mercoledì 23 giugno 2021

BIOGRAFIA SIMMETRICA DI STRINGA

 Gli orecchioni sono stati una malattia che mi ha reso evidente il sotteso simbolismo , che sarà oggetto della sconvolgente scoperta di Ryke Geerd Hamer  (le famose 5 Leggi Biologiche ) e che  si spera tra poco, quando si sarà esaurita questa buffonata del virus contagiosissimo,   qualifica nella più infima delle maniera l’attuale situazione della medicina (peggio del cerusico di secoli fa, dei cataplasmi e dei salassi)  

Gli orecchioni ovvero le orecchie più grandi per disporsi all’ascolto di storie e racconti per disporsi all’ascolto di storie, racconti, incentrate, nel mio personale caso  su di una persona identificabile con l’inconscio pochissimo abreagibile dei miei primi 31 mesi di vita, quelli appunto in cui fui in fortissima vicinanza e appunto familiarità con il mio omonimo e nonno paterno Mario Nardulli. La matrice dell’interesse, anzi per molti versi di una vera e propria identificazione proiettiva,  va analizzata nella fortissima affettività nonché assoluto riconoscimento da parte di tale persona verso me’ stesso come altro e come soggetto di desiderio . Non a caso la mia prima parola non è m-a-mmm-a, ma m-o-mm-o con la “o” al posto della “a” ed è appunto alla parola “mommo” che vengono associati i desideri appena le parole riescono a scandire un significato (juà mommo, mai mommo =  gelato nonno, andiamo al mare col trenino nonno)  e tante altre cose, praticamente tutto, dalle passeggiate appunto fino ad Ostia mare col trenino, a casa di zia Olga (la sorella del nonno) alle prese con la cioccolata calda, lungo via delle Fornaci alta sulla spalle della servetta per andare a cuocere le statuine che quegli faceva . Proiettiamoci dunque in quel novembre 1888 e andiamo  oltre al 1889, all’inizio degli anni novanta, sempre Cafè Chantant, la Belle Epoque, Paris e Wien, la Napoli del Salone Margherita e la Palermo di Donna Franca Florio, i quadri di Boldini a specchio italiano di Tulouse Lutrec e gli impressionisti , la guerra d’Africa il pieno dello scandalo della Banca Romana, la battaglia di Adua, il Negus Menelik e sua moglie Taitù, l’uccisione di Sissi a Ginevra ed il nostro compie 10 anni sempre in via Aureliana per affacciarsi al nuovo secolo e l’impressione dell’uccisione di Re Umberto a Monza, riportata a me in diretta col ricordo da ragazzina di 8 anni che giocava in piazza Vittorio che allora non era né il mercato, né la accozzaglia di cinesi e di arabi di oggi. Andavano anche a prendere il gelato da via Aureliana all’Acqua Acetosa attraversando tutte le colline dei Parioli (che ancora non c’erano) d’estate a prendere il gelato, o meglio “a vedere i figli dei ricchi che prendono il gelato!” diceva mio bisnonno Nicola che sebbene altissimo funzionario del Ministero del Lavoro era di una austerità e severità spaventosa (anche se in linea coi tempi) …la moglie Marianna raccontava che quando tornava dal lavoro, lei si nascondeva per prendere fiato e presentarglisi davanti : era un bel signore alto e imponente con baffi all’insù e barbetta, laureato il giurisprudenza all’Università di Napoli con Luigi Settembrini (avevo il certificato di laurea del 1872, fichissimo, ma in uno dei miei tanti traslochi l’ho perduto) commendatore dell’Ordine dei SS.Maurizio e Lazzaro, che fino alla morte di zia Olga  la croce con il nastro a collare era nella vetrinetta del salotto di casa di zia Olga a Via Novara, assieme ad altre medaglie, dei fratelli:  quella di bronzo fusa dai cannoni austriaci catturati nella Grande Guerra, quelle d’argento tutta annerite e il nastro azzurro sfilacciato, la medaglia della campagna d’Etiopia  con il gladietto sul nastrino, un pezzo della bomba che aveva affondato la nave di zio Nino nel 1916, lo spadino di questi dell’Accademia di Livorno,  il libro della tesi di laurea della sorella maggiore Caterina,  lo stemma del gladio fra fronde dei reparti d’assalto alpini (fiamme verdi) . Nino nel 1894 a 17 anni era andato all’Accademia di Livorno come cadetto, Mario era stato qualche tempo al collegio di Alatri e frequentava il Ginnasio era già molto alto, specie pei tempi,  e campioncino  di nuoto e di canottaggio, aveva vinto una gara di nuoto sul Tevere di 16 chilometri ( e zia Olga mi aveva regalato alcune medagliette che si erano in una scatoletta sempre in quella vetrina) ,  però quando li ebbe lui 17 anni ci fu un incidente sotto natale del 1905 , ovvero lui aveva risposto bruscamente al padre. Nottetempo il severissimo Nicola con l’aiuto dei due fratelli Nino che era in licenza dall’Accademia, lo legò nottetempo al letto e lo riempi’ di cinghiate. L’indomani mattina Mario prese il primo treno alla Stazione Termini (quella bellissima di allora) e scese in un paesetto dell’Alta Italia molto pittoresco dopo ore e ore di viaggio : Salò sul Garda. Trovò un lavoretto  in una pasticceria e caffè, ma siccome era un gran bel pezzo di ragazzo nel giro di poco trovò una piacente signora che lo prese sotto la sua protezione e lo fece impiegare da una ferrovia privata dell’epoca che faceva servizio da Peschiera a Riva del Garda . Quando il padre riuscì a ritrovarlo erano passati sei mesi e lui non ne volle saperne di fare ritorno a Roma , anche perché nella ferrovia guadagnava molto bene (mai saputo precisamente quale fosse il suo lavoro, comunque qualcosa che aveva a che fare con la presenza e la rappresentanza) Finì anche per fidanzarsi con una ragazza delle migliori famiglie del paesetto dopo un annetto e forse qualcosa in più dalla sua fuga, e il padre probabilmente per farsi perdonare del famoso gesto, si recò a Salò con un anello di fidanzamento - segno inequivocabile che la situazione richiedeva un nuovo cambiamento, anzi una seconda fuga ,andar via da Salò, trasferirsi a Como alla Direzione di quella ferrovia dove aveva conseguito anche una promozione e lasciar lì come un allocco il severo padre e quell’anello. Dopo minacce e  insistenze soprattutto della madre si decideva finalmente di fare ritorno a Roma nel 1908, dove era stato assunto con un contratto a temine dalle Ferrovie dello Stato, anche perché bisognava prendere in seria considerazione il fatto di riprendere gli studi : il fratello Nino era stato nominato Guardiamarina, la sorella Caterina era laureanda in  Lettere e filosofia all’Università di Roma, il fratello più piccolo Ugo si stava diplomando come ragioniere contabile  e la più giovane Olga era maestra giardiniera, ma contava di conseguire il diploma magistrale  solo lui era bloccato alla licenza ginnasiale che risaliva al 1904 e aveva abbandonato gli studi al 2° liceo classico, aggiungici poi che nell’ottobre  del 1908 era stato richiamato alle ami col terzo contingente dell’anno 1888, dove però era stato inquadrato nella 2^ categoria che contemplava solo un primo addestramento di tre mesi per poi venir dispensato dal servizio attivo fino ad un mese dal congedo che sarebbe stato nell’ottobre del 1911, il tutto nel reggimento di stanza a Roma, in Via Giulio Cesare:  l’81° fanteria della Brigata Torino.Quindi solo tre mesi di naja , ripresa della vita borghese con il 1909 e ripresa anche del lavoro sicchè impossibile far ritorno al liceo;  per l’anno scolastico 1909-1910 aveva quindi deciso di frequentare una scuola serale per il conseguimento del diploma di perito edile, dato che con il lavoro delle Ferrovie si era andato molto occupando di cose tecniche tipo costruzioni di casematte e sistemazioni di strada ferrata. Siamo quindi nel 1909 : a Roma il cosidetto Blocco Nathan e il Piano regolatore (eccezionale) dell’ing. Edmond De Saint Just che immetteva il principio della differenzazione edilizia per arginare e bloccare la cosidetta espansione a macchia d’olio della città che i due piani precedenti dell’Ing. Viviani (1873 e 1883) non erano riusciti ad impedire .Nel 1910 conseguiva a pieni voti il diploma e però lasciava il lavoro alle Ferrovie per impiegarsi in varie società di costruzioni private  che dopo la Grande Crisi edilizia, stavano ricominciando ad operare nella capitale. Rischiava  di partire per la Libia nel settembre del 1911 perché la Brigata Torino era stata destinata alla guerra e lui a rigore era ancora sotto le armi, ma a quel punto richiedeva che in caso di prolungamento della ferma allora avrebbe dovuto essere assegnato ad un corso allievi ufficiali, cosa un po’ complessa, che anche con un certo interessamento del padre che oramai era al massimo della carriera Ministeriale ed occupava uno dei posti di vertice, si riusciva ad annullare la mobilitazione per l’Africa  rimandando il congedo di una quindicina di mesi : l’ultimo mese di soldato di leva sarebbe stato espletato difatti nel maggio 1913 . Nel 1911 lavorava soprattutto nella zona di Piazza d’Armi dove si erano allocati i padiglioni dell’Esposizione per il cinquantenario dell’Unità;  viaggiava anche per qualche altra città Italiana, soprattutto  Napoli che gli entrava profondamente nel cuore, preferendola di gran lunga a Roma . La guerra di Libia la seguiva dai giornali e dalle copertine della Domenica del Corriere nelle tavole di Achille Beltrame, così come altri fatti di cronaca: il naufragio del Titanic, le corse automobilistiche, i voli sempre più arditi degli aeroplani, ma tutto sommato sempre nell’atmosfera del vecchio mondo della Belle Epoque dominato dalla rapprentazione Liberty, assurta oramai a vero e proprio codice non solo artistico del mondo contemporaneo; era anche il mondo del futurismo e delle altre avanguardie, mentre si diffondevano nuove idee davvero rivoluzionarie tipo la teoria della relatività di Einstein, la psicoanalisi di Freud e anche di altri suoi seguaci tipo Jung che divenivano rivali . Nel maggio 1913 c’era da espletare quell’ultimo mese di naja per ottenere il congedo con il richiamo presso l’81° fanteria non proprio  a Roma, ma nella vicina Manziana, quindi compiuti i 25 anni c’era da trovare un qualche lavoro meno aleatorio e provvisorio di quelli che finora aveva fatto. Avrebbe voluto iscriversi all’Università come la sorella Caterina laureata in Lettere e il fratello minore Ugo che con il diploma di ragioniere si era potuto iscrivere ad Economia e commercio, mentre il fratello Nino che aveva partecipato alla guerra di Libia con l’ammiraglio Millo, a 27 anni nel 1914 veniva promosso  al grado di Tenente di Vascello e insignito della croce di Cavaliere della Corona d’italia,ma niente, si impiegava con buone prospettive in una Società di costruzioni con sede nel nuovo quartiere di piazza Mazzini ex Piazza d’armi.1914 ultimo anno dell Belle Epoque la pistolettate di Gavrilo Princip a Serajewo, con la morte dell’Arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie,  avrebbero frantumato il mondo più bello che l’umanità sia mai riuscita ad esprimere. Lui Mario la pensava in tutto e per tutto come Giolitti di cui era un grosso estimatore e non era per nulla tentato dalle smargiassate dei pochi interventisti, non parliamo poi dei voltagabbana di quel socialista Direttore dell’Avanti, che si capiva fin troppo bene che era stato comperato dai soldi dei Francesi che avevano cominciato ad intravedere che avrebbero potuto portare la indecisa e tutto sommato, fredigrafa  Italietta, dalla parte dell’Intesa e tradire senza troppa vergogna la Triplice alleanza con cui all’Austria e alla Germania eravamo alleati da  trentatré anni e l’ultimo rinnovo dell’Alleanza per ulteriori 10 anni, era stato firmato nel 1912;  se comunque guerra doveva essere – lui la pensava  così -  meglio con i vecchi alleati, senza bisogno di andare a macchiarci di una nuova figuraccia, tanto più che dai resoconti dei giornali, probabilmente se nella fase clou della battaglia della Marna nel settembre,  ci fosse stata,  come prescritto dall’alleanza l’invio di una Armata su tre corpi d’Armata  a rintuzzare l’intervento dell’Armata di Parigi di Gallieni, forse il capitolo guerra sarebbe potuto essere  messo nel dimenticatoio . Stante quella convinzione, oramai superata, rimaneva dell’idea che quel “parecchio” che era stato motivo di grosse critiche allo Statista di Dronero,  era probabilmente la cosa più saggia da farsi. Per natale la sorella Caterina che il padre aveva obbligato ad assumere una cattedra di insegnamento al liceo di Avezzano  dato che l’altra  destinazione Novara era troppo distante era tornata in famiglia, ma ai primi del nuovo anno era ripartita con la zia Carlotta sorella della madre, raggiunta qualche giorno dopo dal fidanzato…eh già, ma quel qualche giorno dopo significava 15 gennaio : il terrificante terremoto della Marsica con 45.000 morti che aveva letteralmente distrutto anche la città di Avezzano, dove  lei Caterina, la zia e il fidanzato si trovavano e che non furono mai più ritrovati, dispersi tra le macerie . Il fratello Nino fu dirottato al comando di una squadra della marina nei soccorsi, ed anche lui si presentò nelle squadre piuttosto improvvisate di volontari, che furono poi poste agli ordini di un Colonnello dell’Esercito di grande severità, un colonnello dalla fluente  barba bianca che incuteva un terrore reverenziale nei soldati, ma  soprattutto nelle bande di sciacalli che rovistavano nelle case distrutte e che lui, quando li coglieva sul fatto,  faceva passare per le armi seduta stante: ”meno male non essere sotto di lui “pensava rimarcando quella estrema severità non sospettando che se lo sarebbe ritrovato appena un anno dopo, oramai con la greca di Generale comandante della Divisione che difendeva il Pasubio, dove anche lui che con la guerra era stato assegnato negli alpini, data quella sua iscrizione nelle liste di leva del Comune di Como di 10 anni prima. “Certamente” osservo’ al ritorno dei due figli   la madre Marianna Fanizza che aveva perso una figlia e una sorella, ed anche un futuro genero  “è una tragedia, ma perlomeno sarà valsa ad evitarci la guerra “ Pia illusione, difatti nei mesi successivi  la situazione precipitava inesorabilmente: l’Italia firmava il Patto di Londra, nel marzo 1915 con l’impegno di entrare in guerra contro l’Austria, ma non contro la Germania, entro due mesi,   denunciava la Triplice e il 23 maggio tramite il presidente del Consiglio Salandra che operava  quasi un colpo di stato parlamentare essendo la maggioranza contraria all’intervento inviava la dichiarazione di guerra all’Imperatore Francesco Giuseppe  con inizio delle operazioni il giorno seguente, il famosissimo 24 maggio 1915.  Un mese prima Mario era stato richiamato alle armi, con gli incartamenti però della sua originaria iscrizione alle liste di leva nel 1905/06, e siccome servivano spasmodicamente ufficiali e avendo lui un titolo di studio, veniva il 27 aprile avviato al corso ufficiale reggimentale del 3° Alpini . Gli alpini? Ma che c’entro io negli alpini?” aveva protestato “io sono un marinaro, nuotatore, canottiere, e sono perfino astemio!” “stai pur certo “ gli fece il Capitano con forte dialetto lombardo “che astemio non lo resterai a lungo” ed eccolo raggiungere un paesetto vicino Varese dove iniziava questo nuovo periodo della vita, mentre la guerra dal 24 maggio, come abbiamo visto arrivava anche in Italia . Nominato Caporale dopo un mese e Sergente AUC il 18 giugno viene assegnato ad un battaglione operativo il Fenestrelle sempre del 3° reggimento alpini, di stanza su retrovie e sempre in istruzione  e fa parte della Divisione di cui ha assunto il comando un Generale che diverrà famosissimo: Antonio Cantore detto il papà delle penne mozze , ovvero degli alpini caduti. Si arriva al 23 settembre in cui va in licenza di attesa nomina e l’8 ottobre 1915 è nominato Sottotenente assegnato al btg.Vestone del 5° rgt° alpini. Si diparte quindi il mitologema più permeante della mia vita, quello dell’atmosfera della Grande guerra e con referenziazione degli alpini, proprio in virtù del fatto che di tale Corpo faceva parte nonno Mario, come tutto ricordava nella casa di via Nicolò V : la foto del 1915 su in montagna in posa scultorea  incorniciata tra due vetri verdini (le onde d vetro)  il cappello colla penna bianca, le medaglie d’ argento annerito e cogli stinti nastrini. Per la verità c’era anche lo scudo del guerriero Galla, la pistola spagnola Astra usata proprio nella campagna d’Etiopia nella Divisione Pusteria, il martelletto istoriato per spezzare lo zucchero del tè, un Naghilè, ma la Grande Guerra era senza dubbio il referente più rappresentativo “affido all’onore dei battaglioni…” “lei può contare su una medaglia d’argento al valore” parole seguite all’abbraccio del Gen. Andrea Graziani lì discendendo dal Col della Borcola, che poi era proprio quel Colonnello di Avezzano e che ora comandava la elefantiaca 44^ Divisione che aveva l’entità di un Corpo d’Armata a difesa e contrattacco della famosa Straf-Expedition della primavera estate 1916. Era passato proprio nel giorno del suo 27°  compleanno, il 25 novembre 1915, ad un battaglione costola del Vestone: il Monte Suello la cui  denominazione Monte   indicava la operatività di primissima linea e costituito da reparti di leva e comunque di età non superiore ai 30 anni , anche detti battaglioni “bocia” per  distinguerli da quelli con denominazione “valli” costituiti da classe più anziane richiamati e comunque oltre i 35 anni. Proprio agli inizi della Offensiva austriaca il 15 maggio 1916, il comandante interinale del Monte Suello Capitano Corrado Venini era morto in combattimento in una maniera che ricordava le note della celeberrima canzone Il testamento del capitano (a me lo racconto’ un commilitone di mio nonno che viveva a Napoli dove aveva fatto l’avvocato, ma che era piemontese di origine e appunto commilitone di Mario Nardulli al Monte Suello, una sera di dicembre del ’64 (per l’esattezza la sera in cui venne eletto Saragat a Presidente della Repubblica, che ricordo che mio padre aveva chiesto alla moglie di Bertoldi se poteva tenere  accesa la radio proprio per seguire lo spoglio delle votazioni,)  a casa sua in cui lo eravamo andati a trovare su mia pressante insistenza, io con mia nonna Lucia, mia zia Rita e mio padre e i nomi dei politici scanditi dallo speaker della televisione, mi rimbombavano  attraverso le enormi falde del vecchio cappellaccio di alpino, con la penna bianca tutta piena di segni di rossetto dei baci delle ragazze di cui quella di un vecio doveva essere piena “Fanfani, Merzagora, Saragat, Fanfani, Fanfani, Leone, Moro, Saragat, Fanfani, Saragat, Saragat, Saragat…..” mentre il vecio Bertoldi continuava a riempire i bicchieri di vino “bevi bocia, bevi…” Ecco tutta questa summa di ricordi, molto sul soggettivo, mitizzati sul personale, calcolati con infinitesimale sequenza sul flusso della memoria come quella famosa onda che dal vetro si sottrae e va verso il suo collasso, e’ struggente, esaltante ed anche nel suo prestare il fianco al paradossale, profondamente sfalsata: difatti a tutta quell’epopea non corrisponde un reale che lo alimenti al di là della forzatura ed anche sequel di inesattezze e bugie storiche, Nel calcolo  di narcisismo infinitesimale prende il sopravvento l’immaginario, laddove però non riesce a costituirsi come fatto artistico di un minimo di oggettività. Quella guerra che seppellirà per sempre il mondo incantato della Belle Epoque, come ho detto, con tutta probabilità l’epoca più meravigliosa che l’umanità sia riuscita a costruire in tutta la sua storia, e’ in verità il male assoluto, la pura negatività e non ha proprio nulla di bello né come reale, né come immaginario, né tanto meno come simbolico. Lasciamo quindi il nostro mentore lì all’Ospedale da campo sul Pasubio,
ferito piuttosto gravemente da schegge di Shranplels per ritrovarlo così fugacemente sul Piave e Montello  nei reparti d’assalto della Divisione Speciale “A”  per fare ritorno tra gli alpini del Monte Suello a comandare la compagnia mitraglieri d’assalto tra lo Spinoncia, il Monfenera, il Col dell’Orso durante la battaglia finale nell’ottobre/novembre 1918,  e non andiamo oltre, non passiamo a verifica tutto il riferimento, a cominciare da quella plateale maramaldica inversione di campo della primavera del 1915, e a continuare con le infinite cialtronerie di conduzione di una guerra sbagliata, razzaffonata con l’emergere dei personaggi più mediocri e incapaci che abbiano mai popolato la storia della nostra Nazione(CORREZIONE DEL GIUGNO2021: No! Oggi e’ ancor peggio! la farsa della pandemia col suo stratosferico tasso di falsi, manipolazioni e mercimonio con collusione quasi totale della classe politica, e soprattutto di media e spettacolo non ha eguali !!)sia politici che militari a cominciare dallo stesso Re Vittorio Emanuele III e a seguire nominandone solo alcuni : Salandra, Boselli, Orlando, Cadorna, Badoglio e si, anche Diaz . Non a caso la 1^ guerra mondiale è stata vista come prodromo di qualcosa di ancora peggio : il fascismo di Mussolini  che poi si unì al nazismo di Hitler per confluire quindi in quell’abominio di storia rappresentato da tutto quello che accadde nel periodo di una seconda guerra mondiale, che della prima ne rappresentò solo una logica conseguenza.
Niente Mitologema quindi per quella guerra, solo un tantino di affezione per una persona, di cui ho spiegato le composite valenze simboliche per il mio narcisismo infinitesimale, che la attraversò, anzi attraversò, pagandone però il fio, anche l’esiziale continuum, riportando le gravissime ferite che dovevano ucciderlo nel gennaio 1951, quando io avevo 31 mesi, quasi pronto a raccogliere questa particolarissima eredità emozionale, fatta di paradossi e contro paradossi. So poco, pochissimo, dell’incontro e matrimonio di Mario Nardulli che dopo la guerra nel 1921 era entrato a lavorare nell’Opera Nazionale Combattenti,(O.N.C)  un Ente parastatale fondato da Alberto Beneduce nel 1917,  che sarebbe stato in primissimo piano nella celeberrima bonifica dell’Agro Romano e Pontino negli anni venti e trenta,  con Lucia Siena mia nonna nata nel gennaio 1913 e quindi con quasi 25 anni in meno. Lui dopo aver lavorato per qualche tempo a Firenze e a Udine era stato trasferito a Napoli ed  era operativo nella zona di Licola,
Lago Patria con sede della Società appunto a  Napoli dove conobbe la ragazzina quindicenne che l’intrigo’ e che dopo la nascita di mio padre nel giugno 1929, sposò, e vissero tutti, anzi con spesso la presa in casa della  sorella di lei Rita che aveva 10 anni meno di Lucia (1933) : Nel 1929 lui era stato promosso 1° capitano e quindi nel 1934 era stato richiamato per un periodo di istruzione su nuove armi  presso il 40° rgt° ftr.  A  Cortona .” Io sono un alpino, non uno della buffa”  aveva protestato e così invece di essere congedato veniva trasferito al btg.Valvaraita e poi vice comandante dl Btg.Saluzzo nel 1935 . Gli è che quando era richiamato percepiva i due stipendi sia quello di impiegato, anzi funzionario della O.N.C. sia quello di Ufficiale, per cui la cosa era oltremodo conveniente, aggiungici poi che nell’ottobre 1935 era iniziata la Campagna d’Etiopia, ecco che nel febbraio 1936 veniva trasferito alla nuova 5^ Divisione alpini Valpusteria destinata appunto in Abissinia con l’incarico di Cte della X Colonna Salmerie. Riportava  moglie bambino e sorella della moglie a Roma, sistemandoli tutti da delle suore a Piazza Mazzini (riportato da Lucia che mi raccontava tutto di queste cose, si da addurmi nel marzo 1963 quella famosa malattia degli orecchioni a valenza fortemente simbolica e oltremodo sensata = orecchie grandi per sentire meglio tutto questo raccontare) . Tornato dalla guerra d’Etiopia nell’ottobre e congedato nel gennaio 1937 veniva promosso Maggiore e esplicitamente richiesto da S.E. il Governatore della Tripolitania Italo Balbo, che era stato suo commilitone di guerra nei reparti d’assalto alpini (uno del Monte Suello l’altro de Pieve di Cadore) , nonché amico e lo aveva nominato CTe dei Presidi avanzati di Giado e Gadames inquadrato nella Divisione Sabrhata, che poi era la vecchia Brigata Verona (84° e 85° ftr.) con la quale aveva combattuto di gomito nel 1916 sul Pasubio durante la difesa dalla Spedizione Punitiva austriaca. Questa volta si era portato moglie e figlio ed anche se il Cte del XXX Corpo d’armata lo aveva redarguito per quella risoluzione, di certo il fatto di essere intimo di Balbo lo aveva messo al riparo da qualsiasi provvedimento disciplinare che quel Generale aveva minacciato. Rimasero un anno netto lì in Libia per fare ritorno in Itala a Palermo  nel marzo 1938.
Quindi aveva preso la casa di Via Nicolò V (che diventò la mia casa) ed era passato a lavorare alla Direzione Generale dell’O.N.C. in via Ulpiano. Due anni di vita tranquilla, ma nell’ottobre veniva richiamato a Perugia in un Ufficio del SIM, di poi aggregato alla Divisione Cacciatori delle Alpi con la quale era previsto il suo impiego in quanto tale divisione era  passata nell’organico del CSIR. Nuova protesta che non gli aggradava per nulla lui “vecio” alpin troppo spesso rimandato nella “buffa” . Si aspettava quindi il trasferimento in una delle tre divisioni che costituivano il Corpo d’Armata alpino, ma all’ultimo momento nell’ottobre 1941 veniva invece destinato alla Divisione Pusteria (della quale aveva fatto parte nella campagna d’Etiopia) che si era dislocata in Jugoslavia dipendente dall’XI C.d’A. con sede a Lubiana  e quivi veniva promosso Tenente Colonnello. Nel  gennaio 1942 veniva nominato Responsabile dell’Ufficio Comando con sede in Lubiana, un incarico di grande responsabilità e prestigio, ma pur sempre d’ufficio. Il vecchio alpino de “affido all’onore dei battaglioni” dei tempi della Straf Expedition, della giubba aperta dei reparti d’assalto delle Fiamme Verdi, degli attacchi al Fontana Secca
e al Monfenera, mordeva il freno negli uffici e corridoi , con le finestre blindate, tipo quelle dei carceri dell’Ufficio Comando, e spesso e volentieri inforcava la sua Jeep e si spingeva nell’interno. Un giorno di fine febbraio del 1943, era arrivata la notizia che un convoglio proveniente  da Udine, si era perduto nella foresta slovena e probabilmente era attaccato dai partigiani di Tito che avrebbero potuto impadronirsi del materiale di approvvigionamento alimentare, ma anche militare  e di armamenti, sicchè senza indugio, montato sulla Jeep accompagnato dall’autista  personale ed un Tenente dell’artiglieria di montagna si era gettato nella sua ricerca tra i boschi e le asperità del terreno . L’aveva trovato in effetti accerchiato dai partigiani titini e utilizzando una mitraglia e un piccolo mortaio che il Tenente si era portato dietro si era messo a sparare all’impazzata lasciando credere coi movimenti repentini della jeep di essere dei sostanziosi rinforzi. Lui stesso che sul Montello nel giugno 1918 aveva comandato una compagnia  mitraglieri nella Divisione Speciale  d’Assalto “A” (Uno dei brevissimi periodi in cui nella Grande Guerra non aveva fatto parte degli alpini) sparava con la mitraglia puntando a fare un gran fracasso e impressionare il nemico. E ci era riuscito alla grande tant’è che lo stesso Tito che si trovava a partecipare a quell’azione  aveva mandato un emissario  per concordare una pacifica risoluzione della contesa : tutta una serie di autoblinde cariche di viveri erano rimaste imprigionate nell’assedio, ebbene i soldati fatti prigionieri sarebbero stati liberati , ma le autoblinde con vettovaglie no, se lui, il comandante intervenuto coi rinforzi (il bluff era riuscito)  che con tanta perizia stava conducendo la difesa, avesse dismesso il contrattacco sarebbe stato libero di uscire dall’assedio e raggiungere Lubiana. Detto fatto ma nel corso del rientro un gruppo di altri partigiani non dipendenti  da quelli, vedendo il lungo convoglio scivolare tra gli alberi lo aveva attaccato con veemenza sebbene le ombre della sera rendessero scarsa la visibilità. Nel corso dell’attacco la Jeep con lui sopra era stata colpita da uno Shranpel  e rivoltandosi aveva fatto  urtare violentemente la testa al nostro Colonnello oltre a produrre altre ferite. Tito in persona aveva bloccato il parapiglia mandando le sue scuse nei giorni seguenti per telegramma.
Intanto lui veniva trasportato privo di conoscenza all’Ospedale di Lubiana con un forte trauma cranico, che faceva tenere per varie complicazioni, per la sua stessa vita. Il Comandante del Corpo d’Armata Gen. Gastone Gambara che era stato tra l’altro un suo vecchio compagno d’armi proponeva la concessione della medaglia d’oro al valore militare per lui, quella d’argento per il tenente e quella di bronzo per l’autista.  Il trauma però era stato davvero forte e dopo oltre un mese di degenza a Lubiana veniva  portato prima a Udine e poi al Celio di Roma (giugno 1943) : si rimetteva in piedi solo nel luglio e veniva sottoposto a visita collegiale dove gli veniva concessa una licenza di convalescenza di 60 gg. (20/7/1943) . succedevano in quei 60 gg. Cose sconvolgenti: la caduta del fascismo il 25 luglio e anche l’8 settembre, ma il trauma cranico era ben lungi dal risolversi e le sue c ondizioni non erano affatto buone. Nel giugno del 44 ci fu l’episodio del carro armato tedesco  bloccatosi sulla via Aurelia all’incrocio con la via Nicolò V a ridosso della Villa dei Morelli, nel corso della ritirata della Wermacht da Roma e lui si rimetteva uniforme e con fiero cipiglio, assieme ai due giovani Morello Morelli sottotenente della Pai e  il figlio dell’imprenditore edile Sensi,  si recava dal capitano della Wermcht che stava già facendo brillare il carro . “si rende conto capitano che così distruggerà completamente la villa e produrrà ingenti danni anche ai palazzi circostanti?...lei non è una SS, lei è un signor capitano della Wermacht,….” Morale della favola , preso nel suo orgoglio di ufficiale, il capitano aveva fatto rotolare il carro lungo il dirupo che dava alla ferrovia, si che la ritirata delle truppe non fosse ulteriormente bloccata. Ovviamente i Morelli e un po’ tutti gli abitanti della via Nicolò V serbarono sempre una profonda e imperitura memoria di quell’episodio e della grandezza d’animo del vecchio e ferito Colonnello, anzi Tenente Colonnello, perché tale veniva richiamato presso il D.M. di roma per valutare la sua posizione nei gg. 5-8 ottobre 1944, con il giudizio di inabilità al servizio attivo, la qualifica di invalido di 1^ categoria e il collocamento in congedo presso la Riserva nel Ruolo d’Onore con il grado di Colonnello anzianità 9 ottobre 1944. Nel giugno 1945 riprendeva il servizio all’O.N.C. di via Ulpiano

martedì 15 giugno 2021

STORIA/BIOGRAFICA IMPERFETTA

 

Questo articolo è un po’ il seguito ma anche un punto di vista più personale del tipo di storia che ha portato alla crisi dei valori più che altro di razionalità prodotto dalla attuale farsa di pandemia, identificandola anche con un cedimento appunto della razionalita’ a scapito di una immotivata paura del proprio stato di salute. La famosa formula di Hegel “cio’ che è razionale è reale, ciò che è razionale è reale” che già eventi come le due Guerre mondiali , i Gulag di Stalin, ma soprattutto l’olocausto degli ebrei da parte del nazismo , avevano messo in crisi, si è definitivamente dissolta a fronte dell’impressionante aumento di farse e menzogne perpetrato da pochi magnati con la fissazione di un grande resettaggio di tutta la popolazione mondiale che si sono avvalsi dello strapotere dei cosidetti mass media per operare un convincimento appunto delle masse all’insegna di un terrorismo sanitario, avvalendosi altresi’ di una stretta cooperazione subordinata della cosidetta mentalità di sinistra erede del marxismo e anche altre istanze genericamente populiste.
Una mentalità che si è prestata ad assumere quel ruolo di volenterosa carnefice che era stato adottato per gli sgherri della piccola e media borghesia tedesca, in merito allo sterminio degli ebrei e che nel quadro più generale, addirittura mondiale dell’attuale contingenza, ha assolto con appunto tanta entusiastica partecipazione da far indurre il sospetto che non solo il marxismo, ma tutto ciò che attiene al populismo e a quei generici aneliti di giustizia sociali, nascondino, o anzi abbiano sempre nascosto in verità una profonda frustrazione di non far parte dei giochi di potere e quindi una incrollabile invidia per non essere ammessi al festino, sicchè quando per la prima volta ciò è avvenuto, sia pure in modalità di assoluta dipendenza ….ecco che…. Si è configurato lo scenario attuale del secondo decennio del terzo millennio. Come nel precedente articolo sul Blog capo testata Lenardullier.blogspot.com, qui su questo titolato “Preservativo imperfetto” la esperienza personale gioca da prim’attore e ha sempre un qualcosa che ben lungi da costituire un modello, come hanno fatto specie in questa pandemia consumismo, mass media e sinistra, ovvero coinvolgere il più possibile l’emozionalità delle masse, con foto false, filmati falsi, dati manipolati , manifestazioni truccate, censura di qualsivoglia idea o opinione contraria, si pone in termini , diciamo così divulgativi . Un mio ex antico amico, comunista viscerale che ogni giorno al suo compleanno invitando numerosi amici, prima della canonica torta metteva i dischi dell’Internazionale e dell’inno della URSS, urlando lui a squarciagola viva Lenin, andato in pensione e presa quindi una liquidazione era riuscito a comperarsi una villa a due piani con tanto di parecchi ettari di terreno, nei dintorni di Roma, ebbene la prima cosa che mi aveva detto era stato “Mario! Sono diventato padrone!” insomma il solito comunista col Rolex , politcally correct, buonismo manierato e impegno solo a paroloni sbeffeggiato in maniera esemplare dal film di Francesco Maselli del 1970 “Lettera aperta ad un giornale della sera “ Ecco proprio la persona di questo mio ex amico, da sempre un fideista dogmatico e quindi da ragazzino ex seminarista religiosissimo ed anche sui 15 anni (aveva un anno meno di me) fascista sfegatato che fu arrestato proprio in occasione di una manifestazione pro Barry Goldwater che noi di gruppi di azione del ’MSI di una associazione denominata La giovane Italia, facemmo in via Veneto davanti l’ambasciata degli USA, mi induce ad approfondire il tema di Barry Goldwater
come precedente storico ideologico e di quel fatidico novembre 1964, quando la delusione della mancata vittoria sia pure così spazialmente differita della destra che piaceva a me, mi portò come al compendio della delusione che era iniziata l’anno precedente. Gli è che gli Stati Uniti mi apparivano l’unico Paese dove potesse delinearsi lo spirito del mondo e quindi il fatto che le concezioni del mio credo nelle quali mi ero identificato con Goldwater, fossero state definitivamente bocciate, significava che dovevamo insistere su quella sorta di sordido compromesso, di vittoria della mentalità se non proprio spudoratamente di sinistra perlomeno nella sua perversa assimilazione nell’intellettualità così come ordito da Togliatti nel dopoguerra e anche prima; la mia idea che con tutta probabilità mi era stata inculcata da Evola in casa sua in corso Vittorio Emanuele, quella fatidica serata di quel fine novembre 1963 era che tra comunismo e consumismo non c’è alcuna differenza, sono solo due facce della stessa medaglia .
Va notato difatti che Goldwater arrivò alla nomination di outsider di Johnson in forza di un suo libro del 1960 “the conscience of a conservative” che rappresentava una vera e propria piattaforma programmatica di un diverso modo di intendere la realtà sociale, nel quale libro uno come me , dopo il trauma dell’uccisione di Kennedy doveva giocoforza identificarsi anche per quella convinzione che la partita di un futuro che riprendesse anche una certa tradizione , quello che uno psicoanalista come Lacan avrebbe definito “futuro anteriore”, si giocasse non più nella vecchia europa, troppo compromessa da fenomeni come il fascismo e il nazismo o nell’improponibile Russia per via del suo regime comunista, ma solo negli Stati Uniti con tutte le sue discrasie ideologiche ma anche pragmatiche che portavano ora nello scontro un personaggio estremo come Goldwater ed un personaggio fin troppo d’apparato come Johnson che lasciava sospettare financo delle collusioni nell’eliminazione di Kennedy, altro personaggio decisamente fuori da ogni schema e non riconducibile a percorsi stabiliti. Una operazione invero complessa da essere recepita da un ragazzo tra l’altro neppure americano, che doveva trovare la sua ragione e una spiegazione addirittura quasi sessanta anni dopo, un po’ come era successo per una cosa molto più in soggettiva , una malattia, vista come terrore puro con tanto di orpelli terrificanti lo sputare sangue, la consunzione, l’inibizione al respiro, la cui paura si era improvvisamente e misteriosamente innescata nell’autunno del 1959 per trovare una sua variegata motivazione solo trentacinque anni dopo, facendo un melange delle teorie di Ignacio Mattè Blanco sulle traslazioni simmetriche di un inconscio come insiemi infiniti, dei collassi di equazione d’onda di Schrodinger in fisica quantistica e delle sconvolgenti teorie su una diversa e molto più convincente nosologia medica da parte del medico tedesco Rike Geerd Hamer . La rielaborazione del conservatorismo che andava a suggestionare anche la mia essenza piu’ reazionaria, giustappunto alla Evola , alla Ezra Pound , si rifaceva ad una visione “fusionista”secondo i dettami fissati, giusto in quel 1964, dal filosofo Frank Meyer nel suo libello “What is Conservatorism?”
In verità questa visione, come d’altronde la stessa figura di Barry Goldwater erano un qualcosa in stretta chiave americana, così come il richiamo alla poetica di Edmund Burke che concepiva una modernità solo in virtù di un riferimento alla memoria e alla tradizione, e la pochissima gente come me era in attesa di una sorta di traslato di Piano Marshall, dato che le poche istanze simili in Europa appartenevano forse solo alla Francia di De Gaulle e da noi in Italia neppure piu’ nell’Italia con la sua destra sempre più emarginata . Ma l’america aveva deluso due volte nello spazio di un anno : ucciso colui che aveva pronunciato a gran voce in discorso pubblico “Ich bine eine Berliner” e liquidato democraticamente colui che si rifaceva a quel citato fusionismo che avrebbe potuto servire da guida per un modernismo tradizionalista, a questo punto non rimaneva che il ritiro da qualsivoglia istanza di politica militante, proprio perché non ci si voleva mescolare col sinistrismo manierato o peggio ancora con istanze popperiane alla “Open Society” Se non ci fosse stata questa duplice delusione, con relativa demondizzazione (un concetto Junghiano di non coinvolgimento con qualsivoglia sociale ) con tutta probabilità si sarebbe colta l’occasione Nixon della fine anni sessanta, che però a metà settanta avrebbe riservato altre cocenti delusioni , ma soprattutto si
sarebbe colta quella di 10 anni dopo di Ronald Reagan che al di la’ delle solite aggressioni preconcette del sinistrismo, in realtà è stato colui che ha ridato fiducia ad una America prostrata dalla sconfitta in Vietnam , dallo scandalo Watergate e dalla debole e indecisa politica carteriana . Con il 1980 che da noi sono gli anni di un vuoto e insulso yuppismo, l’america torna protagonista della scena mondiale e vede un vertiginoso rilancio delle sue peculiarità. Niente di simile si riscontra in Italia e la mia vicenda personale è all’insegna del proseguo di un totale distacco da tutti i temi della politica forse ancora superiore a quello della seconda metà degli anni sessanta e di tutti gli anni settanta . Diciamo che una destra americana quale si configura con Reagan e subito dopo con Bush non riesce a toccare nessuna mia corda, così come non la toccherà il ritorno dei democratici con il disgraziato periodo di Clinton (1992-2000) . E’ scontato che uno come me non riponesse alcuna fiducia nel buonismo sinistrorso dei democratici americani, che ha, da noi in Italia un altrettanto patetico correlato rappresentato da una pletora di orientamenti che vanno dall’Ulivo di Prodi ai DS di Occhetto e poi di D’Alema fino al PD di Veltroni D’Alema e come contraltare infine dalla scesa in campo di Berlusconi. L’operazione di quest’ultimo di ricreare un centro destra all’insegna di un moderatismo modernista, la ho, fin dall’inizio, trovata ributtante quasi come l’Ulivo di Prodi e i rispettivi squallidi tentativi di riesumare da una parte la DC e dall’altra il PCI. Lo vedi torna l’insegnamento di Evola :

capitalismo e socialismo, consumismo e comunismo, due facce di una stessa medaglia. Negli USA con l’entrare nel nuovo millennio si assiste ad una alternanza di Repubblicani e Democratici (Bush figlio e Obama)che però si somigliano in maniera inquietante nella scelta di politiche bellicose di interventi militari ed anche nell’avallo di sistemi finanziari e digitalizzati che finiscono per rivoltarsi contro ingenerando crisi economiche e soprattutto crisi di identità, tutto questo mentre in Europa si registra
probabilmente il più marcato disastro di tutta la storia della civilta’ : una innaturale, pretestuosa, falsissima Unione dei suoi principali Paesi membri all’insegna dello strapotere bancario e dei vari strumenti finanziari (2000-2016) . In tutta obiettività debbo riflettere : non è pienamente giustificato il mio totale disinteresse verso la politica ed anche la cronaca di questo mondo che insegue una sua globalizza zione all’insegna della mediocrità, fuori di ogni tradizione, di ogni cultura, e financo nell’adesione più che convinta ad un sempre maggiore estraneamento della specifità umana .? Torno a ripetere (come diceva Lacan a proposito dell’inconscio? : l’inconscio non parla, ripete, non ex-siste, ma in-siste). Si fa ritorno all’inverazione di quella Open Society, senza più regole, senza più identità, all’insegna del “tutto e’ permesso” che quella sottospecie di filosofo Karl Popper
aveva segnato per l’umanità e che un suo allievo George Soros sta ancora cercando di rendere realtà all’insegna di un sempre più informante principio “ciò che è irrazionale è reale “. Così perlomeno fino al novembre del 2016, quando ecco irrompere sulla scena la candidatura alla Presidenza degli USA di Donald Trump e alla sua strepitosa e inaspettatissima vittoria

lunedì 31 maggio 2021

STEINER E GLI SPIRITI DELLE TENEBRE

Ecco lo vedi perché alla fin fine tutti questi pensatori troppo esoterici : Steiner, Crowley, Gurdjef,

Oupensky, Horbiger, etc. ma ci metto anche Jung, non mi convincono : che bisogno c'è di metterci la luce, le tenebre, il male e il bene, l'era del fuoco e l'era del ghiaccio, quando è così chiaro e lampante, che l'unica cosa che muove il mondo nelle due accezioni di un esiguo potentato e un immensa massa, è l'interesse economico, (come al solito uno col segno + , l'altro col segno -) ovvero il modo più facile e veloce per dominare gli altri . Guadagnare sempre più denaro per potere sempre più spargere paura e condizionamento e continuare a fare il proprio comodo (anzi aumentarlo)


 ESTRATTI DALLE CONFERENZE DI RUDOLF

STEINER NEL 1917:
“Gli spiriti delle tenebre sono ora tra noi. Dobbiamo stare in guardia in modo che possiamo renderci conto di cosa sta succedendo quando li incontriamo e avere un'idea reale di dove si trovano. La cosa più pericolosa che potrai fare nell'immediato futuro sarà abbandonarti inconsciamente alle influenze che sono sicuramente presenti”...
“Ci sono esseri nei regni spirituali per i quali l'ansia e la paura emanate dagli esseri umani offrono cibo di benvenuto. Quando gli umani non hanno ansia e paura, allora queste creature muoiono di fame... Se la paura e l'ansia si irradiano dalle persone e scoppiano in preda al panico, allora queste creature trovano nutrimento gradito e diventano sempre più potenti. Questi esseri sono ostili all'umanità.
Tutto ciò che si nutre di sentimenti negativi, di ansia, paura e superstizione, disperazione o dubbio, sono in realtà forze ostili nei mondi soprasensibili, che lanciano attacchi crudeli agli esseri umani, mentre vengono nutriti. Pertanto, è soprattutto necessario cominciare dal fatto che la persona che entra nel mondo spirituale superi la paura, i sentimenti di impotenza, la disperazione e l'ansia. Ma sono proprio questi i sentimenti che appartengono alla cultura e al materialismo contemporanei; poiché allontana le persone dal mondo spirituale, è particolarmente adatto a evocare la disperazione e la paura dell'ignoto nelle persone, richiamando così contro di loro le forze ostili sopra menzionate”...
"Vi ho detto che gli spiriti delle tenebre ispireranno i loro ospiti, il popolo in cui dimoreranno, a trovare anche un inoculante per esorcizzare dalle anime l'inclinazione alla spiritualità fin dalla prima giovinezza in modo rotatorio attraverso i corpi viventi. Come oggi i corpi sono inoculati contro questo e quello, così in futuro i bambini saranno inoculati con una sostanza che potrà essere fabbricata, in modo che con questa inoculazione gli uomini saranno immuni dallo sviluppare da loro stessi le "follie" della vita spirituale - follie, naturalmente, dette in senso materialistico"...
"Ma tutto questo tende alla fine a trovare i mezzi con cui i corpi possono essere inoculati in modo che non daranno origine a inclinazioni a idee spirituali, ma per tutta la loro vita crederanno solo nella materia sensuale.
Come oggi ci si inocula contro la tisi, così ci si inoculerà contro la disposizione alla spiritualità. Questo è solo per indicare un esempio particolarmente eccezionale tra molti altri di ciò che accadrà in questo campo nel corso del futuro prossimo e più lontano, in modo che ciò che vuole scendere sulla terra dai mondi spirituali attraverso la vittoria degli spiriti di luce [michelangioleschi nel 1879] possa entrare in confusione".

martedì 25 maggio 2021

FRU-STRATO e FRU-STATE

INTERESSANTE ARTICOLO DI STEFANO SCOGLIO CHE TRASFERISCO DI PARA PATTA COME AL SOLITO CON QUALCHE MIA AGGIUNTA A LIVELLO DI CHIOSA. L'IDENTIFICAZIONE TRA SCIENZA E RELIGIONE MI SEMBRA MOLTO PROBANTE IN QUANTO E' UNA SORTA DI MECCANISMO EREDITARIO FIN TROPPO RICONOSCIBILE : IL TORQUEMADA DI IERI E' IL FAUCI DI OGGI E LO STUOLO DEI VARI CARDINALI DEL SIDONO 
è RAPPRESENTATO OGGI DAI VARI SOROS, GATES, SCHWAB che non si discostano gran che dall'istituzione chiesastica di antico lignaggio rappresentata chessò dalle grandi famiglie tipo Rochfeller, Rotschild e da tutto l'apparato liturgico che oggi fa parte delle lobbies farmaceutiche e anche delle più avanzate società di High Tech. Terrorismo mediatico-sanitario
e tecnologia digitale avanzata, una miscela ideale per soggiogare l'intera umanità, come mai era riuscito prima a nessun feroce dittatore del tipo di Stalin, Hitler, Mussolini, Mao, Ceauscescu, Pinochet, Bokassa e l'eredità dell'oppressione religiosa anche se come dice Scoglio "Non c’è più religione…o meglio, c’è ormai un’unica e ultima religione: la religione del Virus! Una religione a cui anche tutte le altre confessioni -dal cristianesimo al buddismo passando per l’Islam- si sono sottomesse. Papa Bergoglio per parte sua è stato fra i primi a riconoscere la supremazia della religione del Virus. Per questo “coerentemente” ha fatto cessare le messe cristiane, perché la messa non può garantire il distanziamento e rischia dunque di sollecitare l’ira del Divino Virus; ha fatto cessare le comunioni perché l’ostia, che un tempo era portatrice del corpo di Cristo, ora può diventare portatrice del Virus, “entità suprema” che ha quindi scacciato la divina presenza del suo predecessore; ed è sempre per questo che ha invitato tutti i fedeli ad abbandonare la fiducia nel potere salvifico della comunione, riponendola invece nell’unico e ultimo strumento di salvezza: il “santo-vaccino, in questo seguito subito a ruota niente popò di meno che dallo stesso Dalai Lama (il “profeta delle star di Hollywood”). In effetti e a ben vedere, il Virus ha tutte le caratteristiche del Dio-di-prima. Come quello è invisibile, tanto che l’unico modo per relazionarsi con lui è attraverso un Credo fideistico sostenuto dalla Casta dei Sacerdoti Virali! Come il Dio-di-prima, anche il Virus è Uno e Trino: quando si è rivelato ai sacerdoti virologi di Wuhan, Esso infatti si manifestò da subito (e senza prove) in 3 forme diverse e in 3 diversi pazienti, e tuttavia era sempre Uno e come Uno fu adorato! In verità però, questo nuovo essere divino sembra molto più potente del Dio-di-prima, che si incarnò una sola volta: questo, in appena poco più di un anno ha manifestato circa 1 Milione e 300.000 incarnazioni (quelle che i sacerdoti della religione virologica chiamano “sequenziamenti”).Come il Dio-di-prima, il Virus è insieme buono e terribile, come quello-di-prima risparmia i suoi fedeli e punisce i suoi nemici. Esso è mite fino alle ore 18 o al massimo le 22, per poi scatenare la sua ira nelle ore successive. Colpisce quelli in piedi, non i seduti ai tavoli. Ma soprattutto “egli” sa riconoscere i suoi Fedeli: quelli che i Sacerdoti e i Regnanti Virologici chiamano “vaccinati”. E’ vero che ci sono numerosi deceduti post-vaccinali, ma anche il Dio Virus, come quello di prima, chiama sempre i migliori a Sé!Ma a tutti gli altri vaccinati “Egli” accorda il privilegio di essere sottoposti a prove di “fede” differenti dai non toccati dal “sacro crisma” dell’inoculazione: infatti per i “vaccinati” i test molecolari PCR sono più benevoli, con meno di 28 cicli, mentre per tutti gli altri –apostati!- servono i “canonici” 40 e più cicli. In questo modo “Egli” libera i suoi fedeli dallo stigma reclusivo della positività al virus, che riserva, assieme all’esclusione sociale, a chi non si converte alla Sua religione vaccinale!E come quello di prima che, nella sua manifestazione come Figlio di Dio, fondò sulla pietra che era Pietro la sua Chiesa, così anche il Dio Virus mantiene una grande e potente Chiesa fatta di Sacerdoti Virologi, che, nella più pura tradizione della priorità del potere spirituale su quello temporale, travasano il loro esoterico sapere -che definiscono “scientifico”- su Regnanti che possono solo sottomettersi, dato che fondano la loro legittimità di fronte al Popolo proprio sulla benedizione e del sigillo dei Sacerdoti viro-farmacologici. Anche il modo della comunicazione della nuova Chiesa Virologica non è molto diverso da quello della Chiesa precedente: in entrambi i casi il linguaggio e altamente esoterico, assolutamente incomprensibile al popolo e a chiunque altro non faccia parte della Casta dei Virologi. Il loro nuovo Linguaggio è altrettanto inaccessibile di quello in uso quando la (ex) Santa Messa era in Latino, e veniva recitata a un popolo che per lo più sapeva nulla di Latino. Ora che anche il Papa della vecchia religione si è convertito alla Religione Virologica, i nuovi Sacerdoti Virologici adottano le stesse tecniche della precedente Casta Sacerdotale per apparire come gli unici che possono comunicare col Dio Virus e interpretarne gli editti!E così come con la Chiesa di prima la Comunione -sacramento che, una volta introdotto nel corpo diventava fonte di salvezza, facendovi entrare proprio il Corpo di Dio- ora con la nuova Chiesa accade lo stesso: il suo sacramento, il Vaccino, viene iniettato nel corpo del fedele introducendovi il Sacro Corpo del Dio Virus che, entrando in una forma meno terribile e più amica (almeno così raccontano i sacerdoti virologici), dovrebbe rendere il fedele immune dalla futura ira del Dio, donando così al fedele la “certezza” di essere da esso risparmiato e poi salvato.Come quello di prima il Dio Virus è il Signore di un Paradiso, chiamato dai nuovi Sacerdoti “immunità” o immunizzazione”; e non di meno di un Inferno, detto “infezione” e/o “contagio”. E come spesso con la religione del passato la paura dell’Inferno era usata per tenere il popolo sottomesso e vendere indulgenze, lo stesso accade con questa nuova religione, che controlla il popolo col terrore dell’Inferno virale, mentre vende a caro prezzo le nuove indulgenze: mascherine, disinfettanti, certificati di immunità.Questa nuova religione è talmente universale che non eredita i suoi caratteri centrali da una sola religione, ma le include tutte. Dalla tradizione monastica buddista ha preso la reclusione nella propria cella per dedicarsi completamente alla visione televisiva del Dio Virus. E cosa è la mascherina, simbolo della devozione al Dio Virus, se non una versione moderna e più universale del chador o del burka di tradizione musulmana?Nella tradizione musulmana coprire il volto delle donne era strumento di salvezza, perché la pubblica visibilità della donna poteva scatenare impulsi aggressivi e dunque potenzialmente violenti e distruttivi nell’uomo. Oggi, il Dio Virus pretende la stessa rinuncia alla pubblica visibilità, perché Egli non ama la socialità e non sopporta che gli esseri umani si dedichino gli uni agli altri, perché richiede fedeltà assoluta, e vuole i suoi Fedeli pienamente concentrati sulle terribili conseguenze che Egli può lanciare su chi non gli è Fedele, scatenando la sua sacra ira.Gli “Infedeli” affermano che questo Dio in effetti non esiste, che non può arrecare nessun danno, e che i danni semmai derivano tutti dalla somministrazione dei suoi presunti sacramenti vaccinali. Ma gli Infedeli sono una minoranza, silenziata con il solito mix di indifferenza e repressione, e così i contestatori sono resi innocui. Questo anche grazie alla conversione dei contestatori di prima: sinistri e femministe mai avrebbero accettato la discriminante e umiliante copertura musulmana del volto delle sole donne; ma il Dio Virus, più equo e politicamente corretto, impone la copertura di tutti, donne e uomini indistintamente. E poiché tale rinuncia a mostrarsi ha come premio non la promessa di una astratta salvezza ultraterrena, come faceva la religione di prima, ma la promessa di una concreta salvezza terrena (che gli Infedeli gridano essere un trucco), tutti i politicamente corretti, e persino le femministe, accettano con convinzione di vestire questa nuova versione del chador o burka.Veramente, insomma, non c’è più religione…Stefano Scoglio,
Io per la verità, in tempi recentissimi avevo provato ad accostare, per rassomiglianza di nulla essenza, il virus con le Stringhe e magari le Super Stringhe della M- Theory supposta da scienziati del calibro di Veneziano, Feydman, Susskind, Witten, Greene che ponevano a fondamento ultimo del tutto appunto delle microscopiche stringhe di energia che risuonavano per strane associazioni spazio temporale in svariate diverse dimensione (fino a 11) utilizzando spazi/tempi del tutto inusitati fatti di accartocciamenti, con super simmetrie in anti materia tipo ad esempio il promettente spazio di Calabi-Yau per esperire un sequel di insiemi di multiuniversi, che per certi versi ricorda l'inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco e per altri decifra quella "M" della sopracitata Theory con le parole di Mistero e anche di Magico.
Non mi sentirò appagato finche' non avro' messo in sinergia giustappunto la psicoanalisi, quella più avanzata , dalla pulsione di Morte e la coazione a ripetere del "Al di là del principio del piacere" in Freud , il citato inconscio come insiemi infiniti di Mattè Blanco e la sua simmetriacome funzionamento tra classi di appartenenza non ancora super come per le stringhe e la loro simmetria ed anche un super Es, ovvero un super inconscio come completamento della famosa seconda topica freudiana che è dal 1921 che attende una quarta conclusiva figura. Il mio è comunque una correlazione di futuro anteriore,un "sarà stato" mentre quello di Scoglio, di virus con religione: un presente remoto "è fu-stato"che può facilmente divenire "fru-strato" se i campioni dell'infame iperconsumismo farmacologico e digitale dovessero prevalere e dispensare solo "fru-state" per coloro che si ostinassero a voler usare la ragione

mercoledì 12 maggio 2021

LA SINISTRA (APERTA) DI POPPER/SOROS

 

In quanto al titolo di quella sottospecie di filosofo che sarebbe Karl Popper, il primo fierissimo , irriducibile nemico della cosidetta "società aperta" sono io e per questo approfitto di un articoletto di Alessandro Mucciarelli che è un amico di FB (social che sto abbandonando in quanto fazioso, intollerante e allineato con tutto ciò che aborro) dove posta un blog di Riccardo Paccosi che si lamenta della sinistra che non è più sinistra . Se si avrà la pazienza di leggere tutto l'articolo dimostrerò perchè non sono affatto d'accordo
Quel pensiero che contestava il mondo, oggi coincide con il mondo.
Quel pensiero che criticava il capitalismo, oggi è alla guida di quest'ultimo.
Quel pensiero che manifestava per la pace, oggi appoggia qualsiasi colpo di stato o bombardamento dell'occidente ai danni di altri paesi.
Quel pensiero che difendeva la Costituzione, oggi definisce fascisti coloro che invocano il principio di sovranità popolare.
Quel pensiero che promuoveva la solidarietà, oggi elogia il distanziamento fra gli esseri umani.
Quel pensiero che predicava la tolleranza, oggi qualifica come disturbo mentale qualsiasi opinione divergente.
Quel pensiero che voleva portare giustizia sociale nel mondo, oggi afferma che 2 + 2 fa 5 oppure anche 4, a seconda dell'interesse del momento. (attenzione questo non significa che sono dei doviziosi di matematica e accettano il principio delle antinomie di Russel o anche della teoria dei tipi logici (Russel-Whitead) : no, Macchè! anzi i sinistri sono per la stragrande maggioranza scientisti alla Popper in quanto sostanzialmente religiosi , sono ipocriti,buonisti e spasmodicamente progressisti: possono essere addirittura multimiliardari, un tipo canonico è proprio Soros che era anche allievo appunto di Popper e sta cercando di inverare il sogno del suo maestro di "Società aperta " tollerante per tutti tranne per chi crede nella verità. In proposito della sinistra, prima di questa farsa di pandemia, anche io pensavo che in effetti ci fosse stata una deleteria trasformazione, ma poi analizzando spassionatamente la tesi del deterioramento intellettuale no!.... mi sono accorto che il cosidetto tradimento non tiene, perchè è un qualcosa che fa parte atavicamente della mentalità di sinistra, nella fattispecie sotto la forma dell'invidia, ovvero la frustrazione di non essere dalla parte di chi dirige il gioco. dal che si deduce che la sinistra, proprio come si evince dal fatto che ha come correlato una destra e tutte le altre correlazioni di metafora organica (un centro, un retro, un avanti, un sotto, un sopra, un obliquo, un zig zag) Si tratta un pò come l'altra faccia della stessa medaglia. Il socialismo non distrugge il capitalismo, non ne mette in discussione i dettami, vuole solo sostituirsi ad esso, tant'è che finisce per accettarne tutti i meccanismi sopratutto consumistici, facendo perno su di un generico progressismo e ipocrita buonismo. George Soros non è solo una delle 30 persone più ricche al mondo, ma è anche un intellettuale il cui punto di riferimento è tuttora Karl Popper.
Il quale sognava una «società aperta» in cui vi fosse tolleranza per tutti… tranne per chi crede nella verità, da lui negata. E oggi Soros, con la sua Open Society, sta realizzando il sogno del suo docente, accantonando il Logos in favore di una società informe e senza identità, dove ogni realtà, perfino la più immorale, è ben accetta. Proprio così, Soros è stato il regista della fine del comunismo, come lui stesso spiega nel suo libro Underwriting democracy (2004); e si sta avviando a novant'anni passati ad essere l'affossatore anche del sistema democratico fondato sulla libertà e sulla verità, perche sostanzialmente l'uno e l'altro coincidenti , giustappunto le due facce di una stessa medaglia Soros è accusato di essere un cinico speculatore, forse non del tutto a torto. Alcuni ricordano, ad esempio, un’intervista del 1998 nella quale ammette cinicamente di avere - lui, ebreo - confiscato i beni degli ebrei ungheresi durante l’occupazione nazista; e di non provare, per questo, alcun senso di colpa (una intervista davvero agghiacciante). Per quanto riguarda le speculazioni, sarà sufficiente citare quelle del 1992 contro la sterlina e la lira; queste operazioni gli fruttarono miliardi di dollari e una laurea honoris causa in economia presso l’Università di Bologna. Attualmente, Soros è considerato una delle trenta persone più ricche al mondo. Non bisogna dimenticare, tuttavia, che Soros è anche un intellettuale, laureato in filosofia presso la London School of Economics; e che il suo maestro e - ancor oggi - punto di riferimento fu il celebre epistemologo ebreo Karl Popper. Il contributo più importante di Popper al metodo scientifico è il celebre «principio di falsificabilità». Di cosa si tratti, è presto detto. Da Galileo in avanti, un’affermazione scientifica è tale se può essere verificata sperimentalmente. Lo scienziato avrà quindi cura di fornire tutte le informazioni necessarie per replicare le sue osservazioni; se la replica fornisce gli stessi risultati, l’affermazione si può considerare verificata. Secondo Popper, invece, l’uomo non è in grado di cogliere alcuna verità. È inutile, quindi, cercare di verificare un’affermazione; al massimo, è possibile falsificarla, cioè dimostrarne la falsità. Perché la verità non esiste. Le conseguenze politiche di queste idee furono tratte in un libro intitolato La società aperta e i suoi nemici.
In questo libro Popper spiega come la storia dell’umanità sia un lento passaggio da una «società chiusa» (dogmatica, intollerante, ancorata all’idea di verità) a una «società aperta», nella quale valori, visioni del mondo, fedi religiose coesistono, competono, muoiono e nascono. In una società aperta, infatti, non c’è nulla di definitivo, tutto è in continuo cambiamento . Ogni idea, ogni realtà è ben accetta, persino le più strampalate e immorali. Tolleranza per tutti, quindi; tranne… per gli intolleranti. Per coloro, cioè, che credono nella verità, che si fanno portatori di valori assoluti validi per chiunque. Essi e le loro idee vanno soppressi, se necessario anche con la forza: affermare la verità è un crimine come l’assassinio, il rapimento e la tratta degli schiavi. - come vedesi la situazione del mondo attuale (2020) di cui Soros con altri squallidi personaggi tipo Bill Gates, Schwab, Fauci, i democratici americani che hanno con la truffa portato alla Presidenza del Paese un vecchio stolido, e giustappunto, la buonista ipocrita e atavicamente corrosa da invidia, sinistra, che si è prestata a fare da volenterosa carnefice della libertà che ha sempre odiato. Ma torniamo a questo odioso binomio Popper-Soros: e' oramai palese che lo scopo di Soros, il motivo per cui sta accumulando tutte queste ricchezze, è realizzare la società aperta di Popper. Non a caso, la sua più importante fondazione «filantropica» si chiama Open Society Foundation (OSF), Fondazione per la Società Aperta.
E questo è il motivo per cui la OSF finanzia l’immigrazione clandestina in Europa, sopratutto in Italia che dopo la Grecia è la più "classica" delle Nazioni del mondo e quindi la più odiata dal Nuovo sistema che persegue il cosidetto "great reset" . La Grecia, l'Italia erano le terre plasmate dal Logos, più il Logos eracliteo che quello concettuale e origine di tutti i dualismi di Platone (l'uno che sta per molti) o inscritto in schemi di Aristotele, il Logos come colui che era in principio e che si definì come «la via, la verità e la vita» , Il Logos che Eraclito definì più vasto e profondo di ogni cosa : era quindi nei piani dei nuovi evoluti "barbari" colpire i due Paesi che ancora potevano rappresentarlo che Soros abbracciando la terrificante teoria del suo maestro Popper sta «aiutando» il vecchio continente a completare la sua transizione da «società chiusa», fondata su una Verità eterna, universale; a «società aperta», informe, senza cultura né identità. Una società tollerante, nella quale - spiega Soros - tutto è oggetto di contrattazione tra individui, senza limiti né interferenze da parte di alcuna autorità morale; una società classista, nella quale tutto è in vendita e nella quale tutto è possibile, senza valori, senza ideali, sopratutto senza verità, sì da consentire le più turpi manipolazioni ed un consumismo all'insegna del mercimonio più diffuso.


giovedì 22 aprile 2021

IL VERO COMPLOTTO

 non è un articolo mio , ma è  ripreso da un certo Tom Foyle. qui sui blog specie quelli correlati al principale Lenardullier ospito interventi del genere anche per mantenermeli sotto  consultazione 

Com’è possibile che persone perfettamente intelligenti, attente e razionali si oppongano così strenuamente all’ipotesi che dei sociopatici tramino per manipolarci e ingannarci? E perché queste persone si ostinano a difendere con tale veemenza una posizione tanto insostenibile?

Bayer e CureVac esperam ter vacina contra Covid-19 no segundo trimestre | Vacina | G1

La Storia è testimone delle trame di bugiardi, di ladri, bulli e narcisisti, e delle loro devastanti conseguenze; anche al giorno d’oggi non mancano certo casi provati di corruzione e di straordinarie frodi. Sappiamo senza ombra di dubbio che i politici mentono e celano certi loro legami, che le multinazionali mostrano ogni volta totale disprezzo per le norme morali, e che la corruzione dilaga.

Sappiamo che grazie alla presenza di “porte girevoli” tra la sfera politica e quella aziendale, il sistema delle lobby, gli enti regolatori corrotti, i media e la magistratura, è praticamente impossibile ottenere la benché minima giustizia. Sappiamo che la stampa di tanto in tanto fa un po’ di rumore su questi argomenti, ma senza mai indagare con sincera determinazione.

Sappiamo che all’interno dei servizi segreti e della polizia, malefatte di portata spaventosa sono all’ordine del giorno ma che, nuovamente, la giustizia è lasciata da parte. Sappiamo che i governi maltrattano e prevaricano attivamente i cittadini, i cui diritti sono ripetutamente ignorati e calpestati. Nessuno di questi punti è controverso.

Dunque, cos’è esattamente che i negazionisti del complotto si rifiutano di accettare con tanto fervore, arroganza e presunzione? Perché questi individui, contro ogni evidenza, difendono con un sogghigno sprezzante la fragile illusione che “i bravi e i buoni” siano lassù da qualche parte e che, scrupolosi, saggi e sinceri, abbiano tutto sotto controllo e siano interessati solo al nostro bene? O difendono l’illusione che la stampa sia al servizio delle persone, piuttosto che di farabutti? O ancora che le innumerevoli ingiustizie siano semplicemente il risultato di errori, e che nulla abbiano a vedere con il tanto temuto complotto Chi, in pieno possesso delle sue facoltà mentali, si ostinerebbe a tal punto a vivere in questo mondo di fantasia?

La vera ragione di questa divergenza deriva semplicemente dall’ordine di grandezza. Chiunque fosse sinceramente interessato a capire i piani di potenti sociopatici non limiterebbe la propria indagine, diciamo, ad una sola multinazionale, oppure ad una sola nazione. E perché mai? Sarebbe normale invece aspettarsi che il medesimo meccanismo che opera in piccolo, si ritrovi poi anche risalendo la piramide del potere. Eppure, i negazionisti del complotto insistono che tutto ciò sia assurdo. Perché?

È chiaro come purtroppo le strutture sociali e legali di tipo piramidale che l’umanità ha sviluppato sono proprio il tipo di gerarchia basata sul dominio che indubbiamente favorisce i sociopatici. Un essere umano che ragioni con una mentalità cooperativa, sana ed equilibrata avrà poco interesse a partecipare alla lotta necessaria per scalare la piramide sociale e aziendale.

Dunque, secondo i negazionisti del complotto, cosa mai farebbero tutto il giorno quei 70 e più milioni di individui nati in un sistema in cui tutta la ricchezza e il potere sono in cima alla piramide, e gli aspetti più efficaci per avere successo sono amoralità e spietatezza? Forse non hanno mai giocato a Monopoli?

I sociopatici non scelgono consapevolmente la loro visione del mondo, ma sono semplicemente incapaci di comprendere perché delle persone comuni decidano di limitarsi con coscienza ed empatia, ricavandone un enorme svantaggio. Coscienza ed empatia sono tanto oltre la comprensione dei sociopatici, quanto lo sarebbe per l’umanità un mondo senza di esse.

Tutto ciò che i sociopatici devono fare per avere successo è mentire in pubblico e cospirare in privato. Non potrebbe essere più semplice di così. Ostinarsi a credere nel 2021 che il mondo in cui viviamo non è ampiamente mosso da questa dinamica è un’ingenuità sconsiderata che rasenta la follia. Ma da dove trae origine un tale impulso involontariamente distruttivo?

Da neonati riponiamo istintivamente fiducia nelle persone che ci circondano. Questa fiducia, essenzialmente, è giustificata: non potremmo sopravvivere altrimenti. In una società sana ed equilibrata questo istinto ancestrale si evolverebbe assieme all’evolversi della psiche. Con lo svilupparsi nell’individuo della consapevolezza di sé, delle abilità cognitive e di ragionamento, e dello scetticismo, questo impulso verso una fiducia innata continuerebbe ad essere percepito come un bisogno centrale della psiche. I sistemi di credenze condivise esisterebbero per far evolvere e sviluppare questo impulso infantile, rendendo consapevole l’oggetto della fiducia: valori e credenze duraturi e significativi per la società, per l’individuo o, meglio ancora, per entrambi.

La reverenza e il rispetto per la tradizione, per le forze naturali, per gli antenati, per la ragione, la verità, la bellezza, la libertà, il valore innato della vita, o anche lo spirito iniziatore di tutte le cose, potrebbero essere considerati validi principi in cui riporre consapevolmente la nostra fede e la nostra fiducia, e lo stesso vale per quei principi derivati da sistemi di credenze più formalizzati.

A prescindere dal percorso intrapreso per sviluppare una fede personale, ciò che importa qui è la comprensione di questo impulso innato attraverso la propria consapevolezza e la propria conoscenza. Io credo che sviluppare e nutrire una fede matura sia una profonda responsabilità di cui, purtroppo ma comprensibilmente, molti sono ignari.

Cosa succede, però, quando permane in noi il bisogno infantile, mai evolutosi oltre la sua originale funzione di sopravvivenza, di riporre fiducia in coloro che nel nostro ambiente sono semplicemente i più forti, i più presenti e i più attivi? Cosa succede se non esploriamo mai la nostra stessa psiche, e non ci chiediamo sinceramente in cosa crediamo davvero, e perché? Cosa succede quando il motivo per cui ci fidiamo di tutto e di tutti non viene mai messo in discussione? Quando la filosofia viene lasciata ai filosofi?

Il popolo è un bambino. Benjamin R. Barber, politologo… | by Giada Farrah Fowler | KYNODONTAS / ADOLESCENZA SENZA USCITA | Medium

A parer mio la risposta è semplice, e gli indizi di questo fenomeno con le sue caotiche conseguenze sono tutt’intorno a noi: l’impulso innato a fidarsi della madre non si evolve e non incontra né si confronta mai con la ragione (o fede matura), che permetterebbe un riequilibrio; al contrario, rimane per sempre sulla sua configurazione infantile “di base”.

Anche quando la psiche immatura non dipende più dai genitori per il suo sostentamento, il potente e motivante principio chiave che ho descritto rimane intatto: mai messo in discussione, mai esplorato, mai sviluppato. In un mondo in cui la stabilità e la sicurezza sono memorie lontane, questi istinti di sopravvivenza, piuttosto che essere ben strutturati, ponderati, pertinenti, perspicaci ed evoluti, rimangono letteralmente quelli di un bambino. La fiducia è riposta nell’entità più forte, più rumorosa, più presente e incontrovertibile intorno a noi, e ciò poiché l’istinto stabilisce che la sopravvivenza dipenderebbe proprio da questa.

In questo grande “asilo nido su scala mondiale”, la forza più onnipresente è costituita da quella rete di istituzioni che incessantemente esibiscono un’immagine di potere, calma, competenza, premura e stabilità. A mio avviso è proprio così che i negazionisti del complotto sono in grado di restare aggrappati a quell’illusione, estremamente illogica, che difendono con tanta aggressività.

Secondo costoro, superata una certa soglia nella gerarchia sociale, la corruzione, l’inganno, la cattiveria e il narcisismo misteriosamente scomparirebbero e, ad un maggiore potere corrisponderebbe inevitabilmente una dimostrazione di maggiore integrità. Fondamentalmente, quando queste povere anime illuse non riescono a dar senso alla loro visione del mondo basandosi solo sull’esperienza personale e sulla conoscenza pregressa, e si trovano dunque di fronte ad una porta sbarrata, credono che dietro quella porta ci siano mamma e papà, i quali si premurano di trovare il modo migliore per far essere felice, a suo agio e per sempre sicuro il loro adorato bambino.

Questa è l’essenza della confortante illusione alla base della mentalità dei negazionisti del complotto; queste sono le fondamenta fatiscenti su cui essi costruiscono quell’imponente castello da cui scherniscono e deridono con aria di sufficienza chiunque la pensi in maniera diversa.

Tutto ciò spiega il motivo per cui chi nega il complotto rifiuta il pensiero che l’archetipo del genitore che si prende cura di noi non esiste più, e che dietro alla porta sbarrata si celino in realtà dei sociopatici, i quali ci disprezzano profondamente o ci ignorano del tutto. Il negazionista del complotto attaccherà ferocemente ognuna di queste insinuazioni, come se ne dipendesse la sua stessa sopravvivenza. Cosa che, in un certo senso, entro la rappresentazione della loro psiche precaria e inconsapevole, è vera.

Il loro senso di benessere, di sicurezza, di conforto, e addirittura l’idea che esista un futuro, sono completamente investiti in questa fantasia (in maniera del tutto inconscia). L’infante non è mai cresciuto e, poiché questi individui non ne sono consapevoli, se non come profondo attaccamento alla loro sicurezza personale, attaccheranno con ferocia ogni cosa minacci questo aspetto inconscio e centrale nella loro visione del mondo.

Il ritornello così fastidiosamente comune del negazionista della cospirazione è: “non può certo esistere un complotto così grande”. Eppure… Le più grandi multinazionali del farmaco al mondo possono andare avanti per decenni a trattare come semplici spese aziendali la risoluzione di cause legali, per crimini che vanno dall’insabbiamento di eventi avversi ai test, a molteplici omicidi causati dalle sperimentazioni non dichiarate, da crimini ambientali di portata colossale, e da molto altro ancora. I governi fanno i più vili ed inimmaginabili “esperimenti” (leggasi crimini) sulle loro stesse popolazioni, e non ci sono conseguenze.

I politici regolarmente ci mentono senza pudore, e non ci sono conseguenze. E così via, all’infinito. A che punto, esattamente, il complotto sarebbe così grande da non poter più essere insabbiato, e perché? Io suggerisco che questo punto si posizioni proprio là dove l’abilità cognitiva del negatore vacilla, e l’istinto inconscio di sopravvivenza si attiva. In quel punto l’intelletto è sopraffatto dalla portata degli eventi, e istintivamente ci si ritrae in quella fiducia confortante e familiare, conosciuta e coltivata fin dal momento in cui le labbra del neonato incontrano il seno materno. La fiducia che sia sempre qualcun altro ad occuparsene, che quando il mondo ci appare incomprensibile, una benevola e potente autorità antropomorfa entri in campo. Noi dovremo semplicemente avere totale e incondizionata fiducia, così da ottenere eterna sicurezza emotiva. Questa pericolosa illusione potrebbe essere il fattore principale per cui mettiamo il futuro e la sicurezza fisica dell’umanità intera nelle mani di sociopatici.

A tutti i negazionisti del complotto che sono soliti liquidare chi si pone delle domande con scetticismo e spirito critico, considerandolo un paranoico dal cappellino di stagnola, contro la scienza e a favore di Trump, la domanda è questa: voi in cosa credete? Dove riponete la vostra fede, e perché? Com’è possibile che nessuno si fidi dei governi, ma voi vi fidiate delle nascenti organizzazioni di governance globalista senza farvi alcuna domanda? Questo comportamento si può dire razionale?

Se vi fidate di queste organizzazioni sappiate che, nella moderna era globalizzata, benché queste si facciano grande pubblicità, in realtà non sono altro che espressioni più grandi della versione ridotta di cui noi già non ci fidiamo. Non sono i nostri genitori e non hanno nessuna lealtà verso i valori umani. Non c’è alcun motivo valido di aver fiducia in alcuna di queste organizzazioni.

Queste organizzazioni non si sono meritate in alcun modo la vostra fiducia, se non investendo denaro in pubbliche relazioni e con appariscenti bugie. Il vero potere, come sempre, rimane nelle mani delle persone. E, al giorno d’oggi, questa fiducia malriposta e infondata potrebbe essere una delle più grandi fonti di potere presenti al mondo.

Complotti criminali su larga scala sono una realtà. Le prove sono schiaccianti. Il fine di quelli attuali è ancora sconosciuto, ma non c’è ragione di immaginare che, nella nuova era globalista, la sete di potere e di risorse dei sociopatici che vogliono perseguirlo stia diminuendo. Di certo non diminuirà fintantoché il dissenso viene deriso e censurato dai cosiddetti “gatekeepers” (ovvero i paladini di una certa ideologia), da “utili idioti” e dai negazionisti della cospirazione. Tutti questi, attaccando senza tregua coloro che cercano di far luce sulle varie malefatte, appoggiano di fatto i secondi fini dei sociopatici.

Grava su ognuno di noi la pressante responsabilità di svelare le varie trame dei sociopatici, e nessuno dovrebbe mai attaccare coloro che tentano di far questo. Ora più che mai è giunto il momento di mettere da parte gli impulsi e le tendenze infantili, e di ergersi come adulti per proteggere i bambini veri, i quali non hanno altra scelta che fidarsi ciecamente di noi.

Questo articolo ha posto l’attenzione su ciò che considero essere quella spinta psicologica profonda che fa negare il complotto. Ci sono anche ulteriori motivazioni, come ad esempio il desiderio di essere accettati, il rifuggire la comprensione e il confronto con le ombre interiori ed esteriori, la salvaguardia di un’immagine di sé che sia positiva e virtuosa. O ancora l’adozione inconscia e subdola del punto di vista del sociopatico (ad esempio, l’idea che “l’umanità stessa sia il virus”), la dipendenza psicologica dalle offese, il complesso di superiorità, i giochi di potere; un intelletto poco ambizioso e sottosviluppato che trova conferme attraverso il mantenimento dello status quo; un meccanismo dissociativo di protezione che ci convince che gli innumerevoli crimini e orrori commessi durante la nostra esistenza in realtà non stiano succedendo veramente “adesso e qui”. E, non da ultimo, anche le care vecchie pigrizia e codardìa.

Io mi sento di suggerire che, in qualche misura, tutti questi aspetti affondino le loro radici nella causa primaria che ho fin qui esposto.

Articolo di Tim Foyle

L'INCONSCIO TRA SIMMETRICO E SIMBOLICO

  Trovo sul serio che tra simbolismo  dell'inconscio  e simmetria della fisica quantistica  ci sia una sorta di attrazione fatale. Le or...