Potremmo anche provarci ad andare un po' a zig zag, a mo' di quell’integrale sui cammini di Feynman che in quanto a infinitesimale di possibilità, una volta mi fa percorrere il tragitto fino alla galassia di Andromaca e una volta non mi fa superare il tavolino del secretaire dove sto qui sul computer; La rivoluzionaria idea espressa da Feynman nel suo dottorato, ossia l’integrale sui cammini a cui avrebbe poi dato forma visiva con i celebri diagrammi e che gli valse il premio Nobel, si fondava sulla concezione di una realtà in cui tutte le possibili opzioni possono esistere in contemporanea. L’ampiezza di probabilità che definisce l’indeterminazione intrinseca di un sistema quantistico fu infatti immaginata da Feynman come l’insieme di tutti i possibili percorsi (“cammini”) che una particella può assumere andando da un punto A a un punto B in un dato lasso di tempo. Tutti quei sentieri, come nel racconto di Jorge Luis Borges, Il giardino dei sentieri che si biforcano, sono reali “in potenza” nel reame quantistico. La formulazione matematica di Feynman prevedeva di tenerne conto nei calcoli. Ecco questo integrale sui cammini entusiasmo' John Wheeler, un fisico statunitense che si convinse sempre più che quell’idea nascondesse una concezione più profonda della realtà fisica. Il suo allievo Hugh Everett l’approfondì con l’interpretazione a molti mondi della meccanica quantistica (pudicamente ribattezzata, nella sua tesi di dottorato, “formulazione degli stati relativi”).In quella concezione, il giardino dei sentieri che si biforcano diventa reale e ogni singolo cammino della particella assume esistenza fisica in un altro mondo (o universo). Sulla base di questa idea, Wheeler sviluppò col suo collega Bryce DeWitt l’equazione che porta il loro nome e cerca di descrivere la dinamica dell’intero universo in chiave quantistica: scoprendo che l’equazione di Wheeler-DeWitt non prevedeva la funzione “tempo”, come se l’intero universo fosse congelato in un unico istante, Wheeler concluse che le interpretazioni tradizionali della meccanica quantistica, come quella difesa dal suo maestro Niels Bohr, che assegnano un ruolo essenziale all’osservatore esterno al sistema, erano sbagliate perché se si assume l’intero universo come un sistema quantistico, non può esistere un osservatore esterno a esso (a meno di non prevedere l’esistenza di Dio). I “molti mondi” di Everett, che fanno a meno di un osservatore esterno al sistema per il passaggio dall’indeterminazione quantistica al determinismo classico, risolvevano il problema, sebbene a prezzo di una continua, infinita scissione della realtà. Eppure, l’universo immaginato da Wheeler non fa a meno dell’osservatore, anzi gli attribuisce un ruolo che nessun altro fisico sarebbe stato disposto ad affidargli, tanto meno Feynman, che davanti a queste idee alzava entrambe le sopracciglia. L’idea di un “universo partecipativo”, una delle più radicali ed eterodosse di Wheeler, presupponeva proprio questo: l’universo è un circuito autoeccitato, in cui l’osservazione retroattiva del suo passato da parte di esseri intelligenti (come si suppone siano gli scienziati e in generale gli esseri umani) ne fornisce le peculiari caratteristiche che osserviamo. Di tutti i cammini possibili, l’universo assume quello in cui la vita intelligente può esistere perché noi esistiamo: il celebre esperimento della scelta ritardata, un esperimento mentale immaginato da Wheeler e poi confermato dagli esperimenti, sembrò dargli ragione. È possibile, sfruttando i paradossi della meccanica quantistica, dimostrare che la scelta di quale cammino intraprendere venga effettuata retroattivamente in base al sistema di rilevamento scelto dallo sperimentatore (l’osservatore). Ma l’osservatore non è un soggetto esterno al mondo. È parte del mondo stesso, partecipa del mondo. Questa convinzione non lo abbandonerà fino alla morte, nel 2008, a 97 anni: “Un tempo pensavamo che il mondo esistesse «là fuori», indipendentemente da noi, gli osservatori, nascosti al riparo di una lastra di vetro spessa trenta centimetri, che ci limitiamo a osservare senza venire coinvolti. Però, nel frattempo siamo giunti alla conclusione che non è così che va il mondo. Piuttosto, dobbiamo rompere il vetro, infilarci lì dentro” . Beh tutto questo, e le due straordinarie menti di Wheeler e Feynman ci autorizzano a fare ulteriori passi passi avanti, o meglio indietro, fino alla Mitica età dell’oro, per la quale potrei agevolmente servirmi di una ipotesi di teoria quale quella di Julian Jaynes della mente bicamerale, detta anche “la mente degli dei” come precedente assai lungo e indistinto (probabilmente svariate decine di migliaia di anni), della coscienza umana ascrivibile al linguaggio, e quindi identificata tout court con la storia conosciuta (con una certa larghezza facciamo gli ultimi tremila anni ) Detta così sembra un’affermazione un po’ pretestuosa, per cui mi rendo conto che prima dovrei fare un lungo inciso giustappunto sui punti salienti di tale teoria, ed è quanto conto di fare su questo sequel di articoli su tutti i miei blog che si dipartono dal confronto e particolare ri-assunzione del saggio di Evola “Rivolta contro il mondo moderno” e quello similare di Guenon "la crisi del mondo moderno" Tra gli oramai parecchi riconosciuti vantaggi secondari (che poi tanto secondari non sono) di questa attuale contingenza distopica, che tra virus e pandemia inventati, terrorismo mediatico, creduloneria e pecoronismo delle masse, disgustosi interessi particolaristici di lobbies farmaceutiche e ipertecnologiche, sembra aver sospeso del tutto il normale raziocinio umano e affossato l’intelligenza ed anche le altre più nobili peculiarità umane tipo la dignità, la cultura, la fratellanza, la ricerca della verità, ed infine la stessa la libertà, vi sono tutta una serie giustappunto di ri-assunzioni che riguardano aspetti di questa nuova modalità di esistenza, sui quali occorre far leva se si vuole controbattere a questa terribile offensiva del…. “male” - lo ammetto un tempo non avrei neppure per ischerzo usato un termine simile, per non passare da invasato complottista, quasi un affiliato del Dottor No della Spectre dei romanzi di Jan Fleming con protagonista e irriducibile nemico il mitico James Bond agente 007, ma oggi, oggi l’ho detto: siamo tutti stati costretti ad una profonda revisione del nostro “sapere” ed anche del nostro operare, che ci ha anche costretti a prendere atto che il mondo così come l’abbiamo conosciuto e come oggi ci si è drammaticamente rivelato, non è affatto quel mondo tutto sommato “giusto e razionale” che uno dei peggiori filosofi della storia ci aveva lasciato intendere; lo si sarà capito , intendo quel falsissimo e risibile “ciò che reale è razionale e cio’ che è razionale è reale” di Hegel, che, per così dire, ha fatto da battistrada a tutte le menzogne di questi ultimi duecentocinquanta anni. Non è assolutamente vero che il merito, la giustizia, l’onore, la lealtà e anche l’intelligenza, il raziocinio sono stati protagonisti della storia del mondo, anzi è vero il netto contrario: incompetenza, cialtroneria, menzogne, falsi a ripetizione, corruttela e collusione sono stati loro gli assoluti protagonisti della storia e non è un caso che sempre quel sedicente filosofo, Hegel si compiaceva di aver ravvisato l’incarnazione dello spirito della storia in Napoleone Bonaparte uno dei più marchiani
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| l'incontro Hegel Napoleone dopo Jena |







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