione “la negazione di dio eretta a sistema di governo” riferita
appunto al Governo borbonico, che fece il giro del mondo e il suo eco non si
del tutto spento neppure ai nostri giorni: era una frase che in realta’ si
riferiva al sistema carcerario, ma non e’ questo il fatto importante, il fatto
davvero importante
e’, che come qualche
anno dopo lo stesso Gladstone in visita a Napoli oramai facente parte del regno
d’Italia,
ammise,
che
tale frase
fu abilmente sfruttata
dal leader liberale John Temple conosciuto come Lord Palmerson, che tra l’altro
gli aveva
anche commissionato la stesura
delle due lettere, per orchestrare una gigantesca campagna denigratoria del
Regno delle Due Sicilie.
Per la cronaca Gladstone era stato si a Napoli
nel 1850, ma non aveva visitato alcun carcere
e si era invece limitato a riferire delle livorose impressioni dei liberali
napoletani a seguito dei fatti del ’48. Superflo sottolineare che tutti e tre i
personaggi protagonisti di questa ante litteram “fake news” erano influenti
Maestri Massoni.
I Principi sotto il Vulcano furono costanti interlocutori e consigliori (e detto per inciso qualcosa di piu’) durante la campagna di Sicilia, di Garibaldi e di tutto il suo Stato maggiore : Bixio, Sirtori, Crispi, La Masa, Turr, Corrao facevano la spola tra il Palazzo delle Aquile dove aveva sede il comando rivoluzionario e i sontuosi palazzi dove risiedevano i nobili inglesi e non a caso parlavano tutti fluentemente l’inglese, Vi e’ poi il giallo della cassa segreta con tutta la documentazione finanziaria della spedizione, di cui chi scrive è in grado di fornire una versione di prima mano, in quanto conoscente e amico di Stanislavo Nievo scrittore e regista televisivo, nonche autore del libro “Il prato in fondo al mare” dove si racconta del tragico naufragio con il piroscafo Ercole e del suo antenato lo scrittore Ippolito Nievo, in quel 1860 Tenente Colonnello responsabile dell’Intendenza militare, che giustappunto trasportava nel piroscafo tale cassa con non solo le riserve auree e di valuta dell’impresa, ma con anche tutta la documentazione finanziaria, che se non si fosse inabissata con il piroscafo e l'equipaggio tra cui lo stesso Ippolito Nievo, si sarebbe potuto risalire a chi realmente finanziò
l’Impresa. I misteri di Sicilia e le probabili ingerenze massoniche non finiscono con la conquista del regno delle Due Sicilie da parte di Garibaldi e quindi il passaggio tramite plebisciti al Regno d’Italia sotto sua Maesta’ Vittorio Emanuele II e Capo del governo il più ossequioso dei cavalier serventi della Massoneria Inglese Camillo Benso di Cavour: uno dei piu’ valenti sottoposti di Garibaldi il Colonnello e poi Generale, promosso sul campo Generale, Giovanni Corrao, l’amico intimo del concittadino palermitano Rosolino Pilo, tornato Colonnello con il passaggio dal cosidetto Esercito Meridionale all’Esercito Regio del nuovo Regno, non era durato a lungo nei ranghi dell’Esercito regolare e aveva fatto ritorno tra le fine garibaldine nel ’62 combattendo ad Aspromonte dove Garibaldi fu ferito dalle truppe Regie del Col. Pallavicini (episodio riportato nel film Il Gattopardo di Luchino Visconti con Ivo Garrani nella parte del Colonnello).

Amnistiato per
la diserzione dalle truppe regolari e i fatti di Aspromonte,
Corrao
torno’ nella sua Palermo e comincio’ a tessere le fila di una sedizione
popolare che rinnegava la spedizione di due anni prima e proponeva la
secessione della Sicilia dal regno d’Italia. Le sue qualita’ di capo popolo e
abile organizzatore, che si erano d’altronde messe in luce nel ’60 come
co-arruolatore assieme a Rosolino Pilo, dei cosidetti picciotti, stavano
tornando prepotentemente alla ribalta in quei primi mesi del 1863, tanto da
preoccupare non poco il Governo centrale e la Corona (e aggiungiamo noi…. la
Libera Muratoria, anche quella oltre Manica). Corrao era un personaggio
pittoresco, alto, imponente, energico e volitivo. Poteva sembrare anche un
Brigante con quella sua espressione fiera e l’aspetto minaccioso e difatti non
mancarono le accuse di essere una sorta di trait d’union con la Mafia allora
emergente. Sta di fatto che nell’agosto 1863, quando il suo movimento di
opposizione al Governo centrale stava facendosi davvero pericoloso, venne ucciso
da ignoti sicari, che pero’ una donna delle vicinanze testimonio’ di avere
visto aggirarsi nei luoghi dell’agguato in divisa di carabinieri reali. Per la
cronaca, nella relazione delle indagini sul
suo assassinio, venne utilizzato per la prima
volta in un atto ufficiale del regno d’Italia, il termine Mafia.
Per giusto
cent’anni, fino al 1963,
la sua mummia era conservata nelle famose
Catacombe dei Cappuccini
in via
Pindemonte a Palermo e il sottoscritto la vide, di poi però’ con la revisione
della sua figura storica, che era stata adombrata appunto di implicazioni proto
mafiose, la sua salma e’ stata traslata nel cimitero di san Domenico, la Santa
Croce palermitana, sepoltura dei Siciliani piu’ illustri. L’ultimo colpo di
coda del malcoltento siciliano e’ di tre anni dopo, subito dopo la rovinosa
guerra del nuovo regno d’Italia alla sua prima prova militare, battuta per terra
(Custoza) e per mare (Lissa) : ultimo per modo di dire, perche’ all’endemica
guerriglia con i Briganti per tutti gli anni sessanta, fara’ riscontro
nel 1894 la grande rivolta dei fasci
siciliani repressa con stati di assedio e cariche di cavalleria, pero’ in
quel
settembre del 1866 abbiamo degli
insorti che prendono la citta’ di Palermo e la tengono per sette giorni e
mezzo,
da cui la dicitura di “rivolta
del sette e mezzo” si tratta di una nuova rivolta popolare che puo’ essere
considerata una propaggine dell’azione sobillatrice di Corrao -
non a caso uno dei principali protagonisti Giuseppe
Badia era un amico e collaboratore di Corrao fin dai tempi delle formazione delle bande di picciotti nel
1860 – repressa con il fuoco dei cannoni della
flotta della regia Marina e con un vero e proprio corpo di occupazione
comandato dal Generale che 4 anni dopo occupera’ Roma : Raffaele Cadorna.
Tratto velocemente di queste rivolte perche’ non vi si ravvede piu’ la matrice
massone, ma si misura solo
la pochezza
di una classe dirigente che battuta sui campi di battaglia in guerre vere, e da
generali stranieri
veri,
riesce a rifarsi , giustappunto in accezione
militare, solo contro dei quasi inermi cittadini